Magenta


Città di Magenta – (MI)

Informazioni

  • Codice Catastale: E801
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 23513
  • Nome abitanti: magentini
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 28.0

Storia dello stemma e del comune

Lo stemma di Magenta è piuttosto antico e si blasona: “Controfasciato d’oro e di nero di 12 pezzi, al capo d’oro caricato di un’aquila di nero”. Venne riconosciuto con provvedimento del capo del Governo e Primo Ministro di Stato Benito Mussolini n. 11802 del 28 maggio 1933.

 

Riprende l’arma dell’antica famiglia estinta dei Da Mazenta, che dalla città ha preso agnome. Compare a pagina 224 del celebre “Stemmario Trivulziano” ma senza il “capo” che il Comune di Magenta ha voluto inserire nello stemma, d’oro e caricato da un’aquila di nero, per differenziarsene.

 

Con Decreto del Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, del 25 maggio 1947, al Comune di Magenta è stato concesso il titolo di “Città”.

 

Il gonfalone venne concesso più tardi, con DPR del 7 aprile 1959, dove è descritto in ossequio al Regolamento Tecnico Araldico: “drappo di colore giallo, ornato agli angoli di ricami d’oro e di nero, caricato dello stemma civico con l’iscrizione centrata in oro: CITTA’ DI MAGENTA. Il drappo sarà bordato ai lati da due file di rettangoli d’oro e di nero, alternati. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto giallo con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’oro”.

 

Il Comune si dota di ben due bandiere civiche, nessuna delle due regolarmente concessa o formalmente adottata, quella più in uso è partita di nero e d’oro caricata dallo stemma e dalla denominazione della città; un’altra meno utilizzata ma più elegante si ispira dal gonfalone e si presenta bianca con una bordura scaccata oro e nero, caricata al centro dello stemma (senza serto vegetale).

 

La città dà nome ad un intero territorio, il Magentino, e il toponimo Magenta è attestato fin dal XIII secolo nella forma Mazenta ma sulla sua etimologia non c’è accordo. Il Salvioni lo associò a maggenga, in riferimento alla produzione del fieno maggengo. L’Olivieri la mette invece in relazione al toscano Magento (nei dintorni di Montemurlo), probabilmente derivato da un personale: Magius, dal quale si ebbe Maggente Magentus, ma anche al piemontese mazènt, da masentè, “fare il massaio di casa”, derivato dal latino mānsum, “dimora” (da cfr. con magione e il termine francese maison) o anche Mansio “luogo di sosta”, cioè una stazione di posta lungo la Via delle Gallie prima di attraversare il Ticino. Secondo altre fonti il nome avrebbe radice celtica nella parola Mag che significava “plaga paludosa” e quindi questo potrebbe ricondurre il toponimo al periodo gallo-insubre.

Secondo la tradizione invece il nome deriverebbe dall’imperatore Massenzio.

 

In effetti, l’origine della città risale al V secolo a.C. quando alcune tribù di Galli Insubri si stabilirono fondando un villaggio nei pressi del fiume.

 

Quando i Romani conquistarono il territorio nel 222 a.C., l’accampamento fortificato si trovava ad essere l’ultimo centro abitato prima del valico del fiume, in prossimità del guado vadum Tercantinum (oggi Trecate). Il periodo imperiale fu caratterizzato da una certa floridezza e, dopo la parentesi delle invasioni barbariche, Magenta si trovò sotto il dominio longobardo e nel 569 subì come altri borghi nella zona il sacco di re Alboino, divenendo quindi dipendente dalla vicina Corbetta che svolgeva allora da centro principale.

 

Del periodo della signoria degli arcivescovi di Milano, affermatasi nel X secolo, nin rimane traccia.

 

Nel 1162 la città venne saccheggiata dagli imperiali di Federico Barbarossa e rasa al suolo, in quanto fedele a Milano, come rappresaglia contro i ribelli comuni lombardi. Ancora nel 1356 e 1396 le armate avverse ai Visconti, saccheggiarono il villaggio.

 

Un’altra leggenda narra che, nel 1310 l’imperatore Arrigo VII rimase bloccato a Magenta con la moglie Margherita a causa di una tremenda nevicata mentre era in viaggio verso Milano; a seguito della grande ospitalità accordata all’imperatore dagli abitanti del luogo, egli innalzò il luogo alla dignità di borgo coi privilegi di godere di una guardia armata e di istituire un mercato che, dal 1787, si svolge puntualmente ogni lunedì.

 

Il duca Gian Galeazzo Visconti nel 1396 donò gran parte del territorio alla Certosa di Pavia, i cui monaci cercarono di migliorarne il rendimento agricolo e lo sfruttamento delle risorse.

 

Filippo Maria Visconti dichiarò il borgo “comune privilegiato per l’esonero del pagamento della gabella del sale”.

 

Durante il dominio spagnolo successivo alla fine del ducato Sforza-Visconti Mazenta venne concessa da Carlo V in feudo al conte Luigi Melzi.

 

Con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto venne aggregata alla Provincia di Pavia.

 

Magenta è soprattutto nota per la battaglia che vi si combatté il 4 giugno 1859, durante la Seconda guerra d’indipendenza, combattuta tra i piemontesi e i loro alleati francesi contro l’esercito imperiale austriaco; fu vinta dai franco-piemontesi e aprì loro la strada alla conquista della Lombardia e l’avvio del processo di unificazione nazionale.

 

La città è gemellata con l’omonima città francese di Magenta (Marne) che prese nome proprio dalla battaglia combattuta in Italia presso Magenta, e con la frazione di Sant’Anna di Stazzema, frazione dei Comune lucchese di Stazzema.

 

Anche il colorante “Magenta” prende nome dalla città lombarda, il prodotto chimico dal forte potere tintorio venne messo a punto nel 1859 da François-Emmanuel Verguin ossidando l’anilina grezza con il cloruro stannico, il nome venne ripreso dall’episodio della storica battaglia.

 

Nota di Massimo Ghirardi

 

Bibliografia:

 

Comune di Magenta. STATUTO COMUNALE. Titolo I, Principi Generali, art. 5.

Stemma Ridisegnato


Reperito da: Anna Bertola

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Controfasciato d’oro e di nero di 12 pezzi, al capo d’oro caricato di un’aquila di nero”.

Colori dello scudo:
nero, oro
Partizioni:
capo, controfasciato, partito
Oggetti dello stemma:
aquila, pezzo
Attributi araldici:
caricato

Gonfalone ridisegnato


Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale


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Profilo Araldico


“Drappo di bianco, bordato fasciato e controfasciato di giallo e di nero…”

Colori del gonfalone: bianco, giallo, nero
Partizioni del gonfalone: bordato
bandiera ridisegnata

Disegnato da: Massimo Ghirardi

bandiera Ufficiale
no bandiera
Altre Immagini


Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Capo del Governo (DCG) di riconoscimento – 28/05/1933
    • Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) di riconoscimento – 25/05/1947
    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 07/04/1959