Città di Norcia (PG)

Informazioni

  • Codice Catastale: G212
  • Codice Istat:
  • CAP: 6046
  • Numero abitanti: 4995
  • Nome abitanti: nursini
  • Altitudine: 604
  • Superficie: 604
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 96.0
  • Distanza capoluogo: 96.0

Storia dello stemma e del comune

La città di Norcia perpetua il nome della latina Nursia, a sua volta derivato dal nome di Nortia, la divinità etrusca e sabina corrispondente alla Nemesi dei greci e alla dea Fortuna dei romani, che presiedeva alla sorte degli uomini (in Etruria esistevano altre località denominate Nortia o Norchia).

Il luogo è abitato da tempo immemorabile, si trovano ancora oggi elementi del Neolitico, ma fu con certezza un centro abitato dall’VIII secolo a.C. quando fu fondata dai sabini in quella che corrisponde oggi alla località di Capo la Terra.

Venne conquistata dai Romani all’inizio del III secolo a.C. ed ottenne la cittadinanza romana nel 268 a.C., venendo aggregata alla tribù (gens) Quirina.

Nel II secolo a.C. divenne prima Prefettura e quindi Municipio nella IV Regio Sabina. Nella guerra civile che vide Ottaviano contrapposto a Marco Antonio Nursia si alleò con quest’ultimo e subì la vendetta di quello che divenne il primo imperatore: Ottaviano Augusto.

Con l’ascesa al trono imperiale di Tito FlavioVespasiano, di origini sabine, nella seconda metà del I secolo a.C. prese il nome di Nursia Valeria e acquisì notorietà per la qualità dei prodotti della campagna, ma anche alla particolare rigidità del clima (che le valse l’epiteto attribuito da Virgilio di frigida).

Nel 250 fu ospitato nella città il vescovo di Foligno, san Feliciano, che convertì la popolazione al Cristianesimo, divenendo in seguito sede episcopale dal IV secolo.

Durante il periodo delle invasioni barbariche la città subì diversi saccheggi: da parte dei Goti e poi dei Longobardi che, nel 572, l’assoggettano al ducato di Spoleto. È in questo periodo che vi nacque il suo cittadino più celebre, san Benedetto, con la sorella santa Scolastica; il loro padre era Eutropio, figlio del console Anicio Giustiniano Probo, capitano della regione militare, e la loro madre la contessa Abbondanza Claudia de’ Reguardati.

Nonostante la collocazione impervia fu ripetutamente attaccata dai Saraceni nel IX secolo: nell’890 venne quasi completamente abbandonata dalla popolazione, in seguito una colonia di Franchi si stabilì nella piana dando origine ad un nuovo insediamento.

L’economia locale era basata sull’agricoltura e l’allevamento, soprattutto di maiali, grazie alla lavorazione della sua carne la città divenne nota al punto da dare il nome ai professionisti dell’arte della salumeria o “norcini”.

Pur soggetta al dominio papale all’inizio del XII secolo si dette ordinamento comunale, in un periodo di fiorente economia, grazie anche al sodalizio con la vicina abbazia di Sant’Eutizio di Preci venne fondata la Schola Chirurgica, dove i monaci letterati benedettini diffondevano nozioni anatomiche che si fondevano con le conoscenze empiriche e le pratiche degli allevatori nursini, portando ad alto livello la pratica chirurgica unitamente alla lavorazione delle carni, soprattutto suine. La scuola nursina venne riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa che autorizzò un esiguo gruppo di persone, provenienti da alcune famiglie locali, a eseguire interventi chirurgici (fino a quel momento esclusivamente praticati da religiosi).

Nel corso nel XIII e XIV secolo i cittadini furono impegnati a difendersi dagli attacchi delle vicine città, come Amatrice e Spoleto, e soprattutto dalle mire espansionistiche di Ascoli, che nel 1255 ottenne la cessione di Accumoli, Capodacqua, Rocchetta e Tufo. Nel 1291 nacque la Repubblica Nursina, che adottò l’acronimo S.P.Q.N. (Senatus Populusque Nursianum).

Nel corso del XIV secolo però divenne uno dei due centri più importanti della regione, assieme a Visso.

Nel 1328 venne pressoché rasa al suolo da un catastrofico terremoto, che causò cinquemila vittime. La sua potenza ne subì un duro colpo.

Nel 1354 Norcia venne assoggettata al governo pontificio e nel 1438 fu costretta, con il trattato di Capodacqua, a chiedere la “protezione” di Francesco Sforza, condottiero di papa Eugenio IV, che si impossessò del castello di Cerreto.

Negli anni successivi, cessato il dominio sforzesco, la città fu tormentata dalle lotte tra le fazioni guelfa e ghibellina, che causò il bando di alcuni suoi cittadini da parte delle autorità cittadine.

Nel periodo rinascimentale i papi fecero di Norcia una sede di Prefettura, con giurisdizione su gran parte dei territori montuosi circostanti da una parte e dall’altra del versante appenninico; fecero restaurare la cinta muraria, e fecero erigere, su disegno Jacopo Barozzi da Vignola, la fortezza detta “della Castellina” che domina la piazza centrale della città (in seguito dedicata a san Benedetto).

