Alessandro VI – Borgia


papa

Alessandro VI – Borgia

Informazioni

Alessandro VI, nato Roderic Llançol de Borja nacque il 1º gennaio 1431 a Xàtiva, nel Regno di Valencia.

Era figlio di Jofré Llançol y Escrivà e della moglie aragonese e lontana cugina Isabel de Borja y Cavanilles.

Trasferitosi giovanissimo in Italia, fu allievo di Gaspare da Verona, docente di retorica all’Università di Roma, e studiò poi giurisprudenza e si laureò in diritto canonico a Bologna.

Rodrigo ascese ai più alti ranghi della Chiesa quando lo zio, il potente cardinale Alfonso de Borja, divenne papa col nome di Callisto III.

Fu elevato alla porpora a soli 25 anni e volle italianizzare il suo nome in Borgia. Grazie allo sfrenato nepotismo di Callisto, il Borgia assunse un vastissimo potere in seno alla Curia, venendo eletto il 1º settembre del 1457 vicecancelliere di Santa Romana Chiesa.

Il cardinale Rodrigo ebbe una lunga relazione con Vannozza, locandiera di Roma, finché non conobbe Giulia Farnese. Vannozza fu la madre di Cesare, Giovanni, Lucrezia e Goffredo.

Pio II, impregnato di una profonda fede e di una salda morale, mal sopportava la lussuria e i vizi del cardinale Borgia che, pertanto, nel 1460, fu aspramente rimproverato dal pontefice senese.

Il cardinale Borgia, tra il 1464 e il 1484, rimase pressoché nell’ombra.

Il Borgia fu nominato legato pontificio in Spagna per la promozione della crociata contro i mori di Granada, incarico durante il quale favorì il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona.

Al suo ritorno a Roma, nel 1468, fu ordinato diacono, mentre il 30 ottobre 1471 fu ordinato presbitero.

Con il cardinale Giuliano della Rovere erano in perenne lotta poiché entrambi miravano al papato.

All’indomani della morte di Sisto IV nel 1484, il Borgia mercanteggiò con gli altri prelati e con i vari signori della penisola italiana per ottenere l’elezione al papato, ma venne scartato perché arrogante e catalano.

Così, con Giuliano della Rovere, fece convergere i voti su Giovanni Battista Cybo, che fu eletto papa con il nome di Innocenzo VIII.

Per il Borgia fu semplice influenzare la politica papale. Nei primi anni del pontificato del Cybo fu Giuliano della Rovere a detenere il controllo della curia. Quando però questi cadde in disgrazia, in seguito alla sfortunata guerra contro Napoli, il Borgia risalì la china, grazie all’alleanza con il cardinale milanese Ascanio Sforza.

Il 25 luglio 1492 moriva papa Innocenzo VIII. Tre mesi prima era scomparso anche Lorenzo il Magnifico, privando così l’Italia di un’importante personalità politica continentale e di un fondamentale punto di riferimento. Il contesto storico è completato dalla Reconquista della penisola iberica per mano dei sovrani Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia, mentre la scoperta dell’America (12 ottobre) sarebbe avvenuta solo tre mesi dopo l’elezione di Alessandro VI, anche se è singolare e per certi versi criptico che sulla tomba del suo predecessore vi sia un epitaffio che ricorda che la scoperta del nuovo mondo sia avvenuta sotto il pontificato di Innocenzo VIII.

Al Conclave parteciparono 23 cardinali. Questi, il 6 agosto 1492, si riunirono in conclave nella Cappella Sistina. Nella notte tra il 10 agosto e l’11 agosto, in seguito a trattative simoniache, il cardinale Rodrigo Borgia a farsi eleggere al Soglio di San Pietro. Fu incoronato in San Pietro il 26 agosto successivo con il nome di Alessandro VI. Immediatamente, il nuovo papa ricompensò i suoi principali elettori nel conclave: il cardinale Ascanio Sforza fu gratificato con la nomina di Vicecancelliere e con la cessione del palazzo padronale della famiglia Borgia. Al cardinale Colonna furono ceduti la città di Subiaco e i vicini castelli. Il cardinale Orsini ottenne i possedimenti di Soriano nel Cimino e Ponticelli, mentre al cardinale Savelli fu ceduta Civita Castellana.

