L

Labaro: insegna militare formata da un drappo quadrato, appeso per mezzo di un bilico ad un’asta. Simile al Gonfalone ma più piccolo.

Laccio d’Amore: 1) ornamento esteriore dello scudo, che caratterizza le armi femminili, formato da due cordoni di seta di uno o più colori attorcigliati e intrecciati intorno allo scudo (che, di norma, per le donne è una losanga). Se è nero indica lutto, e prende il nome di Cordelliera. Deriva dall’uso delle dame di donare al proprio cavaliere delle fusciacche (piccole sciarpe) ricamate con i propri colori, che venivano indossate a tracolla o legate all’elsa della spada in segno d’onore come laccio d’amore o di devozione nei confronti della donatrice. 2) nome originario dell’Ordine Supremo
della Santissima Annunziata, istituito da Amedeo VI di Savoia (il Conte Verde) nel 1362.

Lagrima: si raffigura a foggia di cuore rovesciato (ma più stretto della goccia) con la codetta ripiegata. Cfr. Goccia.

Lambello: è una popolare pezza ornamentale in forma di trangla (fascia diminuita in altezza) munita normalmente di 3 pendenti (detti anche gocce, se ne ha 4 o 5 o più si dice “rastrello”) e posta normalmente nel capo dello scudo; inizialmente la trangla era estesa da un fianco all’altro dello scudo, e i pendenti erano come dei piccoli pali ristretti e scorciati, mentre nell’uso corrente è scorciata. Deriva dal francone “labba” (cencio) bianco o colorato con il quale i cavalieri con identico scudo si differenziavano tra loro. Impropriamente viene chiamato lambello anche il rastrello presente nel capo d’Angiò (più propriamente: d’Anjou), che deriva dallo scudo di Francia brisato, proprio della dinastia degli Orléans. Per tradizione identifica le famiglie di parte “guelfa”, giacché si ritiene che sia stato concesso alle famiglie a lui fedeli da Carlo d’Orleans, duca d’Anjou, allorché discese in Italia nel 1265 per reclamare il trono di Napoli e di Sicilia (come Carlo I). Oggi, in Italia, il lambello propriamente detto si può vedere nello stemma del Piemonte e negli scudi dei Comuni (e delle famiglie) di Bologna e del Contado Bolognese.

Lambrecchini: nome tecnico per gli “svolazzi”. Formati da pezzi di panno dei colori dello scudo, posti nella parte superiore dell’elmo, trattenuti per mezzo di un cercine, e ricascanti. Servivano per riparare dai raggi del sole. Intorno al XIV secolo gli elmi erano coperti con berretti aderenti per attenuare il riverbero del sole che splendeva sull’acciaio. Questa copertura si modificò allungandosi posteriormente a protezione anche del collo e delle spalle; graficamente dettero origine agli “svolazzi” o “lambrecchini”. È consuetudine che il lato esterno degli “svolazzi” presenti il colore principale dello scudo e l’interno il metallo principale (non mancano eccezioni a questa come a tutte le altre Regole araldiche). Vedi anche Cimiero, Elmo.

Lampassato: (dal francese “Lampassé”) francesismo che si usa per indicare lo smalto della lingua degli animali araldici a quattro zampe, specificamente dei leoni, se hanno la lingua di smalto diverso; tranne i volatili, il drago, il grifo e le serpi, che si dicono linguati.  “Lampassato di rosso” indica che la lingua è di quel colore (v. Lampasso e Smalto).

Lampasso termine derivato dal francese lampas, di origine affine a lambeau e lambel (lambello). Indica un tessuto molto  pregiato per tappezzeria, tendaggi, coperte, fabbricato con filati di seta e talvolta arricchito con trame d’oro o argento; viene lavorato al telaio e si ottengono elaborati disegni ornamentali di diverso colore. Per questo motivo la locuzione “Lampassato di…” indica il colore della lingua del leone se diverso da quello del corpo.

Lancia: arma d’offesa, durante il medioevo poteva esser portata solo dai nobili e dagli uomini liberi. Nell’investire il nemico si appoggiava la lancia sopra un ferro a forma di mezzaluna fissato alla corazza a metà del petto sulla destra, detta resta (arresto), da cui il detto “partire lancia in resta”.

Lanciato: 1) munito di punte di lancia, per il fulmine quando ha una punta di lancia. 2) il cervo nell’atto di correre.

