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Macina: pietra di mulino. Due macine girando (mosse dalla forza idraulica o eolica) servivano a macinare le granaglie. Figura rappresentata come una ruota munita di un foro quadrato o a losanga, o munita al centro di un Ferro di Mulino.

Maciulla (anche Broglia e Broye): figura tipica che rassomiglia uno schiaccianoci dalle maniglie allargate, in realtà si tratterebbe della stilizzazione dello stringinaso, che i maniscalchi mettevano ai cavalli durante la ferratura, secondo altri autori sarebbe invece l’omonimo strumento (detto anche ‘maciullatrice’ o, impropriamente, ‘gramola’) utilizzato per separare le parti fibrose da quelle legnose del fusto della canapa o di altra pianta tessile, prima della pettinatura.

Madrid: La città ha, come simbolo principale, un’orsa levata contro il tronco di un albero di corbezzolo, del quale una rappresentazione molto popolare è la statua bronzea posta presso la Porta del Sol, nota come “oso y el madroño”. Madroño è il nome castigliano del frutto del corbezzolo (Madroñera) detto anche Ciliegio marino (Arbutus Unedo) che ha una certa assonanza col toponimo della città. L’orsa simboleggia l’antica regione di Madrid, detta Ursuria, anticamente boscosa e abitata da animali selvatici sulla quale la città vantava dei diritti e si ricollega all’emblema dell’orso adottato da re Alfonso VII  nel 1212, durante la guerra contro il regno di Murcia. Dall’orsa derivano, tramite il riferimento astrale alla costellazione dell’Orsa Minore (o Piccolo Carro) le 7 stelle d’argento presenti nello stemma (nonché sulla bandiera rossa della comunità di Madrid).

Maestà (in): figura animata o la sola testa posta di fronte “nell’aspetto più nobile”, stabile, nella migliore posizione che suscita riverenza e ammirazione.

Maglia: 1) cotta di maglia, abito del cavaliere, giaco metallico. 2) figura rappresentata dalla losanga vuota.

Malaspina (arma): famiglia nobile originaria della Lunigiana, suddivisasi in due linee principali. Malaspina della Spino Secco (principale): “Di rosso, al leone d’oro coronato dello stesso, tenente con le branche uno spino secco di nero”; Malaspina dello Spino Fiorito (cadetto): “Troncato d’oro e di rosso, allo spino di verde fiorito di 5 pezzi trifogliati d’argento, posto in palo e attraversante”; arma originaria (parlante): “D’oro allo spino secco di nero posto in palo”

Male Ordinate: si dice di 3 figure della stessa natura quando sono posizionate 1,2 quando cioè quella centrale è alzata rispetto alle laterali. Convenzionalmente si ritiene che la disposizione “ordinaria” per 3 figure sia 2,1  perciò nella disposizione simmetrica si sono definite “male ordinate”.

Malta (Ordine di): vedi Ordine di Malta.

Mandorla: 1) denominazione popolare dello scudo perale, o a goccia rovesciata cioè col margine superiore arrotondato e quello inferiore appuntito tipico del XIII secolo. 2) figura che rassomiglia il frutto del mandorlo. 3) figura geometrica ottenuta dall’intersezione di due cerchi, con due punte e lati convessi: simbolo della compenetrazione del Mondo Naturale con quello Spirituale.

Mandorle pelate: è una denominazione tecnica che indica 4 mandorle (ma anche losanghe) disposte in decusse (croce di S. Andrea).

Manesse (Codice): il Manessische Liederhandschrift, è la più importante raccolta membranacea di componimenti cortesi in lingua tedesca del XII e XIII secolo, finanziata dal mercante zurighese Roger Manesse all’inizio del XIV secolo, comprende 137 miniature a piena pagina che rappresentano i vari autori accompagnati dalle proprie armi (o attribuite) e che ne fanno uno dei più interessanti Armeristi del tardo Medioevo. Oggi è conservato presso la biblioteca universitaria di Heidelberg.

Manicato: 1) quando le armi o i vessilli hanno il manico di smalto differente. 2) impreciso: del colore dei pastorali se hanno l’impugnatura (manico) di colore diverso dal ricciolo. Vedi anche Impugnato.

Mano: si intende sempre la mano destra (salvo diverso blasone, che deve specificare: sinistra). Se mostra il palmo si dice appalmata, se mostra il dorso è contropalmata. Può essere benedicente oppure può lasciare cadere dei raggi: in questo caso si dice Mano Divina Datrice uscente da un nimbo. Due mani giunte in preghiera si dicono preganti. Due mani che si congiungono moventi dai lati opposti dello scudo si dicono Fede.

