Una preziosa tela del ’60 “rinasce” in San Pietro

Uno dei più importanti pittori del seicento emiliano, Alessandro Tiarini (1577–1668), è l’autore di un ’nuovo’ quadro a olio su tela con soggetto ’San Girolamo toglie la spina dalla zampa del leone’ da secoli al monastero benedettino di San Pietro e ora restaurato per un fine altamente simbolico e commemorativo. Il dipinto che l’Abbazia di San Pietro renderà pubblico per le Giornate Fai di primavera e poi in occasione della manifestazione ’Monasteri aperti’ a settembre è tornato infatti a ’vivere’ in nome dell’architetto Alessandro Neri. Il professionista modenese 52enne, molto noto per avere lavorato in Comune a Modena e Correggio, se n’è andato prematuramente due anni fa e così la mamma, Vittoria Goldoni e le amiche Lisa e Roberta hanno pensato a questa speciale donazione economica in suo nome. Le signore hanno scelto di anticipare la vicenda al Carlino e il quadro, restaurato da Daniele Rossi di Firenze, è ora in bella mostra al museo benedettino modenese. “Purtroppo Alessandro ci ha lasciati troppo presto – dicono la mamma Vittoria e le due amiche – e noi volevamo trovare un modo per onorare la sua memoria e raccontare al contempo chi era. Alessandro era un super amante dell’arte e dell’architettura ed era un professionista stimato e perciò spontaneamente abbiamo raccolto dei fondi attraverso tante persone amiche. Il priore di San Pietro don Stefano De Pascalis ci ha poi indicato questo bellissimo dipinto: pensiamo che Alle sarebbe stato molto contento di vederlo così splendente visto il suo amore per l’arte”.

L’opera, appunto, è importantissima come spiega l’esperto che l’ha assegnata a Tiarini, il docente universitario Daniele Benati: “E’ stato restaurato molto bene ed è uno dei più importanti dipinti di Tiarini: mette in scena con chiarezza tanti dettagli e anzi stupisce che il pittore mostri l’attimo in cui San Girolamo toglie la spina dalla zampa del leone. L’episodio infatti è molto noto, ma non viene quasi mai mostrato dagli artisti il momento in cui il santo elimina la spina: qui Girolamo si leva gli occhiali con un gesto molto bello, preciso. Il carattere del dipinto qualifica appunto le opere di Tiarini, eccelso raccontatore di episodi sacri dai modi pittorici riflessivi e tra gli allievi dei Carracci è l’autore che più sviluppa la pittura con fini narrativi. L’opera era in collezione Zambeccari a Bologna poi probabilmente attraverso una donazione entra nella collezione di San Pietro a Modena”.

A lavorare sull’opera riqualificata in memoria di Alessandro Neri è stato Daniele Rossi: “Non è stato un restauro lunghissimo e siamo intervenuti anzitutto sul supporto, successivamente sulla pittura. Per rafforzare la tela originale l’abbiamo rifoderata senza togliere le parti antiche e le vernici, poi abbiamo sostituito il telaio e così si è conclusa la prima parte del salvataggio. Sulla parte pittorica va detto che in un vecchio restauro erano stati fatti ritocchi pesantie ripuliture: il quadro è comunque piuttosto integro anche se con alcune zone sofferenti. Abbiamo dunque rimosso vernici e ritocchi e ritrovato i colori originali pressoché intatti: sono caratterizzati da lapislazzulo e biacca, con il rosa degli incarnati e il cinabro, tutti materiali usati già in antico. La barba è ad esempio molto definita, così come la zampa del leone presenta un grande effetto naturalistico”.


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