Landi (arma): dinastia dei Conti di Compiano, Signori di Bardi e Principi della Val Taro originari di Rivalta, presso Piacenza. Arma antica “inquartato, nel I e nel IV palato di 4 pezzi d’oro e di rosso alla fascia d’argento attraversante; nel II e nel III fasciato d’oro e d’azzurro”.

Lanzichenecco: nome dato dal XV secolo al soldato svizzero che difendeva il territorio dalle scorrerie delle compagnie di ventura, dal tedesco “Landsknecht” cioè ‘servitore’ (Knecht) ‘del Paese’ (Landes), con significato di ‘armato in servizio del Paese’. L’imperatore Federico III d’Asburgo tra il 1480 e il 1490 ne fece una serie di corpi di fanteria dell’esercito imperiale assoldati nei territori germanici. Soprattutto in Toscana i Lanzichenecchi erano detti anche, impropriamente, “Lanzi” (da cui la denominazione della “Loggia dei Lanzi” in Piazza della Signoria a Firenze).

Lauro (o Alloro): pianta sacra ad Apollo, simbolo di scienza, abilità poetica, e di vittoria. Fruttato d’oro è una delle due essenze che compongono il serto che circonda (di norma) gli emblemi civici, insieme alla quercia forma l’ Elemento Decorativo degli emblemi degli Enti Territoriali e dei corpi di Polizia.
Nota: nell’ Emblema della Repubblica Italiana è sostituito dall’Olivo. Vedi Quercia.

Lega Lombarda: Secondo la tradizione il 17 aprile 1167, nell’abbazia benedettina di Pontida (presso Bergamo) le principali città dell’Italia settentrionale giurarono di combattere l’Imperatore Federico Barbarossa per la propria libertà ed indipendenza. Oltre a Milano, parteciparono al giuramento le rappresentanze di Lodi, Bergamo, Brescia, Vercelli, Alessandria (in edizioni successive, aderirono anche Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Venezia, Cremona, Mantova, Ferrara; Piacenza, Parma, Modena, Bologna) e assunsero insieme la denominazione di “Lega Lombarda” adottando come bandiera quella della Chiesa (nonché della città di Milano): cioè quella del Cristo risorto e di San Giorgio, una croce rossa in campo d’argento, consegnata ufficialmente nel 1066 dal papa Alessandro II (il milanese Anselmo da Baggio) ad Erembaldo, capitano del popolo di Milano e capo del partito riformista. Quindi il “Vexillum Ecclesiae” è al contempo anche arme di Milano.
Nel 1171 le autorità cittadine restaurarono Milano e incaricarono lo scultore Anselmo di realizzare un bassorilievo celebrativo da installare sopra la Porta Romana (oggi al Museo Civico di Arte Antica) il principale accesso meridionale della città, dove fosse scolpito anche l’emblema cittadino. Questa è una delle più antiche rappresentazioni di arme civica italiana. Il 29 maggio 1176, vicino Melegnano, gli alleati vinsero l’Armata Imperiale: il simbolo della Lega era issato sopra un carro, detto “carroccio” difeso da 300 cavalieri. Una compagnia di 900 soldati detta “Compagnia della Morte”, comandata da Roberto da Giussano, combatté con grande onore costringendo lo stesso imperatore a fuggire a Pavia.
Dopo questi eventi molte delle città alleate adottarono come armi lo scudo d’argento crociato di rosso come simbolo della loro autorità e autonomia.

Legato: 1) figura avvinta da corde o nastri. 2) Volatile con le ali chiuse (anche chiuso). 3) Ambasciatore dell’Imperatore Romano, poi titolo specifico degli ambasciatori e governatori delle Province della Santa Sede. 3) per il legami dei corni, i lacci delle mazze d’armi, delle chiavi pontificie, degli scudi, dei covoni, dei fasci consolari, dei mazzi di fiori etc…

Legature a trifoglio (anche Legata a trifoglio): l’aquila, specialmente nell’Araldica Germanica, quando presentano le ali caricate da liste desinenti in trifoglio. Vedi Kleestengel.

Legenda (o Leggenda): “cosa da leggere”, motto. Spiegazione scritta di figure.

Leggi fondamentali: vedi Regole fondamentali.

Léon (o Leone, Regno di) arma: arma parlante del Regno omonimo, nel nord ovest della Spagna: 1) moderna:“D’argento al leone di rosso”. 2) antica: “D’argento al leone di porpora, coronato d’oro”.

Leoncino: piccolo leone, spesso in numero di due o più.