Mano d’Aquila (e Artiglio Alato): è una figura caratteristica rappresentata da un’ala d’aquila munita di un artiglio rapace. Zampa d’aquila cimata da un mezzo volo.

Mantellato: forma di partizione in tre parti, quando le linee di partizione partono dal centro del margine superiore e scendono obliquamente verso gli angoli inferiori dello scudo. Se terminano nel mezzo dei fianchi di dice mantellato rialzato (o cappato rialzato). Cfr. Interzato in mantello.

Manto (impropriamente anche Padiglione): figura che ricorda il mantello indossato nelle occasioni ufficiali dai regnanti, di vario colore (rosso, porpora, azzurro, nero), guarnito di frange d’oro, foderato d’ermellino, è posizionato aperto e completo di un padiglione e cimato dalla corona di rango, sotto il quale si pone lo scudo. Possono utilizzarlo solo le famiglie che hanno o hanno avuto potestà sovrana, nonché alcuni alti magistrati. Vedi anche Padiglione.

Marcato: lo è il dado da gioco se i suoi punti numerici sono di colore diverso.

Marchese: indica il governatore di una Marca (dal germanico “Mark”: segno di confine) che controllava una delle province di confine del Regno Franco (durante l’Impero Romano si chiamavano Duces Limitaneos). Inizialmente era di rango inferiore al Conte mentre oggi lo precede (e succede al Duca) ed essendo titolo di carattere militare non poteva essere concesso alle donne (Matilde di Canossa, figlia ed erede del Marchese di Toscana, portava il titolo di Gran Contessa). Vedi Margravio.

Marchese (Corona di): cerchio d’oro, gemmato, sostenente quattro fiorono (3 visibili) alternati a dodici perle raccolte in gruppi di 3 (due in vista) disposte in piramide. Sono tollerate le corone di marchese coni gruppo di perle sostenute da punte o disposte a gruppi di tre in fascia, poste direttamente sul margine superiore o sostenute da altrettante punte.

Marciano: di San Marco. Vedi Leone di San Marco.

Margravio: titolo germanico derivato da Mark-Graf, letteralmente “Conte di una Marca”. Non corrisponde precisamente all’italiano “marchese”, anche se molti lo usano come sinonimo, per cui si preferisce usare il termine proprio. Vedi Austria (Marca di).

Mare: campagna fluttuosa di colore azzurro, d’argento o di verde. Se i flutti sono molto accentuati si può definire agitato. Di solito si rappresenta in azzurro, o in verde o in argento, caricato di increspature (onde) di uno di questi smalti, diverso da quello scelto per il fondo.

Mareggiato: campo o partizione rappresentato fluttuoso.

Marinato: animali terrestri quando sono muniti, contro la loro natura, di una coda di pesce. Meglio: Marino.

Marino: aggettivo che indica le figure chimeriche che hanno la parte posteriore del corpo di pesce (cavallo marino, leone marino, gatto marino, cane marino…). Vedi Sirena.

Martino: nome popolare del Becco o Montone.

Mascherato (o Nascosto): animale che ha il capo celato da un elmo o da una maschera vera e propria.

Maschio (di Fortezza): vedi Mastio.

Massacro: testa di cervo o anche di bue, scarnito (senza collo) e posto di fronte.

Mastio (e Maschio) di Fortezza: la parte più forte ed elevata di un castello, raffigurata di solito come grossa torre circolare. In Araldica indica quello altrimenti definito come Castello (vedi questa voce).

Mastino: cane di forme meno affusolate del levriere e con le orecchie e la coda mozze.

Mattonato: sinonimo di murato, quando le commettiture tra le pietre di una costruzione sono di colore diverso da quello delle pietre.

Mattone: sinonimo di Plinto.

Maurizio: vedi Moro.

Mazza: insegna di comando e insegna dell’autorità legislativa e giudiziaria in forma di grosso bastone con un pomo sulla cima sul quale sono riportate le armi araldiche del re, del signore feudale, di una magistratura o della città, impugnata dal Mazziere. Durante le assise viene posta su un carello davanti al presidente dell’assemblea. Vedi Caduceo e Scettro.

Mazza d’Arme: arma offensiva munita di una testa con punte (spunzoni) di ferro.

