Vacca: non si rappresenta rampante, può essere ferma, passante, pascente.
Vaiato (e Vajato): scudo o pezza ricoperta di vaio minuto, di smalti diversi dalla coppia argento-azzurro.
Vaio (e Vajo): 1) pelliccia pregiata che si usava nelle guarnizioni delle sopravvesti di Araldi e Magistrati, formata dalle pelli riunite del piccolo scoiattolo grigio europeo Sciurus Alpinus o Sciurus Vulgaris. 2) seconda della “pellicce” araldiche: dato che la pelliccia era formata da pezze alternate ventrali (più chiare) e dorsali (più scure) dell’animale si crede abbia originato il caratteristico disegno composto da 4 file di pezzi stilizzati in forma di “campanelli” d’argento (rovesciati) e d’azzurro (dritti) contrapposti (convenzionalmente l’azzurro si considera come colore del “campo”). Se le file di pezzi sono 3 si dice gran vajo, se sono 6 si chiama vajo minuto. Se i “campanelli” sono rovesciati uno sull’altro, toccandosi con le basi si dice controvajo, in modo che l’argento si opposto all’argento e l’azzurro all’azzurro. Si dice invece controvajato o anche vajo in palo se ha la stessa figurazione, ma in coppia di smalti diversi dall’azzurro-argento. Vedi Varano (Da).
Vallare (o Murale, corona): è attributo della corona civica in genere, dal francese “vallaire” che è dal latino “vallo” (muraglia). Vedi anche Corona Civica e Napoleonico (Stato). In antico era attributo d’onore del soldato che si era particolarmente distinto nell’assalto ad una città.
Vallombrosano (Ordine): una delle Osservanze dell’Ordine Benedettino. Vedi Ordine Benedettino.
Valvassino: feudatario minore, dipendente del Valvassore.
Valvassore: vassallo dipendente da un altro Vassallo maggiore e superiore del Valvassino.
Varagine (anche Voragine): antico nome del centro genovese di Varazze, da dove proveniva il celebre arcivescovo di Genova (Jacopo da Varagine, 1230-1298) storico e agiografo, autore della “Legenda Aurea” una collezione di vite di santi e articolata sulle ricorrenze liturgiche, nonché di una Chronica (detta Genuense o Longobardica Historia).
Varano (Da) arma: antica “vaiato d’argento e d’azzurro” (si specifica vaiato perché porta 5 file di “campanelli”). Cfr. Vaio.
Vaso: si dice ansato se ha un manico, se ne ha due è biansato.
Vassallo: possessore di un feudo con obbligo di servizio di personale in guerra.
Vello d’Oro: vedi Toson d’Oro.
Ventaglio (e Ventagliera): parte della visiera dell’elmo più vicina al mento, per permettere l’aerazione.
Ventaglio (in): disposizione di una figura: es. tre spighe in ventaglio della quali una in palo e quelle ai lati inclinate in fuori, pressoché una in sbarra e una in banda. Cfr. Impugnato.
Ventarola: vedi Banderuola.
Vento: figura allegorica che si rappresenta per lo più in forma di volto umano uscente da nubi, con le gote gonfie nell’atto si soffiare. Vedi Aquilone e Borea.
Vepre: dal latino “vepres” (pruno) figura araldica caratteristica simboleggiante un ciliegio selvatico o un pruno di sette rami in forma di un candelabro.
Verde: uno dei colori araldici, si rappresenta graficamente con linee diagonali nella posizione della banda (scendendo da destra verso sinistra).
Verghetta: palo ristretto ad un terzo della sua larghezza ordinaria, può essere singola, doppia (gemella), o in numero.
Verghettato: lo scudo palato ma con 10 o 12 verghette.
Verme (Dal) arma: antica “fasciato di quattro pezzi d’azzurro e d’argento”.
Verro: maiale maschio, porco.
Verso: direzione. “Nel verso della pezza”: significa che una figura (per lo più piccola) caricata su una fascia, una banda, una sbarra, un bastone ne seguono l’orientamento.
Vestito: 1) persona o sue membra ricoperte di tessuto. 2) è il campo lasciato libero da una losanga che tocca i lati dello scudo con i suoi vertici.
Vestfalia: vedi Westfalia.
I primi stemmi comunali sarebbero comparsi dopo il trattato di pace di Costanza del 1183 dove venne riconosciuta l’autonomia dei Comuni e probabilmente li motivò a creare un proprio sistema di simboli e di cerimoniali.
Vicinìa: forma amministrativa medioevale di molti Comuni rurali del Nord-Italia. Consta di un’Assemblea Generale con funzioni deliberative e che nominava i funzionari civici. Le vicinie potevano essere riunite in “Quadre”: ripartizioni amministrative che comprendevano diverse aree rurali (Comuni), dotate di autonomia giuridica e amministrativa che erano però dipendenti e coordinati da un centro maggiore (Capo-Quadra). I podestà dei grandi Comuni urbani nominavano i “Vicari” nei vari Comuni. Vedi Comune, Sindaco.
Vico: dal latino “Vicus”, villaggio rurale non fortificato. Cfr. con Borgo.
