Clemente X – Altieri


Clemente X – Altieri

Informazioni

Emilio Bonaventura Altieri nacque a Roma il 13 luglio 1590 da Lorenzo Altieri, di uantica famiglia nobiliare romana, e da Vittoria Delfini. La famiglia aveva occasionalmente intrattenuto alleanze con i Colonna e con gli Orsini e aveva ricevuto molti incarichi importanti e l’assegnazione di missioni delicate.

Studiò diritto all’Università di Roma La Sapienza addottorandosi nel 1611 in «utroque iure». Successivamente avviò una promettente carriera nell’avvocatura. Negli anni seguenti decise di dedicarsi alla carriera ecclesiastica stimolato dagli esempi in famiglia.

Emilio Altieri fu ordinato sacerdote il 6 aprile 1624 e, nello stesso anno, Urbano VIII lo nominò revisore dei conti inviandolo in Polonia fino al 1627. Al suo ritorno, il papa lo nominò vescovo di Camerino.

Nel 1633-1634 fu vicario di Loreto, nel 1636 fu inviato a Ravenna per organizzare le operazioni di soccorso alla popolazione, colpita dall’inondazione del Po. Nel 1641 fu nominato governatore di Macerata. Fu nunzio apostolico nel regno di Napoli.

Nel luglio 1643, gli fu offerto un titolo cardinalizio, cui rinunciò in favore del fratello Giambattista.

Il nuovo pontefice Alessandro VII lo nominò nunzio in Polonia. Il successore, Clemente IX, lo fece segretario della congregazione dei vescovi e dei membri del clero regolare. Il 29 novembre 1669 Clemente IX, pochi giorni prima della propria morte, lo fece cardinale.

Parteciparono alla fase finale del conclave, iniziatosi il 20 dicembre 1669, cinquantanove cardinali, cinquantasei dei quali manifestarono la loro preferenza per il cardinale Altieri. L’elezione giunse alla quarantaduesima votazione. Durato quattro mesi, fu il conclave più lungo.

Clemente X fu eletto papa il 29 aprile 1670 nel palazzo Apostolico. L’11 maggio fu incoronato dal cardinale Francesco Maidalchini e prese il nome del suo predecessore, Clemente IX. Al momento dell’elezione aveva ben 79 anni e nove mesi.

Il 16 giugno 1670 Clemente X indisse un giubileo straordinario per inaugurare il proprio pontificato. Il 5 novembre 1672 indisse un secondo giubileo straordinario per favorire l’unità dei monarchi cristiani contro la minaccia dei Turchi.

Nel 1675 indisse il XV giubileo ordinario. La Bolla per il Giubileo, «Ad Apostolicae vocis oraculum», firmata il 16 aprile 1674, fu letta il 3 maggio e fu pubblicata il successivo 23 dicembre.

All’apertura della Porta santa, il 24 dicembre 1674, parteciparono duecentomila persone. Assistente ai lavori fu l’architetto Gian Lorenzo Bernini. Il pontefice ordinò al Bernini il restauro di monumenti e piazze, tra cui Piazza San Pietro. Così molti viaggiatori giunsero a Roma non solo per assistere al Giubileo, ma anche per visitare i monumenti restaurati in occasione dell’importante evento. Durante l’Anno Santo il Papa riconfermò il divieto di aumentare i prezzi degli alloggi e vietò gli sfratti. Si recarono a Roma un milione e mezzo di pellegrini.

Il pontefice chiese l’appoggio di Luigi XIV di Francia per la lotta contro l’impero ottomano, ma il re di Francia, alleato del Sultano, fece sapere di non voler fargli la guerra. Nell’anno in cui Clemente salì al Soglio pontificio (1670) il re di Francia si alleò con il re d’Inghilterra per spartirsi la Repubblica delle Sette Province Unite che si era resa indipendente alla fine del XVI secolo. Nel 1672, Luigi XIV e Carlo II d’Inghilterra, assieme ad alcuni principi dell’area del Reno, incrociarono le armi dando il via alla Guerra franco-olandese. Le due potenze ebbero facilmente ragione delle forze della piccola repubblica. Quando iniziarono le trattative di pace, Clemente X ottenne che gli incontri si tenessero a Colonia e incaricò il nunzio di Bruxelles di rappresentarlo. Le sue aspettative erano di migliorare la condizione dei cattolici che vivevano nella repubblica. Ma le nuove vittorie militari dei francesi spinsero gli altri Paesi europei a reagire: nel 1674 la guerra riprese, ancora più cruenta di prima. Il conflitto provocò un irrigidimento dei rapporti con la corona francese anche riguardo alle rispettive giurisdizioni spirituali. Sin dal Concordato di Bologna del 1516 il re di Francia aveva il diritto di assegnare in alcune diocesi le prebende divenute libere in una sede divenuta vacante e di amministrare le rendite vescovili. Luigi XIV nel 1673 e nel 1675 stabilì che il diritto di regalia avesse valore su tutti i territori della Corona francese. Clemente X non protestò, di conseguenza quasi tutti i vescovi francesi si uniformarono al decreto regale. Solo i vescovi di Alet e di Pamiers disubbidirono e si appellarono al Papa. Il pontefice morì di lì a poco e lasciò la soluzione della controversia al successore.

Il pontificato di Clemente X fu contrassegnato dall’aggravarsi del pericolo turco. Nel 1672 il papa tentò di formare un’alleanza difensiva. Accolsero l’appello l’imperatore e i principi cattolici di Germania; la Russia, in guerra con la Confederazione polacco-lituana, stipulò una tregua e si unì all’alleanza; Carlo XI di Svezia rispose invece di no. L’11 novembre 1673 l’esercito cristiano, guidato da Giovanni Sobieski, riportò una vittoria determinante sui Turchi in una battaglia sul fiume Dnjestr. Nello stesso anno moriva re Michele e il pontefice favorì l’elezione di Giovanni Sobieski che sconfisse nuovamente i Turchi in una battaglia per la difesa di Leopoli.

 

Clemente X nominò suo Segretario di Stato il cardinale Federico Borromeo. Con una costituzione pubblicata il 15 marzo 1671 il pontefice permise ai nobili dello Stato pontificio di esercitare il commercio senza pregiudizio del loro status.

Nel 1674, la decisione del cardinale Altieri di imporre una nuova tassa del 3% su tutti i beni importati a Roma suscitò le proteste degli ambasciatori di diverse nazioni.

A partire dal papato di Clemente X le monete battute a Roma recarono una piccola rappresentazione dello stemma del prelato incaricato della zecca; l’usanza si conserverà fino al 1817.

Clemente X morì all’età di 86 anni nel pomeriggio del 22 luglio 1676 a Roma di gotta. Prima di lui nessun pontefice in carica aveva raggiunto la sua veneranda età.

Fu sepolto nella Basilica Vaticana.

 

 

Il suo stemma si blasona: “D’azzurro, a sei stelle a sei punte d’argento disposte tre, due e una, con la filiera inchiavata del primo e del secondo”.

Si tratta dello stemma di famiglia che è uguale in tutti i rami del casato, anche se alcuni rami della famiglia, al posto della filiera, mostrano una bordura inchiavata.

 

Nota di Bruno Fracasso

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“D’azzurro, a sei stelle a sei punte d’argento disposte tre, due e una, con la filiera inchiavata del primo e del secondo”.

Colori dello scudo:
argento, azzurro
Partizioni:
bordato
Oggetti dello stemma:
punta, stella
Pezze onorevoli dello scudo:
filiera
Attributi araldici:
inchiavato, posto 3-2-1

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,