Cavacurta


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Cavacurta

Castelgerundo
Informazioni

L’etimologia del nome Cavacurta è racchiusa nella sua origine: in questi luoghi infatti vi era la presenza di un cavo (loc. “cava”: canale) che i lodigiani scavarono per dare sfogo alle acque dell’Adda e del Lago Gerundo, bonificando così una vasta area di terreno allora paludosa.

Una leggenda vuole che il cavo fu fatto scavare da Ghidilberto, re franco, il quale invadendo l’Italia nel 590 per strapparla ai Longobardi, fece aprire uno sbocco per la bonifica delle acque paludose verso il Po, proprio laddove il taglio nel terreno sarebbe stato più breve, da cui appunto il nome Cavacurta.

Tuttavia, l’origine dell’abitato di Cavacurta, risale almeno al 997, quando, tra le terre e i castelli del lodigiano che l’imperatore tedesco Ottone III concesse ad un suo fedele luogotenente, Rogerio, viene nominata appunto Cavacurta.

Nel 1034 si nomina Cavacurta tra le proprietà dell’arcivescovo milanese Ariberto d’Intimiano, che poi lascia questo territorio all’Ospedale S. Antonio di Milano.

Come altri centri situati lungo la sponda del fiume Adda, anche Cavacurta possedeva un castello fortificato, edificato a scopi militari, che venne abbattuto e ricostruito nel 1157, anno in cui i Milanesi, in guerra con Cremona, fortificarono Maleo e Cavacurta. Nel 1158 i Milanesi dopo aver distrutto Lodi e averne devastato il territorio, si portarono sulle coste di Cavacurta in attesa dell’attacco dei Lodigiani rifugiati a Pizzighettone. Ma, non verificandosi alcun effettivo attacco, i Milanesi si ritirarono e il 28 dicembre 1199 e Cavacurta venne restituita ai Lodigiani a patto che ne venissero distrutte le fortificazioni.

Oltre ad Ariberto d’Intimiano, furono proprietari di Cavacurta: il duca Galeazzo Maria Sforza che lo donò a Onofrio Bevilacqua, signore di Maccastorna, successivamente per mano di Luigi II, passò dal 1501 ai conti Trivulzio fino a quando, rimasti senza eredi, nel 1678 Carlo II, Re di Spagna, lo donò a Cosimo Castiglioni di Firenze, fregiandolo del titolo di marchese.

Data la posizione strategica, al confine di diversi feudi e territori, nel 1456 sorse un convento ad opera dei frati dell’Ordine dei Servi di Maria (secondo il “Catastro”, la Bolla è datata 7 luglio 1485), che rimase attivo sino alla sua soppressione, avvenuta il 25 giugno del 1798 nel periodo di occupazione francese.

Verso la fine del 1500 il convento di Cavacurta era uno dei più importanti della Lombardia, tanto che il paese è menzionato sulle mappe nella Galleria delle Carte geografiche nei Musei Vaticani.

Dopo la soppressione dell’Ordine, tutti i beni dei frati furono acquistati dai signori Archinti di Milano, che lasciano memoria nel nome di due cascinali nel centro storico, mentre dell’antico castello non sono rimaste tracce.

Oltre ad aver ospitato nella seconda metà del 1400 il Beato Giovanni Angelo Porro, nobile milanese, il convento di Cavacurta fu asilo di Ottavio Vignati, distinto archeologo e giureconsulto, che scrisse anche un’opera sui marmi antichi.

Lo stemma comunale di Cavacurta, del tipo che possiamo definire “parlante”, era in uso fin dagli anni immediatamente successivi l’Unità d’Italia (lo si rinviene in atti del 1868):

« D’azzurro al cavo aperto in mezzo ad un terrapieno con sottostante sfogo d’acqua e con due monti sullo sfondo. Circondato da due rami di quercia e d’alloro annodati da un nastro dai colori nazionali. Ornamenti da Comune. »

Mentre il gonfalone si blasona: « Drappo di verde, riccamente ornato da ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto verde, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento. »

Nota di Massimo Ghirardi, Giovanni Giovinazzo e Davide Laucello

Stemma Ridisegnato


Reperito da: Anna Bertola

Stemma Ufficiale


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Colori dello scudo:
azzurro
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“Drappo di verde…”

Gonfalone ridisegnato

Reperito da: Anna Bertola

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