Leone: animale araldico per eccellenza e caro alla tradizione latina e mediterranea (i nordici gli preferivano l’orso), si rappresenta normalmente rampante a destra (si dice che questa sia la sua posizione naturale o normale), quindi non si blasona. Nota: se ne deduce che allorché il blasone non lo specifica il leone è sempre rampante. Graficamente ha la testa di profilo, tiene la zampa destra più alta della sinistra, la bocca aperta e la lingua uscente, la coda (che può essere anche bifida) alzata e ripiegata verso la schiena (altrimenti, se abbassata, è simbolo di fellonia). Se ha la coda recisa è diffamato, se ha gli attributi sessuali evidenti o differentemente colorati è osceno (o immaschito). Si blasonano eventuali smalti diversi: armato di… per le unghie e i denti, lampassato di… per la lingua, caudato di… per la coda, illuminato di… per gli occhi, superbo se ha la criniera arricciata. Se è fermo si può dire anche posato. Se è rappresentato posato a terra, di profilo, come in atto di camminare, è Passante. Se è passante con la testa in maestà e la branca destra alzata è un Leopardo. Se è rampante con la testa in maestà è un Leopardo Illeonito (ma si preferisce “leone con la testa in maestà”).

Leone di Giuda (o d’Etiopia): leone passante tenente nella branca destra una croce d’oro caricata del Cristo d’argento simbolo del Regno d’Etiopia, tipica dell’Araldica Militare italiana, è il simbolo concesso alle unità che hanno combattuto nella guerra d’Etiopia.

Leone di San Marco: figura simbolica allusiva all’evangelista San Marco, adottato come emblema dalla Serenissima Repubblica di Venezia (della quale era patrono) e concesso da questa alle città e personalità illustri. Si tratta di un leone passante (o, spesso, un “leopardo” nell’accezione araldica), nimbato e alato, il tutto d’oro, tenente con la branca destra un libro aperto d’argento con la scritta (suddivisa in 4+4 righe) “Pax Tibi Marce Evangelista Meus”. In tempo di guerra si rappresentava tenente con la branca destra una spada levata e poggiante la sinistra sul libro chiuso dell’Evangelo.
Vedi Capo di San Marco.

Leonito: vedi illeonito.

Leopardito (e Illeopardito): leone passante con la testa di profilo. Meglio Passante.

Leopardo: Graficamente si tratta di un leone rappresentato in questa particolare posizione: passante con la testa di fronte (in maestà) e il corpo di profilo con la coda rialzata e ripiegata sul dorso. Dato che la posizione frontale era ritenuta sempre peggiorativa si è identificato il leopardo come “leone malvagio” come il Pardus (l’attuale leopardo zoologico) era ritenuto animale bastardo nato dall’unione di una leonessa con il pardo maschio della pantera (perché aveva il pelo da leone “macchiato” di nero). Vedi anche Normandia e Inghilterra.

Leopardo Illeonito: è il leopardo se raffigurato rampante, attualmente si preferisce (per evitare confusione) la definizione di “Leone con la testa in maestà”.

Lepre: può essere passante o aggruppata o in forma, cioè accovacciata col muso tra le zampe col dorso arcuato.

Lettere: se non diversamente specificato si intendono capitali latine, altrimenti possono essere gotiche o all’antica (rinascimentali, cancelleresche, caroline e simili).

Levato: l’orso se raffigurato rampante. Si può dire levata anche una mano o una spada.

Leviatano: nome aulico della Balena.

Levriere (e Levriero): snello cane da caccia (il nome indica che è addestrato alla caccia della lepre) che, a differenza del Bracco, si rappresenta sempre collarinato e con le orecchie appuntite, anche corrente. Vedi Bracco.

Liberamente Assunto (stemma): vedi Assunto Liberamente (stemma).

Libro: se presenta le tipiche fibbie di chiusura dei codici medioevali di colore diverso si dice affibbiato (di quel colore).

Libro (o Registro) Araldico degli Enti Morali: registro degli emblemi araldici degli Enti Morali della Repubblica Italiana regolarmente concessi dalla Presidenza della Repubblica e/o dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituito presso l’Archivio Centrale dello Stato dell’EUR di Roma. Raccoglie la copia dei Decreti di concessione e riconoscimento la trascrizione dei blasoni (descrizioni ufficiali) e i relativi bozzetti.

