Comune di Modena (MO)

Informazioni

  • Codice Catastale: F257
  • Codice Istat:
  • CAP: 41100
  • Numero abitanti: 184663
  • Nome abitanti: modenesi
  • Altitudine: 34
  • Superficie: 34
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Le armi presentano uno scudo d’oro alla croce azzurra sormontato da una corona ducale, “accollata” (cioè “posta davanti”) a due trivelle disposte in croce di Sant’ Andrea, con un nastro caricato dal motto “Avia Pervia” sottostante. La sola croce è segno della fedeltà guelfa della città e rappresenta il Comune di Modena fin dalla fine del XII secolo, a ricordo dell’adesione della città alla Lega Lombarda (vedi: Milano). Nel 1473 furono aggiunte le trivelle di ispezione geologica ai suoi fianchi, alle quali lo scudo venne accollato nel 1556. Il motto fu ideato dall’umanista Giovanni Maria Barbieri, Cancelliere e Cerimoniere del Comune, il 15 giugno 1561, per celebrare l’ingresso in città del Duca Alfonso d’Este, e fu adottato ufficialmente nel XVII secolo: è un’allegorica spiegazione dell’uso delle trivelle, strumenti utilizzati per perforare il terreno alla ricerca di sorgenti d’acqua, e significa “che l’inaccessibile [diventa] accessibile” perché come con esse si crea un’uscita all’acqua dal sottosuolo, così la virtù rende facile il difficile, come pure che le cose che non hanno una loro strada (a-via) lo trovano lungo il percorso (per via). Venne abbinato allo stemma a partire dal 1599. Con Decreto del 29 agosto 1740 il Duca Francesco III concesse l’uso della corona di marchese. Le armi vennero modificate, durante la dominazione napoleonica (1805-1814), con decreto del 9 gennaio 1913: «Porta d’oro con una croce di azzurro accollata a due trivelle di nero passate in saltiere, ed una lista piegata in giro, ed attortigliate nella punta d’argento, caricata del motto di nero – Avia Pervia -. Col cantone franco destro di verde alla lettera N d’argento, sormontata dal medesimo: Cimato dalla corona murale a cinque merli d’argento, accollata da un caduceo del medesimo posto in fascia. Il tutto accompagnato da due festoni intrecciati d’ulivo e di quercia dalla Corona, divisi tra i due fianchi dello scudo, ricongiunti e pendenti dalla punta. Lo stemma antico venne ripristinato l’anno seguente nella forma tutt’ora usata dalla Municipalità. Nel 1933 il Fascismo impose a tutti gli stemmi degli enti locali italiani il “Capo del Littorio” di porpora, con un fascio di combattimento circondato da una corona di alloro e quercia legati dal nastro tricolore. Il 27 novembre 1934 il Capo del Governo Mussolini, concesse formalmente a Modena lo stemma in questa forma, e si blasona: “d’oro, alla croce di azzurro accollato da due trivelle di ferro d’oro in croce di Sant’Andrea, sormontato da una corona aurea ducale tempestata di gemme sostenente nove fioroni d’oro, cinque visibili, caricati ciascuno di una perla nel cuore e alternati di basse punte sormontate da una perla. Motto: AVIA PERVIA”. Il capo del Littorio fu formalmente soppresso con Decreto Luogotenenziale del 26 ottobre 1944 n. 313. Dato che il blasone “d’oro alla croce piana d’azzurro” è identico a quello della città di Parma, la croce di Modena viene abitualmente rappresentata inquartata ombrata o prismatica. La nostra illustrazione è ispirata a quella attualmente in uso nella comunicazione pubblica da parte del Comune, che a sua volta è una rielaborazione grafica del 2009 realizzata a cura dell’agenzia Tris di Modena, seguendo le direttive del Regolamento Tecnico-Araldico, fino a quell’epoca era in uso una immagine ripresa dai codici rinascimentali e precedente alla concessione formale. In quella data venne adottato anche il nuovo gonfalone del Comune, che consiste nel classico drappo rettangolare azzurro, regolamentare. L’immagine più celebre dello stemma modenese è quella miniata su pergamena in uno dei due volumi degli Statuti, del 1327, dove appare la figura del patrono S. Geminiano (che fu vescovo della città) “… a cavallo che leva la destra a benedire; nella sinistra tiene le briglie e il pastorale. Il cavallo è ricoperto da un’ampia gualdrappa sulla quale sono due grandi croci” (Vicini) azzurre su oro, che riprendono la casula del santo. Oggi questa immagine costituisce il “logo” dell’Università di Modena. [confronta con gli stemmi della Provincia di Modena e dei Comuni di Parma, San Possidonio (MO) e Castelvetro di Modena].   Nota di Massimo Ghirardi Si ringraziano Katia Fieni, Aldo Borsari, Paolo Corghi, Gianni Cottafavi e Alessandro Neri per la preziosa collaborazione. Bibliografia: AA.VV. ARMOIRIES DES VILLES sous le Premier Empire et la Restauration. Somogy-Archives Nationales. Paris 2010. AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997. AA.VV. STEMMI delle Province e dei Comuni dell’ Emilia Romagna, a cura del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna. Editrice Compositori, Bologna 2003. Borsari (Aldo, a cura di). L’AZZURRO E L’ORO. Lo stemma e il gonfalone della città di Modena. Quaderni dell’Archivio Storico n. XXIII. Modena 2009. Provincia di Modena LE CASE, LE PIETRE, LE STORIE. Itinerari nei comuni della Provincia di Modena, Grafiche Zanini, Modena 1992.
Profilo Araldico
“D’oro, alla croce d’azzurro accollato da due trivelle di ferro e oro in croce di Sant’Andrea, sormontato da una corona aurea ducale tempestata di gemme sostenente nove fioroni d’oro, cinque visibili, caricato ciascuno di una perla nel cuore. Motto “Avia Pervia””.
Stemma ridisegnato

Stemma Ufficiale
Altre Immagini







Colori dello scudo: oro
Profilo Araldico
drappo di azzurro
Gonfalone ridisegnato

Reperito da: Giovanni Giovinazzo

Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini


Colori del gonfalone: azzurro
Profilo Araldico
“Drappo partito di giallo e di azzurro…”
bandiera ridisegnata
bandiera Ufficiale
no bandiera
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

  • Decreto del Capo del Governo (DCG) di riconoscimento – 27/11/1934
    Trascritto nel Libro Araldico degli Enti Morali al volume I pag. 394

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