Sabina


Informazioni

Lo stemma della provincia storica della Sabina compare nel XVII secolo, si presenta “di verde, alla sbarra d’argento, caricata da tre gruppi di tre anelli intrecciati d’oro, di rosso e d’argento”.

Secondo la tradizione rappresentano le nove tribù che componevano il popolo sabino; il colore verde alluderebbe alla terra essendo la regione, un tempo, eminentemente agricola.

Nel 1808, papa Pio VII confermò alla provincia gli antichi privilegi e diede tra l’altro facoltà ai patrizi della provincia di alzare lo stemma della stessa che veniva così descritto: «uno scudo di campo verde traversato da sinistra a destra da una fascia sulla quale campeggiano tre gruppi di triplicati anelli.»

Secondo alcuni autori il campo dello scudo originario si presentava di colore rosso con gli anelli di colore oro (come ripreso dallo stemma della Provincia di Rieti).

 

La Sabina è una regione fisica e storica dell’Italia centrale, prevalentemente montuosa compresa tra i fiumi Tevere, Nera, Aterno e Aniene. Prende il nome dal popolo osco che la abitava fino al III-IV secolo d.C, i Sabini, il cui territorio comprendeva zone attualmente parte dell’Umbria meridionale e dell’Abruzzo aquilano. Era attraversato dalla via Salaria (SS4) e la capitale era Reate (Rieti).

 

Il territorio antico oggi è dunque diviso in tre Regioni e cinque Province, comprende 97 comuni.

È divisa dai monti Sabini in Alta Sabina (Rieti, la parte a nord-est, la Sabina umbra ed abruzzese) e Bassa Sabina (la parte a sud-ovest e la Sabina romana); questa divisione è ripresa anche dall’organizzazione territoriale ecclesiastica, che divide la Sabina nella diocesi di Rieti (Alta Sabina e Cicolano) e diocesi di Sabina-Poggio Mirteto (Bassa Sabina e Sabina romana), ad eccezione per i comuni di Vacone e Configni che rientrano nel territorio della Diocesi di Terni-Narni-Amelia.

 

Secondo alcuni autori (Catone, Varrone) i Sabini erano autoctoni; secondo altri (Gellio, Dionisio di Alicarnasso, Plutarco) di origine spartana o persiana. I Sabini della valle tiberina sono congiunti dalla leggenda con i primordi di Roma (i celebri episodi del “ratto delle Sabine”, la guerra con Tito Tazio, e l’origine sabina di re Numa).

 

Dopo la vittoria di Sentino (295 a.C.) i Romani, annesso il territorio dei Sabini, diedero agli abitanti la cittadinanza. In età romana fiorirono i centri di Reate (Rieti), Nursia (Norcia), Amiternum (Amiterno), Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino), Eretum (Ereto), Cures (Curi). Sotto Augusto la Sabina venne a far parte della IV regione e, dopo Costantino, fu incorporata nella Tuscia. In seguito all’ordinamento dell’Italia in ducati, buona parte della Sabina fece parte del ducato di Spoleto; una parte, annessa al ducato normanno, fu detta più tardi Patrimonio di Sabina.

 

Nel IX sec. per sottrarsi alle scorrerie dei Saraceni, le popolazioni sabine costruirono dei castelli intorno ai quali sorsero poi i centri della regione. Dopo un periodo di diretta giurisdizione della Chiesa, passò sotto la signoria dei comites, con predominio prima della famiglia dei Crescenzi, poi dei Savelli, degli Orsini e dei Colonna. Paolo V riportò la regione sotto il dominio diretto della Sede apostolica affidandone il governo a un rettore con sede a Collevecchio.

Dopo la dominazione francese, Pio VII ricostituì la provincia della Sabina con sede del delegato apostolico a Rieti. Unita alla provincia umbra nel 1861, fu ricostituita a provincia, con capoluogo Rieti, nel 1927.

 

 

 

Con il medioevo e l’epoca moderna il territorio della Sabina perse la propria unità e fu diviso nel suo cuore dal confine tra Stato della Chiesa, che controllava Rieti e la parte a sud-ovest, e Regno di Napoli, che controllava Cittaducale e la parte a nord-est. Se quest’ultima parte formò il distretto di Cittaducale e fu assimilata all’Abruzzo, quella in territorio pontificio invece continuò a livello amministrativo ad essere chiamata Sabina (nonostante escludesse i territori anticamente parte della Sabina e, all’epoca, in mano ai Borboni), causando una parziale modifica del significato del termine che, in questa accezione, esclude tutta l’alta valle del Velino e l’amatriciano e indica un territorio dello Stato Pontificio, dai confini piuttosto variabili, esteso da Rieti e Valle del Turano fino al Tevere.

La riunione politica dei territori Sabini avvenne solo nel 1927, con l’istituzione della provincia di Rieti che però escludeva la Sabina romana (nonché, ovviamente, i territori dove nel frattempo erano sorte e si erano sviluppate le città de L’Aquila e Terni) ed al contrario includeva la valle del Salto e il Cicolano che storicamente è più affine alla Marsica.

 

Attualmente il termine è usato impropriamente per connotare l’intera provincia di Rieti che, per quanto detto sopra, non rappresenta appieno né la Sabina antica, che è più estesa e non include il Cicolano, né la Sabina divisione amministrativa pontificia, che non includeva né il Cicolano né l’alta valle del Velino.

 

 

Nota di Massimo Ghirardi

 

 

Bibliografia:

 

Francesco Palmegiani, LO STEMMA SABINO. In “Rieti e la regione Sabina”. Storia – arte – vita – usi e costumi del secolare popolo sabino. La ricostituita provincia nelle sue attività, Roma, Edizioni della rivista “Latina Gens”, 1932, pp. 91-94.

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


Logo


Altre immagini



Profilo araldico


“Di verde, alla sbarra d’argento, caricata da tre gruppi di tre anelli intrecciati d’oro, di rosso e d’argento”.

Colori dello scudo:
verde
Oggetti dello stemma:
anello, gruppo
Pezze onorevoli dello scudo:
sbarra
Attributi araldici:
caricato, intrecciato

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,