Giudicato di Cagliari


Informazioni

Lo stemma del giudicato di Càralis non è noto con certezza, ma dall’analisi di diversi reperti (soprattutto dipinti del XVI secolo conservati alla Pinacoteca Nazionale di Cagliari) si ritiene che potesse essere rappresentato da un cavallo, per cui si propone il blasone “d’argento, al cavallo allegro di nero” (la posizione “naturale” del cavallo, in Araldica, è quella passante, con la zampa anteriore destra levata, “allegro” specifica che è senza finimenti). 

 

Il giudicato di Calari (Iudicatus Karalitanus) o anche di Pluminos (Flumini), dal nome di una delle principali sedi giudicali: Sa domu de Su Giugi, ossia “la casa del Giudice”, di Flumini, era uno dei quatto stati medievali sovrani ed indipendenti che si estendeva nella parte meridionale dell’isola, comprendendo le attuali subregioni del Basso e Medio Campidano, il Sulcis-Iglesiente, l’Ogliastra e parte della Barbagia, oggi comprese nella provincia del Sud Sardegna, nella città metropolitana di Cagliari e in parte nella provincia di Nuoro.

 

A capo di ogni Giudicato o Regno (Logu) vi erano il Judike (il Giudice, dal latino Judex, un monarca soggetto formalmente all’imperatore d’Oriente, tecnicamente un sub-governatore delegato dal Dux), assistito da un consiglio deliberativo (Corona de Logu).

 

Anticamente il Dux governava l’intero territorio sardo, per difendersi dagli attacchi musulmani si ebbe il decadimento della figura del duca bizantino, e il trasferimento della sede amministrativa e del Judex Provinciae Sardiniae nel 687 dalla ex città di Forum Trajani (Fondorgianus) a Kàralis, per decreto dell’imperatore bizantino Giustiniano II, inizia quindi la progressiva secessione anche degli altri tre vicegovernatori delle regioni di Torres, Arborea e Gallura.

 

Una “capitale” vera e propria del Giudicato non c’era: la corte era itinerante, ma venne riconosciuta nella sede di Santa Igia o Gilla (corruzione di Sancta Cæcilia, nella parte occidentale dell’attuale Cagliari), sorta nell’VIII secolo.

 

Il giudicato era strutturato in 16 Curatorie (o Partes), derivati dalla suddivisione amministrativa romana e bizantina. A capo di ogni Curatoria era un curatores nominato dal giudice, ed era a sua volta suddivisa in villaggi (detti biddas). Ogni villaggio era amministrato da un majore, nominato dal curatores, con incarichi fiscali, giudiziari e di sicurezza.

 

Il giudicato di Cagliari era organizzato nelle curatorie di:

 

Curatoria dell’Ogliastra

Curatoria di Seulo

Curatoria di Siurgus

Curatoria del Gerrei

Curatoria di Quirra

Curatoria della Trexenta

Curatoria di Nuraminis

Curatoria di Dolia

Curatoria del Campidano di Cagliari

Curatoria del Sarrabus

Curatoria di Colostrai

Curatoria di Gippi

Curatoria del Cixerri

Curatoria di Decimo

Curatoria di Nora

Curatoria del Sulcis

 

Il giudicato di Cagliari è il primo e più antico e da esso, si sono staccati gli altri per inadeguatezza delle vecchie istituzioni bizantine.

 

Le prime notizie ufficiali sul giudicato di Cagliari fanno riferimento all’elezione a giudice di Mariano I Salusio, della dinastia dei Lacon-Gunale, che viene considerato il primo sovrano di Cagliari, anche se probabilmente ve ne furono altri prima di lui.

Nel 1215 il giudicato venne attaccato dal giudice di Gallura, Lamberto dei Visconti di Pisa, che organizzò una grande flotta e sbarcò con i suoi armati a Cagliari costringendo a cedere ai pisani il possesso della collina ad est di Santa Igia, in seguito chiamata “Castello” (Casteddu) e a dare loro l’autorizzazione a costruirvi una fortificazione in cui si insediarono i mercanti pisani per poter meglio controllare e difendere i loro traffici. Il nuovo borgo fortificato, costruito tra il 1216 e il 1217, fu chiamato Castel di Castro e costituirà il primo nucleo abitativo della moderna città di Cagliari. Lamberto, che era fratello del podestà pisano Ubaldi Visconti, costrinse la giudicessa cagliaritana Benedetta di Massa (tutrice del figlio ed erede Guglielmo II Salusio) a sposarlo per cercare di legittimare il possesso anche di quel Regno, ben più prospero della Gallura. Lamberto morì nel 1223 e la giudicessa venne “invitata” a sposare il lucchese Enrico di Ceola dei conti di Capraia, deceduto anche questi, le venne imposto come consorte il marchese Rinaldo Gualandi. Ciononostante Guglielmo II le succederà regolarmente, sotto la tutela della zia Agnese di Torres e del di lei marito Ranieri della Gherardesca di Bolgheri, al raggiungimento della maggiore età il giudice Guglielmo II Salusio si sottometterà “spontaneamente” a Pisa (morì nel 1250) e il potere verrà gestito dai Della Gherardesca e dai Visconti.

 

Per togliersi dai piedi i pisani il figlio e successore Giovanni Torchitorio V detto “Chiano” si rivolse ai genovesi con i quali siglò un’alleanza militare nel 1256 e la cessione di Castel di Castro. La reazione pisana provocò un conflitto che terminò con la cattura e l’omicidio in carcere di “Chiano”.

In seguito il Comune di Pisa, Gherardo e Ugolino della Gherardesca, i giudici di Gallura e Arborea si spartiranno il territorio del Giudicato. Inutile fu il tentativo dell’ultimo giudice Guglielmo III Salusio (detto “di Cepola” cugino di Chiano) di riconquistare completamente il potere. La reazione pisana fu spietata, la città di Santa Igia venne completamente rasa al suolo nel 1258 (ne rimane oggi solo l’antica chiesa abbaziale di San Pietro dei Pescatori, nell’attuale quartiere di Stampace, perché all’epoca assegnata ai monaci Vittorini di Marsiglia, mentre l’altare di Santa Cecilia venne trasferito nella nuova cattedrale “pisana” di Santa Maria di Cagliari).

 

Dopo la distruzione di Santa Igia, Castel di Castro passò sotto il diretto controllo del comune di Pisa fino al 1323 quando venne conquistata dall’esercito catalano-aragonese, divenendo capitale del nuovo Regno catalano di Sardegna con il nome di Castell de Càller (Castello di Kàralis). Il territorio che era appartenuto al giudicato di Càralis verrà governato dagli Aragonesi dal 1323 al 1516, e dagli Spagnoli dal 1516 al 1713. Passerà quindi all’Austria che lo governerà dal 1713 al 1720, ed infine entrerà nel regno sabaudo di Sardegna e dal 1861 nel regno d’Italia.

 

 

 

Nota di Massimo Ghirardi

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“D’argento, al cavallo allegro di nero”.

Colori dello scudo:
argento
Oggetti dello stemma:
cavallo
Attributi araldici:
allegro

Leggenda:

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