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Vigonza

Lo stemma civico di Vigonza ricorda nel primo e nell’ultimo quarto l’emblema dei signori locali la cui capostipite sarebbe stata Giustina Berengaria che nel 999 sposò un certo Giovanni di Piove di Sacco.

Nel 1081 la famiglia fu aggregata al Consiglio Nobile di Padova e, nel 1256, morto Archiezzelino, restarono i due figli Barisone e
Corrado. Il primo fu capostipite dei Barisoni, l’altro dei da Vigonza.

Il casato ebbe notevole importanza nelle vicende storiche del Padovano nel corso del medioevo e si estinse nel secolo XVIII.

Nel secondo e nel terzo quarto dello stemma comunale appare una ruota, simbolo caratteristico dei signori da Peraga. Il loro scudo
gentilizio è anche riportato sopra la porta del campanile della frazione.

I da Peraga vi possedevano un castello ridotto ad abitazione dopo un terribile incendio scoppiato nel 1319 ed una legge del 1520.
Esso si presenta oggi in buono stato di conservazione presso la riva del fiume Tergola.

A titolo di notizia rileviamo che gli smalti assunti nella stemma municipale non sono fedeli a quelli appartenuti alla citate
famiglie nobili.

Il Codice Capodilista, il Frizier ed il di Crollalanza riferiscono che i da Vigonza avevano uno scudo “fasciato d’oro e di rosso (e non d’oro e d’azzurro) di quattro pezzi”.

Lo stesso di Crollalanza descrive l’arma dei da Peraga come “d’azzurro (e non di rosso) alla ruota d’oro”.

Tali difformità sono forse dovute alle obiezioni spesso sollevate dalle competenti autorità circa l’assunzione in araldica civica di blasoni riferibili a nobili casate.

Nella parte centrale dell’emblema viene rievocato un episodio che diede lustro al luogo: l’incontro avvenuto nel 1875 tra il re
d’Italia Vittorio Emanuele II e l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe.

A ricordo dell’avvenimento venne innalzato nei pressi di Vigonza un alto obelisco, riportato stilizzato con la data di riferimento al
centro dello scudo civico.

Alla base del monumento fu scritto: “Vittorio Emanuele II – primo re d’Italia – Francesco Giuseppe I – imperatore d’Austria, re
d’Ungheria – obliate le antiche nimistà – scambiatosi a Venezia il fraterno amplesso – a solenne rassegna delle italiche
schiere – qui convennero – il dì VI aprile MDCCCLXXV – Vigonza eresse”.

Nota di Giancarlo Scarpitta