Comune di Padova (PD)

Informazioni

  • Codice Catastale: G224
  • Codice Istat:
  • CAP: 35100
  • Numero abitanti: 214198
  • Nome abitanti: padovani
  • Altitudine: 12
  • Superficie: 12
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Nella sua millenaria storia la città di Padova adottò diversi simboli.

Il Portenari, rifacendosi all’interpretazione di alcuni versi di Virgilio, sostiene che in tempi remotissimi, a ricordo delle origini troiane, nello stemma di “Patavium” figurava una scrofa.

Una leggenda vorrebbe che Antenore, il mitico fondatore, portasse come insegna tre gigli oro in campo azzurro oppure uno scudo scaccato di rosso e d’argento. Il cronista Ongarello così descrive l’antico emblema degli Euganei: “una donzella con tre facce, vestita di verde in campo oro”.

Dal volume “Cenni storici sulle famiglie di Padova…” vengono riportati i simboli usati in epoche successive.

Sotto i Romani, Padova innalzava l’aquila d’oro in campo rosso che tramutò ai tempi di Vitaliano in “d’azzurro alle due righe (fasce) d’oro”.

Gli storici ed i cronisti che si interessarono degli antichi emblemi padovani confusero spesso i vessilli dei dominatori con quelli specifici della città.

L’Ongarello sostiene che, forse nei primi anni dell’era cristiana, venne assunto uno scudo rosso in cui era posto un drago verde recante una seconda testa all’estremità della coda.

Di tale insegna ci dà pure notizie il Portenari citando i versi: “Est Patavinorum draco cum cruce virorum – Scrupturis quorum credit utrumque forum”. Infatti i simboli furono poi donati dalla città al collegio dei notai.

A testimonianza restano i portali dell’aula consiliare in municipio risalenti al 1542 ed al 1551.

Cosi il poeta Carlo Dottori descrisse l’antico carroccio padovano (secolo XII): “Sorgeva nel bel mezzo un’asta grossa – Col Drago verde in campo porporino; – La tela dell’insegna è seta rossa – Con la frangia all’intorno d’oro fino”.

Alcuni storici vorrebbero che l’assunzione dell’attuale insegna crociata risalisse al protovescovo Prosdocimo che la donò ai Padovani dopo la conversione della popolazione al Cristianesimo.

Le sopra riferite notizie sono tratte da cronache e sono da considerarsi leggende, non possedendosi né testimonianze contemporanee, né documenti o monumenti certi.

Sicuramente all’epoca dei Comune pre-Ezzeliniano Padova adottava nei suoi sigilli una “fabbrica” arcuata munita di tre torri.

Nella seconda metà del secolo XIII i sigilli comunali rappresentavano un grandioso edificio con merlature, finestre, portici e colonne (antica Sala della Ragione) fiancheggiato da due elevate torri e cinto da mura provviste di porte e di ponti.

Il citato cronista Ongarello e lo storico Portenari, rispettivamente del XV e del XVII secolo, sostennero che il vessillo “d’argento alla croce di rosso” fu innalzato all’epoca delle Crociate e dei Liberi Comuni.

Come infatti in molte altre città italiane all’epoca delle lotte contro l’imperatore Federico Barbarossa, al tempo della Lega Lombarda fu assunto come stemma il sacro simbolo sotto il quale i crociati, fin dall’inizio, avevano combattuto.

Dal secolo XIII in poi su tutti i monumenti padovani si ritrova detto scudo, chiara indicazione di appartenenza alla parte guelfa.

Con l’avvento della signoria dei Carraresi, lo stemma crociato fu inquartato con il carro rosso in campo argento.

Sotto il dominio della Repubblica Veneta, Padova dovette aggiungere in capo alla croce il “leone andante d’oro”, simbolo della Serenissima.

Durante il periodo austriaco, la città fu autorizzata a sovrapporre al proprio emblema la corona d’oro gemmata ad otto fioroni (cinque visibili), sormontata dall’aquila bicipite.

L’origine di tale prerogativa va ricercata nel titolo “Padua Regia Civitas” che ebbe sanzione fino al 1319, allorché Padova aveva fatto, per breve periodo, volontaria sottomissione del suo territorio a Federico d’Austria e si era chiamata Regia in onore dello stesso Federico che l’aveva liberata dal nemico scaligero.

Di tale titolo fa riferimento un’opera del Gennari del 1795 ove si citano le antiche monete, gli “aquilini”, coniate tra il 1320 ed il 1328.

Il diploma con cui l’imperatore d’Austria Franccsco I, in data 26 luglio 1825, autorizzava la città ad usare lo stemma sormontato da detta corona, è datato Vienna 23 novembre 1852. Il documento, in lingua tedesca, conservato al Museo Civico di Padova, prescrive che, quando l’emblema viene adoperato come sigillo, deve essere accompagnato dalla legenda: “Sigillo della Regia Città di Padova”, (R.I.P. XXVIII, 4896). Da allora Padova usò sempre lo stemma in forma di targa scudata “d’argento alla croce di rosso”, pur avendo abbandonato, dopo l’unificazione d’Italia, il titolo di “Regia”.

