Città di Alessandria (AL)

Informazioni

  • Codice Catastale: A182
  • Codice Istat:
  • CAP: 15100
  • Numero abitanti: 94974
  • Nome abitanti: alessandrini
  • Altitudine: 95
  • Superficie: 95
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

La città di Alessandria venne fondata con il nome di Civitas Nova dagli abitanti di Gamondio (Gamondium), Marengo (Marenghum) e Bergoglio (Bergolium) in aperta sfida dell’autorità imperiale (unica che poteva autorizzare nuove fondazioni) di Federico “Barbarossa” che nel 1184 espose un reclamo contro le genti “de tribus locis, Gamunde vicelicet et Meringin et Burgul“. A questi primi tre villaggi si unirono repentinamente Rovereto (Roboretum), intorno al cui castello (edificato dal marchese Guglielmo il Vecchio del Monferrato nel 1164) si sviluppò la città,  Solero (Solerium), Villa del Foro (Forum), Oviglio (Vuilije) e Quargnento (Quargnentum), con il supporto strategico ed economico di Genova e dei Comuni della Lega Lombarda, alla confluenza del Bormida nel Tanaro, in posizione di contrasto con il marchese del Monferrato, principale alleato filo imperiale. La data “ufficiale” di fondazione è il 3 maggio 1168, anche se a quell’epoca la città era già pienamente strutturata, con l’adozione del nome di Alexandria, in omaggio a papa Alessandro III Bandinelli, fiero avversario dell’imperatore e sostenitore della Lega Lombarda e delle libertà comunali.

Il 29 ottobre 1174 Alexandria Palea (dal 1180)1 resse l’assedio delle armate imperiali, che avevano già sottomesso Susa e Asti, fino al 12 aprile 1175. È in questo periodo che si ambienta l’episodio leggendario e popolare della “vacca di Gagliaudo”: gli assedianti erano stanchi e con scarsi viveri, ma anche la popolazione era stremata e ormai alla fame, allora il contadino Gagliaudo Aulario propose al capitano della città di dare da mangiare tutto il cereale disponibile alla sua mucca Rosina. Dopodiché Gagliaudo e il suo animale andarono a pascolare fuori delle mura cittadine, dove vennero subito arrestati e portati dall’imperatore; che fece gran meraviglia di vedere una bestia tanto pasciuta, dimostrazione che la città aveva ancora notevoli scorte alimentari se poteva dare da mangiare a quel modo alla vacca: quindi in grado di resistere ancora per molto tempo. Questo convinse l’imperatore svevo ad andarsene.

Nel 1183 l’imperatore concesse il perdono alla città che, in quell’occasione mutò denominazione (per breve tempo) in CESAREA assicurando il riconoscimento imperiale dei consoli cittadini liberamente eletti.

Nel 1183, con il trattato di pace di Costanza concesse il perdono alla città che, in quell’occasione mutò denominazione (per breve tempo) in Cesarea, anche se per molto tempo continuò a perpetuare il nome dell’insediamento più antico: Roveretum, e nel 1198 adottò gli Statuti di Libero Comune.

Successivamente entrò in conflitto col marchese del Monferrato, con i Comuni delle città di Casale, Asti e Pavia che ne contrastavano l’espansione. Successivamente venne assoggettata dai Visconti.

Nel 1707 venne conquistata dal principe Eugenio di Savoia e, con il trattato di Utrecht, entrò nei possedimenti dei Savoia di Torino. Amedeo II fece costruire l’imponente cittadella sulla sponda occidentale del Tanaro nel 1736, collegata alla città con un ponte coperto, sullo stesso sito di Bergoglio dove già gli imperiali avevano edificato un fortilizio durante la guerra con la città.

Con la vittoria dei napoleonici a Marengo del 1802, la città venne annessa alla Francia, assieme a tutta la regione, divenendo capoluogo del Dipartimento di Marengo.

Venne conquistata dagli austriaci nel 1814 ma, con il trattato di Parigi del 30 maggio dello stesso anno, venne riconsegnata al Regno di Sardegna.

Secondo la tradizione  lo stemma di Alessandria è stato ideato nel 1175, per celebrare la fine dell’assedio dell’imperatore Federico “Barbarossa”, ricalcandolo sul gonfalone della Chiesa (i cui colori sono l’”inverso” dei colori del gonfalone imperiale, ossia: “d’argento alla croce di rosso”) a ricordo dell’adozione del toponimo di Alessandria, in omaggio a papa Alessandro II.

