Innocenzo VII – de’Migliorati


Innocenzo VII – de’Migliorati

Informazioni

Cosimo Migliorati, nasce a Sulmona, vicino all’Aquila. Proveniva dalla nobile famiglia di Gentile Migliorati e di Mascia Oderisi. Era zio del cardinale Giovanni Migliorati.

Si distinse per i suoi studi sia nel diritto civile che nel diritto canonico che insegnò per un certo periodo nelle Università degli studi di Perugia e di Padova. Il suo insegnante, Lignano, lo prese sotto la sua protezione e lo portò a Roma.

Entrato nella Curia grazie a Urbano VI, trascorse dieci anni in Inghilterra come collettore pontificio; successivamente fu nominato arcivescovo di Ravenna nel 1387, consacrandolo vescovo il 5 dicembre del medesimo anno, ma Cosimo non poté mai insediarsi per l’opposizione del signore di Ravenna, Guido da Polenta, che era seguace dell’antipapa Clemente VII. Nel giugno del 1389, fu trasferito alla sede di Bologna.

Papa Bonifacio IX lo rese cardinale con il titolo di Santa Croce in Gerusalemme e lo impiegò come legato pontificio in diverse missioni importanti e delicate, fra le quali quella della pacificazione fra Gian Galeazzo Visconti e le città di Firenze e Bologna.

Nel 1396 divenne Camerlengo di Santa Romana Chiesa, carica che mantenne fino all’elezione al Soglio pontificio.

Quando Bonifacio IX morì, erano presenti a Roma alcuni delegati dell’antipapa Benedetto XIII. I cardinali romani tentarono di ricomporre lo scisma con Avignone. Nel caso Benedetto XIII avesse abdicato, essi non si sarebbero riuniti in conclave. I cardinali chiesero dunque ai delegati se il loro signore avrebbe voluto abdicare, ma gli fu risposto che Benedetto non avrebbe mai accettato. I cardinali dunque procedettero all’elezione, prestando tutti il giuramento solenne di non lasciare niente d’intentato.

In un conclave di otto cardinali, il 17 ottobre 1404 venne scelto all’unanimità Cosimo Migliorati, che prese il nome di Innocenzo VII. Quando si diffuse nell’Urbe la notizia della sua elezione, il partito ghibellino romano insorse, ma la pace venne mantenuta con l’aiuto di re Ladislao di Napoli, che corse a Roma con un gruppo di soldati per assistere il Papa nel sopprimere l’insurrezione.

Poco dopo la sua elezione, Innocenzo si mosse per mantenere il suo giuramento proclamando un concilio per sanare lo scisma che perdurava da lungo tempo. La convocazione veniva richiesta con urgenza da Carlo VI di Francia, da Roberto del Palatinato, Re di Germania e da teologi dell’Università di Parigi. Ma i problemi che si crearono a Roma tra le varie fazioni cittadine fornirono al pontefice il pretesto per rimandare il concilio.

Il suo rivale ribatté che l’unico ostacolo che impediva la fine dello scisma fosse la mancanza di volontà di Innocenzo. Innocenzo non mostrò alcun interesse alla proposta che lui e Benedetto abdicassero insieme nell’interesse della pace.

Il principale protettore del pontefice era il re di Napoli Ladislao. Per i suoi servigi il Re pretese diverse concessioni, tra queste la promessa che Innocenzo VII non avrebbe raggiunto nessun accordo né con il Papa rivale di Avignone né con Luigi II d’Angiò. Il pontefice, che non aveva alcun’intenzione di stringere patti con Avignone che compromettessero le sue rivendicazioni sugli Stati Pontifici, acconsentì. Innocenzo venne così a trovarsi costretto a obblighi imbarazzanti, dai quali si liberò alla prima occasione.

Innocenzo aveva commesso il grave errore di elevare al cardinalato un suo nipote decisamente inadatto al ruolo, Ludovico Migliorati. Nell’agosto 1405 egli tese un agguato a undici rappresentanti della fazione romana avversa al Pap. Li fece assassinare nella sua casa, facendone poi gettare i corpi in strada, dalle finestre dell’ospedale di Santo Spirito. Ci fu una sollevazione. Papa, corte e cardinali, assieme alla fazione di Migliorati, fuggirono verso Viterbo. Ludovico colse l’occasione per portare via del bestiame che pascolava fuori dalle mura, e il partito del Papa venne inseguito dai romani inferociti, perdendo trenta membri, i cui corpi vennero abbandonati nella fuga. Tra questi vi era l’abate di Perugia, colpito a morte sotto gli occhi del Papa. Re Ladislao inviò una squadra di soldati a sedare la rivolta: nel gennaio del 1406, i romani accettarono nuovamente l’autorità papale e Innocenzo si sentì in grado di fare ritorno a Roma. In marzo, Innocenzo nominò il nipote Ludovico Marchese e Conte di Fermo. Re Ladislao, non contento delle concessioni fattegli in precedenza, desiderava estendere la sua autorità su Roma e sugli Stati Pontifici. Per ottenere i suoi scopi aiutò la fazione ghibellina di Roma nei suoi tentativi rivoluzionari. Un contingente di truppe mandato da Ladislao in aiuto della fazione dei Colonna occupò nuovamente Castel Sant’Angelo, in apparenza per proteggere la Santa Sede, ma compiendo anche frequenti sortite su Roma e sul territorio circostante. Solo dopo che Ladislao venne scomunicato, cedette alle richieste del Papa di ritirare le sue truppe.

Innocenzo VII morì a Roma, il 6 novembre 1406. La morte improvvisa fece sì che circolassero varie teorie di omicidio, ma peraltro provate.

Dalla sua famiglia, discenderà, per parte di madre, papa Benedetto XV.

 

Lo stemma di Innocenzo VII riprende integralmente quello di famiglia. La cometa, in particolare, è presente in quasi tutti i rami della famiglia quale segno distintivo e, semi-parlante. La cometa è segno beneaugurale , quindi, riprende il cognome di Migliorati che è un cognome che ha un valore beneaugurale.

Si blasona: “D’oro, alla banda d’azzurro accostata da due gemelle dello stesso e caricata di una stella cometa ondeggiante in banda”.

 

Note a cura di Bruno Fracasso

liberamente tratte da wikipedia

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“D’oro, alla banda d’azzurro accostata da due gemelle dello stesso e caricata di una stella cometa ondeggiante in banda”.

Colori dello scudo:
azzurro, oro
Oggetti dello stemma:
stella cometa
Pezze onorevoli dello scudo:
banda, gemella
Attributi araldici:
accostato, caricato, ondeggiante in banda

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,