La Valletta


Comune di La Valletta – (VLT)

Informazioni

Storia dello stemma e del comune

La Valletta (in maltese: Il-Belt Valletta, in inglese: Valletta) è l’attuale capitale della Repubblica di Malta.

 

Fu fondata nel 1566 dai cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (“Ospitalieri” poi “Cavalieri di Malta”) dandole il nome del Gran Maestro, Jean de la Valette, in latino la denominazione ufficiale è “Humilissima Civitas Vallettae” (“Umilissima città di Valletta”): per le città dello stato melitense era previsto un predicato onorifico, che viene portato tutt’ora (tutt’oggi il governo cittadino usa il titolo di “Città Umilissima”). Nella lingua maltese è detta Il-Belt  (La città).

 

Il territorio sul quale sorse La Valletta era completamente deserto ed era identificato come Xagh-ret Meuuia(“terreno incolto di Meuia”), forse dal cognome di qualche antico proprietario di quel luogo. La città venne costruita a partire dal monte Sciberras, la parte più prominente della penisola che divide l’attuale Porto Grande dal Porto di Marsamuscetto. Il nome originale di questa zona era Gebel ir-ras, cioè “monte dell’estremità”. L’area era detta comunemente Il-Guardia (o Il-Uardia) che significa “La Guardia”, ovvero il “luogo delle guardie”, così chiamato perché anticamente vi si trovava una torre che ospitava una guarnigione  che vigilava contro eventuali attacchi, dedicata ad sant’Erasmo da Formia (corrispondente all’attuale forte di Sant’Elmo), qui l’Ordine decise di costruire un nuovo forte già nel 1525.

 

Dopo il grande Assedio di Malta del 1565, con il quale l’Impero Ottomano voleva sgominare lo stato monastico, che aveva visto cadere in mano nemica proprio il forte Sant’Elmo, si decise la costruzione di un’intera e nuova città (per l’eroismo dei cavalieri il papa offrì al Gran Maestro Jean “Parisot” de la Valette (nato a Parisot, in Provenza, il 4 febbraio 1495) il titolo di cardinale, che egli rifiutò ritenendo il mestiere delle armi poco confacente ad un principe della Chiesa).

 

il 28 marzo 1566 il Gran Maestro La Valette pose la prima pietra di quella che poi sarebbe diventata la Chiesa di Nostra Signora delle Vittorie. I fondi furono raccolti anche presso le corti europee, presso le quali i cavalieri avevano riscosso grande fama per il valore dimostrato durante l’assedio. Il disegno della città si deve all’architetto cortonese Francesco Laparelli, inviato da papa Pio V, che lasciò poi la direzione dei lavori al suo assistente. Girolamo Cassaro, al quale si deve anche la concattedrale di San Giovanni (essendo la cattedrale dell’isola la chiesa di San Paolo dell’antica capitale: Mdina) e parte delle fortificazioni.

 

Lo spazio urbano della città è costituito da una maglia di strade ortogonali tra loro che divide l’area in “quartieri”. Questi, nella maggior parte dei casi, sono costituiti da isolati regolari generalmente di forma rettangolare o quadrata composti da più edifici di diversa natura ed elevazione e, nella loro parte interna, spesso troviamo delle ampie corti destinate a far penetrare la luce e far circolare l’aria tra gli ambienti. In altri casi, questi blocchi urbani sono interamente occupati da un’unica struttura riconducibile ad un’istituzione religiosa: ognuno di questi quartieri si connota per funzioni residenziali, commerciali, amministrative o religiose legate alle funzioni dell’Ordine.

 

La Valette morì nel 1568, il suo successore, Pietro Guidalotti del Monte (nato a Monte San Savino nel 1495), continuò l’opera. Nel 1570 si procedette al battesimo ufficiale con il nome del fondatore, per onorarne la memoria e il sacrificio.

Divenne capitale dello Stato solo a partire dal 18 marzo 1571, quando il Gran Maestro Del Monte trasferì la sede magistrale dal forte Sant’Angelo di Vittoriosa al nuovo Palazzo del Gran Maestro (Il-Palazz tal-Granmastru), attuale Ufficio del Presidente della Repubblica (la cui residenza è nell’antico palazzo San Anton a H’Attard.

La Valletta divenne la fortezza più aristocratica ed esclusiva d’ Europa e per questo spesso chiamata per scherno “Superbissima” (la “più orgogliosa”) in opposizione al titolo storico (e in contrapposizione alla “Superba”, titolo onorifico e di dileggio attribuito alla città di Genova, che per non essere seconda nessuno diede anche formalmente il titolo di “regina” della Repubblica Marinara alla Vergine Maria).

 

Avendo fatto voto di non combattere contro altri fratelli cristiani i cavalieri non opposero resistenza all’occupazione francese del 1798 e furono costretti a lasciare l’isola (oggi lo Stato dei Cavalieri di Malta è ancora esistente in due quartieri di Roma: il palazzo magistrale di Via Condotti e Villa Malta all’Aventino, più una residenza estiva a Magione (PG). Questo microscopico territorio gode del diritto di extraterritorialità, ha il proprio passaporto, batte moneta, emette francobolli ed è riconosciuto da diversi Stati esteri.

 

Nel 1800 i francesi furono costretti a lasciare l’isola agli inglesi, che vi inviarono un Commissario Civile, lord Henry Pigot, che avviò la demolizione delle fortificazioni, ma che, per fortuna venne poi interrotta e ci permette di ammirare oggi un sistema di architettura militare tra i meglio conservati del mondo.

 

Nel 1939 l’isola venne assediata dai tedeschi e dagli italiani, le cui incursioni aree fecero gravi danni alla città e al porto.

 

Lo stemma della città mostra le armi della famiglia del Gran Maestro Jean Parisot de la Valette e si blasona: “gules a lion or langued of the first and armed of sable” (di rosso al leone d’oro, lampassato del primo e armato di nero).

 

La città è gemellata con l’isola greca di Rodi (Rodhos), che fu la sede dell’Ordine precedente a Malta, dopo la cacciata dei cavalieri da Gerisalemme.

 

È inoltre gemellata dal 2010 con Caravaggio (BG), città natale dell’omonimo pittore (Michelangelo Merisi, detto “Caravaggio) che trovò rifugio a Malta nel 1607 e dove venne insignito del titolo di “cavaliere di grazia“, e dal 2018 con Palermo.

È anche gemellata con la contrada senese dell’Aquila.

 

 

Nota di Massimo Ghirardi e Ivan Vassallo

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Di rosso al leone d’oro, lampassato del primo e armato di nero”.

Oggetti dello stemma:
leone
Attributi araldici:
armato, lampassato
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“Drappo di rosso caricato dello stemma comunale”

bandiera ridisegnata
bandiera Ufficiale
no bandiera
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,