Piacenza


Città di Piacenza – (PC)

Informazioni

  • Codice Catastale: G535
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 103206
  • Nome abitanti: piacentini
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Lo stemma della città di Piacenza

 

 

di Massimo Ghirardi e Giovanni Giovinazzo

 

 

Le origini

 

Attualmente il Comune di Piacenza usa come proprio stemma uno scudo di forma gotica che in linguaggio araldico si descrive come: “partito, il primo di rosso al dado d’argento, il secondo d’argento alla lupa d’azzurro, lampassata di rosso, passante”, al di sopra dello scudo è presente una corona da città; l’emblema è stato riconosciuto ufficialmente con decreto del Capo del Governo del 27 settembre 1938 (fig. 1).

 

Ma come si è arrivati a questa composizione? Storicamente il primo segno cittadino di Piacenza fu il “dado” (detto anche quarterio, quadro o quartarino) d’argento in campo rosso; questo si trova raffigurato sul prospetto del palazzo del Comune iniziato il 16 aprile 1281 dove appare su un piccolo gonfalone medievale a quattro code.

 

Secondo un’ipotesi erudita dovrebbe trattarsi di un elemento parlante – cioè che richiama il nome di chi porta lo stemma –, si tratterebbe infatti della focaccia romana detta placenta (il nome latino della città è Placentia), che richiamerebbe anche le origini latine della città, ipotesi alternative lo mettono in relazione allo stemma scaccato dei Pallavicini – che ebbe per qualche tempo la signoria della città – o all’assonanza tra platea (che in latino sta per «strada larga, piazza»)[1] e Placentia ; dato che questa figura geometrica, in Araldica, può essere definita anche “Quartiere” secondo altri sarebbe un riferimento all’accampamento militare romano di fondazione. In realtà, come in quasi tutte le figure araldiche di epoca medievale, ci troviamo con tutta probabilità di fronte ad un semplice segno distintivo che non nasconde simbolismi.[2] In un manoscritto iberico della fine del XIV secolo, il Libro del Conosçimiento,[3] viene attribuito, in maniera “estensiva” e grazie all’importanza finanziaria e commerciale della città, alla “terra di Lombardia”.[4]

 

Vessilli stilizzati derivanti dal gonfalone del 1281 sono presenti su tutte le chiavi delle volte delle navi minori della chiesa civica di sant’Antonino, luogo in cui si tenevano le funzioni civiche di maggior importanza, così come uno «scudo appuntito di classica forma, [appare] nei tondi che legano al sommo le cordonature delle volte, nella chiesa di S. Anna eretta nel secolo decimoquarto»[5].

 

Il “dado” piacentino è un elemento caratteristico degli stemmi di Borgonovo Val Tidone (fig. 2) e Pontenure (fig. 3).

 

La lupa e il nuovo stemma

 

Il secondo elemento dello stemma è la “lupa”; essa inizia ad apparire a partire dal XV secolo e viene di norma collegata alle origini romane della città, il primo esempio di sicura attribuzione è il diploma rilasciato nel 1436 a Ugolino Crivelli di Milano, che aveva appena finito di prestare la sua opera quale podestà cittadino; su questo documento il dado e la lupa (azzurra in campo d’argento) appaiono su due stemmi distinti ma accostati; ciò porta ad ipotizzare che la lupa fosse già in uso da qualche tempo.[6] In un sigillo del 1532 la lupa è posta al di sopra dello scudo mentre in un impronta del 1578 è posta nel capo dello scudo riportante sempre il dado.[7]

 

La colorazione della lupa (che attualmente viene rappresentata di nero) sarebbe ispirata al colore del bronzo: infatti all’ingresso in città, al termine della Via Æmilia proveniente da Rimini (terminata nel 187 a.C.), è tutt’ora presente una colonna in granito sostenente una copia della celebre “lupa capitolina”; bisogna però tenere in considerazione che, in araldica, i colori del lupo sono appunto il nero e l’azzurro, con una prevalenza dell’utilizzo del primo.

 

La lupa (descritta al naturale, nera) è presente anche nello stemma di Codogno (oggi in provincia di Lodi) a ricordo degli stretti legami con Piacenza. Infatti al primitivo simbolo del “cotogno” (per l’assonanza con ‘cotogno’ = pianta di mele cotogne, forse all’origine del toponimo COTONEUS) aggiunsero la figura della lupa nel 1492, in segno di alleanza e fedeltà con la città di Piacenza, con la quale si erano confederati.

