Argo
figura chimerica formata da una testa umana coperta da un gran numero di occhi (simbolo di vigilanza).
Ariete
vedi Montone.
Ariosto (arma)
palato (di 6 pezzi) dargento e dazzurro successivamente larma antica di questa famiglia ferrarese (ma originaria di Riosto, nel Bolognese) venne inserita nel campo inferiore di uno scudo troncato, nel campo superiore:doro allaquila bicipite di bianco coronata del primo.
Armato
1) soldato o parte del corpo (anche di animali) rivestiti di armatura. 2) attributo degli animali che hanno le unghie o gli artigli di colore differente dal resto del corpo. 3) delle lance, alabarde, frecce, dardi che hanno la punta di smalto diverso dalla loro asta.
Arme (e Arma)
lo scudo insieme alle pezze araldiche e altri componenti dello stemma.
Armellino (anche Ermellino)
1) nome aulico dell Ermellino (da Mus Armenius, Topo Armeno), animale selvatico Mustela Erminea. 2) una delle pellicce per gli scudi in Araldica. Rappresenta la pelle candida sulla quale risaltano le code nere dell Ermellino, queste ultime rappresentate come fiocchetti o somiglianti al seme di fiori delle carte da gioco (dette moscature). Se i colori sono invertiti (fondo nero con moscature bianche dicesi Contrarmellino, se i colori sono diversi dal nero e dallargento si dice Armellinato.
Armenia (arma antica)
Doro al leone rosso coronato del primo
Armi
1) i denti, i becchi e gli artigli degli animali. 2) sinonimo di stemma. Vedi Arme.
Antimuro
muro basso che circonda, affianca o precede un edificio, specie i castelli.
Aosta (Arma)
1) arma antica del Ducato e della attuale Regione della Valle dAosta: di nero al leone dargento. 2) arma della città di Aosta: di nero al leone dargento armato e lampassato di rosso, al Capo di Savoia. 3) Arma del Duca dAosta, cadetto della Casa di Savoia: di rosso alla croce piana dargento, alla bordura contrapposta dazzurro e doro.
Ape
animale simbolico del lavoro sia materiale che spirituale, e della sensibilità artistica (per la regolarità delle loro architetture). Lalveare è anche simbolo del risparmio e del popolo perché le api lo organizzano come uno Stato (per questo spesso un alveare con o senza sciame dapi è rappresentato nellAraldica Civica a simboleggiare la popolazione). Nella liturgia cristiana primitiva si faceva assaggiare il miele a coloro che avevano appena ricevuto il battesimo e alla fine della messa veniva offerta una bevanda di latte e miele in un calice benedetto. La dolcezza del miele rischiara simbolicamente la vista interiore e favorisce la contemplazione, in riferimento allepisodio biblico di Gionata, il figlio di Saul, che dopo essersi cibato di miele esclama -Guardate come si sono rischiarati i miei occhi perché ho gustato un poco di questo miele-. Secondo il trattato di Iconologia di Cesare Ripa le api sono da Eucherio ritenute simbolo dellAdulazione perché nella bocca portano il miele e nellocculto tengono il pungente aculeo. Secondo la leggenda erano simbolo dei primi re Merovingi, perché furono trovate delle api doro nelle loro sepolture. Si pensa che il primo simbolo dei re francesi fossero delle api, in seguito la loro forma stilizzata fu confusa con quello dei gigli (con implicazioni legate al culto di Maria) e Napoleone, forse per legittimare il suo trono, le fece riprodurre sul manto imperiale (al posto dei gigli della dinastia che aveva sostituito) e come emblema delle principali città dellImpero (il cui stemma era caratterizzato da un capo di rosso caricato da tre api doro montanti poste in fascia). Vedi Napoleonico, Stato.
Aperto
1) per gli edifici provvisti di porte che lasciano vedere il colore del campo. Cfr. Chiuso. Nota nella pratica cè una certa ambiguità tra aperto e chiuso, se il colore delle aperture è diverso dal campo e dalledificio, si trova anche aperto di [smalto] ma sarebbe meglio specificare chiuso di [smalto]. Se il blasone non specifica la costruzione si intende priva di aperture. Cfr. Chiuso e Finestrato. 2) oggetti che lasciano vedere il contenuto (libri, frutti). 3) elmi con la visiera alzata. 4) il compasso (o sesto) e le forbici con le punte divaricate.
Appalmato
della mano se mostra il palmo.
Appannaggio
dal francese antico apaner (dare del pane), somma di denaro spettante ai Capi di Stato e ai membri delle famiglie regnanti per il proprio mantenimento. Nella Francia medievale i principi del sangue ultrogeniti venivano compensati dellesclusione dai diritti di successione con una rendita determinata da un feudo che veniva loro assegnato e del quale prendevano il titolo (Duca dAnjou, Duca di Orléans ); alla morte dellultimo discendente senza eredi il feudo tornava alla corona.
Appio (anche Apio)
genere di piante della famiglia delle Ombrellifere, che comprende molte specie commestibili tipiche dellorto, tra cui il sedano e il prezzemolo; secondo alcuni autori i fioroni delle corone nobiliari sarebbero di Apio (secondo altri di Acanto). Cfr. Acanto.