Liechtenstein: (armi araldiche): “troncato d’oro e di rosso”. Le “armi moderne” del Principato (Fürstentum) e della dinastia di Vaduz (principi von und zu Liechtenstein della linea di Gundacker) attualmente si blasonano: “Inquartato. Nel 1° d’oro, all’aquila al volo spiegato di nero, rostrata, membrata e coronata del campo, armata e linguata di rosso, caricata in petto di un crescente montante d’argento, trifogliato alle estremità e cimato da una crocetta (Slesia); nel 2° fasciato d’oro e di nero di otto pezzi, al crancelino di verde, attraversante in banda centrata sul tutto (Kuenring); nel 3° partito di rosso e d’argento (Troppau); nel 4° d’oro, all’arpia al volo spiegato di nero, membrata e coronata del campo, armata di rosso, la testa di carnagione, coronata del campo (Cirksena brisato, per Rietberg); innestato in punta: d’azzurro, al corno da caccia rivoltato d’oro (Jägerndorf). Sul tutto uno scudetto: troncato d’oro e di rosso (Liechtenstein). Racchiuso dal manto a padiglione di velluto rosso, foderato di ermellino, bordato d’oro, frangiato e cordonato dello stesso, movente dalla corona di Principe del Sacro Romano Impero, chiusa col velluto del manto, a guisa di tocco”.
Le armi dette “di padronanza” perché simboliche del possesso avuto o atteso da parte dei Principi su alcuni territori si possono descrivere anche come segue:

  • Schlesien (Slesia): d’oro all’aquila al volo spiegato di nero, armata legata d’ argento.
  • Kuenringe: fasciato di 8 pezzi d’oro e di nero, al crancelino di verde in banda [pressoché identico a quello della Sassonia] ricorda un illustre casato originario dell’Austria Inferiore, estintosi nel XVI secolo, dal quale i Liechtenstein si dichiarano discendenti. Il crancelino è una banda centrata (cioè una fascia in arco molto aperto, posto nella posizione della banda) e ornata con foglie di ruta di smalto verde, è l’elemento caratteristico delle armi della Sassonia.
  • Ducato di Troppau: partito di rosso e d’argento. Il Principe Karl von Liechtenstein ne venne investito nel 1613.
  • Contea del Reitberg (derivato dalle armi originarie della Cirksena, nella Frisia Orientale): d’oro all’arpia di nero coronata e armata del primo. Sulla quale Gundacker von Liechtenstein avanzava pretese in virtù del suo matrimonio con Agnes di Cirksena nel 1604. L’arpia è una figura araldica che si ispira al mostro mitologico omonimo con viso e seno di donna; corpo, ali e artigli d’avvoltoio (e talvolta con orecchie di orso). Essendo simbolo della “distruzione” fu adottata soprattutto dagli uomini d’arme, ruolo spesso rivestito dai membri della casata.
  • Ducato di Jägerndorf (letteralmente “villaggio di cacciatori”): d’azzurro, al corno da caccia rivoltato d’oro, imboccato, guarnito e legato d’argento. Feudoacquistato da Gundacker a Johann Georg von Brandeburg, possesso confermato con diploma imperiale del 1603.
  • Liechtenstein antica: troncato doro e di rosso. Rami di Nikolsburg e zu Feldsberg.

Limburgo (arma): arma dell’omonima regione, oggi parte del Belgio (Limbourg): “D’argento al leone di rosso con la coda biforcata e decussata, lampassato, armato e coronato d’oro”. Cfr. con Lussemburgo.

Linguadoca (o Languedoc, arma): “di rosso alla croce di Tolosa d’oro”.

Linee di Contorno: merlato, doppio-merlato, contro-merlato, merlato in sbarra, merlato alla Ghibellina, innestato ad incastro, a tau, ramponato, contro-ramponato, cuneato, dentato, a spina di pesce, cannellato, scanalato, ondato, innestato, innestato nebuloso, a punte staccate, scalinato, posta in banda/in sbarra…

Linguato: attributo degli animali quando hanno la lingua diversamente colorata. Per il leone si dice lampassato.

Liocorno (e Unicorno): figura chimerica in forma di cavallo inalberato, o in difesa (soprattutto se punta il corno orizzontalmente) con gli zoccoli di bue, la barba di capra e la coda di leone, contraddistinto da un corno sulla fronte (“difeso” se quest’ultimo è di colore differente dal corpo). Si pensa sia derivato dai racconti che riguardavano il rinoceronte, secondo la leggenda è un cavallo timoroso che può essere avvicinato solo dalle fanciulle vergini. Può essere anche reciso, sanguinoso, alato.

