Arcidiocesi di Trento


Arcidiocesi di Trento

Informazioni

Lo stemma dell’Arcidiocesi di Trento mostra la cosiddetta “Aquila di San Venceslao” che venne concessa dal re Giovanni I di Boemia (della casata dei conti di Lussemburgo) al vescovo Nicolò Alreim da Brno (in Moravia, noto come “Nicolò da Bruna”) con diploma del 9 agosto 1339, tutt’ora conservato presso l’Archivio Storico di Trento. Da questo emblema derivano anche lo stemma della Provincia Autonoma di Trento e quello della città capoluogo (dal 1407).

 

Il principe-vescovo Nicolò da Bruna scelse l’aquila questa “aquila fiammeggiante” dopo la sua elezione alla cattedra tridentina del 1337. L’intenzione del prelato era quella di assicurarsi la protezione del santo re di Boemia venerato come martire per l’unità della fede (morto nel 935): il vescovo stava infatti cercando di ripristinare l’autorità vescovile, soprattutto contro le mire espansionistiche dei conti di Tirolo.

La concessione dello stemma al principato vescovile di Trento venne da parte di re Giovanni di Boemia, del quale Nicolò era stato consigliere e funzionario, che firmò il diploma nella città Wroclav (Bratislava) il giorno della vigilia di San Lorenzo (quindi il 9 agosto 1339); si blasona: “d’argento all’aquila di nero armate d’oro, con alamari dello stesso, contornata da lingue di fuoco di rosso” (secondo l’accurata descrizione le lingue sarebbero esattamente 420!). Gli “alamari” sono ornamenti tipici dell’araldica Germanica: dove le ali dell’aquila sono usualmente caricate con questo elemento noto come “kleestengel” (“steli di trifoglio”) di metallo nobile, nascenti dal petto, che alcuni araldisti italiani descrivono come “legate” del colore (degli alamari).

 

Da dir che appena tre anni prima, nel 1336, Carlo di Moravia figlio maggiore del re Giovanni, si era insediato nel castello di Tirolo (presso Merano) quale reggente in vece del fratello minore il quale, nel 1330 si era sposato con Margherita di Maultasch, contessa di Tirolo e ultima della sua stirpe, i cui membri erano “advocati” del vescovato tridentino (esercitavano cioè il potere civile e penale in nome del principe-vescovo). Carlo di Boemia portò con se come cancelliere proprio Nicolò da Bruna che il 13 luglio 1338, grazie all’influente appoggio di re Giovanni, venne nominato dal papa vescovo di Trento. In questo modo fu’ possibile alla Casa di Boemia assicurarsi la completa fedeltà dell’importante Principato trentino, per questo il 9 agosto 1339, per ricompensare il principe-vescovo dell’amicizia dimostratagli, re Giovanni volle concedere, a Nicolò (che morirà nel 1347) ed ai suoi successori sulla cattedra di San Vigilio, lo stemma con l’aquila di San Venceslao.

 

Le trame degli Asburgo per scacciare i Lussemburgo (la casata di Giovanni e Carlo) dal Tirolo, minarono gravemente il potere del vescovo: inoltre nel 1341 Margherita Maultasch ripudiò il marito, che si rifugiò ad Aquileia assieme a Nicolò; l’anno seguente, Margherita si sposò con Ludovico V di Baviera e il padre di quest’ultimo, Ludovico “il Bavaro”, prese il controllo del principato vescovile.

Nel 1347 Carlo, divenuto nel frattempo imperatore, riprese il controllo di Trento, e Nicolò lo raggiunse a Belluno, dove con un decreto imperiale ottenne la restituzione di tutti i feudi trentini; il vescovo e la corte imperiale spostarono poi in Moravia dove, a Nicolsburgo (Mikulov, in Moravia), il 12 novembre 1347, Nicolò morì, senza essere riuscito a rientrare nel suo principato vescovile.

 

In ogni caso ormai l’aquila “di San Venceslao” divenne simbolo del territorio del Principato-Vescovile di Trento, in un primo tempo i principi-vescovi lo adotteranno su uno scudo affiancato a quello che le loro armi personali, dal Xv secolo si consoliderà l’uso di inquartare le due armi, quella del principato e quella personale.