Mazzafrusta (e Mazzafrusto): arma offensiva composta da un manico munito di catene o corregge  terminanti in palle di ferro chiodate. Cfr. con Sferza.

Mazza Priorale: insegna del Priore di un monastero o di un Collegio prelatizio, del maestro del coro e del primo cantore. Bastone in metallo nobile simile al Pastorale del vescovo, ma privo del ricciolo superiore e terminante in un nodo, in pomo o in una piccola edicola architettonica simboleggiante una chiesa. Detto anche impropriamente pastorale priorale. Vedi Pastorale.

Mazziere: incaricato che precede il corteo con la mazza del signore o di una magistratura.

Medaglia d’oro al Valore: Militare istituita nel 1793 dal Regno di Sardegna e mantenuta anche successivamente, è assegnata a coloro che hanno compiuto eccezionali atti di ardimento che non rientrano negli obblighi del loro dovere; può essere d’oro, d’argento e di bronzo. Civile è assegnata a color che hanno compiuto eccezionali atti di eroismo in tempo di pace, può essere d’oro e di bronzo. Le città che ne sono state insignite la fissano al gonfalone e spesso la rappresentano nelle armi civiche appesa al serto d’alloro e di quercia che orna lo scudo. Vedi Croce al Valore.

Medesimo (del), meglio Dello Stesso: quando si indicano figure smaltate del colore descritto subito prima (nel blasone non si dovrebbero avere ripetizioni di termini).

Medici (De Medici, arma): antica: “d’oro alle 6 torte di rosso”, moderna: “d’oro, alle 5 torte di rosso in cinta, sormontate da una azzurra caricata di tre gigli d’oro”. In origine i Medici portarono lo scudo d’oro con 6, 7 e anche 8 torte popolarmente dette palle; poi ridotte a 6, la superiore delle quali fu caricata dei colori di Francia per concessione di Luigi XI del 1465, ripresa poi da Leone X (cardinale Giovanni De’Medici, 1475-1521) come concessione personale ai suoi benemeriti. Vedi Capo di Leone X.

Melagrana (e Melograno, Melagranata, Granato): frutto del melograno, di forma tondeggiante di colore verde o d’oro munito in fondo di un peduncolo a corona, aperto da una fessura che lascia vedere i semi rossi o dorati. Vedi Granada.

Melitense (Ordine): vedi Ordine di Malta.

Melusina: figura derivata dal mito, è una sirena uscente da un tino. Secondo la leggenda (derivata dal gioco di parole con Mè[re]-Lusine, corruzione di Giunone Lucina) il capostipite della dinastia dei Lusignano (Raymond De Lusignan, nel Poitou) si innamorò di Melusine, una fata bellissima, che accettò di sposarlo solo dopo che lui promise di non guardarla mai mentre faceva il bagno nuda di sabato; dopo un lungo periodo di felicità insieme però nell’uomo fu istigato un dubbio, spiò la moglie da un buco nella porta della sala da bagno e vide che essa aveva una coda di drago (o di pesce, come una sirena). Irritata col consorte essa fuggì (secondo altre versioni si lasciò morire). Vedi Sirena.

Membrato: un volatile quando ha le zampe e gli artigli di colore diverso dal corpo.

Merla: termine che indica la femmina del merlo e che si rappresenta senza becco e senza zampe. Merlotto.

Merlato: qualsiasi figura munita di merlatura. Può essere alla Guelfa o alla Ghibellina.

Merlettato: figura dai bordi minutamente dentati. Il “merletto” (piccolo merlo) deriva proprio dalla somiglianza delle decorazioni appuntite con le merlature delle fortificazioni.

Merlotto: figura caratteristica rappresentato come un uccello senza becco e senza artigli (collettivamente definiti come armi). Secondo la tradizione indica i nemici vinti in battaglia (privati delle armi).

Metalli: il primo gruppo dei tre in cui si suddividono gli smalti araldici (metalli, colori, pellicce): comprende l’oro e l’argento; integrati talvolta dal ferro e dall’acciaio. Gli scudi erano parte essenziale del corredo dei cavalieri medievali e rinascimentali sul cui supporto metallico venivano riportate le figure e gli emblemi identificativi del possessore, al vero era abbastanza semplice utilizzare tinte dorate o argentee. Negli altri contesti non sempre era possibile usre pigmenti metallici e ci si avvalse del bianco e del giallo mantenendo però nella loro descrizione i termini simbolici ed evocativi di “Argento” e “Oro”.