Da questo momento i due simboli vengono di norma usati insieme, in due scudi separati, anche se talvolta vi sono esempi del solo dado o, in casi più rari, della sola lupa. Secondo alcuni studiosi il dado potrebbe essere il segno della “città” mentre la lupa lo sarebbe del “contado” ma queste attribuzioni sono dubbie e altri sostengono l’esatto contrario. L’uso del dado quale emblema del territorio pertinente a Piacenza si ha nello stemma della Provincia: di rosso al quadrato d’argento nel cuore; lo stemma fu concesso con regio decreto del 10 marzo 1930 e lettere patenti del 17 dicembre 1931 ma era sicuramente già in uso nel 1898.

 

Dalla metà del XVI secolo i due segni vengono riuniti in un unico scudo partito; la posizione della lupa e del dado non rimase però sempre la stessa, trovandosi casi con la prima a destra dello scudo e il secondo a sinistra ma anche il contrario, cosa che, al momento di presentare la domanda di riconoscimento ufficiale, portò a un dibattito sulla questione.[8]

 

Durante il periodo napoleonico, analogamente ad altri centri importanti, anche a Piacenza venne assegnato uno stemma con il “capo di rosso a tre api d’oro” delle “buone città” dell’Impero Francese (fig.4); quest’arme, formalmente “concessa” da Napoleone Bonaparte il 13 giugno 1811, presentava la lupa “fermata” e due plinti posti che nel capo che sostituivano il precedente dado. A differenza però delle altre città che avevano ricevuto uno stemma “napoleonico” e che lo dismisero dopo la fine della dominazione francese (1814), Piacenza, forse perché governata da Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, seconda moglie di Napoleone, lo mantenne in uso fin dopo l’Unità d’Italia. Bernardo Pallastrelli riporta che «Per gli Atti Municipali di questa Città usa oggi non infrequente l’antico stemma di Piacenza, e in alcuni edificii della Città stessa è sovrapposto lo Stemma adottato già ai tempi del primo Napoleone» (notevolmente modificato rispetto a quello storico); il ripristino dello stemma “originale” iniziò solo a partire dal 1865,[9] restaurazione infine sanzionata dalla richiesta dell’amministrazione comunale dell’11 luglio 1926 alla Consulta Araldica del Regno con la quale si richiedeva uno stemma: 1º argento alla lupa d’azzurro, lampassata di rosso, rivoltata e passante; 2º di rosso al dado d’argento, e sormontato dalla corona di città.

 

  1. Antonino martire

Si racconta che Antonino nacque intorno al 270 in Egitto presso la città di Tebe e fu educato nella religione cristiana. Insieme a S. Espedito e S. Fedele si arruolò nella Legione Tebana costituita da Diocleziano con soldati cristiani sotto il comando di S. Maurizio al fine di controllare la regione Egiziana. Inviati presso Agaune (nell’attuale Vallese alpino) si opposero all’ordine di Massimiano di sterminare le popolazioni indigene cristiane e furono per questo fatti trucidare dall’esercito il 22 settembre 302. Secondo la leggenda S. Antonino ferito riuscì ad arrivare fino a Piacenza dove fu però arrestato e decapitato presso l’abitato di Travo il 4 luglio 304 all’età di 30 anni. L’iconografia ha sempre rappresentato Antonino con lo stendardo della Legione Tebea: un drappo rosso con la centro un quadrato d’argento interpretato in questo caso quale simbolo dell’accampamento militare romano (castra) da notare che questa figura è detta anche “quartiere” un possibile riferimento fonetico al Quartiere Militare.

Richiami al santo piacentino sono presenti anche negli stemmi di Gragnano Trebbiense (fig. 5) e Travo (fig. 6).

 

Il gonfalone civico

 

Nell’atto con cui chiese il riconoscimento dello stemma l’amministrazione comunale richiese anche un gonfalone «un drappo […] rettangolare […] rosso, portante nel mezzo il dado d’argento, con quattro strisce nel lato libero»[10] ispirato chiaramente all’esempio presente nella lapide del 1281 ma nel decreto del 1938 veniva invece concesso un: drappo di forma rettangolare di colore bianco, sorretto da un’asta orizzontale sorretta a sua volta da due aste laterali ricoperte di velluto rosso con ricami d’oro», terminante «nella parte inferiore con festoni, frangie e fiocchi dorati [e] sotto la punta [dello scudo civico] una cartella dorata con la scritta Placentia in lettere capitali romane, il retro presenta la figura di sant’Antonino su un cavallo bianco ammantato di rosso e tenente con la sinistra il vessillo di rosso con il dado d’argento.

