Siccomario


Informazioni

Il Siccomario è il coronimo che identifica il territorio posto sulla sponda destra del Ticino, a valle di Pavia, fino alla confluenza di questo con il Po, con limite nel canale Gravellone, derivato dal Ticino, che divide il territorio del Comune di San Martino Siccomario dall’area urbana di Pavia. A ovest inizia il territorio della Lomellina. Entrambi i territori sono conosciuti fin dall’antichità come particolarmente fertili, e dediti ancora oggi principalmente all’agricoltura. Il Siccomario comprende i territori dei comuni di Travacò Siccomario, San Martino Siccomario e una parte del comune di Cava Manara (limitatamente alle frazioni Gerre Chiozzo, Tre Re e Mezzana Corti).

 

Il nome Siccomario compare per la prima volta in un documento del 1099 riguardante una vendita di beni da parte della abbazia di San Maiolo di Pavia, sotto la forma Sigemarius, forse dal nome di persona di origine germanica Sichemari, proprietario terriero della zona. Come afferma Carletto Genovese: “Tuttavia già in epoca rinascimentale era noto che la voce terra arsa altro non era che la volgarizzazione di siccomario, dal latino siccum. Entrambi i nomi si riferiscono all’aridità della zona o forse, più correttamente, alla sua origine da una palude prosciugata. Poiché l’attestazione di terra arsa è anteriore a quella di sigemarium, la questione dell’etimologia appare ancora del tutto aperta”.

 

Nel Medioevo la Squadra del Siccomario era aggregata amministrativamente all’Oltrepò Pavese e fu pressoché completamente infeudata ai Beccaria, i quali rappresentavano le loro 12 signorie con altrettanti colli in campo oro.

 

Il territorio non ha mai avuto un vero e proprio stemma identificatorio, dato che quello dei Beccaria finì per rappresentare quella famiglia, ma il gruppo di rievocazione storica Corte di Sighemar di Travacò (PV) ha adottato uno stemma storicamente plausibile, si mostra “troncato: il primo di rosso a tre colli all’italiana di nero, quello mediano più alto, moventi dalla partizione; il secondo di nero al leopardo illeonito d’argento”.

Il leopardo fa riferimento all’ascendenza sveva del nobile Sighemar, lo stemma della dinastia sveva degli Hoehnstaufen aveva tre leopardi neri in campo oro.

 

Per le sue attività il gruppo Sighemar fa riferimento al periodo che va dal 1100 al 1300, che è anche il periodo di nascita dell’Araldica in senso proprio, e organizza allestimenti di campi militari medievali, arcieria e duello all’arma bianca. Sighemar o Sigemario è un nome germanico franco (analogo al norreno Sigmar) che ha originato il toponimo Siccomario.

 

Le tre colline richiamano lo stemma originario dei Beccaria (schiatta di origine longobarda, da Behhari che indicava una speciale coppa cerimoniale germanica, e forse riferimento al loro ruolo d “coppieri” dei re longobardi). I Beccaria detenevano un vasto feudo che andava dalla periferia di Pavia alle colline dell’Oltrepò, diviso in 12 signorie (nello stemma simboleggiate da tredici colline rosse in campo oro).

Nello stemma proposto dall’associazione per il Siccomario “moderno” le tre colline “all’italiana” simboleggiano i tre territori feudali nei quali era suddiviso il Siccomario: Mezzano, Gropello (oggi Gropello Cairoli) e Zerbolò.

 

 

Nota di Massimo Ghirardi

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo Araldico


Non ancora una blasonatura

Colori dello scudo:
nero, rosso
Partizioni:
troncato
Oggetti dello stemma:
colle all'italiana, leopardo illeonito
Attributi araldici:
mediano, movente dalla partizione, più alto

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,