Bobbio Pellice

no comune

Informazioni

  • Codice Catastale: A910
  • Codice Istat:
  • CAP: 10060
  • Numero abitanti: 566
  • Nome abitanti: bobbiesi
  • Altitudine: 732
  • Superficie: 732
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 82.2
  • Distanza capoluogo: 82.2

Storia dello stemma e del comune

Nella località di BOBIO, il cui nome tramanda quello di un oscuro proprietario gallo-romano di nome Bovius, nel 1277 fu fondata dai conti di Luserna MONTEBOBBIO, questa dinastia era riuscita ad impossessarsi della quasi totalità della valle del Pellice, togliendola ai precedenti feudatari appartenenti a diverse famiglie nobili del luogo, ma che in seguito dovettero cedere ai Savoia. Nel corso del XVI secolo le varie località della valle si dettero un ordinamento di tipo comunale, che resse fino all’inclusione nel territorio della Repubblica (prima) e dell’Impero Francese (poi), dopo il 1948 si ebbe il ritorno dell’amministrazione sabauda e le vicende di Bobbio seguirono quelle del Regno di Sardegna e d’Italia. Dopo il 1861 si adottò il determinante PELLICE, per distinguersi dalle altre località omonime (soprattutto dalla città di Bobbio, in Val Trebbia, e oggi in Provincia di Piacenza). Lo stemma del Comune di Bobbio Pellice è stato concesso con Decreto Regio di Vittorio Emanuele III del 19 febbraio 1931, si blasona: “Campo di cielo, all’obelisco d’argento accostato da due piante di lauro d’oro, fondato l’obelisco e nodriti gli alberi su terrazzo erboso di verde”. L’obelisco, preso ad emblema del Comune, è quello posto nella frazione di Sibaud, presso il quale le popolazioni Valdesi guidate da Henri Arnaud, si impegnarono a mantenere tra loro unione e solidarietà. L’obelisco è anche simbolico della posizione del Comune che attualmente è il più elevato ed esteso della Val Pellice. Il movimento religioso protestante detto “Valdese” prende nome da Valdo, un ricco mercante di Lione che, intorno al 1170 dopo una crisi religiosa, decise di condurre una vita di povertà e a predicare il ritorno ad un’osservanza fedele del Vangelo. Inizialmente si chiamarono i “Poveri di Lione” ma la loro dottrina venne condannata come “eretica” dalla chiesa di Roma, quindi scomunicati nel 1180 al Concilio di Verona, vennero definitivamente condannati nel 1215. Perseguitati dall’Inquisizione cattolica si dettero un’organizzazione clandestina ma efficace: i vari gruppi si dispersero in molti paesi d’Europa, soprattutto Austria, Germania, e Francia Meridionale, ma anche in alcune regioni italiane. Il gruppo maggiore si stabilì nel Delfinato francese e nella parte sud del Piemonte occidentale; i “barba” (predicatori itineranti) visitavano regolarmente i vari gruppi, dando origine ad una ricca letteratura in lingua “valdese” (occitano o provenzale alpino). Dal 1555 aderirono alla Riforma di Lutero, avvicinandosi al Calvinismo svizzero. Sottoposti alla spietata repressione dei Duchi di Savoia, riuscirono a sopravvivere grazie alla situazione politica intricata e alla posizione impervia dei loro villaggi posti nelle valli alpine. Tra le valli Germanasca (allora Valle San Martino) e Pellice (Valle di Luserna). Vittorio Amedeo II, per compiacere Luigi XIV di Francia (che aveva revocato l’Editto di Tolleranza di Nantes), impose ai sudditi di religione riformata di “cessare ogni manifestazione pubblica, di demolire i luoghi di culto, allontanare i loro ministri e battezzare i figli nella Chiesa romana”. I Valdesi decisero di opporsi, ma furono duramente colpiti e deportati nelle fortezze subalpine, dove morirono di stenti. Grazie all’intervento degli Stati protestanti europei, i circa 3.000 valdesi superstiti poterono andare in esilio in Svizzera. Nell’agosto del 1689, Guglielmo d’Orange divenne re Guglielmo III d’Inghilterra e ricostituì il fronte anti-francese della “Lega di Augusta” e, nel quadro della guerra contro la Francia, finanziò una spedizione militare in Piemonte, composta in maggioranza da Valdesi guidati dal generale Henri Arnaud, che attraversò la Savoia in 14 giorni, scontrandosi presso Salbertrand con le truppe francesi. Infine, ripresero possesso delle loro valli e si impegnarono a Sibaud (dove sorge un obelisco commemorativo), poco sopra l’abitato di Bobbio Pellice, a mantenere fra loro unione e solidarietà. Per questo motivo l’obelisco è stato adottato come simbolo dell’unione e libertà municipale. Vedi anche Torre Pellice Nota di Massimo Ghirardi Il comune di Bobbio Pellice fa parte della Comunità Montana della Val Pellice.
Profilo Araldico
“Campo di cielo, all’obelisco d’argento accostato da due piante di lauro d’oro, fondato l’obelisco e nodriti gli alberi su terrazzo erboso di verde. Ornamenti esteriori da comune.”, D.R. 19 febbraio 1931, registrato alla Corte dei Conti il 24 aprile 1931, Reg. 3, Foglio 279
Stemma ridisegnato
Stemma Ufficiale
Altre Immagini

Colori dello scudo: campo di cielo
Profilo Araldico
“Drappo di colore azzurro riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma comunale. Le partidi metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di azzurro con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà posto lo stemma del Comune. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento”.
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
Altre Immagini
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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