Appollaiato (e Perticato)
di uccello posato su di un albero o una pertica.
Appuntato
vedi Gotico Antico (scudo).
Aquila
antica insegna che, secondo la testimonianza di Plutarco, Caio Mario assegnò alle Legioni Romane e conservata, in tempo di pace, nel tempio di Saturno a Roma. Nera, ad ali spiegate (mono o bi-cefala), fu concessa dal Sacro Romano Imperatore alle famiglie a lui fedeli e in seguito passata ad indicare le famiglie ghibelline. Doro al volo abbassato e afferrante un fascio di folgori fu emblema imperiale di Napoleone I. Vedi Ghibellino.
Aquila Araldica
rappresentata frontalmente con le ali spiegate, ma con la testa volta verso il fianco destro dello scudo (altrimenti si dice rivoltata o rivolta), col rostro (becco) incurvato e la lingua sporgente, con le zampe e gli artigli (armi) aperti, la coda increspata. Nellaraldica Italiana è quasi sempre completamente nera, compresi artigli, becco e spesso anche leventuale corona (tecnicamente è Cucita). Per cui aquila di nero: intende che tutte le sue parti sono di quello smalto. Se il blasone non lo specifica si intende sempre col volo spiegato.
Aquila Bicipite
con due teste, delle quali una volta a destra e laltra a sinistra. La tradizione vuole che sia stata istituita da Costantino I nel 330, quando trasferì la sede imperiale a Costantinopoli, a significare che egli teneva sotto la stessa corona un unico Impero con due capitali (P. Guelfi Camajani). Si ritiene che laquila bicipite doro in campo rosso rappresenti lImpero dOriente, mentre quella nera in campo doro quello dOccidente (attualmente laquila bicipite in campo oro è anche lemblema della Chiesa Ortodossa e del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli). Sebbene la tradizione affermi che sia stata adottata da Federico II quale emblema imperiale, alcuni pensano che fu invece adottata da Ludovico il Bavaro nel 1345. Oggi molti ritengono che sia stata istituita dallImperatore Sigismondo, salito al trono imperiale nel 1410. Caduto lImpero Bizantino della dinastia dei Paleologi nel 1453, laquila imperiale fu adottata dallo zar Pietro I nel 1721, quale pretendente al trono di Costantinopoli.
Aquila di S. Giovanni
denominazione dellaquila nera o al naturale nimbata e tenente, talvolta, un libro; associata alla figura dellevangelista Giovanni nel Tetramorfo (vedi questa voce).
Aquileia (e di San Pietro dAquileja), patriarcato di
unica istituzione patriarcale dItalia dopo Roma, il cui vescovo metropolita era sovrano del Friuli e di un esteso territorio che andava dalla costa veneta allAustria e Slovenia. Nel periodo longobardo i Patriarchi abbandonarono la decaduta città romana di Aquileia per trasferirsi a Cividale (oggi Cividale del Friuli). Nel XIII secolo le sede fu spostata nel castello di Udine che lasciarono nel 1420, dopo la conquista da parte della Repubblica di Venezia, per trasferirsi nel nuovo Palazzo Patriarcale della città. Il titolo è stato soppresso nel 1751 e oggi i territori italiani sono suddivisi tra diverse diocesi del Nord-Est (Udine è divenuta sede arcivescovile). Attualmente la dignità di Patriarca è concessa allarcivescovo di Venezia. Si conoscono due armi principali: 1) di nero alla croce tripla trifogliata dargento, 2) dazzurro allaquila doro al volo abbassatodalla quale deriva direttamente larma della Provincia di Udine e quella della Regione Friuli-Venenzia Giulia.
Aquilone
figura rappresentante lomonimo vento freddo e impetuoso, che si raffigura in forma di viso umano con le gote gonfie e in atto di soffiare, uscente da una nube. Vedi Borea e Vento.
Aquilotto
aquila di piccole dimensioni, in numero si due o più.
Aragona
Regno iberico formato dallAragona propriamente detta, dalla Catalogna e dal territorio di Valencia. 1) arma moderna: doro caricato di quattro pali di rosso. Arma antica del Regno di Provenza poi passata al Regno iberico dAragona, assai diffusa in Araldica (anche Civica) e che, secondo la leggenda, sarebbe nato dal gesto compiuto dallImperatore Carlo Magno che intinse la mano nuda nel sangue di Giuffredo il Peloso di Provenza, caduto eroicamente mentre combatteva in Spagna e con le dita tracciò quattro linee verticali sullo stendardo reale doro dicendo ai sudditi Dora in poi saranno queste le vostre armi. Allorché l Infanta Petronilla, ultima del casato dAragona, sposò il Conte di Barcellona, questi ultimi adottarono per propria larma reale. 2) Antica: dArgento alla croce piana di rosso accantonata da quattro teste di moro attorcigliate dargento, oggi Arma di Sardegna, concessa ai sardi come emblema dal re Giacomo I dAragona.
