Urbano VII – Castagna


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Urbano VII – Castagna

Informazioni

URBANO VII. – Giambattista Castagna nasce, il 4 agosto 1521, a Roma dal nobile genovese Cosimo e da sua moglie, la nobildonna romana Costanza Ricci.

 

L’itinerario di studi del futuro papa, dopo una prima formazione di tipo letterario-umanistico, prosegue con gli studi giuridici all’Ateneo di Perugia, poi presso quello patavino e infine a Bologna con la laurea “in utroque”, munito della quale torna a Roma.

 

Qui suo zio, il cardinale Veralli, lo accoglie in casa propria da un lato addestrandolo e dall’altro utilizzandolo a mo’ di segretario personale, di auditore. Ha così modo di seguire da vicino il lungo e contrastato conclave elevante al soglio Giulio III e poi d’accompagnare, in veste di datario, il proprio protettore nella missione del 1551 in Francia.

Promosso quindi da Giulio III referendario della Segnatura di Giustizia, di lì a poco assume, in un sol giorno, gli ordini minori e maggiori per mano di Filippo Archinto, vescovo di Saluzzo e vicario di Roma, essendo poi, il 4 aprile, consacrato, in casa del cardinale Veralli, arcivescovo di Rossano.

 

Giambattista Castagna non potrà fare il pastore “in loco”. Quando se ne interessa, lo fa da lontano. E frutto del suo interesse sono le indulgenze plenarie ottenute da Paolo IV guadagnabili nella festività della Madonna Achiropita, la fondazione di diverse cappellanie, la collocazione nel campanile, nel 1554, di una grossa campana, la promossa fondazione, nel 1556, del Monte di Pietà.

 

Governatore per pochi mesi a Fano, prima che sia assegnata al cardinale Carlo Carafa, ha modo di raggiungere successivamente la sua remota arcidiocesi calabra quivi dandosi ad un’intensa predicazione interrotto questo sussulto di zelo episcopale dal rientro a Roma.

 

Governatore, dal marzo del 1559 all’aprile del 1560, di Perugia e dell’Umbria, caratterizza il suo governo con piglio decisamente energico specie nel procedere “severamente contro frati scandalosi”, nella riscossione dei tributi, nell’esercizio delle proprie prerogative.

Saggio nel comporre le controversie confinarie insorte tra Terni e Spoleto, non lo è altrettanto quando dispone che cento nobili armati presidino costantemente, notte e giorno, la città. Nell’assenza di pericolo dall’esterno è in pericolo la quiete interna visto che circolano armate anche “altre quadriglie” non solo di nobili, ma di popolani. Sicché Castagna si vede costretto a vietare il “cacciar mano all’arme sotto pena di rebellione e confiscatione di tutti li beni”.

 

Ben altro rilievo assume l’assidua costante partecipazione alla fase finale del concilio di Trento, ove giunge il 14 novembre 1561 rimanendovi sino alla conclusione. Uomo di fiducia, “zelante” del “pubblico bene”, Castagna, per il papa e Borromeo. In effetti si conta a Roma sulla sua capacità di controllo, di avvertita vigilanza su quel che è l’andamento dei lavori.

È alla Chiesa che a Trento pensa, non allo Stato, nemmeno allo Stato pontificio. Pienamente validi per Castagna i matrimoni clandestini. Quanto al contrastatissimo decreto della residenza Castagna, vorrebbe, a costo di troncare il dibattito che non accenna a finire, limitarlo alla definizione della obbligatorietà.

A concilio finito, Castagna dovrebbe trasferirsi a Rossano ad esemplare la residenza episcopale ché questo è un dovere sancito anche col suo concorso. Ma a Trento è stato troppo prezioso alla Santa Sede perché questa non lo utilizzi con incarichi di rilevanza. Sicché, dopo una puntata rapida nella sua arcidiocesi, eccolo destinato alla Nunziatura di Spagna.

Il 19 agosto 1565, si mette in viaggio per Barcellona che raggiunge il 24 ottobre, donde si sposta a Madrid. E quivi insediatosi, invia il suo primo dispaccio il 18 dicembre, così avviando i suoi quasi sette anni di Nunziatura. Tra i suoi compiti quello d’affiancare il cardinale legato Boncompagni per districare lo spinoso nodo della “causa toletana”, ossia il braccio di ferro tra l’Inquisizione spagnola e quella romana in merito alla competenza di giudizio sull’arcivescovo di Toledo Bartolomeo Carranza di Miranda arrestato, con l’accusa d’eresia. La questione è di principio. Anche per merito di Castagna l’arcivescovo viene scarcerato il 1° dicembre 1566 e fatto partire alla volta di Roma. Quando Castagna questi fa circolare la revoca papale delle “bolle” emanate dai prelati di Spagna, avvampa di sdegno furente e fa dire al nunzio che l'”havrebbe fatto patire et pentire dell’errore”, che il suo “poco rispetto” gli sarebbe costato caro.

