Comune di Prasco (AL)

Informazioni

  • Codice Catastale: G987
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 565
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
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Storia dello stemma e del comune

Prasco è un pittoresco borgo collinare dell’Alto Monferrato, sulla sponda sinistra del torrente Caramagna; il centro attuale sorge in posizione più elevata rispetto a quella dove sorgeva il borgo antico, come dimostra la presenza dell’antica pieve romanica oggi solitaria al centro del cimitero, rimasta nella posizione originaria.

Il trasferimento avvenne per ragioni difensive, e solo con l’apertura della ferrovia nel XIX secolo si è sviluppato l’abitato verso il fondovalle.

Dal 1240 ebbe inizio il dominio dei Conti di Prasco, ramo della famiglia dei marchesi di Occimiano, che il 4 luglio 1198 lo cedettero ai Marchesi Del Bosco, discendenti da Anselmo, della grande famiglia Aleramica che dominava il Monferrato, del ramo savonese.

Nel 1240 Federico Malaspina, del ramo dei marchesi di Villafranca (oggi Villafranca in Lunigiana), divenne feudatario di Prasco in conseguenza del suo matrimonio con Agnese, unica figlia del marchese Guglielmo Del Bosco, la quale aveva ereditato dal padre il feudo di Cremolino e la metà di altri 12 feudi tra i quali appunto quello di Prasco. Da Federico ebbe origine il ramo dei Malaspina di Cremolino, che furono feudatari anche di Prasco per un periodo durato 214 anni.

Nuovamente nel 1454 il feudo passò per matrimonio ai De Regibus, nobile famiglia originaria di Vercelli aggregata alla consorteria (allora detta “albergo”) dei Doria di Genova. Sofrone De Regibus contrasse matrimonio con Battistina Malaspina, alla quale era stato assegnato il feudo di Prasco come parte della dote. I De Regibus mantennero l’investitura feudale di Prasco per ulteriori 185 anni.

Nel 1639 il feudo di Prasco divenne proprietà degli Spinola: la potente famiglia genovese ottenne la titolarità dei beni patrimoniali di pertinenza feudale in risarcimento di un ingente debito non onorato, contratto nei suoi confronti dai De Regibus di Prasco.

Il 17 marzo 1639 Giacinto Spinola, ricevette l’investitura ufficiale “ad formam et tenorem investiturarum precedentium” dall’imperatore, e iniziarono un’espansione territoriale dei loro possedimenti nel circondario di Prasco. L’ultimo della casata a portare il titolo di conte di Prasco, fu Roberto Giovanni Battista Spinola, il quale, dopo aver ottenuto dal Re Vittorio Amedeo di Savoia la facoltà di alienare il feudo, prese i voti religiosi nella Congregazione dei padri Somaschi. Il feudo di Prasco fu quindi acquistato Ferdinado Piuma, già signore di Roccaverano, che ne ricevette la formale infeudazione da re Vittorio Amedeo il 10 maggio 1775 con titolo e dignità comitale in infinito per lui e per i suoi discendenti maschi.

Nel 1828 la contessina Pellina, unica figlia del conte Ferdinando Piuma di Prasco, sposò Giovanni Battista, unico figlio del conte Giorgio Gallesio di Finalborgo, insigne botanico (fu autore, tra l’altro, della “Pomona italiana”, monumentale opera pomologica corredata da splendide iconografie), a seguito del matrimonio di Giovanni Battista Gallesio e Pellina Piuma, i consuoceri ottennero da re Carlo Alberto l’unione araldica dei due casati, concessa con regia patente promulgata il 30 novembre 1847: i nipoti, figli della nuova coppia, assunsero così il cognome “Gallesio-Piuma”.

Lo stemma del Comune riprende sostanzialmente quello dei Malaspina, mostra infatti lo “spino secco”, nero in campo d’oro, emblema della illustre famiglia lunigianese, il capo dell’impero originale, con l’aquila nera in campo d’oro, è stato modificato per una più chiara differenziazione. Si può blasonare: “d’oro, alla pianta di spino secco sradicato, al capo di rosso caricato dell’aquila rivoltata al volo spiegato d’argento, poggiante sulla linea di partizione”.



Nota di Massimo Ghirardi
Profilo Araldico
“D’oro, allo spino secco sradicato, di nero; al capo di rosso caricato dall’aquila di argento. Ornamenti esteriori da Comune”.
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Reperito da: Giovanni Giovinazzo

Fonte: Giancarlo Scarpitta

Stemma Ufficiale
Altre Immagini
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Colori dello scudo: oro, rosso
Partizioni: capo
Oggetti dello stemma aquila, spino secco
Pezze onorevoli dello scudo: linea di partizione
Attributi araldici: caricato, secco, sradicato
Profilo Araldico
“Drappo di bianco con la bordatura di rosso, riccamente ornato di ricami di argento e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metalla ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella treccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento”.
Gonfalone ridisegnato

Disegnato da: Bruno Fracasso

Fonte: Giancarlo Scarpitta

Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Colori del gonfalone: bianco, rosso
Partizioni del gonfalone: bordato

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

  • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 11/03/1953
    Guarda il decreto

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