Secondo alcuni alla sua “fondazione” i cittadini di Alessandria avrebbero adottato come primo emblema un’aquila rivoltata dal volo abbassato (in questo modo distinta quindi da quella imperiale), e solo nel 1437 avrebbero preferito lo scudo d’argento alla croce piana di rosso, stemma proprio della città di Milano e adottato anche dalla Lega Lombarda.

Lo stemma venne rappresentato inizialmente sostenuto da due angeli, associato al motto “Deprimit elatos levat Alexandria stratos” (“Alessandria umilia i superbi ed eleva gli umili”), anche questo motto è stato attribuito a Papa Alessandro III, che l’avrebbe riconosciuto alla città che aveva saputo sconfiggere il terribile e superbo imperatore.

Dal 1575 al posto degli angeli, in guisa di sostegno, vengono rappresentati due grifoni, abbandonati  nel XVII secolo, nel 1811 in ossequio all’araldica napoleonica alla città è assegnato uno stemma del diverso (del quale un esemplare è conservato ancora oggi nel Museo Civico di via Tripoli) che “rimescola” gli elementi tradizionali (aggiungendovi un piccolo castello simbolico di Marengo) che ne designa il ruolo di capoluogo del Dipartimento di Marengo, che resta in uso fino al 1814, quando lo stemma di Alessandria torna ad essere quello originario, con i grifoni al posto degli angeli e la corona turrita (del rango di “città”) che sormonta lo scudo.



Lo stemma “napoleonico” si blasona: “Inquartato: al primo e al quarto, d’azzurro al castello cimato da una torre merlata di tre pezzi, d’argento, caricata da una M di nero, al secondo e al terzo, d’oro al grifone di nero armato e lampassato di rosso; sul tutto d’argento alla croce scorciata di rosso; al capo delle Bonnes Villes dell’Impero [che è: di rosso a tra api montanti d’oro poste in fascia]”(Lettere Patenti del 13 giugno 1811).

Lo stemma in uso è stato sancito con DCG del 6 marzo 1941, dove si blasona: “D’argento alla croce di rosso, circondato da due rami di quercia e d’alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali; sostegni: due grifoni al naturale controrampanti, con le teste rivolte e le ali spiegate; motto: DEPRIMIT ELATOS LEVAT ALEXANDRIA STRATOS; corona da Città”.

Il gonfalone si compone di un drappo rettangolare bianco, alla croce di rosso, con la bordura del campo, delimitata da un filetto di rosso, caricata della scritta in caratteri romani dello stesso, DEPRIMIT ELATOS LEVAT ALEXANDRIA STRATOS.

La città è gemellata dal 1960 con la città francese di Argenteuil, dal 1961 con Hradec Králové (Cechia), dal 1963 con Karlovac (Croazia), dal 1988 con Rosario (Argentina), dal 2004 con Gerico (Palestina), dal 2016 con Siracusa.

(1): nei documenti la città viene  denominata anche Alexandria Statiellorum, in quanto sorta nella regione dei Galli Statielli o Alexandria a Palea, ossia della Palude.


Note di Massimo Ghirardi, Giovanni Giovinazzo e Davide Visentini

Bibliografia:

  1. VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA. Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997, p. 21.

AA.VV. RITORNO AL PARADISO PERDUTO. Guida turistica ai paesi dell’Alto Monferrato. Cenacolo “Gamba äd Perniss” Sezzadio, 1990.
Casanova M. L. MUSEO ITALIA. La piu’ grande mostra d’arte all’aria aperta. Vol. 3 (Valle d’Aosta-Piemonte-Liguria). Armando Curcio Editore, Roma 1987
Intervento del sindaco Piercarlo Fabbio, Congresso Araldico Nazionale, Tinaio degli umiliati, Alessandria 14 giugno 2008.
Profilo Araldico
“D’argento, alla croce di rosso. Corona di città. Sostegni: due grifoni al naturale controrampanti, con le teste rivolte e le ali spiegate. Motto: Deprimit elatos levat Alexandria stratos”. D. Ric. 6 marzo 1941
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Reperito da: collaborazione 112520

Reperito da: Davide Papalini

Stemma Ufficiale
Altre Immagini


Note Stemma

Lo stemma è stato reperito da
Roberto Piccinini
Funzionario responsabile
dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico
della Provincia di Alessandria.

Colori dello scudo: argento
Pezze onorevoli dello scudo: croce
Profilo Araldico
“Drappo di bianco, alla croce di rosso, con la bordura del campo, delimitata da un filetto di rosso, caricata della scritta in caratteri romani dello stesso, DEPRIMIT ELATOS LEVAT ALEXANDRIA STRATOS”. Gonfalone ridisegnato da Pasquale Fiumanò
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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