Sankt Gallen


Comune di Sankt Gallen – (SG)

Informazioni

Storia dello stemma e del comune

Secondo la leggenda nel 612 l’irlandese Gallo, uno dei 12 monaci che accompagnarono San Colombano nella rievangelizzazione dell’Europa continentale, si fermò in questa regione sulle rive dello Steinach, presso Arbon, per ritirarsi come eremita.

 

Nel 719 il monaco Othmar, trasformò la piccola comunità che si era formata intorno al sepolcro del santo in un monastero che nel 747 adottò la regola benedettina e ne divenne il primo abate.

 

L’abbazia crebbe in prestigio, ricchezza e potenza e si scontrò da subito col vicino vescovo di Costanza. Ciononostante divenne uno dei più importanti centri culturali e di potere d’Europa, con una scuola con un migliaio di allievi e arrivando a possedere una splendida biblioteca (ancora oggi esistente nelle sfarzose forme barocche del XVII secolo).

 

Imperatori e re onorarono spesso il convento con le loro visite e si assicurano la lealtà degli abati con la loro generosità, usando l’abbazia come strumento di governo del territorio. L’abate Grimald (841 – 872) divenne cancelliere imperiale, mentre l’abate Salomon (890 – 919) fu tra gli uomini più influenti dell’impero.

È tuttavia l’intervento dell’abate Gozbert (816 – 837) a dare un vero slancio al monastero. Molto vicino a Luigi il Pio, figlio di Carlo Magno, fece costruire un’imponente chiesa a tre navate che corrisponde alle dimensioni della maestosa cattedrale barocca odierna. La costruzione si ispira alla famosa Pianta del monastero di San Gallo, il più vecchio disegno architettonico medievale arrivato ai giorni nostri.

 

Nel 1026 l’abate Ulrich II ottenne il titolo di Principe del Sacro Romano Impero e il potere temporale dei principi-abati continuerà pressoché ininterrotto fino al 1808.

 

San Gallo e Sant’Otmaro sono i patroni della città di Sankt Gallen, capitale dell’omonimo cantone, che si è sviluppata dal primitivo villaggio abbaziale.

 

La contrapposizione tra potere abbaziale e secolare dei cittadini andò aumentando fino a che nel 1526 il borgomastro Joachim von Watt introdusse la Riforma protestante di Lutero. La città proseguì nello sviluppo attraverso il commercio dei tessuti, soprattutto di lino di alta qualità, alla quale nel XVII e XVIII secolo si aggiunge la lavorazione del ricamo (pizzo “San Gallo”).

 

Alleata ai riformati alla Confederazione Svizzera, dal 1648 la città perde il seggio alla Dieta imperiale, e nel 1798 entra a far parte della Repubblica Elvetica, ma l’anno successivo è ricostituita come principato affidato a Pankraz Vorster 1796-1799.

Nel 1803 si formò il Cantone di San Gallo che abolì il Principato: abolito formalmente l’8 maggio 1805 dal Gran Consiglio del Cantone di San Gallo.

 

L’abbazia nel 1836 diventò la sede del Vicariato ecclesiastico della nuova diocesi di Chur-St.Gallen istituita da papa Pio VII, e nel 1846 fu elevata a cattedrale e sede dell’attuale Vescovato di Sankt Gallen.

 

Lo stemma originario dell’abbazia “d’oro all’orso nero levato e passante”, compare per la prima volta in questa forma come sigillo in un documento dell’abate Hermann von Bonstetten del 1334.  In immagini ancora precedenti, l’orso sembra camminare a carponi. È un richiamo alla leggenda secondo la quale San Gallo riuscì ad ammansire un feroce orso che terrorizzava la popolazione e che poi lo servì come cavalcatura (l’episodio è tipico dell’area alpina e attribuito a diversi santi, dato che l’orso è il tradizionale e sacro simbolo delle popolazioni preromane dell’area germanica è un chiaro riferimento al “dominio” ottenuto dalla fede cristiana sul paganesimo). Secondo alcuni autori potrebbe essere un riferimento alla fortezza di Bernegg che dominava la città (dal germanico “barn”, orso, che è all’origine anche dello stemma della capitale elvetica: Berna). Talvolta è rappresentato con un pane tra le fauci (ricompensa avuta da San Gallo per il suo ravvedimento) o con un tronco tra le zampe nel XVIII secolo.

Il 5 luglio 1475 l’imperatore Federico III, in segno di ringraziamento per l’aiuto prestato nella guerra contro il duca di Borgogna, Carlo “il Temerario”, concesse di decorare l’orso con un collare d’oro (“güldinn halbbandende ne ne neck“) e menziona il campo dello scudo come “argento”. Da questo deriva l’attuale stemma della città.

 

Dopo l’acquisizione della contea di Toggenburg, da parte dell’abate Ulrich Rösch, lo stemma degli estinti conti di Toggenburg, un mastino nero con un colletto rosso in campo oro, venne aggiunto (solitamente i due emblemi erano rappresentati su stemmi accollati ma distinti dato che uno rappresentava il territorio dell’abbazia e l’altro quello della contea).

 

Nota di Massimo Ghirardi

Si ringrazia Alessandro Neri per la gentile collaborazione prestata

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

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