Comune di Offida (AP)

Informazioni

  • Codice Catastale: G005
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 0
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Il toponimo di OFFIDA potrebbe, verosimilmente, derivare dai termini dell’antica lingua indoeuropea Oph (ricco) e Ida (monte, colle): coerente con la posizione elevata del borgo e la fertilità della regione. Anche se una fantasiosa origine dal greco “ophis” (serpente) e tutt’ora riportata popolarmente e è all’origine del “serpente aureo” della tradizione locale (al quale è pure dedicato il locale teatro) forse retaggio della religione pre-romana (secondo la leggenda gli offidani trovarono un serpente d’oro nella campagna e lo conservarono per lungo tempo in città come amuleto). La prima testimonianza di OPHIDA risale al 1039, quando tale Longino D’Azzone la cede all’abate di Farfa, che papa Urbano IV confermerà creando il governatorato (Presidiato) di Farfa e dipendente anche ecclesiasticamente dall’abate farfense. Nel 1292 papa Niccolò IV riconosce l’ordinamento comunale, con un consiglio di Consoli, Priori e un podestà. Fedele a Fermo nelle guerre che opposero quest’ultima ad Ascoli Piceno, subì per questo l’opposizione e i contrasti con il potente Comune vicino, situazione che venne sanata con la tregua del XVI secolo, poco prima che il territorio di Offida passasse al governo diretto dello Stato della Chiesa e alla Diocesi di Montalto. Nel XVII secolo passerà alla Diocesi di Ascoli. Papa Gregorio XVI concede ad Offida il titolo di città. Il blasone presente nel del Decreto di Concessione (Regio Decreto del 27 settembre 1935) recita: “D’azzurro, interzato in banda di rosso, caricato nel primo di un castello quadrato, merlato, aperto, finestrato, sormontato da una croce con la legenda: “OPHIDIAE SUM LEO GUELFIS QUI NOMINE VICI”. Dal punto di vista tecnico il blasone è sbagliato (1): si tratta di una banda rossa in campo azzurro, accompagnata nel cantone sinistro del capo da un castello d’oro. È così in uso nella comunicazione ordinaria e fedele agli esempi antichi, come in quello elegante rappresentato in una lastra marmorea murata nella parte alta del medioevale Palazzo Comunale. Il gonfalone civico mostra uno stemma in un’altra versione ancora: la banda è abbassata e il castello è fondato direttamente sulla stessa. Questa forma è derivata da quella documentata in numerosi esempi del XVI secolo che però era un poco diversa: il castello campeggia solitario in uno scudo ma fondato su una campagna attraversata dalla banda. (1): per definizione un “interzato in banda” si dovrebbe presentare come suddiviso in tre campi obliqui dello stesso spessore DI SMALTO DIFFERENTE; se il campo superiore e quello inferiore hanno lo stesso smalto si configura la pezza della “banda”. Nota di Massimo Ghirardi e Alessandro Neri
Profilo Araldico
“D’azzurro, interzato in banda di rosso, caricato nel primo di un castello quadrato, merlato, aperto, finestrato, sormontato da una croce con la legenda: “OPHIDIAE SUM LEO GUELFIS QUI NOMINE VICI””. D.R. 27 settembre 1935
Stemma ridisegnato

Stemma Ufficiale
Altre Immagini



Colori dello scudo: azzurro
Profilo Araldico
“Drappo di bianco…”
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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