Nel corso del XVII secolo la città intrattenne frequenti e fruttuosi scambi, economici e culturali, con Roma, che portarono nella città umbra artisti e letterati di fama, fu in quel periodo che venne creata l’Accademia Letteraria, costruiti il teatro e numerose chiese.

Nel XVIII secolo venne nuovamente devastata da terremoti catastrofici, la ricostruzione manomise l’assetto urbanistico cancellando le testimonianze dell’epoca medioevale, nel secolo successivo venne imposta la struttura urbanistica che è visibile ancora oggi nel centro storico.

Norcia, fortemente e tradizionalmente legata al papato, respinse il tentativo di instaurare un governo filo-francese nel 1798, ma venne comunque inclusa nella Repubblica creata sotto il dominio napoleonico, fino alla Restaurazione.

Nel 1859 un altro terremoto rase pressoché al suolo la città (distruggendo 600 edifici su 676 esistenti), per la ricostruzione l’amministrazione pontificia impose rigide norme, proibendo di costruire edifici oltre i tre piani e prescrivendo l’uso di materiali da costruzione di qualità.

Nel 1860, con un plebiscito, la popolazione di Norcia si unì al nuovo Regno d’Italia. Fu un periodo di grave crisi economica e molti cercarono fortuna attraverso l’emigrazione (soprattutto negli Stati Uniti) e verso Roma, dove gli artigiani esperti nella lavorazione della carne suina impiantarono e gestirono numerose attività commerciali, grazie alle quali il termine “norcineria” divenne popolare.

L’ennesimo terremoto nel 1979, provocò il crollo di alcune cavità sotto l’area cittadina facendo sprofondare numerose case, sconvolgendo ulteriormente il territorio e causando seri danni al patrimonio artistico e alla gran parte degli edifici nursini.

La successiva popolarità turistica, sviluppata anche grazie al paesaggio e alla gastronomia locale, subì un pesante colpo con i terremoti del 24 agosto, 26 e 30 ottobre 2016, quando crollò la basilica di San Benedetto, la cattedrale di Santa Maria Argentea, numerose altre chiese, mentre il palazzo comunale, la Castellina e le mura subirono pesanti danni.

Lo stemma della città con il leone rampante, con chiaro intento simbolico, è stato formalmente concesso con Decreto del Presidente della Repubblica 17 gennaio 2000 dove si blasona: “Di rosso, al leone d’argento, linguato e allumato di rosso, coronato con corona all’antica di 5 punte visibili, d’oro. Lo scudo è sormontato dalla corona ducale d’oro. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante di rosso, il motto, in lettere maiuscole di nero, CIVITAS VETUSTAE NURSIAE. Lo scudo è ornato di due fronte di alloro e quercia, di verde, l’alloro con le drupe d’oro e la quercia con le ghiande dello stesso, decussate in punta, legate dal nastro tricololorato dai colori nazionali”.

Ma è in uso da molto tempo prima: pare adottato all’epoca della costituzione della Republica Nursina nel 1291, che gestiva il Comune di Norcia, forma di governo popolare che ebbe origine, probabilmente, dall’organizzazione degli artigiani e commercianti cittadini (sull’esempio di Firenze), e che si dotò di uno Statuto fin dall’esordio.

Lo stemma è stato attribuito da alcuni storici alla gens Anicia, che avrebbe avuto un leone come emblema, e perciò assegnato alla famiglia di San Benedetto (per questo compare negli stemmi dell’abbazia di Montecassino e Subiaco).

La città è gemellata con Ottobeuren (Germania), sede di una importate abbazia benedettina, e Hamilton (USA), in quest’ultima esiste una numerosa comunità nursina.



Note di Massimo Ghirardi

Bibliografia:

Guattani (Giuseppe Antonio). MONUMENTI SABINI. Vol. II. Puccinelli, Roma 1828, pp.253-254.
Profilo Araldico
“Di rosso, al leone d’argento, linguato e allumato di rosso, coronato con corona all’antica di 5 punte visibili, d’oro. Lo scudo è sormontato dalla corona ducale d’oro. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante di rosso, il motto, in lettere maiuscole di nero, CIVITAS VETUSTAE NURSIAE. Lo scudo è ornato di due fronde di alloro e quercia, di verde, l’alloro con le drupe d’oro e la quercia con le ghiande dello stesso, decussate in punta, legate dal nastro tricololorato dai colori nazionali”.
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Fonte: Fabio Comandini

Stemma Ufficiale
Altre Immagini



Colori dello scudo: rosso
Oggetti dello stemma corona all'antica, corona ducale, leone, lettera, lista, motto, punta
Attributi araldici: allumato, bifido, coronato, linguato, maiuscola, ornato, sormontato, svolazzante
Profilo Araldico
“Drappo di bianco…”
Gonfalone ridisegnato

Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini
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Colori del gonfalone: bianco

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

  • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 17/01/2000

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