Con ordinanza del 25 febbraio 1929, il podestà di Padova rendeva noto che dall’11 febbraio precedente lo stemma del Comune sarebbe stato costituito solo dal semplice scudo sannitico, con la corona di cui fu insignito nel secolo scorso.

Una significativa cartolina illustrata del 1934 raccoglie le evoluzioni dei simboli cittadini attraverso i secoli.

Attorno al glorioso sigillo medievale fanno corona dodici scudi dalle fogge più disparate.

Tralasciando le insegne più antiche e soffermandoci sugli emblemi in uso nel secolo scorso, possiamo rilevare che la forma di gran lunga più adoperata è quella sannitica, talune volte accompagnata lateralmente da fronde o da ricami dorati.

Dalla stessa figurazione si evince che il bozzetto attualmente usato dal Comune, costituito da uno scudo ovale, leggermente bombato ed attorniato da ricche volute, risale solamente al 1899.

La foggia fu stabilita dalla Giunta dopo un accurato studio effettuato dal direttore del Museo Civico, incaricato dal Comune nel 1897.

Con decreto del Capo del Governo datato 22 agosto 1941, trascritto nel Libro Araldico degli Enti Morali (vol. II pag. 722 n. 2254) e nei registri della Consulta Araldica il 30 agosto seguente, venne definitivamente riconosciuto dallo Stato Italiano lo stemma sormontato però dal “Capo del Littorio” allora vigente (R.D. 12 ottobre 1933, n. 1440).

Tale bozzetto, custodito assieme al provvedimento araldico al Museo Civico di Padova (B.P. 1041/33)/ deve considerarsi l’unico stemma legale del Comune, seconde le norme tecniche vigenti; in tale foggia esso viene rappresentato fedelmente nel testo, ovviamente privo del “Capo del Littorio”.

Il gonfalone, usato dalla città nelle solenni cerimonie, fu deliberato in data 17 maggio 1912. Ne studio i particolari e la forma Andrea Moschetti, direttore del Museo Civico di Padova, che fornì al Comune indicazioni ed istruzioni con sue note datate 21 aprile 1897, 19 ottobre 1898, 30 aprile 1906 e 27 aprile 1911.

Il drappo fu ricostruito su elementi tratti da miniature del secolo XIV, da dipinti posteriori e, soprattutto, dalla nota delle spese fatta dal Comune nel 1570 per la bandiera consegnata ai duecento Padovani che presero parte alla spedizione contro i Turchi, la quale contribuì alla vittoria di Lepanto.

Esso fu poi eseguito nella scuola professionale femminile Scalcerle di Padova da Vittorina Noris, sotto la direzione di Giulia Prosdocimi.

L’asta del gonfalone è sormontata da una sfera armillare dorata di tre cerchi disposti in forma di croce, come adottavano i vessilli della Repubblica Veneta.

Simbolo dell’antica grandezza e delle rinnovate energie della città, il drappo fu solennemente esposto per la prima volta il 19 ottobre 1912 per festeggiare la proclamazione della pace che pose fine alla guerra di Libia.

Il 6 giugno 1920, in occasione della festa dello Statuto, il gonfalone della città di Padova venne fregiato della “Croce di Guerra” per l’eroica resistenza civile opposta alla barbarie nemica durante la Grande Guerra.

Il drappo fu poi riconosciuto ufficialmente insieme con lo stemma dal citato decreto del 22 agosto 1941.

 

Note di Giancarlo Scarpitta

Profilo Araldico
“D’argento alla croce di rosso. Corona: d’oro gemmata di otto fioroni (cinque visibili)” <br> Decreto di riconoscimento del Capo del Governo 22 agosto 1941.
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Giancarlo Scarpitta

Stemma Ufficiale
no stemma
Altre Immagini




Profilo Araldico
“Drappo di bianco alla croce di rosso, ornato di volute alternate di fogliami d’oro, terminante nel basso con cinque liste, di cui la mediana di rosso e le altre quattro laterali di bianco cariche delle volute suddette, bordate e frangiate d’oro. Il drappo sarà appeso ad un’asta orizzontale e sostenuta da cordoni d’oro ad un’altra verticale, ambedue le aste foderate di velluto rosso con bullette dorate poste a spirale. L’asta verticale sarà cimata da una sfera armillare dorata di tre cerchi disposti in forma di croce” D.Ric. 22 agosto 1941 Gonfalone originale disegnato da Giancarlo Scarpitta e gonfalone ridisegnato da Pasquale Fiumanò
Gonfalone ridisegnato

Fonte: Giancarlo Scarpitta

Disegnato da: Pasquale Fiumanò

Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

  • Decreto del Capo del Governo (DCG) di riconoscimento – 22/08/1941

Torna su