Castello (e Maschio di Fortezza)

normalmente il termine indica una costruzione che si compone di un corpo quadrangolare, merlato alla guelfa e di due torri (altrimenti si dice torricellato di… con il numero delle torri) ognuna con tre merli ciascuna. Può essere (ogni variazione deve essere blasonata)aperto, chiuso, finestrato, merlato alla Ghibellina, muragliato (quando si compone di una cortina muraria che spesso arriva ai lato dello scudo), murato(termine che indica la muratura, la malta, il materiale che riempie le commettiture tra i mattoni).

Castiglia (arma)

Regno iberico di Castilla, “Di rosso, al castello [anche Maschio di Fortezza] d’oro” alcuni autori specificano “…merlato alla ghibellina e torricellato di tre dello stesso, la mediana più alta”. Dopo il 1492 era formato dalla Vecchia Castiglia, e Léon a nord e Nuova Castiglia e Andalusia a sud.

Castracani (Arma)

armi della Famiglia lucchese di Castruccio Castracani degli Antelminelli: “troncato, il primo d’azzurro al cane levriere nascente rivoltato d’argento, collarinato di rosso; il secondo d’argento”. Armi che esprimono in modo “parlante” il nome della famiglia (cane tagliato dalla linea di partizione).

Capriolato

vedi Scaglionato.

Casula

pianeta in forma di ampio mantello con una sola apertura centrale per infilarvi il capo, ha sostituito la pianeta vera e propria e come quella è di colore diverso a seconda del tempo liturgico. Dal latino “Casula” (capanna) perché ripara tutto il corpo.

Capriolo

altra denominazione dello Scaglione (dal francese Chevron, elemento di capriata).

Catai

variante arcaica di Cina.

Capro (anche Becco e Caprobecco)

maschio della capra, può essere raffigurato passante, fermo, saliente o infuriato (rampante), cozzante (quando combatte contro altro capro o picchia contro una figura). Anche Montone.

Catalogna

denominazione che, dal XII secolo, indica il territorio della Contea di Barcellona (che comprendeva Barcellona, la capitale, Girona, Tarragona , Lleida e fino al 1659 Perpignan), governata dai Conti che, successivamnete all’unione con la corona di Aragona, si denomineranno Conti-Re (in Catalogna) o Re-Conti (in Aragona). Arme moderna: “d’oro caricato di quattro pali di rosso” assai diffusa in Araldica (anche Civica) e che, secondo la leggenda, sarebbe nato dal gesto compiuto da Ludovico il Pio che intinse la mano nuda nel sangue di Giuffredo il Peloso di Provenza conte di Barcellona, gravemente ferito mentre combatteva i Saraceni in Spagna e con le dita tracciò quattro linee verticali sullo stendardo reale d’oro dicendo ai sudditi “D’ora in poi saranno queste le vostre armi” (storicamente Ludovico era già morto prima della nascita di Goffredo. Vedi anche Aragona.

Capo di Venezia (o di San Marco)

“D’argento al leone alato e nimbato d’oro, tenente con la branca destra il libro d’argento caricato delle parole PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS in lettere maiuscole di nero”. Emblema proprio del Patriarca di Venezia, derivato da quello della Serenissima Repubblica di Venezia, che lo sovrappongono alle armi personali, è presente nelle armi dei pontefici che hanno ricoperta quella carica prima dell’elezione al Soglio di San Pietro. In Araldica Civica è presente nelle armi del Comune di Riese Pio X, paese natale di quel pontefice, nato Giuseppe Sarto, che fu il primo ad adottarle nello scudo patriarcale.

Capo Napoleonico (o Capo dell’Impero Napoleonico)

termine generico che indica il capo istituito nel 1809 da Napoleone Bonaparte, con un Editto proclamato dalla residenza di Saint Cloud, che dettava norme per l’Araldica nobiliare e civica di tutti i territori soggetti all’autorità imperiale. Le città e i Comuni (o Municipalità) furono raggruppati in tre classi:
• Alle città di prima classe (“bonne ville” con oltre 10 mila abitanti: rette da un Podestà con un consiglio di 6 savi) era concesso un capo di rosso caricato di tre api d’oro in fascia (oggi nell’araldica civica francese è stato sostituito con un “Capo di Francia”: d’azzurro ai tre fleur-de-lysd’oro oppure, alle città che già lo mostravano prima dell’intervento napoleonico, un “Capo di Francia Antico”: d’azzurro seminato di gigli d’oro). Lo scudo sormontato da una corona muraria d’oro con 12 merli ghibellini (dei quali 7 in vista) dalla quale era nascente un’aquila d’oro dal volo abbassato.
• Lo scudo delle città di seconda classe (con almeno 3 mila abitanti, governate da un Podestà e un consiglio di 4 savi) riceveva un cantone destro (destra araldica) azzurro caricato di una ‘N’ maiuscola d’oro sormontata da una stella pure d’oro, ed era timbrato da una corona muraria d’argento con 8 merli ghibellini (5 in vista).
• Le cittadine di terza classe (con meno di 3 mila abitanti, rette da un Sindaco e da 2 anziani, di nomina Prefettizia) ricevevano invece un cantone sinistro rosso caricato di una ‘N’ d’oro sormontata da una stella d’argento.
• Per tutti gli scudi era previsto un’ornamentazione che comprendeva un “caduceo” (tradizionale attributo di Mercurio e simboleggiante il commercio, l’industria, il buon governo e la concordia) che reggeva lo scudo come un bilico; esso era d’oro per le città importanti e d’argento per le altre. Ad esso era legato un serto in forma di ghirlanda aperta formato da fronde di quercia e d’alloro d’oro intrecciati con nastri rossi per le città di primaria importanza e da fronde d’alloro e di quercia d’argento intrecciati con nastri azzurri per le altre.

