Città di Firenze (FI)

Informazioni

  • Codice Catastale: D612
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 371282
  • Nome abitanti: fiorentini
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
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Storia dello stemma e del comune

Firenze fu fondata dai Romani col nome di FLORENTIA per il controllo e la difesa di un ponte sull’Arno lungo la via Cassia: la cerimonia di fondazione si ritiene abbia avuto luogo durante le feste della dea Flora (tra la fine di aprile e i primi di maggio) del 59 a.C. da cui il nome. Il centro principale del territorio era però quello, più antico e di origine etrusca, di Fiesole (Fesulae).

Passò sotto il dominio dei Bizantini nel 550, poi dei Longobardi nel 570, quindi dei Franchi nel 774 che ne fecero un importante centro della Marca di Toscana, da cui il titolo di “marchesi” concesso alla famiglia dominante: una stirpe che nel XI secolo prenderà l’agnome di Canossa, da un loro importante castello sull’Appennino Reggiano, e dalla quale nascerà Bonifacio “di Toscana”, padre della contessa Matilde (sua unica figlia che giuridicamente, in quanto donna, non poté fregiarsi del titolo marchionale).

Nel 874 la giurisdizione sulla città di Firenze venne attribuita al Vescovo. Tra il X e l’ XI secolo avvenne la costruzione della cattedrale di San Giovanni (l’attuale Battistero) consacrata nel 1059. Nel 1125 viene sottomessa la città di Fiesole e il primo emblema civico: un vessillo troncato bianco e rosso, viene “caricato” con il crescente di Luna rosso (antico simbolo della città di Fiesole).

La tradizione vuole che anche Firenze, come molte città centro-italiche, avesse avuto come antico simbolo uno scudo completamente rosso; a ricordo dell’ “ancile” che Numa Pompilio avrebbe ricevuto direttamente dal cielo quale insegna per la città di Roma1. Questa tradizione, attestata da molti scrittori ma evidentemente priva di fondamento, è testimoniata da molti altri stemmi di importanti città italiane.

In breve tempo però l’emblema divenne il celebre “giglio”, rappresentato bianco (come in natura) in campo rosso. Una figura considerata “parlante” per l’assonanza con il nome della città, FIORENZA. Si tratta quindi di un Iris Alba, volgarmente detta “giaggiolo”. Nella forma attuale ha la caratteristica di essere disegnato da cinque petali superiori (tre principali e due stami più sottili “bocciolati”, cioè muniti di bocciolo) e da ramificazioni inferiori, il tutto disposto in modo simmetrico; è assai differente dal notissimo “fleur-de-lys” o “giglio di Francia” che si rappresenta con tre soli petali fasciati al centro, anche se quest’ultimo è pur largamente presente nell’iconografia storica del capoluogo toscano ed è probabilmente all’origine di quello fiorentino.

Nel 1138 avviene l’istituzione del Libero Comune, di tipo consolare, che nel 1182 sottomette anche Empoli.

Nel 1187 Enrico di Svevia (figlio del Barbarossa), futuro imperatore Enrico VI, riconobbe lo Statuto del Comune. Si formarono però due fazioni, una “guelfa” che parteggiava per il papa e l’autonomia, e una “ghibellina” che invece riconosceva la supremazia politica all’imperatore. A Firenze però il partito Guelfo si divise ulteriormente in “bianchi” o “popolo grasso” (i rappresentanti della Arti Maggiori) e “popolo minuto” (le Arti Minori), scissione che complicò ulteriormente gli aspri contrasti che si protrassero fino oltre il XIV secolo.

Nel 1193 viene abolito il Consolato e istituita la magistratura del Podestà (che rimaneva in carica un anno). La città promosse nel 1197 una Lega, detta “di San Genesio”, proprio contro il dominio dell’Imperatore Enrico VI (incoronato nell’aprile 1191).

La lotta contro l’ingerenza imperiale negli affari italiani continuò anche contro il successore Federico II e il figlio di questi Manfredi.

Nel 1237 a Cortenuova, Federico II però sconfisse i guelfi fiorentini e il figlio naturale, Federico d’Antiochia, diventò podestà nel 1246. Due anni dopo tutte le famiglie guelfe furono espulse dalla città.

Nel 1250 i Guelfi, reintegrati, ripresero il sopravvento e cacciarono i Ghibellini movendo guerra contro le alleate di questi: Siena e Pisa, città dove si rifugiarono gli esiliati.

