Girifai


Informazioni

Noto anche come Salto di Girifai (Salt di Jurifai) o [Zona] Franca del Girifai era un territorio autonomo, creato nel 1060 dal giudice di Gallura Costantino III di Lacon, e compreso nella curatorìa di Galtellì e contraddistinta da un governo ecclesiastico tenuto dall’abate del monastero cistercense di San Giovanni Battista “Su Lillu” di Thorpeiae (cioè “del Giglio”, forse precedente precettoria templare e oggi inglobato nel comune di Dorgali) un tempo dipendente dall’abbazia di San Giovanni all’isola del Giglio, a sua volta collegato all’abbazia San Giovanni di Orbetello, ed emanazione della casa madre cistercense di Aquas Salvias (l’abbazia delle Tre Fontane di Roma). L’abate era “mitrato”, cioè aveva la facoltà di indossare la mitra propria dei vescovi dato che il suo territorio era “Nullius Dioecesis”, non dipendeva dal vescovo ordinario, demandava la gestione del potere temporale ad un Balivo (dal quale il nome di Balivato del Girifai).

 

Il territorio, strategicamente posto nel luogo dove confluivano geograficamente i confini dei quattro Giudicati della Sardegna (Arborea/Oristano, Cagliari/Calàres, Gallura e Torres/Logudoro) analogamente all’attuale Monte Athos in Grecia, era gestito da tre monasteri principali: il citato San Giovanni Battista “Su Lillu”, che con il passaggio dell’isola del Giglio agli Aldobrandeschi nel XII secolo, ne aveva assunto il titolo e le prerogative; Santa Maria di Gultudolfe (o Gortovene) nei pressi del monte Ortobene; Santa Maria e Sant’Angelo di Gonare a Dorgali. Oltre al porto di Cala Gonone aveva importanti approdi, come quello di San Bonifacio, ai quali avevano attracco privilegiato i vascelli dei Cavalieri di San Giovanni (Ordine di Malta), di San Lazzaro, di Sant’Antonio di Vienne e dei Templari, questi ultimi avevano una sede importante (precettoria) a Thorpeia.

 

Il vessillo del Girifai era bianco, con una grande croce ottagona rossa caricata al centro da un giglio d’argento/bianco. Il giglio, denominato in sardo “su lizu de Santu Juanni” (“il giglio di San Giovanni”) richiama il santo titolare dell’abbazia di Torpeia. La croce, che richiama molto quella dei Cavalieri di Malta o, ancora meglio, quelli di Santo Stefano di Toscana, si vuole richiami l’Ordine Cistercense.

 

La zona franca sopravvivrà al resto del giudicato, ma verrà conquistata dai Pisani alla fine del XIII secolo, che divideranno il territorio tra feudatari ecclesiastici, soggetti ai pisani, come il vescovo di Galtellì il quale otterrà il titolo di barone.

 

Il lungo periodo di gestione da parte degli ordini monastici ha fatto in modo che, ancora oggi, molte terre in quel territorio siano pubbliche o di uso civico, come ad esempio i territori del monte Ortobene.

 

 

 

Nota di Massimo Ghirardi

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