Giudicato di Arborea


Informazioni

L’albero sradicato è l’arma parlante dell’antico Giudicato di Arboréa, dal latino arbor (albero) in uso almeno dal XIII secolo, fu associato durante l’alleanza con gli Aragonesi dai quattro pali rossi in campo oro della Contea di Barcellona e del Regno di Aragona.

Solitamente rappresentato al “naturale” o completamente verde, in campo argento, all’epoca della giudicessa Eleonora se ne trova versione d’argento il campo rosso.

Oggi è il simbolo della Provincia di Oristano.

 

Il giudicato di Arborea (“Rennu de Arbaree”: regno di Arborea in sardo e come veniva allora chiamato dai sudditi arborensi) è stato il più longevo dei quattro Stati indipendenti che si formarono sull’isola di Sardegna alla dissoluzione del potere in Occidente dell’impero bizantino. La capitale inizialmente fu Tharros, poi per lungo tempo la sede giudicale fu spostata nella meglio difendibile Oristano, nell’ultimo periodo fu trasferita a Sassari (rientrata a far parte dell’Arborea).

 

Fu governato da più di ventitré generazioni di giudici sovrani conosciuti, delle casate: Lacon Gunale, Lacon Zori, Lacon Serra, Serra Bas, Doria Bas, Narbona Bas.

 

Il giudicato d’Arborea era suddiviso in quattordici Curatorie: Barbagia di Austis, Barbagia di Belvì, Barbagia di Ollolai, Barigadu, Bonorzuli, Campidano Maggiore, Campidano di Milis, Campidano di Simaxis, Guilcer, Mandrolisai, Marmilla, Montis, Usellus, e Valenza.

 

Il giudicato di Arborea nacque per separazione da quello di Torres verso la fine del X secolo, il primo giudice attestato fu il logudorese Gonnario Comita de Lacon-Gunale, sicuramente sovrano anche del regno di Torres tra il 1015 e il 1026, periodo durante il quale tutta la Sardegna dovette difendersi dalle incursioni barbaresche di Mujāhid al-ʿĀmirī, emiro di Dénia, che tentava di istaurare sull’isola una sicura base per l’espansione musulmana nel Mediterraneo.

 

Il terzo giudice, Orzocco I, spostò la sede giudicale da Tharros a Oristano.

 

Barisone il 10 agosto 1164 venne elevato dall’imperatore Federico I Barbarossa a re di Sardegna con l’incoronazione nella cattedrale di San Siro a Pavia. Allo scopo chiese un ingente prestito a Genova, che controllava ampi territori dell’isola, che lo dichiarò insolvente e lo tenne in ostaggio per sette anni.

 

 

Nel 1257 l’Arborea partecipò alla guerra che gli altri regni isolani – tutti filopisani – avevano mosso contro il giudicato filo-genovese di Calari che venne sconfitto dopo 14 mesi di guerra. Santa Igia, la “capitale” del regno, venne completamente distrutta ed il territorio giudicale diviso in quattro parti: l’Ogliastra e il Sarrabus andarono al giudice di Gallura (il pisano Giovanni Visconti); le curatorie di Gippi, Nuraminis, Trexenta, Marmilla inferiore, Dolia, Gerrei e Barbagia di Seulo, andarono all’Arborea; i distretti amministrativi di Sulcis, Cixerri, Nora e Decimomannu spettarono a Gherardo e Ugolino della Gherardesca, conti di Donoratico; la città di Cagliari invece al comune di Pisa. L’Arborea allargò così ulteriormente i propri confini, aumentando il suo peso all’interno dei giochi di potere per il controllo dell’isola.

 

Nel 1259 il titolo di “re di Sardegna” apparteneva a Enzo, figlio dell’imperatore Federico II, che fu imprigionato a vita dai Bolognesi dopo la battaglia di Fossalta.

 

Nel 1297, poco dopo la morte di Mariano II d’Arborea, papa Bonifacio VIII creò il Regno di Sardegna e Corsica, infeudandolo al re d’Aragona Giacomo II il Giusto (1295 – 1327) e dandogli così la giustificazione per l’invasione delle due isole.

 

Dopo la battaglia di Lucocisterna dell’11 aprile 1324 vinta contro i cagliaritani, grazie all’alleanza con l’Aragona, venne firmato un trattato da Ugone Serra-Bas d’Arborea che determinò la nascita de facto del Regno di Sardegna sotto il protettorato aragonese, che giuridicamente non comprendeva l’Arborea, ancora indipendente.

 

Mariano IV fu considerato il più colto e brillante sovrano arborense del XIV secolo, conte del Goceano e signore della Marmilla cagliaritana, riunì sotto il suo governo gran parte dell’isola (tranne Castello di Calari/Cagliari e Alghero) e fece elaborare la celebre Carta de Logu. Fu sposo di Timbora di Roccaberti, dalla quale ebbe tre figli: Ugone, Eleonora e Beatrice.

Nel 1353 però si ribellò ai soprusi aragonesi, ricusò il vassallaggio e assunse come insegna il solo albero, simbolicamente “sradicato” in campo d’argento, senza i “pali” dello stemma di Catalogna/Aragona. Invase il cagliaritano e sconfisse e catturò Gherardo della Gherardesca, comandante delle truppe del re di Sardegna, il 10 settembre. Venne fermato a Quartu dal comandante aragonese Bernrdo de Cabrera il 7 ottobre successivo.

