Comune di Chalon-sur-Saône (71)

Informazioni

Storia dello stemma e del comune

Chalon-sur-Saône un’ importante città del Dipartimento della Saône-et-Loire, nella Regione della Borgogna (Bourgogne), il toponimo è attestato nel I secolo a.C. come CABILLONUM, e nel 779 come (CASTRUM) CABILONENSIS. Il nome deriva dal ligure “cab”, poi passato al gallico “caballos” (‘cavallo’)1 e designerebbe un insediamento “posto su un’altura” o legato all’allevamento di cavalli, al quale i Galli si consacravano con passione.

La città è documentata da Giulio Cesare nel suo “De Bello Gallico” (‘La guerra di Gallia’: VII, 42 et 90) come CAVILLONUM, città della tribù dei galli Edui, che divenne presto un centro strategico e commerciale, con un importante porto fluviale, lungo la Via Agrippa, che la collegava a Lione, Autun, Langres, Besançon e Magonza.

La città si dotò di mura nel periodo tardo-imperiale, mentre nel V secolo divenne una sede vescovile, nella città che (secondo la leggenda) vide il martirio di san Marcello nel 179.

Città importante dei Burgundi e dei Franchi fu oggetto di saccheggi e di distruzioni, catastrofica quella operata dai Saraceni nel 732, solo cinquant’anni dopo venne ricostruita da Carlo Magno; quindi incendiata da Lotario nel 834. Assalita dagli Unni nel 937 e ancora nel 1168 dalle armate di Luigi VII, in guerra contro il conte Guillaume di Châlon (la cui famiglia fu insignita della signoria nel 938).

Alla metà del XII secolo la città ottiene una “Charte Communale”.

Jean I conte di Châlon (detto Jean “l’Antico” o “il Saggio” 1190-1267) cede al Duca di Borgogna nel 1237 le contee di Châlon e di Auxonne in cambio delle signorie di Salins, Bracon, Vuillafans e Ornans, pur conservando il titolo di “conte di Châlon” che trasmetterà ai suoi discendenti. I duchi borgognoni conserveranno la contea fino al 1477, quando verrà unita al Regno di Luigi XI di Francia.

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, Châlon, nel frattempo caratterizzata dal determinante idronimo sur- Saône, dal 17 giugno 1940si trovò divisa in due dalla linea di separazione, lungo il corso del fiume, tra la zona occupata dai tedeschi e quella libera. Numerosi episodi delle Resistenza contro gli occupanti furono compensati, dopo la liberazione della città da parte delle truppe Algerine, il 5 settembre 1944, con la Croix-de-Guerre.

Lo stemma proprio di Châlon si blasona : « D’azur à trois annelets d’or »

In italiano: “D’azzurro a tre anelletti d’oro”; così è registrato infatti nell’ Armorial Général de France, di Charles D’Hozier (edizione del 1696:  volume VI, Bourgogne – Duché, Généralité de Dijon).

Chalon-sur-Saône1

Gli “anelletti”, secondo l’interpretazione più accettata, simbolizzerebbero le mura di mattoni che formavano la difesa della città gallo-romana di CABILLONUM sorta sulla collina di Taisey. Secondo la leggenda, riportata dalla cronaca di Pietro di San Giuliano (Pierre de Saint-Julien) le mura della città erano in mattoni (briques), ma caratterizzate da tre ranghi (impropriamente: “bande”) di mattoni “d’oro” (forse in pietra gialla) che le fecero attribuire il titolo di “Orbandale”.

Oggi però si blasona: « D’azur à trois annelets d’or, à la champagne cousue de gueules chargée de la croix de la Légion d’Honneur au naturel »

In Italiano: “D’azzurro, a tre anelletti d’oro, alla campagna cucita di rosso, caricata dalla croce della Légion d’Honneur al naturale”.

Fedeli bonapartisti i cittadini di Châlon resistettero agli invasori austriaci nel 1814, ottenendo la Légion-d’Honneur da Napoleone I durante i suoi “Cento Giorni” di ripristino del potere imperiale.

Da molti araldisti la “soluzione grafica” di mettere la croce all’interno dello scudo è ritenuta errata. Per altro il decreto di Napoleone I, datato dall’Eliseo il 22 maggio 1815, prescriveva che Châlon portasse non la “croce”, bensì “l’aquila” della Légion d’Honneur: “… Vogliamo dare una prova particolare della nostra soddisfazione ai comuni di Châlon-sur-Saône, Tournus e Saint-Jean-de-Losne per le condotte ch’essi hanno tenuto durante la campagna del 1814. Noi abbiamo decretato e decretiamo ciò che segue:

Articolo I : L’aquila della Légion d’Honneur farà parte delle armi di queste città (“L’aigle de la légion d’honneur fera partie des armes de ces villes”).

Di fatto però il re Luigi-Filippo omologò le armi della città nel 1831 (per Lettera Patente del 28 novembre secondo Henri Tausin, per Ordinanza Reale del 6 settembre secondo di Robert Louis), con la croce della Légion-d’Honneur posta nella campagna di rosso.

Secondo M. Gras “La migliore soluzione sarebbe di riprendere le armi di prima del 1831 e di sospendere al di sotto, conformemente alle regole tradizionali dell’araldica, le due decorazioni” concesse alla città: la Légion-d’Honneur (22 maggio 1815) e la Croix-de-Guerre 1939-1945.

(1): il termine basso-latino caballus, improntato dal gallico caballos, ha soppiantato il latino classico equus in epoca tardo-antica.

 

 

Nota di Massimo Ghirardi

Profilo Araldico
“D’azzurro, a tre anelletti d’oro, alla campagna cucita di rosso, caricata dalla croce della Légion d’Honneur al naturale”.
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale
no stemma
Altre Immagini
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Colori dello scudo: azzurro, rosso
Oggetti dello stemma anelletto, campagna, croce della Légion d'Honneur
Attributi araldici: al naturale, caricato, cucito

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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