Comune di Castelnovo ne’ Monti (RE)

Informazioni

  • Codice Catastale: C219
  • Codice Istat:
  • CAP: 42035
  • Numero abitanti: 10761
  • Nome abitanti: castelnovesi
  • Altitudine: 700
  • Superficie: 700
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 41.7
  • Distanza capoluogo: 41.7

Storia dello stemma e del comune

“Vassi in San Leo e discendesi in Noli, montasi su Bismantova in cacume, con esso i pie’, ma qui convien ch’uom voli… e piedi e man voleva il suol di sotto” (Dante, Purgatorio IV, 25-27, 34) Il centro di Castelnovo ne’ Monti e’ sempre stato collegato storicamente alla Pietra di Bismantova, l’imponente roccia di 1047 m. dalla bizzarra forma nell’Appennino Reggiano, citata anche da Dante Alighieri nella “Commedia”, che fu utilizzata come fortificazione naturale gia’ dai Liguri e dagli Etruschi per controllare la via che conduce in Toscana attraverso il Passo del Cerreto. Tito Livio parla di una localita’ appenninica detta SUISMONTIUM dove sarebbe avvenuto uno storico scontro tra Romani e Liguri alla meta’ del III sec. a.C. Il cronista Giorgio di Cipro, nel secolo VII, menziona un KASTRON BISIMANTO dei Bizantini costruito sulla Pietra per fronteggiare i Longobardi che alcuni vorrebbero fosse la corruzione di CASTRO BIZANTIUM. Nel 781 BISMANTUAM e’ assegnata da Carlo Magno al contado di Parma, che erige il castello sulla cima, affidandolo ad un “Gastaldo” (o luogotenente, carica di origine Longobarda) residente. Nel 962 passa al contado di Reggio, e concessa da questo ad Atto (o Azzone) marchese di Toscana, conte di Canossa. I Canossa, nel 1062, edificano un altro castello nella localita’ che, da allora, e’ definita CASTRUM NOVUM per contrapporlo a quello della Pietra, passato ai nobili Dallo di Garfagnana. Nel 1111 Matilde di Canossa concede CASTELNOVO al monastero benedettino di Sant’Apollonio di Canossa. Nel 1199 il podesta’ di Reggio, Guido Lambertini di Bologna, espugna la Rocca di BISMANTO per conto di Reggio durante quella che e’ passata alla Storia come la “Guerra della Scopa” (Una lapide fu posta a perenne memoria entro il fornice della porta di S.Croce a Reggio) e fa giurare fedelta’ al Comune ai Dallo. Nel 1267 il conte Da Palu’ (Della Palude) di Vetto cerca di impossessarsi della Pietra, ma e’ sconfitto dalle milizie del Comune di Reggio. Per “correggere” le prepotenze dei Dallo, il Comune di Reggio muove loro guerra per la seconda volta nel 1278 e occupa il castello della Pietra. Nel 1289 i Dallo abbandonano la Pietra per ritirarsi a Vologno, pur conservando i diritti sull’intero territorio, compreso Castelnovo. Nello stesso periodo e’ abbandonata anche la Pieve della Pietra e sono edificate le nuove chiese plebane di Campiola e Castelnovo. Nel 1336 il podesta’ di Reggio ordina la distruzione del castello “nemico” di Castelnuovo e dell’annesso oratorio di San Pancrazio. Nel 1409 Nicolo’ III d’Este ingloba Castelnovo e la Pietra nel Ducato di Modena, mantenendo il feudo ai Dallo, che lo abbandonano definitivamente solo nel 1602. In quell’anno il Duca assegna Castelnovo al Ministro Ducale Ernesto Bevilacqua di Verona. Nel 1411 si ha notizia di un eremo presso la Pietra dedicato al Santissimo Salvatore che, nel 1617, e’ protagonista di una serie di prodigi attribuiti ad un’immagine della Madonna del Latte, il sacello verra’ affidato dal conte Bevilacqua (su benestare del Duca di Modena) ai Francescani del convento dell’Annunziata di Parma. Nel 1651 