Comune di Portobuffolè (TV)

Informazioni

  • Codice Catastale: G909
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 804
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
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Storia dello stemma e del comune

Portobuffolé è oggi il Comune più piccolo del Trevigiano, ma fu un importante centro strategico della Serenissima in Friuli, sulla sponda sinistra del fiume Livenza, al punto che questa concesse il titolo di “città”, ed ebbe una cinta fortificata, oggi pressoché scomparsa.

Nel 1911 il corso del fiume venne deviato, e la fisionomia della città mutò radicalmente, anche se nel XX secolo il Livenza non rappresentava più quella via d’acqua che alimentava i commerci del porto (dal quale deriva il toponimo).

Anticamente era un villaggio di pescatori ed agricoltori, noto come Septimum de Liquentia cioè situato al settimo miglio (romano) da Opitergium (Oderzo).

Nel periodo feudale fu soggetto ai Carraresi di Padova, per poi passare sotto il dominio del patriarca di Aquileia. Nell’agosto 908, re Berengario, su preghiera della moglie Bersilia, donò il castello di Portus Bovoledi (da tardolatino “bova” o “beva”: canale)1 a Ripalto, vescovo di Ceneda (attuale Vittorio Veneto).

Nel 1166 Portobuffolè passò al Comune di Treviso, per ritornare nel 1242 ancora ai vescovi di Ceneda, i trevigiani istigarono Gerardo de’ Castelli, a distruggere il castello, che fu riconquistato e restaurato dal vescovo.

Dal 2 ottobre 1307 il nobile Tolberto da Camino, marito della celebre Gaia, figlia del “buon Gherardo”, citato da Dante nel XVI canto del Purgatorio, divenne signore di Portobuffol. Samaritana da Rimini, seconda moglie di Tolberto, sentendosi minacciata alla morte del marito, dai cognati Rizzardo e Gerardo da Camino, temendo anche per la vita del giovane figlio Biancoino, si rifugiò a Venezia e chiese protezione al doge Dandolo, che la reinsediò nel feudo solo nel 1336.

Il 4 aprile 1339 Portobuffolè, con decreto del senato Veneto e con delibera del Maggior Consiglio di Treviso, passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Ottenne un Consiglio Civico, un Consiglio Popolare e l’ordine dei nobili.

Più tardi i Genovesi obbligarono i Veneziani a cedere la Marca trevigiana all’arciduca d’Austria, che a sua volta la vendette a Francesco da Carrara, il quale si comportò come un tiranno e con una rivolta popolare gli abitanti si rimisero sotto il dominio di Venezia.

Sotto il dominio veneto la città ebbe un periodo di grande splendore e ricchezza . La Repubblica Veneta concesse il titolo di Città, lo stemma gentilizio ed un podestà, che rimaneva in carica solo 16 mesi, con ampie mansioni politico-amministrative.

Nel 1797 Portobuffolè passò col Veneto sotto il dominio francese. Fu sede di un tribunale civile e criminale di prima istanza.

Con decreto del governo francese del 5 maggio 1797 la sua giurisdizione del Comune comprese anche Mansuè, Fossabiuba, Baite, Basalghelle, Cornarè, Rigole, Vallonto, Lutrano, Villalonga, Saccon di Lia, Camino, Stala di Oderzo, Levada, Fraine, Colfrancui, Campagnola, Burniola, Roverbasso, Campomolino e Codognè.

Con la pace di Campoformido, il Veneto passò all’Austria e il centro di Portobuffolè iniziò iniziò un periodo di crisi. Nel 1807 cessò di essere anche distretto e nel 1816 la frazione di Settimo venne assegnata al comune di Brugnera (dal quale verrà distaccata solo nel 1826).

Dopo la parentesi napoleonica, con tutto il territorio entrò nel nuovo Regno Lombardo-Veneto austriaco, fino all’annessione al Regno d’Italia dopo la terza guerra di indipendenza, nel 1866.

Durante il secondo conflitto mondiale 1940/45 il territorio sopportò pesanti lutti e una serie di emigrazioni oltre Oceano.

Nel Dopoguerra l’economia locale risorse e si caratterizzò come “Distretto del Mobile”, grazie all’inventiva e alla volontà operosa della popolazione. Sfortunatamente due disatrose alluvioni nel 1965 e nel 1966 sommersero il paese e trasformarono la zona in un mare di fango, dando un pesante colpo alla produzione che, lentamente, si riprese anche se molte famiglie si allontanarono ed alcune industrie dovettero essere trasferite in comuni limitrofi.

Lo stemma della città è caratterizzato dalla croce d’argento, diffusa nella Marca Trevigiana, in campo azzurro e accantonata da quattro gigli naturali d’oro, simbolici della fedeltà (a Venezia) e del territorio irriguo dove sorge la città.

Concesso dalla Serenissima come premio alla fedeltà degli abitanti, viene usualmente raffigurato una curiosa e stilizzata forma rococò, cimato da un elmo di ferro insignito da piume di struzzo.

Se ne trovano in giro numerose rappresentazioni scolpite e dipinte: su Porta Friuli che imemtte nella cittadina, su un pilastro dell’antistante ponte del XVIII sec., sulla facciata della Casa Comunale del XV-XVI sec. , sulla porta laterale del Duomo e sopra il fastigio dell’organo.

(1): popolarmente si è sostenuta la derivazione da “bufalo”, sostenuta anche da diversi studiosi.



Nota di Massimo Ghirardi

Bibliografia:

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA. Storia e significato dei nomi geografici italiani, UTET, Torino 1997, p. 605.
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Fonte: Giancarlo Scarpitta

Stemma Ufficiale
Altre Immagini



Colori dello scudo: azzurro
Partizioni: inquartato
Profilo Araldico
“Drappo di bianco…”
Gonfalone ridisegnato

Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Colori del gonfalone: bianco
Profilo Araldico
“Drappo di azzurro alla croce di bianco accantonata da quattro fiori di oro…”
bandiera ridisegnata

Disegnato da: Massimo Ghirardi

bandiera Ufficiale
no bandiera
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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