Diocesi di Iglesias


Diocesi di Iglesias

Informazioni

La Diocesi di Iglesias (Dioecesis Ecclesiensis, o Dioecesis Sulcitanensis seu Ecclesiensis) è attualmente una diocesi suffraganea dell’arcidiocesi di Cagliari ed è erede storica della Diocesi di Sulci (o Sulcis, Dioecesis Sulcitanensis), l’odierna Sant’Antioco, eretta probabilmente tra il IV e il V secolo, quindi abbastanza precocemente, grazie alla presenza del porto. ll primo vescovo storicamente conosciuto, Vitale, prese parte al concilio di Cartagine, indetto nel 484 dal re vandalo Unerico per tentare di ricomporre l’unità fra cattolici e ariani.

 

Risale ai primi secoli il culto e la devozione per il martire Antioco (o Antiogo, 95-127 d.C.), sul cui martyrium i bizantini costruirono nel VI secolo una grande basilica. L’isola di Sulci finirà per assumere il nome di Sant’Antioco.

 

Probabilmente a causa delle devastazioni dei saraceni nell’VIII secolo la Diocesi scompare dai documenti, verrà restaurata in occasione della riorganizzazione della chiesa sarda, probabilmente all’epoca di papa Alessandro II (1061-1073).

 

In questo periodo l’isola di Sant’Antioco non era più sede della cattedrale, dato che si presentava pressoché disabitata e si rianimava solo quando si celebrava la festa annuale del santo; inoltre, nel 1089, il giudice di Cagliari, Costantino, concesse la basilica di Sant’Antioco ai monaci dell’abbazia di San Vittore di Marsiglia, cosa impensabile, se la stessa fosse stata cattedrale della diocesi. È perciò probabile che fin da quest’epoca i vescovi sulcitani ponessero la loro sede altrove, forse già a Tratalias, dove nel corso del XIII secolo venne edificata la cattedrale di Santa Maria (poi di Santa Maria di Monserrato).

 

Nel 1218 papa Onorio III pose fine ad una contesa che aveva visto coinvolta la diocesi contro i monaci di Marsiglia e quelli di Montecassino, in disputa sul possesso di alcune chiese e territori diocesani; il pontefice concesse uno speciale privilegium protectionis, con il quale riconosceva ai vescovi sulcitani il possesso perpetuo sulle proprietà oggetto di contesa e disponeva che «la chiesa del beato Antioco fosse ritenuta, secondo l’antica consuetudine, la sede della diocesi» di Sulci.

 

Tuttavia la costruzione della cattedrale a Tratalias presuppone che, nel corso del XIII secolo, la sede fosse stata trasferita sulla terraferma, rimanendo la basilica del martire, secondo le disposizioni di Onorio III, la chiesa più importante della diocesi e de iure la sede episcopale. La Diocesi comprendeva i distretti amministrativi di Cixerri e di Sulci e dalle Rationes decimarum del XIV secolo si evince che comprendeva, oltre Tratalias, altre 24 “ville” (tra le quali “Villa Ecclesiae”: cioè “villaggio [di proprietà] della Chiesa” che diverrà Iglesias).

 

Nel 1503, con la bolla Aequum reputamus dell’8 dicembre, papa Giulio II Della Rovere trasferì la sede episcopale da Sulci a Iglesias, città che a partire della metà del XIV secolo era diventata la residenza abituale dei vescovi sulcitani nonché del capitolo; da questo momento la Diocesi assunse il nome di diocesi Sulcitanensis seu Ecclesiensis.

 

Nel concistoro segreto del 9 gennaio 1514 papa Leone X, dando seguito ad una decisione già presa da Giulio II nel 1506, nominò vescovo di Iglesias Giovanni Pilares, già arcivescovo di Cagliari, e contestualmente stabilì l’unione temporanea della sede vescovile di Sulci con quella arcivescovile di Cagliari, a causa dell’esiguità della mensa vescovile della prima. L’unione avrebbe dovuto estinguersi con la morte del Pilares, ma de facto proseguì per i successivi 250 anni.