il feudo passa ai Malvasia, nel 1664 dipende direttamente dalla Camera Ducale attraverso un podesta’ e, nel 1719 e’ affidato ai Lucchesini, insieme a Vologno e Bondolo. Nel 1859 entra a far parte del Regno d’Italia, insieme al territorio reggiano. Nel 1925 il vescovo di Reggio, mons. Brettoni, chiede che l’eremo della Pietra, ormai abbandonato dai Francescani, sia affidato ai Benedettini della Congregazione Sublacense, la cui abbazia piu’ vicina e’ quella di San Giovanni Evangelista di Parma; l’abate Emanuele Caronti invia quindi alcuni monaci e il luogo diventa una dipendenza dell’abbazia parmigiana (recentemente anche i Bendettini hanno ceduto l’eremo al clero diocesano di Reggio Emilia). Lo stemma del Comune di Castelnovo ne’ Monti (la cui particella ne’ e’ una forma dotta ottocentesca) e’ probabilmente riferito ai passati feudali della localita’, come testimoniava la corona comitale che timbrava il vecchio scudo di foggia ottocentesca. Oltre ai gigli e alle stelle si notava un cervo balzante (secondo alcuni un capriolo) al naturale, riferimento alla natura selvaggia del territorio, tutt’ora ricco di foreste popolate di selvaggina. Nel 1961 il Comune ha ottenuto la formale concessione di un nuovo emblema, composto di uno scudo sannitico (e non piu’ sagomato come il precedente), cosi’ blasonato: “d’azzurro, al cervo passante al naturale terrazzato del medesimo; col capo d’argento a tre gigli d’oro ordinati in fascia, abbassato sotto un capo di rosso a tre stelle d’argento ordinate in fascia. Ornamenti esteriori di Comune”. Nota: il passaggio “al cervo passante al NATURALE terrazzato del MEDESIMO” ha dato origine ad alcune interpretazioni errate con curiose colorazioni in alcune versioni correnti dello stemma, con il cervo color marrone e il “terrazzo” (cioe’ il terreno che lo sostiene, proprio come se si trattasse di un “balconcino”) del medesimo colore. L’interpretazione corretta del termine “naturale” e’ da intendersi come segue: “al cervo passante [cioe’ nell’atto di camminare] al naturale [vale a dire del suo proprio colore naturale, marroncino] e terrazzato [poggiante cioe’ su un supporto] del medesimo smalto “naturale” [cioe’ color erboso, che e’ il colore “naturale” del terreno]. I gigli d’oro su fondo argento sono un errore dal punto di vista araldico, perche’ contraddicono la regola di NON METTERE metallo su metallo o colore su colore, ma pur regolarmente concesso (e fissato) dal Decreto Presidenziale. Nota di Massimo Ghirardi Si ringrazia Lucia Piguzzi per la gentile collaborazione Il toponimo deriva dall’unione delle voci latine “castrum” e “novum” con evidente significato. Il comune di Castelnovo ne’ Monti fa parte della Comunita’ Montana dell’Appennino Reggiano. I comuni confinanti sono: Busana, Carpineti, Casina, Canossa, Ramiseto, Vetto, Villa Minozzo.
Profilo Araldico
“D’azzurro, al cervo passante al naturale terrazzato del medesimo, col capo d’argento a tre gigli d’oro ordinati in fascia, abbassato sotto un capo di rosso a tre stelle d’argento ordinate in fascia”. Tratto dallo “Stemmario della Regione Emilia-Romagna”.
Stemma ridisegnato

Stemma Ufficiale
Altre Immagini


Colori dello scudo: argento, azzurro, rosso
Partizioni: capo
Profilo Araldico
“Drappo partito di bianco e di rosso..”
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
Altre Immagini
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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