Alcuni araldisti comprendono anche l’Acciaio tra i metalli, che però è facilmente confondibile con l’argento.

Mezzaluna: vedi Crescente.

Milano (arme della città): considerato tra i più antichi stemmi civici italiani è essenzialmente uno scudo “d’argento alla croce piana di rosso”. Risalirebbe almeno all’XI secolo; nel 1045 l’insegna rossa della nobiltà cittadina si fuse con quella bianca del “popolo” in un unico emblema.

Secondo la tradizione il 17 aprile 1167, nell’abbazia benedettina di Pontida (presso Bergamo) le principali città dell’Italia settentrionale giurarono di combattere l’Imperatore Federico Barbarossa per la propria libertà ed indipendenza. Oltre a Milano, parteciparono al giuramento le rappresentanze di Lodi, Bergamo, Brescia, Vercelli, Alessandria (in edizioni successive, aderirono anche Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Venezia, Cremona, Mantova, Ferrara; Piacenza, Parma, Modena, Bologna) e assunsero insieme la denominazione di “Lega Lombarda” adottando come bandiera quella della Chiesa (nonché della città di Milano): cioè quella del Cristo risorto e di San Giorgio, una croce rossa in campo d’argento, consegnata ufficialmente nel 1066 dal papa Alessandro II (il milanese Anselmo da Baggio) ad Erembaldo, capitano del popolo di Milano e capo del partito riformista. Quindi il “Vexillum Ecclesiae” è al contempo anche arme di Milano.

Nel 1171 le autorità cittadine restaurarono Milano e incaricarono lo scultore Anselmo di realizzare un bassorilievo celebrativo da installare sopra la Porta Romana (oggi al Museo Civico di Arte Antica) il principale accesso meridionale della città, dove fosse scolpito anche l’emblema cittadino. Questa è una delle più antiche rappresentazioni di arme civica italiana.

Il 29 maggio 1176, vicino Melegnano, gli alleati vinsero l’Armata Imperiale: il simbolo della Lega era issato sopra un carro, detto “carroccio” difeso da 300 cavalieri. Una compagnia di 900 soldati detta “Compagnia della Morte”, comandata da Roberto da Giussano, combatté con grande onore costringendo lo stesso imperatore a fuggire a Pavia.

Nel 1183 lo stesso Imperatore riconobbe al Comune l’autonomia con il trattato di Costanza.

Dopo questi eventi molte delle città alleate adottarono come armi lo scudo d’argento crociato di rosso come simbolo della loro autorità e autonomia.

Mirante: vedi Riguardante.

Minia (o Missein): margraviato asburgico, arma “d’oro al leone di nero con la coda biforcata, lampassato e armato di rosso”.

Misura: per la misura dello scudo vedi Modulo.

Mitra (o Mitria, improprio Tiara): copricapo liturgico in forma di cono diviso in due corni (cornua), rappresentanti l’Antico e Nuovo Testamento, racchiusi da un nastro detto circulus e munita posteriormente di due nastri detti infule foderate inferiormente di rosso; è indossato durante la liturgia dai vescovi e dai superiori religiosi che pur privi della dignità episcopale hanno vera giurisdizione (ad esempio gli abati esenti e alcuni superiori degli Ordini Religiosi). La forma inizialmente era conica, in tutto simile alla tiara (e perciò spesso con questa identificata) successivamente ha avuto forma a calotta, più o meno infossata al centro; dalle anse laterali si sono originati i “corni” che fino alla metà del XII secolo erano portati ai lati della testa, sulle tempie, in seguito sono stati disposti uno in fronte e l’altro posteriormente. Sebbene sia un simbolo di dignità maschile, in passato alcune badesse di grandi monasteri la ponevano sulle proprie armi e talvolta la indossavano effettivamente, oggi usano il solo pastorale accollato allo scudo, come gli abati. Vedi anche Tiara. Ne esistono di tre tipi:

  • Mitra preziosa: attributo esclusivo del pontefice e dei vescovi, in tessuto prezioso e gemmata.
  • Mitra aurifregiata: ‘con fregi d’oro’ di colore normalmente bianco (in passato poteva essere di un colore liturgico) ma decorato con fasce dorate (aurifrigi) e talvolta gemmata, concessa talvolta come segno di dignità ad abati regolari e canonici.
  • Mitra semplice: di solito bianca e attributo, come le precedente, degli abati e dei canonici.

