Alessandro VII – Chigi


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Alessandro VII – Chigi

Informazioni

Fabio Chigi nasce a Siena il 13 febbraio 1599 dal conte Flavio Chigi Ardenghesca e da Laura Marsigli, era il settimo di undici figli.

I Chigi erano una nota famiglia di banchieri toscani; suo padre era discendente di Agostino Chigi e nipote di Papa Paolo V.

Fabio ricevette un’ottima istruzione da un precettore privato, poi studiò all’Università di Siena, dove conseguì tre lauree (la prima in utroque iure, poi in filosofia e in teologia), conseguendo un vasto sapere che spaziava dalla letteratura alla filosofia, dalla storia locale all’architettura.

Fin da giovane mostrò spiccate doti religiose e letterarie, essendo descritto come austero e zelante nella fede. Dopo la laurea, conseguita nel 1626, si trasferì a Roma, dove avviò la carriera nella Curia.

Iniziò la carriera diplomatica nel 1629, inviato da Urbano VIII come vice legato di Giulio Cesare Sacchetti a Ferrara; seguirono le sedi di Malta e Colonia.

Nel dicembre 1634 fu ordinato sacerdote. Nominato vescovo di Nardò; rimase nella diocesi fino al 1639, quando fu nominato nunzio straordinario a Colonia.

Il Chigi rappresentò la Santa Sede alle trattative di pace tra le potenze coinvolte nella Guerra dei Trent’anni, che portarono ai Trattati di Westfalia. Davanti ai monarchi europei espresse apertamente le proprie opinioni contrarie alle modalità del trattato e si rifiutò di firmarlo, in quanto contrario agli interessi della Chiesa.

Creato cardinale nel concistoro del 19 febbraio 1652, papa Innocenzo X lo nominò Segretario di Stato.

Il 12 marzo 1652 assume il titolo cardinalizio di Santa Maria del Popolo, poi, fino al 1655: è a capo della diocesi di Imola con il titolo personale di arcivescovo.

Il conclave si aprì il 18 gennaio e, all’ultima votazione, parteciparono 64 cardinali. Durato più di tre mesi, fu il conclave più lungo degli ultimi cento anni. I cardinali formarono quattro gruppi: uno guidato da Francesco Barberini, uno spagnolo e uno francese e infine un gruppo di cardinali indipendenti.

Inizialmente prevalse il partito spagnolo. Spagna e Francia si scontrarono sulla nomina di Giulio Cesare Sacchetti, voluto dai francesi ma bloccato dagli spagnoli, finché il gruppo dei cardinali indipendenti si schierò per Fabio Chigi, risultando decisivo per la sua elezione. Fabio Chigi fu eletto pontefice in Palazzo Vaticano il 7 aprile 1655 e fu consacrato il 18 aprile dal cardinale Giangiacomo Teodoro Trivulzio.

Probabilmente il nuovo papa assunse il nome pontificale di Alessandro dietro suggerimento del cardinale Barberini che gli suggerì di ispirarsi a Papa Alessandro III.

Subito dopo la propria elezione, il 14 maggio 1655 Alessandro VII indisse un giubileo universale per un saggio governo. Un secondo giubileo fu proclamato il 21 luglio 1656 per invocare il soccorso divino; un terzo, con le stesse intenzioni, fu indetto il 26 febbraio 1663.

Una delle prime decisioni del nuovo pontefice fu quella di abolire i privilegi dei familiari degli stessi pontefici. Alessandro VII vietò dapprima ai parenti persino di fargli visita a Roma, ma poi annunciò che il fratello e i nipoti lo avrebbero raggiunto a Roma per assisterlo.

Nel 1659 il pontefice istituì il Collegio dei referendari della Segnatura che costituì, a partire da quell’epoca, il primo gradino della prelatura da cui si ascese ai gradi superiori. Inoltre, stabilì l’obbligo della laurea in diritto civile e canonico per accedere alla prelatura.

Nel 1655 abolì il collegio dei suddiaconi ed accoliti apostolici sostituendoli con i membri della Sacra Rota i quali possedevano l’antico titolo di “cappellani del Papa”. Il gruppo dei Cappellani domestici del pontefice fu sdoppiato: nacquero i Cappellani segreti e i Cappellani comuni.

Nel 1661, Alessandro VII indirizzò una lettera allo scià di Persia Abbas II e al Patriarca di Babilonia dei Caldei Shimun XII, assicurando l’aiuto del vescovo latino di Ispahan in favore dei cattolici caldei sudditi del monarca persiano.

Alessandro VII ribadì la condanna del giansenismo, in continuità con i suoi predecessori. Firmò la bolla sulle cinque proposizioni eretiche di Giansenio. Successivamente l’assemblea generale del clero francese, con l’approvazione del pontefice e di re Luigi XIV, approvò un formulario di sottomissione.

L’8 dicembre 1661 il pontefice pubblicò la costituzione apostolica “Sollicitudo omnium” con la quale rinnovò i decreti di Sisto IV, Paolo V e Gregorio XV, già favorevoli al riconoscimento dell’Immacolata Concezione come dogma di fede.

Nel 1661, il pontefice proibì la traduzione del Messale Romano in francese.