Lionato: colore secondario che ricorda la tinta del mantello del leone, assai prossimo al “Cannellato” ma più chiaro: giallo-rossiccio, spesso confuso con l’Aranciato.

Lippe (arma): “d’argento alla rosa di rosso, bottonata e fogliata d’oro”.

Lisbona (arma): Secondo la leggenda il diacono San Vincenzo fu condannato a morte nel 304, a causa degli editti persecutorii contro i cristiani di Diocleziano e Massimiano; dopo esser rimasto prigioniero in condizioni disumane e ridotto in fin di vita, venne torturato sulla graticola e, tutto piagato, messo alla gogna fino alla morte, dopodiché il cadavere venne buttato in mare. Questo però riemerse dai flutti presso l’attuale Cabo São Vincente, nel Portogallo, località dove le reliquie vennero venerate fino al 1173, anno nel quale venne allestita una nave che le trasportasse solennemente fino a Lisbona. Per tutto il viaggio due corvi reali neri vigilarono costantemente la nave. Divenuti simbolo delle lotta contro i musulmani, i corvi furono adottati come emblema di Lisbona e la scena della nave venne adottata nelle armi araldiche cittadine. Nel 1978 morì l’ultimo corvo ospitato nel chiostro gotico della Sé (cattedrale) che si diceva discendesse da quelli del XII secolo.

Lista: nastro svolazzante spesso bifido, sopra o sotto lo scudo, caricato di un motto o di un grido di guerra, talvolta è caricato dentro al campo.

Littorio (Capo del): vedi Capo del Littorio.

Littorio (Fascio): vedi Fascio Consolare.

Liturgico (colore): colore dei paramenti sacri della liturgia cattolica romana (sia del rito Romano che di quello Ambrosiano). Attualmente sono cinque: bianco, rosso, verde, violaceo e nero, ai quale può essere aggiunto anche il rosaceo. Il bianco è il colore della gioia, dell’assenza di macchia, dell’innocenza, della verginità, del trionfo: si usa nelle feste gloriose del Signore, nel periodo natalizio e pasquale e nelle principali festività. Il rosso è il colore dell’amore e del sangue versato: si usa nelle feste dello Spirito Santo, nelle ricorrenze dei santi martiri, nelle ricorrenze della Passione, il Venerdì Santo, la domenica di Pentecoste e le feste degli apostoli. Il verde, colore della speranza e della calma, si usa nel Tempo Ordinario. Il viola si usa durante la Quaresima e l’Avvento, nonché durante le vigilie, quale simbolo di Penitenza (attualmente si preferisce al nero nella liturgia dei defunti). Il nero è simbolo di morte e di assenza di luce, per questo si usa durate le cerimonie funebri (tranne che per il Romano Pontefice, per il quale si usano paramenti rossi). Il Rosaceo era usato nelle Terza domenica di Avvento (Gaudete) e nella IV di Quaresima (Lætare), un tempo solo le chiese più ricche avevano paramenti di questo colore. Nei giorni più solenni si possono usare vesti sacre preziose anche se non del colore previsto per quel giorno. Tra i colori liturgici era compreso, fino alla riforma del Concilio Vaticano II, anche l’azzurro che si usava per le feste della Vergine Maria.

Livrea (e Colore di Livrea): 1) sopravveste o sciarpa colorata dei cavalieri torneanti. 2) colore delle divise dei soldati di una casa nobile (azzurro per i Savoia, arancio per gli Olandesi, rosso per gli Inglesi, bianco per gli Austriaci). 3) colore degli abiti dei servitori di una casa signorile con i colori delle armi di famiglia. Dal francese “livrée” che è da “livrer” (consegnare, fornire) perché erano forniti dalla casa ai dipendenti.

Lorena (arma): arma antica del Ducato di Lorena (Lorraine/Lothringen) “D’oro alla banda di rosso, caricata di tre alerioni d’argento posti nel sensodella pezza”. In francese si dice Lorraine e gli “alerions” sono stati adottati in funzione agalmonica. Se l’arma porta un lambello di tre pendenti di rosso è quella propria della famiglia di Guisa (Guise). La casa ducale di Lorena ha adottato l’Alerione perché il termine francese Alérion è l’anagramma di Lor(r)aine.

