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Villanova di Camposampiero

Nello stemma civico di Villanova
di Camposampiero si vuole fare accenno con la fascia argento alla
fertile campagna, irrigata da molti corsi d’acqua naturali ed
artificiali.

Il nome stesso Villanova, nuovo villaggio, ci fa comprendere che la
sua origine non è molto antica, per cui vi è stata
oggettiva difficoltà nel trovare simboli caratteristici da
adottare nello stemma comunale.

Il primo atto che fa menzione del paese è data 2 ottobre
1192; in esso si cita la “plebi S. Prosdocimi” a proposito del
testamento di Speronella Dalesmanini.

Un’altra interpretazione simbolica della fascia farebbe riferimento
alla strada principale, la via Caltana che corre da est ad ovest,
da Santa Maria di Sala a Campodarsego.

Il sistema stradale nella zona era assai efficiente sin dai tempi
romani, visto che il centro apparteneva al sistema del
“Graticolato” risalente alla colonizzazione operata dai veterani di
Augusto dopo la battaglia di Azio (31 a. C.).

Le tre stelle introdotte nello scudo municipale rammentano
l’esistenza nel territorio di altrettanti centri abitati: il
capoluogo e Murelle e Mussolini.

La prima frazione è di origine assai antica ed ebbe nel
secolo XVI per parroco l’illustre storico padovano Bernardino
Scardeone.

La seconda località fa riferimento secondo l’Olivieri alla
presenza di insetti (moscerini). Il toponimo compare in documenti
del secolo XII.

La figurazione dello stemma è visibile in un dipinto in una
sala degli uffici comunali, tuttavia la sua ideazione non dovrebbe
essere molto antica (metà del secolo scorso).

Nessun accenno di esso viene infatti riportato in un fascicolo
istruttorio custodito all’Archivio Centrale dello Stato in Roma
risalente al 1931.

Per quanto riguarda il gonfalone, mai esistito, Giancarlo Scarpitta
ha proposto alla Civica Amministrazione un drappo “troncato di
bianco e d’azzurro”
il quale ricordasse nelle due sezioni che
in epoca veneziana e napoleonica il Comune era scisso in due
agglomerati rurali autonomi (Villanova e Murelle).

I simboli sono stati definitivamente adottati dall’ente nel maggio
1983 e la pratica, curata dallo stesso Giancarlo Scarpitta, si
è conclusa con l’ufficializzazione dei simboli in uso alla
fine dello stesso anno.