Capo Ritondato

il capo se ha la linea di partizione in arco concavo con la curva verso il basso. Cfr. Capo Centrato.

Capo Sostenuto

il Capo se posto sopra una riga o divisa di smalto differente.

Capo-Palo

è la figura in forma di “T” ottenuta dall’unione di un capo e di un palo aventi entrambi lo stesso smalto.

Capo-Sbarra

è la figura ottenuta dall’unione del capo con una sbarra entrambi dello stesso smalto.

Cappa

mantello lungo e pesante, spesso foderato di pelliccia.

Cappato

lo scudo quando dal centro del suo margine superiore si dipartono due linee curve che raggiungono la metà dei fianchi. È la partizione dello stemma di papa Benedetto XVI.

Cappato abbassato

scudo cappato quando le linee curve terminano più in basso della metà dei fianchi.

Capo di Napoli

altra denominazione del Capo d’Angiò-Sicilia.

Cappato alzato

scudo cappato quando le linee curve terminano più in alto della metà dei fianchi.

Capo di Religione

i membri di un Ordine Monastico e gli appartenenti ad un Ordine Religioso Cavalleresco portano il capo della loro religione, ad indicare un legame con quell’ordine, è tipica delle armi ecclesiastiche, in Araldica Civica è poco presente.

Cappello all’Antica

copricapo con la coppa emisferica e le falde in giù, cordonato nella coppa e con lacci. Anche Galero o Cappello Prelatizio.

Capo di Santo Stefano (propriamente Capo della Religione di Santo Stefano)

“D’argento alla croce di otto punte biforcata e allargata di rosso”. È, in pratica, inverso al Capo di Malta, indica appartenenza all’Ordine Militare Cavalleresco di Santo Stefano, che ha avuto sede in Pisa, e istituito dal Granduca di Toscana Cosimo I nel 1562. Vedi Ordine di Santo Stefano.

Cappello Prelatizio

copricapo che si ispira al cappello da pellegrino dei prelati cattolici, detto Galero, munito di un numero variabile di fiocchi (nappe) che in Araldica ne indica il rango e prende il posto dell’elmo.
– Cardinale: cappello rosso con trenta fiocchi rossi, 15 per lato.
– Patriarca e Primate: cappello verde con trenta fiocchi verdi, 15 per lato dello scudo (lo scudo fregiato del pallio e accollato ad una croce patriarcale d’oro).
– Arcivescovo: cappello verde con venti fiocchi verdi, 10 per lato (lo scudo fregiato dal pallio e accollato ad una croce patriarcale d’oro).
– Prelato di Fiocchetto: cappello porpora/violaceo con venti fiocchi dello stesso, 10 per lato
– Vescovo: cappello verde con dodici fiocchi, 6 per lato (lo scudo accollato ad una asta crociata e gemmata).
– Protonotari: cappello porpora/violaceo con dodici fiocchi, sei per lato
– Prelati d’onore: cappello rosso/violaceo con dodici fiocchi, 6 per lato
– Abate Nulliuse Prelato Nullius: cappello verde con dodici fiocchi, 6 per lato (lo scudo accollato ad un pastorale d’oro munito di velo detto sudarium).
– Protonotari Apostolici, Vicari Generali: cappello nero con dodici fiocchi, sei per lato.
– Abate e Prevosto: cappello nero con dodici fiocchi, sei per lato (lo scudo accollato al pastorale d’oro munito di velo, detto sudarium, in passato potevano timbrare lo scudo con la mitra semplice o aurifregiata)
– Superiori Maggiori degli Ordini Religiosi: cappello nero con dodici fiocchi, sei per lato
– Cappellano di Sua Santità: cappello nero con sei fiocchi porpora, 3 per lato.
– Canonici ordinari: cappello nero con sei fiocchi neri, tre per lato.
– Decani e Prelati minori: cappello nero con quattro fiocchi neri, due per lato.
– Superiori degli Ordini (Non Esenti): cappello nero con quattro fiocchi neri, due per lato.
– Sacerdoti: cappello nero con due fiocchi neri, uno per lato.

il copricapo proprio del Romano Pontefice è la Tiara, attualmente sostituita da una Mitra. Per speciale concessione in passato il Cardinale Patriarca di Lisbona timbrava il proprio scudo con la tiara papale ma lo accollava a due fronde di palma.

