V

Vacca: non si rappresenta rampante, può essere ferma, passante, pascente.

 

Vaiato (e Vajato): scudo o pezza ricoperta di vaio minuto, di smalti diversi dalla coppia argento-azzurro.

 

Vaio (e Vajo): 1) pelliccia pregiata che si usava nelle guarnizioni delle sopravvesti di Araldi e Magistrati, formata dalle pelli riunite del piccolo scoiattolo grigio europeo Sciurus Alpinus o Sciurus Vulgaris. 2) seconda della “pellicce” araldiche: dato che la pelliccia era formata da pezze alternate ventrali (più chiare) e dorsali (più scure) dell’animale si crede abbia originato il caratteristico disegno composto da 4 file di pezzi “accampanati” cioè stilizzati in forma di “campanelli” d’argento (rovesciati) e d’azzurro (dritti) contrapposti (convenzionalmente l’azzurro si considera come colore del “campo”). Se le file di pezzi sono 3 si dice gran vajo, se sono 6 si chiama vajo minuto. Se i “campanelli” sono rovesciati uno sull’altro, toccandosi con le basi si dice controvajo, in modo che l’argento si opposto all’argento e l’azzurro all’azzurro. Si dice invece controvajato se ha la stessa figurazione, ma in coppia di smalti diversi dall’azzurro-argento. Vedi Beffroy, Varano (Da).

 

Vajo in Palo: se le pezze dello stesso smalto stanno una sull’altro e si toccano base/punta.

 

Vallombrosano (Ordine): una delle Osservanze dell’Ordine Benedettino. Vedi Ordine Benedettino.

 

Valvassino: feudatario minore, dipendente del Valvassore.

 

Valvassore: vassallo dipendente da un altro Vassallo maggiore e superiore del Valvassino.

 

Varagine (anche Voragine): antico nome del centro genovese di Varazze, da dove proveniva il celebre arcivescovo di Genova (Jacopo da Varagine, 1230-1298) storico e agiografo, autore della “Legenda Aurea” una collezione di vite di santi e articolata sulle ricorrenze liturgiche, nonché di una Chronica (detta Genuense o Longobardica Historia).

 

Varano (Da) arma: antica “vaiato d’argento e d’azzurro” (si specifica vaiato perché porta 5 file di “campanelli”). Cfr. Vaio.

 

Vaso: si dice ansato se ha un manico, se ne ha due è biansato.

 

Vassallo: possessore di un feudo con obbligo di servizio di personale in guerra. Termine che impropriamente indica un “suddito” libero.

 

Vello d’Oro: vedi Toson d’Oro.

 

Venezie (o Triveneto): Dotta denominazione collettiva che indicava i territori delle attuali Regioni di Veneto, Trentino e Friuli-Venezia Giulia; ossia l’area geografica costituita dai territori storici della Venezia Tridentina (Provincia di Trento, comprendente anche il territorio di Bolzano, di Cortina, Colle S. Lucia, Livinallongo, Pedemonte, Casotto e Valvestino) della Venezia Euganea (Province di Venezia, Padova, Rovigo, Verona, Vicenza, Treviso, Belluno, Udine, quest’ultima detta Provincia del Friuli) e della Venzia Giulia (Gorizia, Trieste, Pola, Zara e dal 1924 Fiume; durante al II Guerra Mondiale l’Italia fascista vi unì anche Lubiana). Si ritiene sia stata ideata dal glottologo Graziadio Isaia Ascoli nel 1863 con l’intenzione di marcare l’italianità culturale soprattutto del Trentino e del Friuli, all’epoca ancora soggette all’Impero Austriaco, ispirandosi alla terminologia di età imperiale augustea, allorché era conosciuta la X Regio: Venetia e Histria. Con il nuovo assetto venutosi a creare dopo la II Guerra Mondiale, allorché gran parte della Venezia Giulia venne ceduta alla Jugoslavia, la denominazione cadde in disuso e si preferì quella di Triveneto all’occasione. Nel 1923 Cortina (d’Ampezzo), Colle S. Lucia e Livinallongo (del Col di Lana) vennero unite alla Provincia di Belluno, mentre la Provincia di Gorizia venne soppressa per essere suddivisa tra la Provincia di Udine, quella di Trieste e quella di Pola), nel 1927 tornerà ad essere autonoma (ma Tarvisio e Cervignano resteranno ad Udine). Nello stesso periodo la Venezia Tridentina si denomina Trentino-Alto Adige. Nel 1929 Pedemonte e Casotto vennero aggregate alle Provincia di Vicenza. Nel 1934 Valvestino venne unito alla Provincia di Brescia. Nel 1947 la Provincia del Friuli fu distaccata dalla Venezia Euganea, la quale si denominò ufficialmente Veneto. Nel 1968 una parte della Provincia del Friuli venne staccata a formare la Provincia di Pordenone.

