Comune di Maccagno con Pino e Veddasca (VA)

Informazioni

  • Numero abitanti: 2542
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Il Comune di Maccagno con Pino e Veddasca è stato istituito il 4 febbraio 2014 con la fusione dei territori dei comuni di Maccagno, Pino sulla Sponda del Lago Maggiore e Veddasca, e previo referendum consultivo delle popolazioni dei territori coinvolti il 1 dicembre 2013.

L’atto istitutivo dell’ente è costituito dalla legge regionale n. 8 del 30 gennaio 2014, pubblicata sul Supplemento n. 6 del Bollettino ufficiale della Regione Lombardia del 3 febbraio 2014.

Con D.P.R. 12 settembre 2018 è stato concesso lo stemma così blasonato: “D’azzurro, alla torre di rosso, mattonata di nero, merlata alla ghibellina di cinque pezzi, aperta del campo, fondata sulla pianura di verde, accostata da due leoni controrampanti d’oro, il tutto sormontato da tre stelle a otto raggi dello stesso, poste in fascia. Ornamenti esteriori da Comune”.

Il gonfalone è un “Drappo di giallo con bordatura d’azzurro, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento”.

La sede municipale è stata stabilita a Maccagno; il nuovo comune ha inizialmente adottato lo stemma e il gonfalone di quest’ultimo, per poi dotarsi di un’arma propria il cui elemento principale, la torre rossa, è ripresa dallo stemma di Maccagno, mentre le tre stelle in capo simboleggiano i tre enti che si sono uniti.


Maccagno

L’attuale capoluogo è documentato da un atto del 962, che testimonia la sua importanza poiché in grado di ospitare l’imperatore Ottone I durante la sua campagna contro re Berengario I d’Italia. L’ospitalità deve essere stata ottima, dato che alla località fu concesso un il titolo di “curtis imperialis“, autonoma e sovrana; successivamente concessa in feudo ai conti Mandelli.

Nel Basso Medioevo il villaggio si sviluppò a nord del torrente Giona, che tuttavia segnava il limite del territorio privilegiato concesso da Ottone: fu così che si originò quella divisione in cui Maccagno visse per quasi mille anni. A sud del Giona prosperò Maccagno InferioreMaccagno imperiale, comune libero che godette di totale autogoverno amministrativo che ingaggiò con i signori di Milano una mai risolta lotta nel rivendicare addirittura un autogoverno politico; a nord del Giona si evolse invece il Comune di Maccagno Superiore, che seguì le vicende secolari della Pieve di Val Travaglia, nel territorio della quale era compreso.

Nel 1692 Carlo Borromeo, marchese di Angera, acquisì il feudo da Gian Battista Mandelli e lo mantenne fino alla soppressione dei feudi nel 1798, epoca del governo del marchese Giberto Borromeo (1778-1837). Con l’arrivo dei francesi i due centri divennero normali “mairie” dell’Impero Francese.

L’unione avvenne solo nel 1927: Maccagno Superiore assorbì Maccagno Inferiore, assieme ai territori dei comuni di CampagnanoGarabiolo e Musignano, assumendo la denominazione di Maccagno.

Nel 1955 ha ceduto la frazione di Colmegna al comune di Luino.


Pino sulla Sponda del Lago Maggiore

Il territorio era abitato certamente da popolazioni celtiche già nel V secolo, come testimoniano numerosi reperti archeologici. Nel Medioevo fece parte del Comitato del Seprio, per poi passare sotto l’autorità dei Visconti di Milano che la unirono alla contigua Tronzano, divenendo parte del Distretto o Contado di Angera, costituito da Gian Galeazzo Visconti, che congiunse i territori del Lago Maggiore in un unico istituto amministrativo.

In seguito, nel 1416, sotto Filippo Maria Visconti Pino venne compreso nel territorio delle Quattro Valli, nel feudo della Valtravaglia. Nel 1439, venne concesso alla famiglia comasca dei Rusca che divisero il feudo in cinque “squadre”: Squadra del Consiglio Maggiore, Squadra della Valle Marchirolo, Squadra della Valtravaglia, Squadra Valveddasca e Squadra di mezzo, della quale faceva parte Pino.

Nel 1583 passò alla famiglia Marliani, che mantenne il proprio controllo fino al 1784 quando subentrarono i Crivelli. Questi guidarono il feudo fino al 1799, anno in cui venne abolito il sistema feudale con la costituzione della Repubblica Cisalpina.

Il comune di Pino aveva un suo stemma proprio: “accartocciato d’argento al pino, fiancheggiato da due leoni controrampanti, tutto al naturale” decorato con “lambrecchini” e sormontato da un elmo cavalleresco.

Lo stemma civico riportava un simbolo, in funzione “parlante” molto antico e riferito al paese: su un architrave in pietra del XVI secolo in via Tomasina se ne può vedere una delle prime rappresentazioni: un albero con rami spioventi abbinato ad una croce di S. Andrea.


Veddasca

Il comune di Veddasca ha ereditato le strutture e il territorio dell’antico comune di Armio, un piccolo centro abitato di antica origine appartenente alla Pieve di Val Travaglia.

Nel 1809, in età napoleonica, il comune di Armio fu soppresso e aggregato al limitrofo comune di Graglio; recuperò l’autonomia con la Restaurazione asburgica nel 1816, in seguito all’istituzione del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1928 il comune fu fuso coi comuni di BiegnoCadero con Graglio e Lozzo, formando il nuovo comune di Veddasca, che prese nome dalla valle in cui si trova, la Val Veddasca.

Anche Veddasca aveva un suo stemma: “Di verde, allo scoiattolo al naturale, afferrante con le zampe anteriori la pigna al naturale, accompagnato da cinque stelle di otto raggi d’oro, poste due in capo, ordinate in fascia, tre in punta, ugualmente ordinate”.


Nota: Pino-sulla-Sponda-del-Lago-Maggiore godeva del primato del Comune con la più lunga denominazione.



A cura di Massimo Ghirardi
Profilo Araldico
“D’azzurro, alla torre di rosso, mattonata di nero, merlata alla ghibellina di cinque pezzi, aperta del campo, fondata sulla pianura di verde, accostata da due leoni controrampanti d’oro, il tutto sormontato da tre stelle a otto raggi dello stesso, poste in fascia. Ornamenti esteriori da Comune”.
Stemma ridisegnato

Reperito da: Giancarlo Scarpitta

Fonte: Dipartimento di Araldica Pubblica

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Profilo Araldico
“Drappo di giallo con bordatura d’azzurro, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento”.
Gonfalone ridisegnato

Reperito da: Giancarlo Scarpitta

Fonte: Dipartimento di Araldica Pubblica

Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Colori del gonfalone: azzurro, giallo
Partizioni del gonfalone: bordato

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

  • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 12/09/2018
    Guarda il decreto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su