Gregorio X – Visconti


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Gregorio X – Visconti

Informazioni

Tedaldo Visconti nacque a Piacenza agli inizi del XIII secolo nella famiglia dei Visconti, non imparentata con l’omonima casata milanese.

 

Si ritiene che il padre sia stato il podestà Oberto Visconti.

 

Poco sappiamo altresì della sua formazione culturale; senza dubbio divenne presto chierico e poi diacono e con molta probabilità godette di una prebenda canonicale presso la basilica piacentina di S. Antonino.

 

Si pensa che completasse la sua prima formazione culturale nella città natale.

 

Prima del 1240, Tedaldo entrò al servizio di Giacomo Pecorara il quale gli fece concedere un canonicato in Lione e un arcidiaconato nella diocesi di Liegi.

 

Preso prigioniero dai pisani, Giacomo Pecorara, grazie all’intermediazione di Tedaldo, riuscì a farlo liberare e poté essere presente all’elezione di Innocenzo IV, nel giugno 1243.

 

Nella seconda metà del 1244 Tedaldo lasciò l’Italia per recarsi nella sua sede canonicale di Lione, città nella quale fervevano i preparativi del concilio ecumenico convocato da Innocenzo IV, e lì si fermò presso il nuovo arcivescovo Filippo di Savoia che, incontrato Tedaldo, lo utilizzò per la sua esperienza.

 

Verso la fine del 1245, Tedaldo lasciò Filippo di Savoia e la diocesi lionese per recarsi presso la sua residenza arcidiaconale di Liegi.

 

Il conclave che seguì alla morte di Clemente IV durava ormai da tre anni in Viterbo, arenato nella lotta fra partito francese e italiano, quando il popolo viterbese ricorse al rimedio estremo di rinchiudere i cardinali nel palazzo episcopale, razionandone per di più il vitto.

 

Raggiunse lo scopo: i cardinali delegarono sei di essi per l’elezione del papa, che fu scelto fuori della curia, nella persona di Tebaldo Visconti da Piacenza. Era persona ben vista per rettitudine di carattere e mitezza d’animo; non si era specialmente distinto in alcun campo, ma aveva molto viaggiato prima a Lione poi a Londra dove aveva stretto amicizia con Edoardo principe di Galles, al quale si era poi accompagnato in un pellegrinaggio in Terrasanta.

 

La notizia dell’elezione lo raggiunse a S. Giovanni d’Acri; partitone subito, giunse a Viterbo il 10 febbraio 1272, venne ordinato prete il 13 marzo, e incoronato in Roma il 27.

 

Già quattro giorni dopo egli lanciava alla cristianità l’appello per un concilio generale, che si sarebbe aperto il 10 maggio 1274 in città da destinarsi, e ne specificava fin da allora il programma: l’unione della chiesa greca con Roma, la liberazione di Terrasanta, la riforma dei costumi del clero e del laicato.

 

Il concilio si tenne a Lione, con l’intervento di 15 cardinali, un re (Giacomo I d’Aragona), i patriarchi latini di Costantinopoli e Antiochia, 1600 prelati tra cui 500 vescovi.

 

Gregorio X ottenne aiuti pecuniarî per la crociata e la promessa di prendere la croce da parte di varî principi: il re di Francia, Edoardo re d’Inghilterra, il re d’Aragona, l’imperatore Rodolfo d’Asburgo. Il papa stesso proclamò la sua ferma intenzione di muovere con le truppe alla conquista del Santo Sepolcro; ma l’VIII crociata non ebbe attuazione.

 

Riuscì, invece a riappacificare la Chiesa orientale per ragioni politiche, non religiose. Michele Paleologo, vedendo con preoccupazione che Carlo d’Angiò mirava palesemente a Bisanzio, si accostò al papa. Vinte le forti resistenze del clero greco, mandò a Lione un’ambasceria che cantò la messa con l’aggiunta Filioque, riconoscendo il primato di Roma, ma ottenne anche di conservare, per il resto, le caratteristiche liturgiche della chiesa orientale.

 

Si trattò nel concilio anche della riforma del clero e del laicato, ma non si raggiunse nulla di concreto. Le principali disposizioni riguardarono le modalità dell’interdetto, la proibizione di praticare l’usura, il divieto di fondare nuovi ordini religiosi.

 

Venne disciplinato anche, per il futuro, il conclave, prescrivendo che si dovesse adunare non oltre una settimana dalla morte del papa, e durasse non più di un certo numero di giorni, passati i quali si doveva sollecitare la decisione del Sacro Collegio, riducendone progressivamente il vitto.

 

Fautore della pace, Gregorio X tentò di far cessare le lotte di parte in Firenze, quando vi fu di passaggio, nel 1273, per recarsi al concilio, ma, non essendovi riuscito, colpì la città d’interdetto. Alla morte di Riccardo di Cornovaglia, brigavano per la corona imperiale Alfonso di Castiglia e Filippo III di Francia, ma il pontefice pose un termine perentorio ai grandi elettori dell’impero che prescelsero Rodolfo d’Asburgo (29 settembre 1273). Questi promise a Gregorio X di prender la croce e di tutelare nella più ampia misura i diritti della Chiesa.

 

In compenso, il papa decise d’incoronarlo egli stesso in Roma nel febbraio del 1276, ma già il 10 gennaio moriva, in Arezzo, mentre tornava dal concilio.

 

Senza aver conseguito risultati duraturi, Gregorio X (che il popolo chiamò beato), alieno dagl’intrighi, ascoltato arbitro di sovrani, resta nella storia una bella figura d’idealista.

 

 

Nota a cura di Bruno Fracasso

 

Liberamente tratto da Enciclopedia Treccani

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