Araldica
disciplina propria dellAraldo, che regola e governa la composizione degli stemmi gentilizi. Scienza ausiliaria della Storia che studia gli stemmi attraverso la loro descrizione (detta blasone o meno correttamente blasonatura). In generale lAraldica sembra nascere e svilupparsi dopo la metà del XII secolo, per opera della classe nobile e guerriera dei cavalieri feudali. I simboli che adottarono non erano nuovi per quellepoca, derivati comerano dal passato compresa la tradizione pagana, però da quel momento tutto venne organizzato e codificato al punto di diventare una scienza, un sapere cioè caratteristico del tardo Medioevo ma molto meno esoterico di quello che può apparire oggi ai nostri occhi non allenati. Questi segni distintivi venivano usati in ambito guerresco e durante le manifestazioni pubbliche ed erano una sorta di attestato di diritto, legittimità, appartenenza politica o famigliare. La tradizione afferma che furono le Crociate a far inventare gli emblemi, ma oggi si è quasi tutti daccordo che furono le mutate tecniche di combattimento e soprattutto i tornei: lelmo chiuso (a staro o a bigoncia, i più antichi) non permettevano di identificare chi lindossava e si ricorse a questo nuovo complesso di segni.
Araldica Ecclesiastica Anglicana
Araldica dei membri della gerarchia della Chiesa dInghilterra, al cui capo sta il re (o regina) di quella Nazione e che delega il governo allArcivescovo Anglicano di Canterbury, primate della chiesa dInghilterra, e allArcivescovo di York. Le dignità si distinguono per la presenza della mitra preziosa che timbra lo scudo e per la presenza di uno (vescovi) o due (arcivescovi e vescovi insigni) pastorali accollati dietro allo scudo stesso. La mitra e il pastorale (munito di un velo, detto sudarium) nella Chiesa Cattolica sono attualmente attributo degli abati.
Ancora
pesante arnese munito di bracci ricurvi (marre) atti a far presa sul fondo del mare per trattenere il natante per mezzo di una fune (gòmena) o una catena, può avere anche una traversa. Se il trave o la gomena sono di colore differente occorre blasonarli. Vedi Raffio.
Ancorata
di croce o pezza biforcata che termina con due punte in forma di ancora (arrotondate indietro).
Andegavia
vedi Angiò.
Andorra (e Andorre, Principato) armi
Inquartato; nel primo dargento alla mitra vescovile al naturale; nel secondo doro ai tre pali di rosso; nel terzo di rosso al pastorale doro fustato dargento; nel quarto doro alle due vacche di rosso squillate dargento (Santi-Mazzini). Il primo e il terzo quarto sono simbolici del vescovo di Urgel co-principe di Andorra; il secondo quarto ricorda i Conti di Foix, eredi dei Caboet primi co-signori del piccolo Stato; il quarto si riferisce allarma del Béarn del re Enrico IV di Francia il quale ereditò dai Foix il titolo di co-principe che passò poi ai discendenti e da questi al Presidente della Repubblica Francese (confermate nel 1992).
Anelletto
figura araldica in forma di piccolo cerchio, presente in due o più. Cfr. Circolo.
Anello Piscatorio
anello proprio dellufficio del Papa (Romano Pontefice), così detto perché porta incisa la figura dellApostolo Pietro che Gesù chiamò ad essere Pescatore dAnime. Alla sua morte viene distrutto e al successore ne viene consento uno nuovo. Cfr. Basilica.
Anfisbena (o Anfesibena e Anfistera)
è un serpente leggendario dotato di due teste, un per ogni estremità del corpo (dal greco anphi da entrambi i lati e banein camminare), nonché di occhi luminescenti e ali di pipistrello e zampe; secondo il mito greco, fu generata dal sangue gocciolato dalla testa di Medusa decapitata da Perseo. In Araldica di solito si rappresenta come un serpente disposto a forma di 2 o di 8, inanellato e con una seconda testa al termine della coda, che può quindi procedere sia in avanti che all’indietro. Secondo la leggenda quando una testa dorme, l’altra resta sveglia in guardia. Le due teste sono abitualmente di smalto differente: di metallo quella superiore, e di nero quella inferiore (rappresentazione simboleggiante la vittoria del Bene sul Male). Nella sua forma più completa l’anfisbena mostra la parte luminosa alata e quella oscura membrata, cioè con un paio di zampe scagliose. Quando è rappresentata con le due teste unite, queste non sono differenziate nello smalto.
Angevin (arma)
vedi Angiò (di)
Angiò (di), anche Anjou o Angevin, Andegavia e Andgavia (arma)
dazzurro, ai tre gigli doro posti 2,1 al lambello di rosso attraversante. Vedi anche Capo dAngiò.
Anglia
nome aulico dellInghilterra, da cui laggettivo Anglicano.
Anglicano
dellAnglia (Inghilterra). Membro della Chiesa dInghilterra.
Angolata
di una croce quando negli angoli è accompagnata da figure (spesso in numero di quattro) allungate, che muovono in diagonale dagli angoli tra i bracci della croce verso i margini dello scudo (ad es. 4 gigli). Cfr. Accantonato.