Vo’

Vo’

Da “vadum”, guado, passaggio tra gli acquitrini che un tempo caratterizzavano la parte bassa del territorio, trarrebbe il nome il Comune di Vo’ e probabilmente questo è il significato che si è voluto dare alla banda argento dello stemma civico.

Altrimenti la pezza araldica potrebbe rappresentare le due parti, collinare e pianeggiante, in cui si sviluppa il territorio municipale.

La fascia azzurra simboleggerebbe il fiume Bisatto che scorre verso Lozzo Atestino. Il corso d’acqua ebbe notevole rilevanza nel medioevo durante le guerre tra Vicentini e Padovani. Esso fu, inoltre, via di comunicazione assai importante durante la dominazione della Serenissima (1405-1797

Tutta la rimanente parte superiore dello scudo è giustamente riservata ad evidenziare la fiorente economia rurale con coltivazione di grano in pianura e di uva in collina.

Quest’ultima trova a Vo’ le condizioni climatiche ottimali (produzioni di vini assai pregiati: bianchi, rossi e moscati).

Esiste anche in zona un’importante Cantina Sociale tra le più attrezzate della provincia.

Nella terza domenica di settembre si svolge in questo centro la caratteristica “Fiera dell’uva”, con diverse manifestazioni a carattere folkloristico.

L’emblema corrisponde a quello usato da moltissimi anni dall’ente e, un tempo, dalla citata Cantina Sociale.

L’arma civica è pure rappresentata nella sala della Pretura di Este insieme con gli stemmi dei Comuni del mandamento; l’opera è stata eseguita dal ceramista Giovanni Capuani.

Una pratica araldica, iniziata nel 1976 per ottenere l’ufficializzazione dei simboli, non ebbe seguito a causa di obiezioni sollevate dall’Archivio di Stato di Padova. In particolare, veniva criticata la mancata adozione di elementi che potessero in qualche modo riferirsi ai signori locali ed alle frazioni del Comune di Vo’.

In quell’occasione, uno studio araldico propose per la concessione gli stessi simboli in uso oggi, ma con smalti difformi a causa dell’errato tratteggio convenzionale presente nei bozzetti in bianco e nero: il rosso del secondo campo era divenuto nero e l’attuale fascia azzurra si presentava porpora.

Il gonfalone allora proposto adottava i colori giallo ed azzurro.

Il municipio adoperava invece un vecchio drappo, che esponeva nelle solenni ricorrenze, di colore completamente bianco.

Una nuova pratica araldica, curata da Giancarlo Scarpitta, volta a confermare i vecchi simboli ed i corretti smalti, ha portato alla concessione del prescritto D.P.R. in data 27 aprile 1994.

A cura di Giancarlo Scarpitta