Comune di Sant’Olcese (GE)

Informazioni

  • Codice Catastale: I346
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 5999
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
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Storia dello stemma e del comune

Sant’Olcese è un comune sparso tra la Val Polcevera e la Val Bisagno, con sede nella frazione Piccarello, più centrale nel territorio rispetto al borgo omonimo.

Sant’Olcese vero e proprio è un centro di antica fondazione, denominato anticamente Valle Ombrosa, ridenominato Sant’Olcese in omaggio al vescovo francese Ulcisius (sant’Olcese, noto anche come Ursicino), che si rifugiò in questa zona nel periodo delle invasioni Vandaliche della Francia del V secolo, insieme al compagno anc’egli vescovo Claro (che si sarebbe ritirato nel territorio di Serra Riccò). Olcese visse tra gli abitanti del piccolo borgo evangelizzando, conducendo una vita di penitenza e di preghiera. Morto nel 410, le spoglie riposano dal 1155 nella chiesa del paese, è ricordato per aver legato il suo nome all’episodio dell’addomesticamento di un orso che terrorizzava gli abitanti della zona (da cui il termine Ursicino – “colui che addomestica l’orso” – episodio affine a quelli attribuiti a Sant’Orso di Aosta, ma anche a San Vigilio di Trento e San Corbiniano di Frisinga) probabilmente simbolico di una “cristianizzazione” dei “selvaggi pagani”.

La tradizione vuole che il santo possedesse due buoi, dei quali si serviva, aggiogandoli ad un carro, per trasportare i materiali necessari alla costruzione della nuova chiesa. L’orso sbucato improvvisamente dalla selva si sarebbe avventato su uno dei buoi, uccidendolo; il santo, allora, gli ingiunse di prendere il posto del bue ucciso al traino del carro. La belva, miracolosamente ammansita, ubbidì prontamente all’ordine, portando così a compimento il lavoro. La scena è rappresentata ad affresco sulla facciata della chiesa.

Unito al territorio di Borzoli fu soggetto ai marchesi di Savona e, dal 1216, divenne proprietà del vescovo Oberto II di Albenga, che lo cedette alla Santa Sede.

Dal 1385 fu un possedimento degli Adorno di Genova, che costruirono il castello di Vicomorasso, distrutto nel 1395 nel corso delle dispute sanguinose tra gli Adorno, i Guarchi e i Montaldo.

Nel 1797 il governo francese della Repubblica di Genova fece di Sant’Olcese un comune del Dipartimento del Polcevera, con capoluogo Rivarolo. Dal 28 aprile del 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, Sant’Olcese divenne capoluogo del XIII cantone della Giurisdizione del Polcevera e dal 1803 centro principale del II cantone del Polcevera nella Giurisdizione.

Nel 1804 alla municipalità di Sant’Olcese vennero aggregati i territori degli ex comuni di Casanova, Comago, Manesseno e Orero; mentre nel 1806 cede la frazione di Casanova al comune di Bolzaneto. Annesso al Primo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento di Genova.

Nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilì il Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d’Italia dal 1861. Dal 1859 al 1926 il territorio fu compreso nel III mandamento di Rivarolo del circondario di Genova dell’allora provincia di Genova. Gli ultimi interventi sui confini comunali vengono attuati tra il 1877 e il 1878 con la cessione di Orero al comune di Serra Riccò e il riassorbimento di Casanova dal comune di Bolzaneto.

Lo stemma in uso da parte del Comune di Sant’Olcese è stato concesso con DPR dell’8 luglio 1980 n. 2317, dove si blasona:

Troncato da una fascia abbassata scaccata di rosso e d’argento; il primo partito di rosso e d’azzurro: a) trinciato da una spina di botte d’oro ed ad una scaletta dello stesso poste in palo; b) ad un leone passante d’oro. Il secondo alla figura di Sant’Olcese vescovo in campo di cielo, accostato da un orso bruno fermo; nel fianco destro, una torre di pietra merlata alla guelfa, chiusa e finestrata di due, fondata su un colle al naturale; nel fianco sinistro, un albero pure al naturale inclinato su un mulino con il tetto di rosso. Ornamenti esteriori da Comune”.

Questo sostituisce quello precedente, che si differenziava per la presenza di alcune figure poi scomparse, come il “Capo del Littorio”, e per la diversa disposizione di alcuni elementi (che rendeva ancora più complessa la figurazione già “affollata”).

Nello stemma vengono rappresentati i principali simboli del Comune: la torre, simboleggiante lo scomparso castello di Vicomorasso costruito dagli Adorno, con la fascia scaccata del loro scudo; la scala a pioli ripresa dallo stemma della famiglia Cambiaso, che era originaria di Cremeno; una spina di botte, elemento emblematico “parlante” a rappresentanza degli Spinola; nonché l’episodio dell’orso reso mansueto da Sant’Olcese in un paesaggio che richiama l’antica Vallis Umbrosa.



Nota di Massimo Ghirardi
Profilo Araldico
“Troncato da una fascia abbassata scaccata di rosso e d’argento; il primo partito di rosso e d’azzurro: a) trinciato da una spina di botte d’oro ed ad una scaletta dello stesso poste in palo; b) ad un leone passante d’oro. Il secondo alla figura di Sant’Olcese vescovo in campo di cielo, accostato da un orso bruno fermo; nel fianco destro, una torre di pietra merlata alla guelfa, chiusa e finestrata di due, fondata su un colle al naturale; nel fianco sinistro, un albero pure al naturale inclinato su un mulino con il tetto di rosso. Ornamenti esteriori da Comune”.
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Fonte: Davide Papalini

Stemma Ufficiale
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database

Profilo Araldico
“Drappo di rosso…”
Gonfalone ridisegnato

Bruno Fracasso

Reperito da: Luigi Ferrara

Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Colori del gonfalone: rosso

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

  • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) n. 2371 di concessione – 08/07/1980

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