Fu proprio in quel frangente che vennero promulgato gli Statuti detti “del Primo Popolo” e si invertirono i colori del simbolo civico (anche perché i ghibellini fuggiaschi avevano portato con loro l’insegna tradizionale): i Guelfi per distinguersi adottarono quindi uno scudo d’argento al giglio di rosso. A questo episodio si riferiscono i celebri versi di Dante:

“Con questi genti vid’io glorioso
e giusto il popol suo tanto, che l’giglio
non era ad asta mai posto o a ritroso,
ne per division fatto vermiglio”

Intanto in città si formò il “Popolo”, ovvero l’associazione delle Corporazioni (che adottò come insegna propria uno scudo d’argento alla croce piana di rosso), e che escluse i nobili dalla gestione del Comune. Venne istituito il Capitano del Popolo che rispondeva solo al Podestà. Fu questo “Popolo” a coniare il primo “fiorino” d’oro nel 1252.

Il 4 settembre 1260, a Montaperti, si combattè la celebre battaglia tra Senesi e Fiorentini, con la vittoria dei primi. I ghibellini poterono così rientrare a Firenze.

Nel 1266 con la vittoria a Benevento, combattuta grazie ai cospicui finanziamenti dei banchieri fiorentini, Carlo d’Angiò si assicurò il Regno di Napoli e, nel 1267, venne nominato anche podestà di Firenze, dopo che i Guelfi col suo aiuto riuscirono a far cadere il governo ghibellino. Mantenne la carica fino al1282 quando, a seguito dei cosiddetti “Vespri siciliani”, il suo potere risultò indebolito e, in seguito all’allontanamento del suo rappresentante, avvenne un cambiamento politico radicale: il potere venne gestito in via esclusiva dall’oligarchia mercantile e dai rappresentanti delle Arti (che, insieme, si definiscono “il Popolo fiorentino”). Gli aristocratici di origine feudale vennero esclusi dalle cariche pubbliche, alle quali potevano tuttavia accedere abbandonando il loro “stato” di nobili (per farlo erano costretti ad una formale abiura e al mutamento del cognome e dell’arme di famiglia!) e unendosi ad una delle associazioni delle Arti. L’8 gennaio 1293 vennero promulgati gli “Ordinamenti di Giustizia” di Giano della Bella, che consentono l’eleggibilità alle cariche pubbliche solo a chi esercita una professione.

Il partito Guelfo però si divise ancora in due fazioni: i “Neri”, guidati da Corso Donati e i “Bianchi”, più moderati, alla guida di Vieri de’Cerchi.

Nel 1299 si iniziò la costruzione del Palazzo Comunale (attuale Palazzo Vecchio), come sede del Podestà e del Consiglio.

Nel 1301 i “Bianchi” ebbero il sopravvento, ma l’intervento di papa Bonifacio VII e di Carlo di Valois li costringe all’esilio (tra questi esuli anche Dante Alighieri, che iniziò il suo pellegrinaggio per l’Italia) e il potere passò in mano a Corso Donati. Molti passarono al partito ghibellino a guida dell’imperatore Enrico VII che cercò di guidare una restaurazione, che però fallì.

Nel 1330 si fece guerra a Lucca. Nel 1331 avvenne la sottomissione di Pistoia, nel 1337 di Arezzo e, nel 1338, di Colle (Val d’Elsa).

La signoria di Firenze venne offerta a Carlo, Duca di Calabria. Successivamente Gualtiero di Brienne, Duca d’Atene, divenne signore di Firenze nel 1342 me venne cacciato dopo sei mesi di inaudite violenze sulla popolazione.

Tra il 1375 e il 1378 si combatté la cosiddetta “Guerra degli otto santi” tra Ghibellini e Guelfi per l’autonomia della città, che il papa voleva sottomettere.

Nel 1378 i “Ciompi”, vale a dire gli strati più bassi della popolazione, si rivoltarono contro il potere oligarchico delle famiglie mercantili e riuscirono a gestire il potere per sei settimane, dopo di che venne repressa la rivolta e ripristinato il governo delle famiglie dell’aristocrazia finanziaria guelfa.

Nel 1348 si propagò il contagio della peste, che uccide due terzi della popolazione.

Nel 1406 viene sottomessa Pisa.

Nel 1439 Cosimo “il Vecchio” de’ Medici ottenne la carica di Gonfaloniere di Giustizia diventando, di fatto, signore della città dopo con la sconfitta della famiglia rivale degli Albizzi. A lui successe Lorenzo (il “Magnifico”) dal 1449-1492.

In questo periodo si cominciarono a vedere rappresentazioni dello scudo gigliato fiorentino con un leone come sostegno, detto “Marzocco”. Il Leone è l’antica insegna dei marchesi di Toscana (solo in epoca recente i da Canossa, discendenti collaterali della contessa Matilde, lo muteranno con un’impresa “parlante”: uno scudo di rosso al colle di tre cime sormontato da un cane balzante tenente, talvolta, una tibia nelle fauci) nonché leggendario simbolo dell’Etruria etrusca.

Nel 1421 Firenze acquistò il porto di Livorno.

Dal 1494 al 1512 si assistette ad una restaurazione di tipo repubblicano, guidata dal domenicano di origine ferrarese Girolamo Savonarola, scomunicato e arso il 23 maggio 1498. Nel 1527 venne formalmente ripristinata la Repubblica, almeno fino al 1530.