Losanga (o Rombo): 1) figura geometrica caratteristica, avente due angoli acuti opposti e due ottusi, si dice anche Rombo, se è allungata di chiama losanga affusata o semplicemente fuso (rispetto a quest’ultimo la losanga ha gli assi pressoché equivalenti). Se più losanghe si toccano si dicono accollate. Se ha un foro al centro che lascia vedere il campo si dice che è forata, se di colore diverso si dice chiodata. Se il foro è anch’esso di forma losangata si dice vuota. Se tocca i lati dello scudo è confinante.
2) scudo caratteristico delle dame perché, secondo la tradizione, ricorda un fuso per filare (occupazione caratteristica delle donne) o un guanciale (da ricamare). Vedi Carello. 3) Scudo funerario (Hatchment) esposto in Inghilterra durante le esequie di un nobile: nero se il defunto era vedovo o non coniugato, partito nero e argento se la moglie è vivente (il contrario per le dame).

Losangato: lo scudo e le pezze suddivise in losanghe di due smalti alternati, per primo si blasona lo smalto che compare nell’angolo superiore destro.

Lotaringia: nome aulico della Lorena (dalla denominazione tedesca Lothringen). Vedi Lorena.

Lucco: cappuccio che nasconde la testa. Il “lucco” era una veste maschile lunga fino ai piedi, accollata talvolta munita di cappuccio.

Luna: ha questo nome quando è piena, figurata e d’argento; la mezzaluna si dice crescente (vedi questa voce). Vedi anche Lunello.

Lunello: indica una figura formata da quattro crescenti disposti in quadrato, che si toccano con le punte, con le convessità rivolte verso l’esterno.

Lupo: può rappresentarsi corrente, passante con la coda pendente, oppure rapace (rampante). La Lupa è anche animale simbolico e totemico di Roma e Siena (che vanta origini romane).

Lupo Cerviero: nome aulico della Lince.

Lusignano (e Lusignan) o Cipro Antico (Arma): 1) antica“Fasciato di dieci pezzi d’argento e d’azzurro”. 2) moderna: “Fasciato di otto pezzi d’argento e d’azzurro, al leone di rosso coronato d’oro”. I Lusignano furono re di Gerusalemme e di Cipro. I Savoia avevano quest’arma nelle loro Armi Grandi in quanto pretendenti a quei troni.

Lussemburgo (arma): 1) emblema del Granducato di Lussemburgo (Luxembourg/Lëtzebuerg) e della regione omonima belga: le armi del Granducato sono timbrate da una corona reale senza fodera. “fasciato [o, meglio, burellato] di 10 pezzi d’argento e d’azzurro al leone di rosso con la coda biforcata e decussata, coronato lampassato e armato d’oro; timbrato da una corona reale d’oro”. 2) arma della Regione omonima del Belgio: “fasciato di 10 pezzi d’argento e d’azzurro, al leone di rosso, coronato d’oro”.

Lutto: 1) periodo di osservanza e di rigore che segue la scomparsa di una persona cara. Si distingueva in tre periodi: Lutto Grave o Stretto, Mezzo Lutto, Lutto Leggero che avevano durata differente a seconda del grado di parentela con il defunto:
· Genitore, Figlio, Suocero, Nuora, Genero: 1 anno di lutto, del quale 6 mesi di Lutto Grave a cui seguivano altri 6 di Mezzo Lutto.
· Coniuge: 18 mesi: 12 di Lutto Grave, 4 mesi di Mezzo Lutto e 2 di Lutto Leggero.
· Nonno: 6 mesi: 3 di Lutto Grave e 3 di Lutto Leggero
· Fratello, Sorella: 7 mesi, 4 di Lutto Grave, 2 di Mezzo Lutto, 1 di Lutto Leggero.
· Cognati: 6 mesi, 3 di Lutto Grave e 3 di Mezzo Lutto.
· Cugini, Nipoti: 3 mesi, 45 giorni di Lutto Grave e 45 di Mezzo Lutto.
Durante il Lutto Grave: non si poteva partecipare ai balli, ricevimenti, spettacoli; attualmente si prescrive un’osservanza minima di 40 giorni.
Le visite di condoglianza si devono effettuare entro 15 giorni.
Il colore del lutto è nero, che deve essere indossato anche dal personale di casa, anticamente era privilegio delle Regine di Francia di indossare lutto bianco. La prima ad adottare il colore nero fu Anna di Bretagna, vedova di Carlo VIII.
Nota: nel Medioevo il colore dell’abito da sposa era rosso.

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