Ventaglio (e Ventagliera): parte della visiera dell’elmo più vicina al mento, per permettere l’aerazione.

 

Ventaglio (in): disposizione di una figura: es. tre spighe in ventaglio della quali una in palo e quelle ai lati inclinate in fuori, pressoché una in sbarra e una in banda. Cfr. Impugnato.

 

Ventarola: strumento metallico girevole posto sui comignoli degli edifici e sulla punta dei tetti delle torri che, col suo volgersi a tutti i venti ne indica la direzione. Anemometro. Diverso da Banderuola.

 

Vento: figura allegorica che si rappresenta per lo più in forma di volto umano, spesso uscente da nubi, con le gote gonfie nell’atto si soffiare, il soffio raffigurato come un fascio di linee divergenti uscenti dalla bocca. Vedi Aquilone e Borea.

 

Vepre: dal latino “vepres” (pruno) figura araldica caratteristica simboleggiante un pruno selvatico, sradicato, di sette rami, ognuno terminante in un frutto; per alterazione appare in forma di candelabro a sette braccia fiorite all’estremità; comune nell’Araldica dei Paesi Bassi e nella Francia settentrionale, derivato dall’arme della famiglia Créqui.

 

Verde: uno dei colori araldici, si rappresenta graficamente con linee diagonali nella posizione della banda (scendendo da destra verso sinistra).

 

Verga di Esculapio (anche Esculapio): bastone attorno al quale è attorcigliato un solo serpente (e non due come nel Caduceo, da non confondere con quest’ultimo) simbolo di rinnovamento per via della capacità di rinnovare la sue pelle, attributo di Esculapio (o Asclepio), semidio figlio di Apollo e Coronide, tradizionale simbolo dell’arte medica. Secondo una diffusa teoria il simbolo deriverebbero da un antico metodo di estrazione dai tessuti sottocutanei, per arrotolamento su un bastoncino, del parassita Dracuculus Medinensis (un verme diffuso in molte aree rurali del Medio Oriente e  del continente africano); era un’operazione molto complessa, che poteva durare giorni interi, e doveva essere eseguita da medici molto esperti, affinché il verme non si rompesse durante l’estrazione e morendo rendesse impossibile l’estrazione.

 

Verghetta: palo ristretto ad un terzo della sua larghezza ordinaria, può essere singola, doppia (gemella), o in numero.

 

Verghettato: lo scudo palato ma con 10 o 12 verghette.

 

Verme (Dal) arma: antica “fasciato di quattro pezzi d’azzurro e d’argento”.

 

Verro: maiale maschio, porco.

 

Verso: direzione. “Nel verso della pezza”: significa che una figura (per lo più piccola) caricata su una fascia, una banda, una sbarra, un bastone ne seguono l’orientamento.

 

Vescovo: dal latino Episcopum, che è dal greco Epìskopos (‘ispettore, sorvegliante’) dignità e ufficio del Vescovo nella Chiesa Cattolica Romana, nella Chiesa Anglicana, nelle Chiese orientali, e in alcune Chiese Riformate. Ufficio di colui che, mediante speciale consacrazione, è investito della pienezza dell’Ordine Sacro e dei poteri di governo di una Chiesa Locale come successore degli Apostoli. Nella Chiesa Cattolica si distinguono in:

 

  • Residenziale, che governa una Diocesi con piena giurisdizione
  • Ausiliare, che, pur consacrato vescovo, è alle dipendenze di un vescovo residenziale e lo aiuta come Vicario.
  • Coadiutore, che assiste il vescovo residenziale spesso con diritto di successione.
  • Titolare o Onorario, che è investito del titolo di una Diocesi non più esistente e che quindi non possiede giurisdizione. Anticamente denominato In Partibus [Infidelibus] perché il territorio della Diocesi era occupato da pagani o musulmani.
  • Suburbicario, di dignità cardinalizia e che regge una delle sette Diocesi Suburbicarie che circondano quella di Roma.

Vedi anche  Araldica Ecclesiastica

 

Vessillifero (e Vessillario): 1. colui che portava il vessillo, l’insegna di una Vessilazione (unità tattica di circa duemila uomini) nell’Esercito Romano. Il nome di Vexillationem deriva dal fatto che i membri non combattevano sotto l’insegna dell’aquila, emblema della Legione, ma sotto i vessilli dei vari corpi che formavano l’unità. 2. per estensione, colui che porta un’insegna, impropriamente Gonfaloniere.

 

Vessillo: stendardo, bandiera. In origine era l’emblema della Vessilla, drappo rosso in cima ad un’asta decorata con una figura emblematica. In seguito il termine designò un insegna militare o uno stendardo di panno prezioso e portato alla testa degli armati. Cfr. Labaro.

 

Vessillologia: studio delle bandiere.