Nel corso del XVII secolo si sviluppò un vasto dibattito dottrinale in materia di teologia morale. Con una bolla confermò che non è sufficiente un mero atto di contrizione per lucrare l’indulgenza plenaria, ma che è obbligatoria la confessione.

Durante il pontificato di Alessandro VII divenne imperatore Leopoldo I d’Asburgo, salito al trono nel 1658, che condusse una guerra contro l’Impero ottomano attraverso la quale arrestò l’espansione dei Turchi in Europa.

La Francia considerò Alessandro VII un papa “spagnolo” e mantenne con la Santa Sede rapporti distaccati. Il cardinale Giulio Mazzarino, ministro del re, convinse re Luigi XIV a non inviare l’usuale ambasciata di obbedienza ad Alessandro VII e, finché fu in vita, impedì la nomina di un ambasciatore francese a Roma, facendo gestire gli affari diplomatici dai cardinali protettori, in genere nemici personali del Papa.

Nel 1662, il 20 agosto, i soldati della Guardia corsa vennero alle mani con i soldati francesi incaricati della protezione dell’Ambasciata di Francia a Roma. Furono sparati dei colpi d’arma da fuoco contro la carrozza dell’ambasciatore, Carlo III di Créquy, causando anche una vittima.

Avuta notizia dell’accaduto, Luigi XIV ordinò il rientro a Parigi del suo ambasciatore ed intimò al nunzio Celio Piccolomini di lasciare la capitale francese: si giunse quasi alla rottura diplomatica. Da parte sua, il parlamento di Aix-en-Provence decise l’annessione di Avignone alla Francia. Successivamente le due parti raggiunsero un accordo, che fu siglato il 12 febbraio 1664 a Pisa. Il legato pontificio, dovette scusarsi pubblicamente con Luigi XIV mentre il governatore di Roma dovette recarsi a Parigi per fornire spiegazioni sull’accaduto e la Guardia corsa venne sciolta. Dopo tutto ciò il re di Francia restituì Avignone allo Stato Pontificio.

Luigi XIV impose, inoltre, che il Ducato di Castro, già incamerato tra i beni della Santa Sede, fosse liberato, e che la città di Comacchio tornasse agli Este. Un’ultima conseguenza dell’incidente fu che re Luigi XIV effettuò delle nomine vescovili senza attendere la conferma della Santa Sede.

Per intercessione papale, la Repubblica di Venezia permise ai Gesuiti di fare ritorno nel suo territorio in cambio ottenne dalla Santa Sede il sostegno finanziario per continuare la guerra contro i Turchi per la difesa dell’isola di Creta.

Si interessò anche al restauro della città di Roma: sistemò piazza del Popolo, piazza della Minerva e la piazza antistante il Collegio Romano. L’opera più imponente fu la realizzazione del colonnato di San Pietro, commissionato a Gian Lorenzo Bernini. Restaurò alcune chiese come la Basilica di Santa Maria del Popolo, la Basilica di Sant’Andrea della Valle e la Chiesa di Santa Maria della Pace.

All’interno della Basilica di San Pietro il pontefice fece realizzare una composizione che racchiudesse e proteggesse la Cattedra di San Pietro; una nuova “cattedra” per alloggiarvi la sedia gestatoria e l’incarico fu affidato al Bernini.

Ad Alessandro VII si deve il regolare uso del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo per soggiornarvi in primavera e in autunno; incoraggiò l’architettura e le arti in genere, divenendo uno dei pontefici più attivi nel compiere il rinnovamento della città di Roma e fondò la biblioteca dell’Università di Roma La Sapienza.

Alessandro VII, afflitto da marzo 1667 da gravi problemi di salute, morì a Roma il 22 maggio 1667.

È sepolto nella Basilica di San Pietro. Il monumento sepolcrale a lui dedicato fu realizzato dal suo artista prediletto, Gian Lorenzo Bernini.

 

Lo stemma papale si blasona: “Inquartato: nel primo e nel quarto della Rovere: d’azzurro alla pianta di rovere sradicata d’oro, i rami passanti in doppia croce di S. Andrea; nel secondo e nel terzo di Chigi: di rosso al monte di sei cime sormontato da una stella a otto punte, il tutto d’oro”.

 

Lo stemma unisce, inquartandole, le armi di famiglia dei Chigi di Siena con lo stemma dei della Rovere.

Lo stemma dei della Rovere si è unito a quello dei Chigi per concessione di Giulio II ad Agostino Chigi, banchiere della Curia Pontificia, che, agli inizi del ‘500, donò al papa la villa “La Suvera” a Pievescola, in provincia di Siena. Per gratitudine il papa gli concesse di inquartare lo stemma con le sue armi.

 

 

 

Note a cura di Bruno Fracasso

Si ringrazia la signora Adele Vaglio per la collaborazione

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Inquartato: nel primo e nel quarto della Rovere: d’azzurro alla pianta di rovere sradicata d’oro, i rami passanti in doppia croce di S. Andrea; nel secondo e nel terzo di Chigi: di rosso al monte di sei cime sormontato da una stella a otto punte, il tutto d’oro”.
Oggetti dello stemma:
cima, monte, pianta di rovere, ramo, stella
Attributi araldici:
passante in doppia croce di sant'Andrea, sormontato, sradicato

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,