Benché Sulci avesse conservato il proprio capitolo distinto da quello di Cagliari e un proprio vicario vescovile nei periodi di sede vacante, l’unione con Cagliari era mal tollerata. Nel corso del XVI e XVII secolo ci furono tentativi di ristabilire la sede episcopale iglesiente ma senza successo. La Rota Romana intervenne ufficialmente nel 1654 ribadendo l’unione delle due sedi, ma con la formula aeque principaliter; ad Iglesias fu riconosciuto il diritto di nominare un proprio vicario capitolare durante la vacanza della sede cagliaritana e il diritto di avere un proprio vicario generale.

 

L’unione tuttavia iniziò a creare reali problemi di pastorale, data la vastità dell’arcidiocesi cagliaritana; lo stesso arcivescovo Tommaso Ignazio Natta (1759-1763) insistette presso la curia romana per concedere a Iglesias un proprio vescovo. Così nel concistoro del 18 maggio 1763, papa Clemente XIII decise lo scioglimento dell’unione delle due diocesi e ristabilì la sede episcopale a Iglesias. Il nuovo vescovo, Luigi Satta, fu nominato il 26 settembre successivo.

 

La sede vescovile è da allora la città di Iglesias, dove si trova la cattedrale di Santa Chiara d’Assisi, eretta tra il 1284 ed il 1288 durante la signoria di Ugolino della Gherardesca conte di Donoratico; a  Tratalias sorge l’antica cattedrale di Santa Maria di Monserrato del XIII secolo, dedicata in epoca aragonese alla “Morenita”, la Madonna Nera di Montserrat, presso Barcellona; mentre sull’isola di Sant’Antioco si trova ancora la basilica di Sant’Antioco Martire, il santo patrono della Sardegna.

 

Lo stemma che la diocesi utilizza nella comunicazione mostra alcuni elementi simbolici: un ramo di palma, un pastorale vescovile e due corone. La palma e la corona più piccola sono i tradizionali simboli del martirio e si riferiscono a Sant’Antioco, la corona più grande è quella della Vergine Maria e richiama la sede cattedrale antica di Santa Maria di Monserrato a Tratalias, il pastorale indica la dignità vescovile. Solitamente lo stemma, secondo l’(ab)uso italiano, è sormontato dal galero vescovile verde, anziché dalla mitra.

 

Si può blasonare: “d’oro: a due corone d’oro gemmate poste in palo, quella superiore più grande, racchiudenti un pastorale vescovile d’argento e una fronda di palma di verde posti in decusse”.

 

Secondo la leggenda Antioco era originario della Mauretania Cesarea (corrispondente più o meno all’attuale Magreb: quindi un “moro”) dove sarebbe nato intorno al 95 dalla madre Rosa, aderì al Cristianesimo mentre svolgeva il lavoro di medico in Mauritania, Cappadocia e in Galazia durante l’impero di Adriano (117-138 d.C.), convertendo altresì numerose persone. Venne per questo denunciato, imprigionato e torturato, quindi, inviato in esilio in Sardegna, sull’isola di Sulci. Per la sua capacità allocutoria riuscì a convertire perfino il suo carceriere, il miliziano Ciriaco, e acquisì grande fama per le sue doti di medico e di predicatore. Morì il 13 novembre 127 e venne sepolto nell’isola che assumerà il suo nome, dove riposerà indisturbato fino al 18 marzo 1615, quando la sua tomba venne miracolosamente ritrovata da un gruppo di inviati dell’arcivescovo di Cagliari, Francesco Desquivel.

 

 

 

Nota di Massimo Ghirardi

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“D’oro: a due corone d’oro gemmate poste in palo, quella superiore più grande, racchiudenti un pastorale vescovile d’argento e una fronda di palma di verde posti in decusse”.

Colori dello scudo:
oro
Oggetti dello stemma:
corona, fronda di palma, pastorale vescovile
Attributi araldici:
gemmato, più grande, posto in decusse, posto in palo, racchiudente, superiore

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,