Cerva

È bene ricordare che lo stemma di Cerva, comune della provincia di Catanzaro, non è mai stato ufficialmente concesso dall’Ufficio araldico nazionale. Per questo motivo, probabilmente, se ne trovano forme differenti e, alcune di esse, riportano errori sotto il profilo araldico.

Nello stemma in uso ci sono alcune cose da rimarcare: il capo è sia rosso sia porpora ed è evidente che rimane l’ombra del fascio littorio tra le due fronde decussate.

Lo statuto comunale riporta un generico “Il Comune ha un proprio gonfalone e un proprio stemma che sono quelli storicamente in uso”. Si tratta di una formula che si trova in molti statuti e che viene copiata e incollata anche se manca qualunque ufficialità. In alcuni statuti comunali che riportano questa formula manca del tutto il gonfalone.

Il capo del Littorio era un ornamento imposto dal fascismo per marcare la presenza territoriale del partito. Era stato imposto con il Regio Decreto del 12 ottobre 1933 n. 1440 e andava apposto sopra ogni stemma concesso in quel periodo. Lo stemma di Cerva, probabilmente adottato in quel periodo anche se non ufficialmente, ha sommariamente abraso il fascio Littorio mantenendo il resto. Il Decreto Luogotenenziale n. 394 del 10 dicembre 1944 imponeva, invece, la totale abrasione del capo.

Il fatto che lo stemma riporti il Capo del Littorio fa ipotizzare che sia stato adottato tra il 1933 e l’inizio della seconda guerra mondiale, nel 1940.

Inoltre, risulta esserci una blasonatura per questo stemma: “D’azzurro, alla cerva al naturale, accovacciata sulla campagna di verde. Ornamenti esteriori da Comune”. È presumibile che la blasonatura riprenda il nome del Comune dimenticando però che le cerve non hanno un palco di corna e che, quindi, quello rappresentato sullo stemma è un maschio, vale a dire un cervo.

Pertanto, lo stemma del Comune in uso, vale a dire l’immagine A (nella versione di Pasquale Fiumanò non si rileva l’ombra del fascio abraso, ma ne sono evidenti gli ornamenti), dovrebbe più correttamente essere l’immagine B

Anche l’immagine con il Capo del Littorio riporta, naturalmente la stessa ambiguità. È evidente che un cervo con il palco molto ricco dà molta solennità allo stemma, ma lo stemma con una cerva senza palco risponderebbe meglio alla volontà dello stemma di essere parlante, cioè di ricordare nel disegno il nome del Comune. Anche di questo riportiamo le due versioni, quella con il cervo maschio (versione C) e quella con la cerva femmina (versione D).

 

Un discorso a parte merita lo stemma che appare in testa allo statuto. Il Capo di oro, l’oro era in uso principalmente nel Capo dell’impero per quei comuni che avessero avuto questa concessione da parte dell’imperatore e veniva concesso con un’aquila di nero con una o due teste, talvolta con la testa rivolta, con le due palme. L’oro fa pensare a tre possibili ipotesi: un indicatore di benessere rappresentato dall’oro; il fatto che il tempo tende a far rassomigliare l’oro e il rosso o un sistema per giustificare il gonfalone di giallo, smalto che nello stemma con il Capo del Littorio non compare mai.

Tuttavia le due essenze legnose riportano inequivocabilmente al Capo del Littorio che dovrebbe essere abraso. Anche qui offriamo le due versioni con il cervo maschio (versione E) e con la cerva femmina (versione F).

 

 

Note redatte da Bruno Fracasso in collaborazione con Pasquale Fiumanò e Giancarlo Scarpitta.

Tutti i disegni sono di Pasquale Fiumanò.