Le mitre preziosa e aurifregiata sono tutt’ora emblemi di rango (dignità) dei vescovi nella Chiesa Anglicana. In Araldica, se è bordata di un colore diverso, si dice guarnita.

Modulo: unità di misura geometrica dello scudo. Lo scudo Sannitico, utilizzato nella maggior parte degli emblemi dell’Araldica Italiana, misura 7 moduli in larghezza per 9 di lunghezza (secondo alcuni autori: 8,5 moduli + 0,5 per la punta). Vedi anche Proporzioni.

Mola: vedi Macina.

Moldavia: Regione dell’Europa orientale, arma “di rosso al rincontro di toro d’oro sormontato da una stella di 6 punte dello stesso posta tra le corna, e accompagnato da un crescente d’argento nel cantone sinistro del capo”.

Monaco (Principauté de Monaco, arma): arma del Principato di Monaco, “losangato d’argento e di rosso, timbrato da una corona reale” le Grandi Armi si completano: “…sostenuto da due Monaci armati di spada, accollato al gran collare dell’Ordine di Monaco, il tutto posto sotto il manto do rosso foderato d’armellino, legato d’oro e  uscente dalla corona reale foderata di rosso”. Nel 1297 Franceschino Grimaldi detto “Malizia” riuscì ad impossessarsi della rocca entrandovi travestito da monaco, divenutone signore in nome (inizialmente) della Repubblica di Genova si rese ben presto indipendente e successivamente il casato conquistò il titolo di principe.

Monaco di Baviera (München): arme della capitale della Baviera, grandi (adottatte nel 1239): “D’argento alla porta di città al naturale, merlata e torricellata di due, tegolata d’oro e di nero, al leone nascente dalla merlatura, coronato dello stesso e lampassato di rosso, aperta del campo, custodita dal monaco di carnagione, cappato di nero profilato d’oro, benedicente con la mano destra e tenente il libro dell’Evangelo con la sinistra”; piccole (nel 1957 sono state adottate in luogo delle precedenti):“D’argento, al monaco di carnagione, cappato di nero profilato d’oro, benedicente con la mano destra e tenente il libro dell’Evangelo nella sinistra di rosso”. La figura trae origine dal fatto che tra il secolo X e l’XI, sulle rive dell’Isar venne fondata “Muniche”, cioè un centro abitato “presso i monaci”, un insediamento dipendente dal monastero benedettino di Tegernsee (lago di Tegern). Il monaco è detto popolarmente “Münchner Kindl”.

Mondo: rappresentato da un globo stellato. Cfr. Globo Imperiale.

Monferrato: attuale sub-regione del Piemonte: suddiviso dopo l’annessione Sabauda del 1708, in Monferrato Superiore (o Monferrato Casalese, con capoluogo Casale Monferrato) e Monferrato Inferiore (o Monferrato Acquese, con capoluogo Acqui Terme) il nome si riferisce all’antico Marchesato retto dalla dinastia longobarda degli Aleramici, poi passato per eredità ai Paleologi di Bisanzio e successivamente ai Gonzaga di Mantova e ai Savoia. L’arma della famiglia è una delle più antiche d’Italia ed è formata “D’argento al capo di rosso”.

Con l’intento di contrastare le invasioni saracene il re d’Italia (e Marchese d’Ivrea) Berengario II (900-966) costituì, intorno al Natale del 951, la Marca della Liguria Occidentale, affidandola ad Aleramo conte del Monferrato; la Marca di Liguria Orientale, affidata ad Oberto conte di Luni; e la Marca di Torino affidata a Arduino conte d’Ivrea. Dalle tre circoscrizioni discenderanno le dinastie degli Aleramici (che domineranno il Monferrato dal 951 al 1305), gli Obertenghi e gli Arduinici.

Montante: 1) animali (anche insetti) posti in palo, come se si arrampicassero sullo scudo verso l’alto. 2) il crescente di luna quando ha le punte verso il capo (è ritenuta la sua posizione normale quindi molti non la blasonano).

Monte: i cosiddetti “monti all’italiana” sono una sorta di insieme di colli cilindrici con la parte superiore arrotondata (a guisa di “panettoni” e quasi sempre in numero dispari) disposti a piramide o affiancati. Se i colli del monte sono molto stilizzati, come “rigonfi” e rassomigliano una nuvola si dicono “alla tedesca” (sono infatti tipici dello stile germanico). Se il monte è rappresentato in modo più naturalistico si dice “monte al naturale” e presenta solitamente le asperità del terreno.