Nel 1537 prese il potere un altro Cosimo che il 24 agosto 1564 venne nominato Granduca dal papa Pio V, col nome di Cosimo I, il quale nella bolla di nomina dichiarò:

“Se un papa avea potuto dare il titolo di imperatore a Carlo Magno molto più avrebbe potuto dare quello di Granduca a un principe benemerito della Chiesa”.

Si avviò un complesso meccanismo giuridico e burocratico che istituì anche la corona di rango: un’antica corona radiata con 29 punte piramidali e, posto al centro frontalmente, sul margine superiore il giglio fiorentino rosso.

Nel 1555 il Granduca sottomette l’antica Repubblica di Siena.

Nel 1737 morì il dissoluto Gian Gastone, ultimo dei Medici, senza eredi. Sul trono granducale si insediò Francesco Stefano d’Asburgo Lorena2.

Dal 1765 al 1790 governo di Pietro Leopoldo.

Nel 1797 il Granducato e Firenze vennero assoggettati dalla Francia. Napoleone, nel 1807, nominò la sorella Elisa Bonaparte Baciocchi regina d’Etruria (dopo la morte di Ludovico di Borbone-Parma, primo re d’Etruria). Napoleone aveva anche cercato di mutare l’emblema civico in senso più naturalistico: con una pianta di giglio fiorita, nascente da una campagna di verde, in campo d’argento. Con il capo di città di Prima Classe (di rosso alle tre api d’oro poste in fascia). Emblema mai amato e presto sostituito.

Nel 1814 ritornò sul trono granducale Ferdinando III di Asburgo-Lorena.

Con il plebiscito del 1861 si unì Firenze e la Toscana al Regno di Sardegna. Dal 1865 al 1871 Firenze divenne capitale del nuovo Regno d’Italia.

La nuova amministrazione chiese ai singoli Comuni di definire e tutelare ufficialmente le loro insegne. In quell’occasione, il Comune di Firenze fece ridisegnare lo stemma sulla base della rappresentazione presente nel bassorilievo del portale di Palazzo Vecchio che apre il “salone dei gigli”, che si ritiene realizzato da Benedetto da Maiano, scelta che ufficializzò con deliberazione consiliare del 3 ottobre 1895.

Benito Mussolini, capo del Governo, su richiesta del Podestà di Firenze, sancì definitivamente il blasone dello stemma fiorentino col Regio Decreto di Vittorio Emanuele III del 25 luglio 1929.

Lo stemma di Firenze, per “speciale concessione” (gli stemmi comunali, di regola, si fregiano, oltre che del fondamentale simbolo araldico e dello scudo, anche di un serto di fronde d’alloro e di quercia e una sovrastante corona turrita o merlata) consiste in un semplice “scudo ovato d’argento, al giglio aperto e bottonato di rosso”.

Anche per il gonfalone si è ottenuta una concessione speciale, rappresentando il solo giglio libero su un drappo bianco rettangolare (in proporzione di 1:2) tagliato in basso a coda di rondine.

1 Dato che una profezia aveva detto che Roma non sarebbe scomparsa finché l’ancile rimaneva in città, si decise di conservarlo nel tempio di Marte e di farne delle copie identiche (“ancillari”) poste a fianco per confondere eventuali ladri.

2 Ultimo Duca francese di Lorena, che aveva rinunciato al Ducato su pressione di Luigi XIV per poter sposare Maria Teresa d’Asburgo, imperatrice d’Austria.



Nota di Massimo Ghirardi e Alessandro Savorelli

Bibliografia:

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997. Pagnini (Gian Piero) a cura di, GLI STEMMI DEI COMUNI TOSCANI AL 1860. Polistampa, Giunta Regionale Toscana, 1991.
Rauch (Andrea)e Sini (Gianni) a cura di. DISEGNARE LE CITTÀ. Grafica per le pubbliche istituzioni in Italia. LCD Edizioni. Firenze, 2009.
Profilo Araldico
“Scudo ovato d’argento, al giglio aperto e bottonato di rosso” D.C.G. 25 luglio 1929
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale
Altre Immagini


Note Stemma

Bozzetto ufficiale allegato al decreto del 25 luglio 1929, opera dell’araldista romano Luigi Muccioli.

Oggetti dello stemma giglio
Profilo Araldico
“Drappo rettangolare, terminante nella parte inferiore a coda di rondine, di color bianco e misura centimetri 213 in senso verticale e centimetri 137 in senso orizzontale, in cui campeggia il giglio di rosso aperto e bottonato”

Gonfalone ridisegnato da Pasquale Fiumanò.
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Colori del gonfalone: bianco
Profilo Araldico
“Drappo di bianco caricato del giglio fiorentino…”
bandiera ridisegnata

collaborazione 114518

bandiera Ufficiale
no bandiera
Altre Immagini
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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