Capo di Savoia (raramente di Savoye)

“Di rosso alla croce piana d’argento” alcuni Comuni lo presentano nelle proprie armi quale concessione del Re d’Italia (o, precedentemente, di Sardegna) e indica “dipendenza”. Deriva dall’arma propria dei sovrani sabaudi che, in origine, in quanto signori della Moriana (oggi Maurienne, subregione della Savoye) portavano l’arma di quel feudo: un’aquila nera, poi mantenuta nelle Armi Grandi del Re di Sardegna e d’Italia, accollante uno scudo ovale con le armi di Savoia.

Capra

si raffigura barbata, brucante, cornata, passante, saliente, unghiata.

Capo di Sicilia

“Inquartato in croce di Sant’Andrea; nel primo e nel quarto di Svevia, nel secondo e nel terzo d’Aragona”.

Capo di Sicilia-Svevia

“D’argento all’aquila spiegata e coronata di nero”. Tradizionalmente ritenuto istituito dall’Imperatore Federico II Hohenstaufen di Svevia (1194-1250) re di Sicilia. Da non confondere con il Capo dell’Impero.

Capo di Svevia

“D’argento all’aquila spiegata e coronata di nero”.

Capo di Milano

“D’argento, alla croce piana di rosso”, riprende le armi di Milano, tra le armi civiche più antiche d’Italia. Anticamente si indicava con il termine di Milano anche il cosiddetto “biscione” visconteo, oggi si preferisce dire “Visconti”.

Capo di Malta (propriamente: Capo della Religione di Malta)

“Di rosso, alla croce di otto punte biforcata e allargata d’argento” in antico si usava anche la croce piana d’argento, ma creava confusione con il Capo di Savoia, indica appartenenza all’Ordine Militare Cavalleresco dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi, di Malta, attualmente avente sede presso l’omonimo palazzo in Roma e godente dell’Extra Territorialità da parte dello Stato Italiano. Vedi Ordine di Malta.

Capo di Leone X (impropriamente detto anche De Medici)

“D’oro, al globo d’azzurro caricato di tre gigli d’oro, fiancheggiato dalle lettere L e X”. Istituito da papa Leone X per meriti verso il papato durante il suo regno.

Capo di Gerusalemme

“D’argento alla croce potenziata e ripotenziata d’oro, accantonata da quattro crocette dello stesso”. Concessione del Gran Maestro dell’Ordine Militare Cavalleresco di Gerusalemme.

Capo di Genova

“D’argento alla croce piana di rosso”. Derivato dall’arme di quella città, è praticamente identico al Capo di Milano, ma a differenza di quello rimanda all’emblema di San Giorgio, protettore della città e della Repubblica Genovese.

Capo del Littorio

pezza araldica ispirato dall’uso Napoleonico fu ideato durante il Fascismo (R.D. n. 1440 del 12 ottobre 1933) per contrassegnare tutti gli stemmi civici: “Di porpora al fascio littorio d’oro circondato da una corona composta di un ramo d’alloro e uno di quercia legati da un nastro con i colori nazionali”. Il fascio è un’insegna di origine etrusca costituito da un mazzo di verghe e da una scure, tenute insieme per mezzo di corregge: è il simbolo del potere coercitivo della legge, quindi dell’autorità dello Stato. Era portato da Littori, ufficiali di scorta al servizio degli alti magistrati Romani che, con il loro ufficio comminavano pene corporali e capitali. Mussolini lo rese obbligatorio ma, alla sua caduta, la norma che lo imponeva fu cancellata e la figura abrasa dagli stemmi (D.L. del 26.10.1944); alcuni Comuni però si limitarono ad eliminare il fascio, mantenendo il serto vegetale.

Capo di Francia Antica

“D’azzurro seminato di gigli d’oro”. I francesi chiamano il “giglio” fleur-de-lys.

Capo di Francia

“D’azzurro caricato di tre gigli d’oro” talora “ordinati in fascia”. In molti stemmi civici francesi ha rimpiazzato il capo dell’Impero Napoleonico. Deriva dallo stemma di Francia Antica dalla semplificazione operata da Carlo V nel XIV secolo.

Capo di Firenze

“D’argento, caricato del giglio aperto e bottonato di rosso” riferito allo stemma della città di Firenze che, per speciale concessione, porta uno scudo ovato.

Capo dell’Impero

“D’oro, all’aquila di nero”, talora bicipite può essere anche coronata; riprende l’arma del Sacro Romano Impero (dalla quale deriva anche quella dell’odierna Germania). Originariamente identificata il Partito Ghibellino, o filo-imperiale, e veniva concesso normalmente dall’imperatore, ma anche altri regnanti, in qualità di Vicari Imperiali, non mancarono di elargirlo (in particolare i Savoia con notevole frequenza). In Italia l’aquila ha quasi sempre una sola testa ed è coronata di nero (in rispetto alla norma araldica che vieta di mettere metallo su metallo). Da non confondere con il Capo di Sicilia-Svevia (che ha il campo d’argento).

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