Montefeltro (da, arma): dinastia dei Duchi d’Urbino, originari di Montefeltro (oggi San Leo, in Provincia di Pesaro);“d’azzurro alle tre bande d’oro, la prima caricata di un’aquila di nero”

Montone: maschio della pecora, rappresentato passante, con corna ricurve. Può essere cozzante: vedi Capro.

Moravia: Margraviato dell’epoca asburgica oggi parte della Repubblica Ceca (con la Boemia). Arma: “d’azzurro all’aquila scaccata di rosso e d’oro”.

Morganatico: si dice del matrimonio contratto da un sovrano con persona di condizione inferiore, nel quale sia il coniuge che i figli nati da quell’unione sono esclusi dalla successione dinastica. Deriva dal francone Morgangeba (in tedesco moderno Morgengabe) che significa letteralmente ‘dono del mattino’ fatto dal marito alla moglie dopo la prima notte di nozze, consistente nel diritto all’eredità di parte dei beni.

Morione: elmo leggero con cresta alta e orli rialzati. Dallo spagnolo “morion”: ‘che sta sulla sommità’.

Mornato: francesismo che indica il leone privo della lingua e senza unghie (in francese Morné). Meglio: morto.

Moro (e Testa di Moro): testa di nero, spesso attorcigliata sulla fronte o bendata sugli occhi. Se è coronata rappresenta San Maurizio (generale della legione Tebea che si pensa di origine sudanese e morto martire presso l’attuale Saint Maurice d’Agaune nel Vallese). È l’emblema principale della Diocesi di Monaco di Baviera (unita all’orso di San Corbiniano, simbolo della Diocesi di Frisinga: i due territori uniti formano l’Arcidiocesi di Monaco di Baviera, per questo adottati da papa Benedetto XVI, già arcivescovo di quella città).

Morto (propriamente Nato Morto): il leone privo della lingua e senza unghie (in francese Morné).

Moscato: animali dal mantello maculato.

Moscatura (e Mosca d’Armellino): vedi Fiocco d’Ermellino e Armellino.

Mostruoso: di animali con testa umana o con membra innaturali. Vedi Arpia, Sirena.

Motto: breve frase o sentenza che accompagna lo scudo, spesso riportata su un nastro svolazzante posto sotto la punta. Vedi anche Impresa.

  • Parigi (città): “Fluctuat nec Mergitur”
  • Londra: “Domine Dirige Nos”
  • Amsterdam: “Eroica, Risoluta, Pietosa” (“Heldhaftig Vastberaden Barmhartig”)
  • Ancona: “Ancona Dorica Civitas Fidei”
  • Cortona: “Sis tutor Cortoneae, sis semper Marce patrone”
  • Rimini: “Alea Jacta est”
  • Messina “Fert leo vexillum Messane cum cruce signum”
  • Modena: “Avia Pervia”
  • Monza: “Est Sedes Italiae Regni Modoetia magni”
  • Parma: “Hostis Turbetur quia Parmam Virgo Tuetur” (tremino i nemici perché la Vergine protegge Parma)
  • Pistoia: “Quoe vole tantillo Pistoria celo sigillo”

Movente: una figura inanimata rappresentata parzialmente, come se entrasse nel campo da un lato o da un angolo. Se animale si dice uscente.

Mozzo (e Mozzato): l’albero quando è tagliato inferiormente e non mostra le radici. Tagliato.

Mulinata: la croce munita al centro di un foro in forma di quadrato o losanga che lascia vedere il colore del campo, come fosse una Chiave di Mulino.

Municipio: dal latino “munia” (‘doveri’): identifica il palazzo sede del Amministrazione Comunale. Per convenzione l’altezza media sul livello del mare di un Comune si misura alla soglia dell’ingresso del palazzo municipale.

Muraglia: cortina di muro che va da un fianco all’altro dello scudo.

Murale (e Vallare, corona): attributo della corona civica, rappresentata in guisa di mura, con mattoni delineati e provvista di merli o torri. Vedi Vallare (corona), Napoleonico Stato e Corona Civica.

Murato (e Muragliato): 1) indica il colore delle commettiture del muro (cemento) quando è diverso dal colore delle pietre. 2) lo scudo ricoperto da un disegno di muro, detto anche Muragliato.