 

Questi farà promulgare la Carta de Logu nel 1392.

Il 15 giugno 1354 lo stesso re Pietro d’Aragone sbarcò, ad Alghero, per stroncare la rivolta sarda, ma non ebbe successo. Il re iberico ottenne una tregua ad Alghero il 16 novembre 1354, ma alle dure condizioni di Mariano IV. L’Arborea, alla fine del 1354, riuscì a controllare l’intera isola, con l’esclusione di Cagliari, Alghero e Sassari, quest’ultima governata da Brancaleone Doria per conto dei genovesi. Con la pace di Sanluri dell’11 luglio 1355 si iniziò un periodo di relativa pace, che rafforzò gli Arborea.

Mariano riprese la guerra nel 1365, attaccando il castello di Sanluri, Il sovrano oristanese aveva chiesto al papa Urbano V di essere infeudato del regno di Sardegna e Corsica al posto di Pietro il Cerimonioso, che non pagava il censo dovuto al Papato.

 

Nel 1368 Pietro inviò in Sardegna un corpo di spedizione con a capo Pietro Martinez de Luna. Giunto rapidamente nei pressi di Oristano questi fu sconfitto nella cruenta battaglia di Sant’Anna dove morì combattendo sul campo. Tale sconfitta costò successivamente anche la perdita di Sassari e Osilo. Oramai solamente i rifornimenti via mare garantivano la sopravvivenza di Castel di Castro e di Alghero, unici in mano aragonese.

 

Fu la peste a fermare Mariano IV, che morì nel 1375, lasciando il trono al figlio Ugone III che fece sposare la sorella Eleonora con Brancaleone Doria, figlio legittimato del grande Branca Doria. Forse a causa del suo governo dispotico e rude il 3 marzo 1383 il popolo si sollevò, forse istigato dagli aragonesi, lo assassinò insieme alla figlia e lo buttò con la lingua mozzata dentro un pozzo.

 

Dopo il suo assassinio, diventò Judicissa de facto la sorella Eleonora, reggente per conto del primogenito Federico Doria che, nato a Castelgenovese (oggi Castelsardo) nel 1377, fino alla maggiore età, non avrebbe potuto avere la pienezza dei poteri. Eleonora assunse la reggenza anche dopo la morte del figlio nel 1387 per conto del fratello Mariano V, nato anch’egli a Castelgenovese alla fine del 1378.

 

Un importante risultato fu la firma del trattato di pace tra il regno di Sardegna ed il regno d’Arborea del 24 gennaio 1388, che prevedeva la restituzione agli iberici dei luoghi occupati dagli arborensi.

 

Mariano V, al compimento dei 14 anni, nel 1392, divenne giudice di diritto ed Eleonora, alla fine della reggenza, promulgò la celebre Carta de Logu, il codice, raccolto in 198 capitoli di ordinamenti di diritto processuale, civile e penale redatto dal padre, che rimase in vigore fino al 1827 quando verrà sostituita dal Codice Feliciano del re Carlo Felice di Savoia.

 

La giudicessa morì intorno al 1404, forse di peste.

 

Alla morte di Mariano V, nel 1407, il trono giudicale sarebbe spettato ai discendenti di Beatrice d’Arborea, sorella di Ugone III ed Eleonora, sposata nel 1363 con Amerigo VI visconte di Narbona, ma di fatto divenne giudice Leonardo Cubello, pronipote di Ugone II di Arborea. Brancaleone Doria perciò si ritirò sdegnato a Monteleone (Roccadoria): ambiva a succedere al proprio figlio.

 

L’8 dicembre giunse sull’isola il visconte Guglielmo II di Narbona, designato dalla Corona de Logu giudice, col nome di Guglielmo III d’Arborea, il 13 gennaio 1409, e che sarà l’ultimo giudice d’Arborea. Il suo regno fu tormentato dalla continua opposizione aragonese (il 6 ottobre 1408 sbarcò a Cagliari con un potente esercito l’infante Martino d’Aragona “il Giovane”, erede al trono di Sardegna e re di Sicilia) e gli altri pretendenti. Per sicurezza stabilì la capitale a Sassari e spesso risiedeva nel suo feudo francese, infine col trattato del 17 agosto 1420 vendette i suoi diritti sul giudicato sardo al sovrano aragonese di Sardegna.

 

La città di Oristano e l’Arborea storica furono incamerate nel Regnum Sardiniae et Corsicae. Oristano e i Campidani di Cabras, Milis e Simaxis andarono a formare il Marchesato d’Oristano. 

Il regno di Sardegna, unito sotto la corona d’Aragona, avrà diverse dinastie: i conti di Barcellona, i Trastàmara, gli Asburgo, Filippo V di Borbone e infine i Savoia, coi quali il regno si trasformerà nel Regno d’Italia quattro secoli dopo.

 

 

 

Nota di Massimo Ghirardi

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“D’argento ad un albero fogliato di verde sradicato e stilizzato”.

Oggetti dello stemma:
albero
Attributi araldici:
fogliato, sradicato, stilizzato

Leggenda:

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  • GONFALONE
  • BANDIERA
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