Il gonfalone presente presso il comando della Polizia municipale e usato durante i festeggiamenti in onore del santo patrono  si conforma alla descrizione ufficiale con la lupa però d’oro e non azzurra; presso lo stesso comando sono presenti altri due vessilli di color rosso terminanti con quattro code e al centro uno spazio di seta bianca lucida riportante al suo interno lo stemma, sono inoltre presenti le scritte Citta di Piacenza e Primogenita d’Italia (fig. 7); infine nella sala del Consiglio comunale è presente un gonfalone rosso e con il dado bianco al centro accompagnato dalla scritta Comune di Piacenza.[11]

 

Piacenza è definita la “Primogenita d’Italia” perché il 10 maggio 1848, con plebiscito pressoché unanime, votava per prima la sua annessione al Piemonte meritando quindi da re Carlo Alberto l’appellativo di “Primogenita” dell’Unità d’Italia.

 

Per questo alla città di Piacenza è stata concessa la medaglia d’oro in riconoscimento delle benemerenze patriottiche perché, prima fra le città italiane, il 10 maggio 1848, con plebiscito pressoché unanime, votava la sua annessione al Regno di Sardegna.

 

È il regio decreto di Vittorio Emanuele III n.322 del 27 gennaio 1941 ad assegnare alla città la medaglia d’oro per le azioni «altamente patriottiche compiute dalle città italiane nel periodo del Risorgimento».

 

Bibliografia consultata

 

Antro Domenico, 2009 – Lo stemma comunale di Piacenza. Una lunga interessante vicenda in Strenna piacentina, Piacenza, Associazione Amici dell’Arte, pp. 20-26.

Boscarelli Marco, 1996 – Lo stemma e il gonfalone del Comune di Piacenza in Istituzioni e costumi tra Piacenza e Cortemaggiore, Piacenza, TIP.LE.CO, pp. 165-182.

Lucchini Massa Rosanna, Lo stemma del comune di Piacenza in Le autonomie locali nella storia. Atti del convegno di studi, Piacenza, Palazzo Farnese, 16 dicembre 1990, pp. 69-74.

Nasalli-Rocca Emilio, 1925 –  Lo stemma del Comune di Piacenza in Strenna piacentina 1925, Piacenza, Associazione Amici dell’Arte, pp. 55-60.

Pallastrelli Bernardo, 1869 – Lo stemma della città di Piacenza, Piacenza, Tipografia di A. Del Maino.

Savorelli Alessandro (a cura di), 2003 – Gli stemmi dei Comuni e delle Province dell’Emilia-Romagna, Bologna, IBC Regione Emilia-Romagna, .

Vitali Torquato, 1927 – Lo stemma e il gonfalone di Piacenza (estratto da Piacenza, n. 1), Piacenza.

 

[1] Vocabolario on line Treccani, http://www.treccani.it/vocabolario/platea/, consultato il 19/03/2017

[2] Nasalli-Rocca, op. cit., p. 56

[3] María Jesús Lacarra, María del Carmen Lacarra Ducay y Alberto Montaner (a cura di), 1999 – Libro del conosçimiento de todos los rregnos et tierras et señorios que son por el mundo, et de las señales et armas que han, Saragozza, Institución «Fernardo el Católico» (C.S.I.C.) – Excma. Diputación Provincial, pp. 120, 161 e 273

[4] Gli stemmi dei Comuni…, op. cit., p. 77

[5] Nasalli-Rocca, op. cit., p. 56

[6] Nasalli-Rocca, op. cit., pp. 56-57

[7] Nasalli-Rocca, op. cit., p. 58

[8] Lucchini Massa, op. cit., p. 71

[9] Lucchini Massa, op. cit., p. 74

[10] Boscarelli, op. cit., p. 180

[11] Boscarelli, op. cit., pp. 181-182

Stemma Ridisegnato


Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Partito al primo di rosso al dado d’argento; al secondo d’argento alla lupa d’azzurro, lampassata di rosso, passante”.

D.Ric. 27 settembre 1938 – Libro Araldico Enti Morali vol. II pag. 617 n. 2044

Stemma reperito da Giovanni Giovinazzo

Colori dello scudo:
argento, rosso
Partizioni:
partito

Gonfalone ridisegnato


Disegnato da: Pasquale Fiumanò

Gonfalone Ufficiale


Altre immagini


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Profilo Araldico


“Drappo di forma rettangolare di colore rosso al quadrato cucito di bianco..”

Profilo Araldico

“Drappo di rosso al quadrato cucito di bianco…”

bandiera ridisegnata
bandiera Ufficiale
no bandiera
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