Innocenzo VIII


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Innocenzo VIII

Informazioni

Innocenzo VIII – Giovanni Battista Cibo, nato a Genova nel 1432 da illustre famiglia imparentata con i Doria, era vissuto da prima alla corte aragonese, aveva studiato a Bologna e a Roma, era stato vescovo di Savona, di Molfetta. Venne creato cardinale il 7 maggio 1473.

Doveva la carriera ecclesiastica a Giuliano della Rovere; gl’intrighi di questo e, come sembra accertato, la simonia gli diedero la tiara, il 29 agosto 1484.

Prima di ricevere gli ordini sacri, aveva avuto due, o forse più, figli illegittimi; riconobbe Franceschetto e Teodorina; celebrò in Vaticano le nozze del primo con Maddalena de’ Medici e di Peretta Usodimare, figlia di Teodorina, col marchese del Finale. A Franceschetto, scapestrato e di poco ingegno, diede l’Anguillara e altri feudi e danaro.

Sebbene si proponesse, forse sinceramente, la pace, fu tratto, anche per gli eccitamenti del cardinale della Rovere, a guerra contro Ferrante di Napoli, restio agli obblighi feudali e non rispettoso dei diritti della Chiesa; fu alleato dei baroni ribelli, accolse in protezione l’Aquila e strinse alleanza con Genova.

Minacciata per due volte la stessa Roma, fece, l’11 agosto 1486, una pace, che Ferrante violò. Tentò allora di avere l’aiuto di Venezia; poi si gettò nelle braccia di Lorenzo de’ Medici.

La nuova alleanza, che era resa più stretta dall’essere i Medici banchieri e prestatori della Curia, fu suggellata dal matrimonio di Franceschetto con la figliuola di Lorenzo e dalla concessione della dignità cardinalizia al tredicenne Giovanni de’ Medici, il futuro Leone X.

Lorenzo tratteneva il pontefice da misure estreme contro il re, che aveva appellato al concilio: il papa dichiarò Ferrante privato del regno. Rimase spettatore inoperoso dei torbidi di Romagna; vide Ancona levare bandiera ungherese e Perugia lacerata da discordie interne e pressochè indipendente. Ma, quando, ribellatasi Ascoli con l’appoggio di Ferrante, nessuno diede aiuto al pontefice questi si volse a un’intesa col re, ne accolse il nipote Ferrandino con pompa regale, diede sposa una nipote a un bastardo del duca di Calabria, figliuolo del re; assicurò al duca e a Ferrandino la successione.

Nel campo religioso, difese contro le ingerenze statali la libertà delle nomine vescovili e i privilegi della Chiesa, fu vigile contro l’eresia, condannò le novecento tesi di Pico della Mirandola.

Il papa si adoperò per la crociata, scrivendo encicliche, mandando legati, imponendo decime. Pure nella penuria di denaro, fece eseguire restauri importanti, costruì la villa della Magliana e, presso il Vaticano, il Belvedere, adornandolo di pitture, purtroppo quasi interamente perdute, del Pinturicchio e del Mantegna. Protesse letterati ed artisti e rialzò le sorti dell’università romana.

Mite e benevolo ma debole, tollerò gli scandali del figliuolo e della corte, non frenò la venalità negli uffici di curia, non seppe realizzare l’ordine nella città, vide le finanze ridotte a tale ristrettezza da dovere impegnare fin il bottone e la mitra papale.

Muore nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1492.

Lo stemma si blasona: “Di rosso, alla banda scaccata di tre file d’argento e d’azzurro; al capo di Genova: d’argento, alla croce di rosso”.

La prima parte è lo stemma famigliare dei Cybo, mentre il capo di Genova ricorda la sua provenienza.

Nota di Bruno Fracasso

Liberamente tratta dall’Enciclopedia Treccani

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Di rosso, alla banda scaccata di tre file d’argento e d’azzurro; al capo di Genova: d’argento, alla croce di rosso”.

Colori dello scudo:
argento, rosso
Partizioni:
capo
Oggetti dello stemma:
croce
Pezze onorevoli dello scudo:
banda
Attributi araldici:
scaccato

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,