Quanto al clero spagnolo il nunzio è costretto a tener conto del suo radicamento, delle sue abitudini, del suo orgoglio nei confronti di Roma, della sua soggezione all’autorità politica.

Castagna interviene poi perché la cristianità si unisca in una lega contro i mori conclusa poi a Roma il 19 maggio 1571 anche per merito suo. Ed esulterà alla notizia della vittoria di Lepanto.

 

La morte di Pio V fa terminare la ventata di crociata antiturca. Rinuncia alla nunziatura a Bologna e all’arcidiocesi rossanese gli viene però affidata la Nunziatura di Venezia con il compito di raccogliere notizie dall’resto di Europa e vigilare su presenze e di eretici e di suggestioni.

E si impegnerà anche ad ottenere la libera circolazione per i navigli e le merci pontifici.

 

Dopo la pace veneziana con la Porta sarà la peste, uno dei primi a segnalarla è proprio lui, a portare cambiamenti e il futuro papa è costretto, suo malgrado, a farsi cronista del procedere di questa: prima, tra fine luglio e ottobre del 1575 fino a farlo riparare in Vicenza miracolosamente scampata dalla pestilenza. Scriverà una lettera di commiato al doge e arriva a Bologna. E in questa si ferma poiché l’attende il “governo” della città, conferitogli da Gregorio XIII. Vi rimane poco più d’un anno. E pare lo si richiami a Roma perché giudicato governatore di poco polso.

Tornerà a vestire i panni di nunzio per cercare di comporre il problema delle Fiandre curando che non si transiga sul problema della religione.

Ma nessuna trattativa è in corso a Praga e così vaga inutilmente per il nord Europa fino al suo rientro a Roma.

A Roma, viene creato cardinale con la titolarità della chiesa di S. Marcello da lui assunta il 13 gennaio 1584.

Gli viene confermata la legatura di Bologna, partecipa al conclave che il 24 elegge Sisto V. Confermato legato a Bologna, membro della Congregazione dell’Inquisizione, di quella dei Vescovi, di quella degli Affari dello Stato ecclesiastico.

 

Morto, il 27 agosto 1590, Sisto V e iniziato, il 7 settembre, il conclave per l’elezione del successore, la sconfitta dell’ambiziosa autocandidatura del cardinale Marcantonio Colonna avvantaggia Castagna la cui affermazione si fa consistente. Giocano a suo favore l’appoggio del cardinale Francesco Sforza e il gradimento allargato di cui gode. Il 15 viene elevato al soglio col nome di Urbano VII. Un’elezione che, da un lato, conferma la linea di tendenza in virtù della quale vengono preposti al culmine della Chiesa non più prelati di potente famiglia romana, bensì personalità dalla formazione giuscanonistica collaudata da carriera curiale e che, dall’altro, è indicativa d’una presa di distanza, sin d’un’inversione di rotta nei confronti dei criteri ispiranti il pontificato del predecessore.

 

E sin dall’inizio rompe con la prassi della sistematica oppressione fiscale.

 

È subito sollecito dei poveri, indifferente allo scatenarsi degli appetiti dei parenti il neopontefice ela città di Roma è rasserenata dalla sua nomina. Già il 18 l’aggredisce una febbre a carattere malarico; e i medici non riescono a ricacciarla. Sicché s’aggrava sino a stroncarne la vita il 27 dopo 12 giorni di pontificato.

 

Tumulato dapprima a San Pietro, le sue spoglie saranno trasferite, il 21 settembre 1606, nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, sede della Confraternita dell’Annunziata alla quale Urbano VII aveva destinato i 30.000 scudi dell’asse paterno.

 

Note di Bruno Fracasso

Liberamente tratte dall’Enciclopedia Treccani

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“Bandato d’argento e di rosso, col capo dello stesso caricato da una castagna fogliata d’oro e sostenuto da una fascia d’oro”.

Oggetti dello stemma:
castagna
Pezze onorevoli dello scudo:
fascia
Attributi araldici:
caricato, sostenuto

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,