Villa Minozzo

Informazioni

  • Codice Catastale: L969
  • Codice Istat:
  • CAP: 42030
  • Numero abitanti: 3988
  • Altitudine: 680
  • Superficie: 680
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 54.0
  • Distanza capoluogo: 54.0

Storia dello stemma e del comune

Il Comune di VILLA MINOZZO è il più esteso dei Comuni “minori” (non capoluoghi di Provincia) d’Italia. Dal 1615 al 1815 il centro principale fu MINOZZO e la sua Rocca, antico centro amministrativo della zona (citato come “Cortem de MELOCIO cum Plebe” nel 980) che l’imperatore Ottone II assegnò al vescovo di Reggio ed erede della antica VILLA IN MONTANIS del documento del re longobardo Berengario del 907. Nel 1070 il vescovo Gandolfo fu costretto a cedere MINOTIO e altri 40 castelli al Marchese Bonifacio di Toscana, padre di Matilde di Canossa (Gran Contessa di Toscana che, in quanto donna, non poteva fregiarsi del titolo militare di “marchese”, cioè Governatore di una Marca), che provvide a collegare questo territorio con la Toscana attraverso la Via Regia per il Passo di San Pellegrino in Alpe. Nel 1071 la di lui moglie, Beatrice di Lorena, cedette Cervarolo, Poiano, Febbio e altri territori dell’attuale Comune all’abbazia da lei fondata a Frassinoro (o, meglio “in Silva Fraxinorum”: “nel bosco di frassini”). Successivamente il territorio ritornò ai vescovi reggiani e, nel 1268, al Comune di Reggio che nel 1316 inviò come amministratore di Minozzo e Toano il nobile Roberto Scarpa. Nel 1320 i nobili Dallo (o Dalli, dal nome dell’omonima località lucchese), signori della Pietra di Bismantova, già alleati dello Scarpa, si ribellarono all’autorità comunale per impadronirsi del castello di Minozzo. Il Comune di Reggio reagì investendo del feudo Gilberto da Fogliano che, inizialmente, spartì il feudo con Bertolino Dallo (o Dalli) esautorandolo però rapidamente. Tra il 1425 e il 1427 il Duca di Ferrara e Modena, Niccolò III d’Este, sottrasse il feudo ai Fogliani concedendo a Minozzo un’ampia autonomia, grazie alla quale la comunità restò fedele alla casa d’Este per oltre 3 secoli. Nel 1430 il podestà “della Alta Valle del Secchia e del Dolo” si insediò nel castello di Minozzo, dal quale controllava una dozzina di centri abitati in nome del Duca. In quel periodo si stesero gli “STATUTA CASTELLANTIÆ AC TOITIUS PRÆTORIÆ MINOTII” in cinque libri di 125 capitoli. L’organizzazione civile fu però turbata dalle cruente scorrerie di Domenico Amorotto, brigante sostenuto anche dallo Stato Pontificio, che ebbe la sua sede nel castello di Carpineti (contro il quale combatté anche Francesco Guicciardini, Governatore del Duca di Modena). Nel 1523 il mercato venne trasferito più a nord, nel piccolo centro di VILLA (presso l’antico castello di Ripiolo), meglio raggiungibile da tutti i territori della valle. Nel 1815 Minozzo era il 22° Distretto del Dipartimento del Crostolo istituito dall’amministrazione Francese. Iniziò quindi tra Minozzo e Villa una lunga controversia per la sede municipale: Villa ebbe la meglio durante la Restaurazione Austro-Estense, che però distaccò Cerreto. Luigi Carlo Farini, “Dittatore” per gli ex Stati Emiliani in nome del re d’Italia, nel 1859 smembrò il territorio dell’antica Podesteria (o Pretorìa) istituendo i Comuni di Ligonchio e Toano, e denominando il rimanente territorio come Comune di “Minozzo in Villa” (secondo la dizione legale sostenuta da Francesco Miliani), dato che la sede fu spostata dalla distrutta rocca al centro più a valle divenuto ormai dominante. La denominazione del “Comune di Villa Minozzo” non è stata quindi mai formalmente deliberata, ma praticamente adottata in tutti gli atti pubblici. Lo scudo dello stemma comunale rappresenta simbolicamente la torre dell’antica rocca di Minozzo, per estensione simbolo dell’autonomia del Comune, ed è così blasonato: “[campo] d’argento alla Rocca di Minozzo merlata alla ghibellina al naturale1 con tre stelle di nero [male] ordinate intorno, il tutto fondato su una montagna al naturale. Circondato d’oro…” è accompagnato da una fascia con la scritta COM ET HOM che non è nominata nella blasonatura ufficiale del Decreto del Presidente del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 marzo 1937. Attualmente il Comune nei sigilli usa una vecchia figurazione, dove la torre (priva delle stelle nere) è racchiusa in una complessa cornice modanata, sostenente in basso il nastro rosso col motto; nelle comunicazioni pubblicistiche invece riprende un vecchio disegno di una locale raccolta di stemmi con il nastro dentro al campo dello scudo. (1): la definizione “al naturale” ha creato confusione nell’interpretazione del blasone. Il Dizionario riporta “colore col quale compaiono in natura le figure” per cui la torre dovrebbe essere rappresentata in colore “grigio pietra”. Correntemente è però rappresentata di smalto rosso, convenzionalmente ritenuto il colore “naturale” della pietra da costruzione (spesso virato verso il Terra di Siena). Note di Massimo Ghirardi Si ringraziano: Lucia Piguzzi e Arturo Zannini per la preziosa collaborazione. [vedi anche Frassinoro (MO), Ravarino (Mo), Ligonchio (RE), Carpineti (RE) e Casalgrande (RE)] Bibliografia: AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA Utet, Torino 1997 (prima edizione 1990). AA.VV. STEMMI delle Province e dei Comuni dell’ Emilia Romagna, a cura del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna. Editrice Compositori, Bologna 2003. pp. 480.
Profilo Araldico
“D’argento alla Rocca di Minozzo merlata alla ghibellina al naturale con tre stelle di nero ordinate intorno, il tutto fondata su una montagna al naturale circondata d’oro da due rami di quercia e di alloro annodati ad un nastro dai colori nazionali”
Stemma ridisegnato
Stemma Ufficiale
Altre Immagini

Colori dello scudo: argento
Profilo Araldico
Drappo avente i colori rosso e bianco, con lo stemma e con l’aggiunta delle scritte: all’interno “COM ET HOM”; all’esterno “Villa Minozzo”
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
Altre Immagini
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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