 

La Diocesi di Trento (Archidioecesis Tridentina) fu eretta nel II secolo: i primi vescovi di cui si ha conoscenza sono Giovino e Abbondanzio, il quale partecipò al concilio di Aquileia nel 381 e (san) Vigilio che resse la diocesi alla fine del IV secolo.

 

Nel 962 Trento ed il suo territorio furono incorporati da Ottone I nell’impero germanico e all’inizio dell’XI secolo venne concesso ai vescovi tridentini il potere temporale sul territorio della Diocesi e su altri territori esterni, dove i vescovi non potevano esercitare la giurisdizione ecclesiastica ma solo quella temporale: il vescovo Uldarico II è il primo principe-vescovo. Il principato-vescovile era parte del Sacro Romano Impero ed era dotato di un’autonomia che rimase in vigore fino al 1803 quando venne secolarizzato dall’imperatore Francesco d’Asburgo, e dopo la parentesi del dominio di Napoleone Bonaparte, definitivamente abolito nel 1816 in seguito alla Restaurazione austriaca.

 

Tra il IV e il V secolo faceva riferimento alla prestigiosa sede episcopale milanese, per poi divenire suffraganea del Patriarcato di Aquileia fino al 1751.

 

La città, per la posizione geografica e culturale (geograficamente “italiana” di cultura germanica)  venne scelta come sede del Concilio di Riforma della Chiesa che si svolse in tre diverse riprese tra il 1545 e il 1563. Il XVI secolo rappresentò il periodo di maggior splendore per la Chiesa tridentina, guidata da grandi personalità come i principi (e cardinali) Bernardo Clesio (da Cles) e Cristoforo Madruzzo.

 

Fra il 1803 e il 1810 la zona fece parte del Regno filofrancese di Baviera. Dal 1810 Napoleone ne decise l’annessione al breve Regno d’Italia. Nel 1815 con la Restaurazione il territorio entrò a fare parte dell’Impero austriaco, nella Contea del Tirolo.

 

La diocesi venne ampliata nel 1786 e nel 1818 con l’annessione della Valsugana e del Primiero, parti dell’Impero d’Austria ma fino ad allora soggetti alla diocesi di Feltre, e con la Val di Fassa.

In seguito alla soppressione del patriarcato di Aquileia nel 1751 Trento entrò a far parte, per breve tempo, della provincia ecclesiastica dell’arcidiocesi di Gorizia ed in seguito divenne diocesi immediatamente soggetta alla Santa Sede. Dal 1825 al 1920 fu suffraganea di Salisburgo (sede del Primate di Germania). Il 24 febbraio 1920 fu nuovamente resa immediatamente soggetta alla Santa Sede con il decreto della Congregazione Concistoriale Sedes episcopalis.

Trento venne elevata a sede arcivescovile nel 1929 da papa Pio XI, il 6 luglio 1964 in forza della costituzione apostolica Quo aptius di papa Paolo VI le parti  dell’arcidiocesi di Trento note come Deutscher Anteil (Parte Tedesca) vennero aggregate alla diocesi di Bressanone, che assunse il nome di diocesi di Bolzano-Bressanone. Il 6 agosto successivo la sede arcivescovile di Trento divenne sede metropolitana in forza della costituzione apostolica Tridentinae Ecclesiae dello stesso Paolo VI.

 

Oggi fa parte della regione ecclesiastica del Triveneto e coincide con il territorio della Provincia Autonoma di Trento, insieme alla Diocesi di Bolzano-Bressanone forma la Provincia Ecclesiastica Tridentina.

 

 

Oltre allo stemma da qualche tempo la diocesi si è dotata di un “logo” di tipo commerciale, realizzato dal grafico Andrea Foches, che riprende un dettaglio architettonico della  cattedrale di Trento: le colonne cosiddette “ofitiche” (dal greco òphis, serpente), caratterizzate da un nodo presente a metà altezza. Si tratta di un antico simbolo cristiano, che simboleggia la duplice natura, divina e umana, nell’unica persona di Cristo e il legame tra cielo e terra. Si accompagna con la scritta “Vigilius”, nome latino del primo grande evangelizzatore del Trentino, san Vigilio, patrono della Diocesi e della città capoluogo.

 

Nota di Bruno Fracasso e Massimo Ghirardi

Stemma Ridisegnato


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Profilo araldico


d’argento all’aquila di nero armate d’oro, con alamari dello stesso, contornata da lingue di fuoco di rosso

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,