Comune di Cologna Veneta (VR)

Informazioni

  • Codice Catastale: C890
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 8665
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
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Storia dello stemma e del comune

La città di COLOGNA sorge in un territorio di antichissimi insediamenti: sono stati ritrovati numerosi reperti delle tribù degli Euganei (circa 1000 a. C.), dei Paleoveneti (VIII-VII sec. a. C.) e di Veneti.

Durante il periodo romano, nel punto dove il Flumen Novum (l’attuale Guà) viene attraversato dalla Via Porciliana (che collegava Verona con Padova) sorse nel 170 a.C. una COLONIA (“insediamento di coloni”), con un ponte per l’attraversamento dei carri.

Distrutta da Attila verrà ricostruita da Teoderico col nome di COLONIA GOTICA.

Durante il regno Longobardo (568-774) la località funse da “statio” lungo il percorso tra i territori del Friuli e le Romagne.

Alla fine del IX secolo divenne un dominio dei vescovi-conti di Vicenza che vi esercitavano il potere attraverso dei rappresentanti laici (“advocati”), alla fine dell’XI secolo i conti Maltraversi di Malacapella riuscirono a svincolarsi dal controllo vescovile e ad impossessarsi del potere su Cologna e il feudo.

Nel 1204 il castello di Cologna divenne possesso degli Estensi. Nel 1239 (durante il lungo conflitto che oppose l’imperatore Federico II di Svevia ai Pontefici di Roma) Ezzelino III da Romano, capo della fazione imperiale si impossessò del castello di Cologna e lo tenne per un ventennio, fino a poco dopo il 1256 anno nel quale gli abitanti si ribellarono (ma inutilmente) al tiranno.

Nel 1260 Cologna passa agli Scaligeri di Verona, che circondarono la città di un imponente cerchio di mura (parzialmente ancora esistenti) ai quali succedettero i Visconti di Milano nel 1387, nel tentativo di questi ultimi di unificare sotto il loro potere tutta l’Italia settentrionale.

Dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti nel 1401 della città si impossessarono i Carraresi di Padova (dal 1402) che non riuscirono a conservare il potere perché in conflitto con Venezia, che nel 1405, li sconfisse e incorporò Cologna ed il suo territorio nel Dominio della Serenissima Repubblica, – … Il 16 aprile 1406, sotto il doge Michele Steno e per deliberazione del Gran Consiglio, Cologna ed il suo territorio furono aggregati al ‘Dogado’ e associati al Sestiere di Dorsoduro, dichiarando “veneziani” i suoi abitanti-. Il dominio della Serenissima portò alla regione una lunga pace, favorendo così la nascita di un fiorente centro agricolo, noto per la produzione soprattutto di cereali, ortaggi e per la coltivazione della canapa (utile per l’Arsenale veneziano per la confezione di cordami e gomene).

Nel 1797, con l’occupazione francese e la pace di Campoformio, il Veneto – con Cologna – passò sotto il dominio austriaco.

Dal 3 ottobre 1866 COLOGNA, come tutto il Veneto, entrò a far parte del nuovo Regno d’Italia.

Con Regio Decreto di Vittorio Emanuele II dell’11 agosto 1867 n. 3886, a COTOGNA venne ripristinato il nome antico di COLOGNA con il predicato determinante VENETA per distinguerla da altre località omonime del Regno.

A proposito dello stemma civico lo Statuto del Comune di Cologna riporta: “Il Comune è dotato di uno stemma civico, risalente al 1837 … lo stemma si compone di un ponte a tre archi con sotto acqua fluente, di tre mele cotogne sulle spallette del ponte stesso, del motto latino, preso dal XVII Carme di Catullo “O COLONIA, QUAE CUPIS PONTE LUDERE LONGO”. E’ completato in alto dal Leone alato di S. Marco, simbolo di una terra che apparteneva alla Serenissima Repubblica. Il Leone posa una zampa sopra un libro, con scritta PAX TIBI MARCE”. La data fa riferimento alla concessione dello stemma stesso a COTOGNA e del titolo di Città da parte dell’Imperatore Ferdinando I d’Austria.

Si blasona: “D’azzurro, al ponte di tre archi, convesso, d’argento, murato di nero, munito di parapetto formato da dodici balaustri (1) mistilinei, sostenenti il corrimano, questo sostenente tre pomi cotogni d’oro, rovesciati; esso ponte posto sopra una riviera, d’azzurro, fluttuosa d’argento” alcuni autori (tra i quali il nostro Giancarlo Scarpitta) aggiungono anche la specificazione “…la punta dello scudo ed il vano dei tre archi riempiti interamente dall’acqua”. Abitualmente l’acqua, più verosimilmente, non riempie completamente le arcate tra i piloni del ponte.

Le mele “cotogne” sono state scelte come simbolo perché ricordano l’importanza dell’agricoltura per la città e anche perché assonanti con il toponimo dell’epoca (COTOGNA); esse sono appoggiate sul parapetto (in stile vagamente “veneziano”) che ricorda le fondazione presso il ponte sul Guà.

La citazione della prima frase tratta dal Carme XVII che il poeta veronese di epoca romana Gaio Valerio Catullo dedicò proprio alla città, dal titolo “O Colonia quae cupis ponte ludere longo” si adatta perfettamente allo stemma di Cologna (ricordiamo che il nome antico era COLONIA). In verità i versi sono burleschi nei confronti degli abitanti, gli antichi Consiglieri del Comune di Cologna hanno dimostrato un certo senso dell’umorismo. Riportiamo la libera traduzione del Carme:

“O Colonia, che brami giocare col ponte lungo, e l’hai pronto per ballare, ma temi le gambe inette del ponticello che sta su assicelle redivive, che non vada supino e giaccia in fonda palude: così ti capiti un ponte buono per la tua voglia, su cui perfino i Salii danzanti si facciano i riti, questo regalo dammi, Colonia, massime risate. Un mio paesano voglio che dal tuo ponte vada capofitto nel fango, capo e piedi, proprio dove di tutto il lago e la putrida palude nerissima e profonda al massimo è la voragine. E’ un uomo insulsissimo, e non sa come un bambino di due anni che dorme nelle braccia dondolanti del padre. Benché abbia sposata una fanciulla dal verdissimo fiore e fanciulla più delicata di tenerello capretto, da conservare meglio delle uve più nere, la lascia giocar come vuole e non se ne cura un fico, e non s’alza da parte sua, ma come ontano in fossato abbattuta da scure ligure, pur sentendo tutto come se nulla ci fosse mai; tale codesto mio stupido nulla vede, nulla ode, chi lui sia, se sia o non sia, pur questo non sa. Ora lo voglio lanciare dal tuo ponte in giù, se è possibile destare uno stolto letargo, e abbandonare un cuore supino in pesante melma, come la mula lascia nel denso fango la suola di ferro”.

(1): ognuna delle “colonnine” decorative che sostengono il parapetto.

Nota di Massimo Ghirardi e Alessandro Neri
Profilo Araldico
“D’azzurro, al ponte di tre archi, convesso, d’argento, murato di nero, munito di parapetto formato da dodici balaustri mistilinei, sostenenti il corrimano, questo sostenente tre pomi cotogni d’oro, rovesciati; esso ponte posto sopra una riviera, d’azzurro, fluttuosa d’argento”. Stemma risalente al 1837
Stemma ridisegnato

Fonte: Giovanni Giovinazzo

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale
Altre Immagini



Colori dello scudo: azzurro
Profilo Araldico
“Drappo partito di giallo e di azzurro…”
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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