Vienna (Wien): armi della capitale austriaca, grandi: “Di nero, all’aquila bicipite d’oro diademata e coronata dello stesso, carica in cuore di uno scudetto di rosso alla croce piana d’argento”; piccole: “Di rosso, alla croce piana d’argento”.
Vigilanza: nome che si dà al sasso tenuto con la zampa sollevata da una gru, o da un oca. Vedi Gru.
Violetto: vedi Porpora.
Viridario: letteralmente “Deposito di verde”, piccolo giardino racchiuso, simbolico del Paradiso Terrestre.
Visconte: originariamente titolo (Vice Comites: vicario del Conte) che spettava al vassallo che esercitava il potere delegato dal Conte di quel territorio che, per diversi motivi non poteva essere presente. In seguito la “funzione” ha originato il cognome Visconti.
Visconti (Arma): 1) antica: “scaccato d’argento e di rosso”. 2) moderna: “D’argento alla biscia d’azzurro coronata d’oro, ondeggiante in palo a sette spire, ingoiante un fanciullo o [un Saraceno] di carnagione”. Figura caratteristica dell’araldica italiana il cosiddetto biscione della famiglia Visconti (il cui cognome ricorda che ebbero incarico di vice-comites imperiali di Milano nell’XI secolo, prima erano designati con De Capitaneis dal titolo di Capitani d’Angera: il Capitanato di Angera era uno dei loro possessi più antichi) sul quale sono fiorite numerose storie leggendarie. La serpe fu anche di color verde o argento (in campo di smalto).
Si ritiene che risalga all’epoca in cui Matteo Visconti (1250-1322) venne nominato Capitano del Popolo e Podestà di Milano dallo zio Ottone Visconti, arcivescovo-conte della città. Per creare un’origine eroica alla sua casata (che asseriva esser discendente dal re longobardo Desiderio, il quale poteva avere tra i suoi amuleti un serpe in lapislazzuli, assai diffusa tra la popolazione longobarda) chiese ai letterati suoi sodali di elaborare vicende storiche e imprese vittoriose da tramandare ai posteri.
Si racconta quindi che durante la presa di Gerusalemme del 1099 tale Ottone figlio di Aliprando, Visconte dell’Arcivescovo-Conte di Milano, combattesse a capo di 7 mila uomini contro le truppe del “saraceno” Voluce. Questi aveva come insegna (o come cimiero) un drago che ingoiava un uomo di carnagione chiara (o un fanciullo); mentre Ottone aveva un’insegna con 7 ghirlande, simbolo di altrettante precedenti vittorie. Vinto Voluce, Ottone prese le sue insegne che donò alla basilica milanese di Sant’ Ambrogio e scelse per sé e per la sua famiglia l’insegna della serpe azzurra con 7 spire, ingoiante un saraceno.
Un’altra leggenda molto diffusa il serpe rappresenterebbe il drago che terrorizzava i sobborghi di Milano e che sarebbe stato combattuto da un tale Uberto Visconti, infine ucciso proprio mentre cercava di divorare un bambino.
Secondo Tilmann Schmidt l’insegna deriverebbe dalla scultura in bronzo che l’arcivescovo Arnolfo aveva portato con sé da Costantinopoli nel 1002, che la leggenda vuole essere il serpe di ferro che Mosè pose per ordine divino nel deserto a protezione dei Figli di Israele. Diventato uno dei simboli della lotta contro gli infedeli sarebbe quindi stato adottato come significativo vessillo da quell’Ottone di Aliprando “Visconti” che abbiamo già visto precedentemente (e che avrebbe inserito il simulacro del Moro tra le fauci del serpe).
Si sa per certo che l’insegna era usata dalla famiglia Visconti nel corso del XIII secolo. Nel 1336 fu aggiunta la corona al serpe: concessione del Duca d’Austria. Nel 1395, allorché Gian Galeazzo Visconti venne nominato Vicario Imperiale, Principe del Sacro Romano Impero e Duca di Milano, inquartò l’arme di famiglia con l’aquila imperiale nera (in seguito anche con il Fleur-de-Lys del Regno di Francia).
Visdomino: laico al quale un potere ecclesiastico delegava le funzioni giurisdizionali, anche “Avvocato” (da “Advocatus”: chiamato [a quelle funzioni]); Visconte che esercitava il potere temporale formalmente attribuito al Vescovo-conte, vero “signore” (Dominus) del territorio. In seguito ha originato i cognomi Visdomini e Vicedomini.
Vite: si rappresenta per lo più accollata ad un palo o ad un tronco, anche secco. Vedi Vigna.
Volo: coppia di ali pennute di volatile unite insieme; è abbassato se le punte delle ali sono rivolte verso il basso, è spiegato o levato quando le ali sono aperte con le punte estremi rivolte versi il capo, se sono semichiuse è un volo piegato o sorante. Se una sola ala è un semivolo. Si usa anche nei cimieri.
Vuote (antiquato: Vòte): figure aperte a mostrare il colore del campo, come svuotate.
Vulcano: può essere spento o vampante.