Comune di Montescudo-Monte Colombo – (RN)

Informazioni

  • Codice Catastale: F641
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 6605
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Il Comune di Montescudo-Montecolombo è nato il1° gennaio 2016 dalla fusione dei precedenti Comuni di Montescudo e Monte Colombo.  I due paesi, pur essendo adiacenti e costituenti un unico centro abitato, sono stati mantenuti distinti e come capoluogo è stato scelto Monte Colombo, dove si trova il municipio (a Montescudo è stato mantenuto comunque l’ex casa municipale come sede decentrata).

 

Lo stemma al nuovo comune è stato concesso con decreto del Presidente della Repubblica del 1° ottobre 2020 (registrato nei Registri del Servizio Onorificenze e Araldica il 12/11/2020), il nuoVo emblema unisce i due stemmi precedentemente in uso alle due comunità locali.

 

I due territori della valle Conca (Crustumium) sono entrambi sorti intorno al II sec. a.C., in entrambi vennero edificate delle ville rurali in età repubblicana, al centro di vasti fondi agricoli.

 

Montescudo

 

Nel 1059 è documentato San Martino de Ranco Columbo e Montem Scutulum nel 1228: che, letteralmente, significa “piccolo scudo”, ma non è chiaro a cosa ci si riferisca. 

 

Al tempo dell’imperatore Augusto, era una stazione militare (statio) con possibilità di cambio di cavalli lungo la via che collegava Rimini a Roma attraverso le Gole del Furlo. Con le invasioni barbariche, soprattutto quella degli Ungari nel IX secolo, si ebbe l’incastellamento degli abitati che, dalla piana e dal fondovalle si ritirarono sui colli a scopo difensivo. Montescutolo venne donato dall’imperatore Ottone I di Sassonia, nel 962, ai conti di Carpegna, e divenne il centro principale di una delle tre “Bailie” (baliati) nelle quali venne suddiviso, nel 1113, il vasto territorio soggetto al Comune di Rimini.

 

Tutto il territorio della valle venne lungamente conteso tra i Malatesta di Rimini e i Montefeltro di Urbino (eredi di Carpegna) tra XIII e XV secolo. Il possesso precario da parte dei Malatesta fu rafforzato con la costruzione dei numerosi castelli e rocche che caratterizzano ancora oggi la Val Conca e la Val Marecchia.

 

Dopo l’effimero dominio del duca Cesare Borgia, nel XVI secolo e quello successivo, ci fu l’altrettanto effimero della Serenissima. Tra il 1509 e il 1510 tutte le Romagne vennero prese in governo diretto dalla Santa Sede.

Nel 1555 il papa Clemente VII ne affidò l’amministrazione ai conti Guidi di Bagno, che mantennero il feudo fino al 1656.

 

Nel 1772 una grande frana cancellò più della metà dell’abitato di Montescudo.

 

Con la costituzione della Repubblica Cisalpina da parte dei francesi, nel 1798, e il successivo regno d’Italia del 1805 Montescudo venne inserito nel Dipartimento del Rubicone, come capo di Cantone e Capo di Distretto.

Con la Restaurazione ritornò il governo pontificio nel 1815, nel 1818 assorbì l’ex castello (corrispondente ad un “piccolo comune”) di Albereto, che era stato associato a Montecolombo, e le parrocchie di Trarivi e Santa Maria del Piano.

 

Nel 1860 Monte Scudolo venne annesso al Regno d’Italia e con RD. del 31 luglio 1872 n.747 e assunse la denominazione di Montescudo.

 

Entrambi i centri subirono pesanti devastazioni durante la Seconda Guerra Mondiale e vennero ricostruiti al termine del conflitto.

 

Lo stemma antico di Montescudo, ripreso in quello attuale, si blasonava: “d’azzurro alla fascia di rosso, accompagnata in punta da un trofeo d’armi d’argento e sostenente un monte d’oro di tre colli all’italiana, cimato da una croce d’oro” ed è in uso almeno dal XVIII secolo. si tratta di uno stemma evidentemente “parlante”: Nella parte superiore è rappresentato il monte per eccellenza, il Calvario della crocifissione di Gesù e si tratta certo dello stemma più antico (forse derivato da un sigillo), mentre in quella inferiore è stato aggiunto un “piccolo scudo” arricchito con bandiere con i colori francesi, armi ed un elmo a comporre un aulico “trofeo d’armi” ideato forse proprio nel periodo napoleonico.

Nel XIX secolo venne modificato nella quasi stessa forma che è andata a comporre lo stemma attuale: “Troncato da una fascia ristretta d’argento: nel 1° di rosso, alla croce latina d’oro, infissa sulle sommità di un monte di tre cime all’italiana del medesimo, movente dal tratto superiore della pezza; nel 2° d’oro, al trofeo d’armi consistente in uno scudo d’argento, carico di una corazza d’oro con elmo del medesimo, il tutto accollato, in croce di Sant’Andrea, da due spade d’acciaio, guarnite d’oro e da due bandiere con i colori della Repubblica Francese”.

 

 

Monte Colombo

 

Nel 1371 è documentato Montis Columbi: il nome non è chiaro se derivi dal nome del volatile, il colombo, ad indicarne la posizione sulla cima del colle o da un personale Columbo.

Ebbe una vicenda storica assai simile a quella del contiguo Montescudo. Nel 1798 gli vennero assegnate le frazioni di Montetauro (che non aveva continuità territoriale), Croce e San Savino.

 

Lo stemma d Monte Colombo, certamente antico, si presentava: “d’argento, alla colomba al naturale tenente nel becco un ramoscello d’olivo di verde, poggiato sopra la cima mediana di un monte all’italiana di tre colli di verde” e venne concesso con DCG del 21 gennaio 1943.

 

 

Nota di Massimo Ghirardi

 

Bibliografia:

 

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA. Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997, pp. 488 e 500.

 

Plessi G. GLI STEMMI DEI COMUNI DELLE QUATTRO LEGAZIONI. Arnaldo Forni Ed. Bologna 1999, pp. 459-460, pp. 459.

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo Araldico


Non ancora una blasonatura

Colori dello scudo:
argento, azzurro, rosso

Gonfalone ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Gonfalone Ufficiale


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Profilo Araldico


“Drappo partito di bianco e di azzurro…”

Colori del gonfalone: azzurro, bianco
Partizioni del gonfalone: partito

Leggenda:

  • STEMMA
  • GONFALONE
  • BANDIERA
  • SIGILLO
  • CITTA'
  • ALTRO

    Decreto del Presidente della Repubblica (DPR)
    concessione
    1 Ottobre 2020