Grecia


Repubblica Ellenica

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Lo stemma della Grecia (in greco: Εθνόσημο της Ελλάδας / Ethnósimo tis Elládas) è uno dei rari emblemi realmente “araldici” del Paese: essendo tra i pochi inserito in uno scudo. In questo caso azzurro/blu con una croce bianca al centro (tecnicamente: “d’azzurro alla croce d’argento”) e circondata totalmente da due rami di alloro.

 

Il primo stemma della nazione greca fu realizzato in seguito alla guerra d’indipendenza greca, il 1º gennaio 1822 e fu stabilito per decreto il 15 marzo dello stesso anno. Aveva la forma di una coccarda blu e bianca.

 

L’attuale versione si deve all’artista Kostas Grammatopoulos, è stata adottata il 7 giugno 1975, con la legge 48 (ΦΕΚ Α΄ 108/7.6.1975).

 

La croce, in campo azzurro e scorciata (popolarmente nota come “croce greca”) compare nello stemma reale dei sovrani discendenti da Otto di Wittelsbach, re di Grecia dal 1833 al 1862, che portò con sé anche i colori del Paese di origine: il bianco e l’azzurro della Baviera (il cui stemma era caricato in cuore alla croce). Venne mantenuto anche con la successiva dinastia danese dei Glücksburg (1863-1924 e dal 1935 al 1973). Solitamente lo scudo, tenuto da due Eracle, era inserito in un padiglione reale nelle “armi grandi”; nella versione delle “armi piccole” si rappresentava il solo scudo timbrato dalla corona reale.

L’attuale bandiera della Repubblica di Grecia è composta da nove strisce orizzontali bianche e blu (definite ufficialmente “ciano”) di uguali dimensioni e da una croce bianca nel cantone in alto a sinistra.

Nella legge greca n. 851 del 1978 si fa riferimento alla bandiera della Repubblica come formata dai colori “bianco e ciano”. La croce simboleggia la chiesa greco-ortodossa, rappresentante la religione ufficiale) e in particolare la riconoscenza del popolo greco verso di essa, per l’importante ruolo giocato nel mantenimento dell’identità nazionale durante i secoli della dominazione ottomana, quando la chiesa era, fondamentalmente, l’unico mezzo attraverso il quale si imparava a scrivere e a leggere in greco, grazie alle cosiddette “scuole nascoste” (cryfà scholìa), vere e proprie scuole fuorilegge, in cui gli uomini di chiesa mettevano la loro istruzione al servizio della popolazione.

Le nove strisce, invece, secondo l’interpretazione più comune rappresentano le nove sillabe della frase “Libertà o morte” (Έλευθερία ἢ Θάνατος – E-lef-the-rì-a i Thà-na-tos) gridata durante la Rivoluzione anti-ottomana del 1821. A questa interpretazione se ne aggiunge un’altra, secondo cui le nove strisce rappresentano le nove lettere della parola Έλευθερία (Élefthería/Libertà). Secondo un’altra interpretazione simboleggerebbero le Muse, le nove figlie di Zeus e Mnemosine, patrone delle Arti, e rappresentano l’ideale supremo dell’Arte e l’influenza della cultura greca nella cultura mondiale in generale.

 

Alcuni storici greci asseriscono che la bandiera attuale derivi da un vecchio vessillo appartenuto a due importanti famiglie elleniche: i greci Athanasiou e i cretesi Kallergis (dai quali discesero i veneti Calergi). Questo modello con nove strisce alternate bianche e blu è descritto da autori anche antichi, ma non se ne ha nessuna rappresentazione.

Infine, entrambi i colori sono quelli della Casa Reale di Grecia, i Wittelsbach d’origine bavarese, regnante in Grecia fino al 1862. Ma oggi si preferisce fare riferimento all’azzurro del mare e del cielo e al bianco della schiuma delle onde, delle nuvole nonché la purezza dell’anima greca.  Dal punto di vista compositivo è evidente l’influsso della bandiera degli Stati Uniti d’America e, prima di essere la bandiera di Stato, (che aveva una semplice croce bianca in campo azzurro) era la bandiera di mare della Grecia.

In lingua greca la bandiera assume la doppia denominazione di Galanolefki (blu-bianca) e Kyanolefki (ciano-bianca).

La prima bandiera greca simile all’attuale fu tessuta, benedetta e issata nel 1807 dai monaci del monastero Evangelistria, sull’isola di Skiathos, che garantiva un rifugio ad alcuni importanti eroi rivoluzionari come Andreas Miaoulis e Theodoros Kolokotronis, che combattevano per liberare il popolo ellenico dal dominio ottomano.

Il 15 marzo 1822 per distinguere la marina militare dalla flotta mercantile venero realizzati due vessilli simili, utilizzando i colori blu e il bianco disposti a strisce orizzontali posizionando nel cantone in alto, sul lato dove veniva posta l’asta, una croce bianca su sfondo blu per la marina militare e una croce blu su sfondo bianco per la marina mercantile. Nel 1828 si decise di utilizzare unicamente il vessillo della marina militare per entrambe le flotte.

Nel frattempo il disegno e i colori divennero così popolari tra la gente che furono spesso utilizzati per la bandiera nazionale.

 

Dopo l’indipendenza della Grecia e l’inizio della monarchia con re Otto di Wittelsbach si continuò ad utilizzare quel design inserendo nell’angolo uno scudo sormontato da una corona per ricordare lo stemma della sua casata bavarese. A seguito della forzata abdicazione del sovrano nel 1862 lo stemma reale fu sostituito da una semplice corona reale.

Il 25 marzo 1924, con la costituzione della Seconda Repubblica Ellenica, le corone reali furono rimosse, ma ricomparvero nel 1935 a seguito della restaurazione della monarchia.

 

Nel 1967 la Dittatura dei Colonnelli eliminò nuovamente la corona.

 

Nel 1974 la Dittatura dei Colonnelli cadde e venne ristabilita la Repubblica Ellenica. Toccò quindi al Parlamento affrontare la questione di una bandiera nazionale univoca durante la stesura della Costituzione Greca.

 

 

Nota di Massimo Ghirardi

bandiera ridisegnata

Disegnato da: Bruno Fracasso

bandiera Ufficiale
no bandiera
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