Comune di Montlouis-sur-Loire (37)

Informazioni

Storia dello stemma e del comune

Montlouis-sur-Loire sorge in una zona particolarmente vocata alla viticoltura sulla riva sinistra della Loira, come attesta il determinante toponomastico, nel dipartimento dell’Indre-et-Loire, nella regione del Centre-Val de Loire.

Nel 485 il vescovo Perpet di Tours (saint Perpetue, in italiano san Perpetuo, morto nel 490) vi fondò una chiesa dedicata a San Lorenzo (Saint Laurent), che venne ricostruita nel XII secolo (e successivamente rimaneggiata).

Il toponimo è documentato come Mons Laudium nel VI sec. (cronache di Gregorio di Tours), poi come Mons Laudiacus e Mons Laudatus nel XII sec., Montloué nell’anno 1336, quindi Monlouis fino a che, nel 1920, il Consiglio Comunale sancì la denominazione ufficiale attuale.

Nel corso del periodo rivoluzionario (1793) venne imposto il nome di Montloire.

Philibert Babou, ministro di Francesco I, e la moglie Marie Gaudin (favorita del re), nel 1520 fecero costruire il fastoso castello de La Bourdasière sulle rovine di un antico possedimento del maresciallo Boucicaut. La loro nipote, Gabrielle d’Estrées, celebre favorita di Enrico IV, vi nascerà nel 1573.

Nel 1717 da esso prese nome il marchesato eretto in favore di Philippe de Courcillon, già marchese di Dangeau, dal quale passò poi ai De-Luynes, agli Choiseul-Stainville, e al ramo dei Borbone di Penthièvre.

Ebbe un importante porto fluviale dal quale si commerciava anche il pregiato vino locale, che però nel corso dei secoli si insabbiò, mentre la produzione di vino continua fiorente tutt’ora.

La produzione risale almeno al V secolo, come in altre zone del territorio di Tours, nel 1938 venne creata la AOC Montlouis, con le varietà “Chenin blanc” e “Pineau de Loire”. Reputazione che è all’origine del gemellaggio nel 2002 con la cittadina italiana di Castelvetro di Modena (che dà il nome alla zona di produzione della DOC “Lambrusco Grasparossa di Castelvetro”).

Lo stemma del comune è stato utilizzato la prima volta nel 1947, in occasione della prima edizione della “Foire aux vins” di Montlouis, e successivamente ridisegnato da Dominique Morche nel 1980.

Si blasona: « Écartelé : au premier et au quatrième d’argent au senestrochère de gueules sortant d’une nuée d’azur mouvant du flanc senestre, tenant une poignée de vesce en rameau de trois pièces de sinople, au deuxième et au troisième parti au I de sinople au pal d’argent et au II de gueules au pal aussi d’argent ».

Che corrisponde all’italiano: “Inquartato: al primo e al quarto d’argento al sinistrocherio di rosso uscente da una nuvola d’azzurro movente dal fianco sinistro, tenente un mazzetto di tre rami di veccia di verde; al secondo e al terzo partito, al primo di verde al palo d’argento e al secondo di rosso al palo pure d’argento”.

Si tratta, con alcune piccole modifiche, dello stemma famigliare dei Babou-de-La-Bourdasière, che si differenziava per il 2° e 3° quarto, che erano rispettivamente: “palato di rosso e di argento” e “palato di verde e di argento”.

La “veccia” o “lenticchia selvatica” (Vicia sativa, L.; ‘vesce’ in francese) è una leguminosa, della famiglia delle Fabaceae, caratterizzata da piccole foglie lanceolate e da fiori rosso porpora, produce dei baccelli contenenti alcuni semi. La veccia viene utilizzata da agricoltori e allevatori soprattutto come foraggio per il bestiame, in epoche più antiche era ampiamente utilizzata anche per l’alimentazione umana, e in particolare per la panificazione, in sostituzione del frumento.

La scelta di questa pianta, piuttosto antica simboleggia la “modestia” ma, già a partire dal Medioevo anche “le donne di bassa reputazione” e le “prostitute”. Si vuole che sia un allusione al ruolo svolto dalle donne della famiglia come “favorite” dei re di Francia, grazie alle quali la famiglia ebbe importanti incarichi e ricchezze.

La spiegazione è da ricercare invece nelle origini italiane della famiglia Babou, essendo discendenti da Babone Naldi, di origine ungherese e nominato dall’imperatore Ottone II signore di Vecciano, nella valle del Senio (dalla magistratura di “cattaneo” di Vecciano, i discendenti si chiameranno Cattanei). Tasuccio, figlio di Babone, nel 1405 fu generale al seguito di Carlo VIII, venne investito del feudo de La Bourdaisière, e fu capostipite dei Babou de la Bourdaisière (da Babon).

Nota di Massimo Ghirardi
Profilo Araldico
“Inquartato: al primo e al quarto d’argento al sinistrocherio di rosso uscente da una nuvola d’azzurro movente dal fianco sinistro, tenente un mazzetto di tre rami di veccia di verde; al secondo e al terzo partito, al primo di verde al palo d’argento e al secondo di rosso al palo pure d’argento”.
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale
no stemma
Altre Immagini
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Colori dello scudo: argento, rosso, verde
Partizioni: inquartato
Oggetti dello stemma mazzetto, nuvola, ramo di veccia, sinistrocherio
Pezze onorevoli dello scudo: palo
Attributi araldici: movente dal fianco sinistro, tenente, uscente

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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