 

Vestito: 1) persona o sue membra ricoperte di tessuto. Cfr. Guarnito. 2) è il campo lasciato libero da una losanga che tocca i lati dello scudo con i suoi vertici.

 

Vestfalia: vedi Westfalia.

 

Vetta (anche Cima): sommità di un monte. Cfr. Monte.

 

Vico: dal latino “Vicus”, villaggio rurale non fortificato. Cfr. con Borgo.

 

Vigilanza: nome che si dà al sasso tenuto con la zampa (piota) sollevata da una gru, o da un oca. Vedi Gru.

 

Vincastro: vedi Pastorale.

 

Violetto: vedi Porpora.

 

Viridario: letteralmente “Deposito di verde”, piccolo giardino racchiuso, simbolico del Paradiso Terrestre.

 

Visconti (Arma): 1) antica: “scaccato d’argento e di rosso”. 2) moderna: “D’argento alla biscia d’azzurro coronata d’oro, ondeggiante in palo a sette spire, ingoiante un fanciullo o [un Saraceno] di carnagione”. Figura caratteristica dell’araldica italiana il cosiddetto biscione della famiglia Visconti (il cui cognome ricorda che ebbero incarico di vice-comites imperiali di Milano nell’XI secolo, prima erano designati con De Capitaneis dal titolo di Capitani d’Angera: il Capitanato di Angera era uno dei loro possessi più antichi) sul quale sono fiorite numerose storie leggendarie. La serpe fu anche di color verde o argento (in campo di smalto).

Si ritiene che risalga all’epoca in cui Matteo Visconti (1250-1322) venne nominato Capitano del Popolo e Podestà di Milano dallo zio Ottone Visconti, arcivescovo della città. Per creare un’origine eroica alla sua casata (che asseriva esser discendente dal re longobardo Desiderio, il quale poteva avere tra i suoi amuleti un serpe in lapislazzuli, assai diffusa tra la popolazione longobarda) chiese ai letterati suoi sodali di elaborare vicende storiche e imprese vittoriose da tramandare ai posteri.

Si racconta quindi che durante la presa di Gerusalemme del 1099 tale Ottone figlio di Aliprando, Visconte dell’Arcivescovo-Conte di Milano, combattesse a capo di 7 mila uomini contro le truppe del “saraceno” Voluce. Questi aveva come insegna (o come cimiero) un drago che ingoiava un uomo di carnagione chiara (o un fanciullo); mentre Ottone aveva un’insegna con 7 ghirlande, simbolo di altrettante precedenti vittorie. Vinto Voluce, Ottone prese le sue insegne che donò alla basilica milanese di Sant’ Ambrogio e scelse per sé e per la sua famiglia l’insegna della serpe azzurra con 7 spire, ingoiante un saraceno.

Un’altra leggenda molto diffusa il serpe rappresenterebbe il drago che terrorizzava i sobborghi di Milano e che sarebbe stato combattuto da un tale Uberto Visconti, infine ucciso proprio mentre cercava di divorare un bambino.

Secondo Tilmann Schmidt l’insegna deriverebbe dalla scultura in bronzo che l’arcivescovo Arnolfo aveva portato con sé da Costantinopoli nel 1002, che la leggenda vuole essere il serpe di ferro che Mosè pose per ordine divino nel deserto a protezione dei Figli di Israele. Diventato uno dei simboli della lotta contro gli infedeli sarebbe quindi stato adottato come significativo vessillo da quell’Ottone di Aliprando “Visconti” che abbiamo già visto precedentemente (e che avrebbe inserito il simulacro del Moro tra le fauci del serpe).

Si sa per certo che l’insegna era usata dalla famiglia Visconti nel corso del XIII secolo. Nel 1336 fu aggiunta la corona al serpe: concessione del Duca d’Austria. Nel 1395, allorché Gian Galeazzo Visconti venne nominato Vicario Imperiale, Principe del Sacro Romano Impero e Duca di Milano, inquartò l’arme di famiglia con l’aquila imperiale nera (in seguito anche con il Fleur-de-Lys del Regno di Francia).

 

Vite: si rappresenta per lo più accollata ad un palo o ad un tronco, anche secco. Vedi Vigna.

 

Vogante: vedi Nuotante.

 

Volante: che vola, se ne indica la direzione.

 

Volo: coppia di ali pennute di volatile unite insieme; è abbassato se le punte delle ali sono rivolte verso il basso, è spiegato o levato quando le ali sono aperte con le punte estremi rivolte versi il capo, se sono semichiuse è un volo piegato o sorante. Se una sola ala è un semivolo. Si usa anche nei cimieri.

 

Vuote (Vuotate, antiquato: Vòte): figure aperte a mostrare il colore del campo, come svuotate; come se ad una figura se me sovrapponesse un’altra simile ma diminuita e smaltata del campo. Cfr. Ripieno.

 

Vulcano: può essere spento o vampante.

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