In campo religioso Alessandro VI si dimostrò sempre un pontefice devoto e attento difensore dell’ortodossia. Non si fece promotore di quella riforma ecumenica della Chiesa da molti invocata.

Alessandro VI fu il primo papa a interessarsi delle popolazioni amerinde, favorendo la loro conversione. In Europa prese provvedimenti contro i marranos e le streghe, mentre protesse gli Ebrei, dei quali si servì per ottenere prestiti per finanziare le campagne militari di suo figlio Cesare.

Papa Alessandro ebbe un accusatore molto severo, per la sua condotta privata e per la sua spregiudicatezza con cui favoriva la simonia e mischiava la politica con la religione, nel predicatore domenicano ferrarese Girolamo Savonarola. Questi, acerrimo nemico dei Medici, favorì la cacciata del capofamiglia Piero nel 1494 e, dopo aver ottenuto il predominio nella Signoria, ne ottenne il controllo diventandone il leader politico e spirituale. Già da lungo tempo fustigatore dei costumi della Roma papale, dopo aver ottenuto questa posizione di potere il Savonarola incrementò le accuse contro Papa Alessandro il quale, irritato, lo chiamò, nel 1495, a Roma per discolparsi e gli proibì di predicare. Tra il 1495 e il 1497 il Papa continuò nella sua politica di indebolimento, ordinando che il Convento di San Marco di Firenze fosse ricondotto nella circoscrizione lombarda e tessendo rapporti con i nemici fiorentini del frate, raccolti nel partito degli Arrabbiati.

Il Savonarola continuò nella sua caparbietà, rifiutando l’ordine pontificio e continuando le accuse nei confronti del Borgia.

Alessandro protestò vivamente contro il cardinale e minacciò Firenze di interdetto affinché gli fosse consegnato il frate, così che potesse salvarlo e farlo discolpare, ma era talmente succube del figlio Cesare che non agì con tutto il potere che aveva.

I fiorentini cedettero e consegnarono il frate nelle mani delle autorità pontificie. Girolamo, dichiarato eretico e scismatico, fu impiccato con altri suoi due confratelli e poi condannato al rogo per eresia in Piazza della Signoria a Firenze. Le sue ceneri vennero poi sparse in Arno.

Il 28 marzo del 1499, Alessandro VI proclamò solennemente il Giubileo del nuovo secolo.

Papa Borgia durante i suoi concistori nominò numerosissimi cardinali, tra cui molti parenti o persone legate al clan dei Borgia. Alessandro VI è stato il pontefice maggiormente nepotista.

Roma, sotto Innocenzo VIII e durante l’intermezzo che seguì alla sua morte, era caduta nella corruzione e disordine più totale.

Alessandro VI decise di amministrare, ogni martedì, personalmente la giustizia. Nominò quattro commissari per cercare di rimettere ordine a Roma.

Fu un grande mecenate: gli appartamenti Borgia, nei palazzi vaticani, furono commissionati al Pinturicchio che realizzò, tra il 1492 e il 1495, un notevole ciclo di affreschi in pieno stile rinascimentale.

Il primo confronto politico che Alessandro VI dovette affrontare fu con il re di Francia Carlo VIII di Valois. Tra il 1492 e il 1493, mediante una serie di trattati si era assicurato un solido appoggio per la riconquista del Regno di Napoli. Le mire di Carlo VIII sul Regno di Napoli non erano condivise da papa Alessandro. Dimostrando un’energia impressionante, Alessandro si impegnò per creare un’alleanza con Napoli al fine di scongiurare questa infausta eventualità.

Carlo VIII, giudicando un affronto queste iniziative del Papa, scese in Italia alla testa del suo esercito, minacciando tra l’altro la convocazione di un concilio ecumenico per ottenere la deposizione del Papa per condotta immorale. Il tentativo da parte del pontefice di creare una lega italica contro l’invasore, però, scemò davanti alla mancanza di una comune volontà di difesa: Ludovico il Moro, nemico di Alfonso II per questioni di carattere dinastico, permise il passaggio delle truppe di Carlo attraverso il Ducato di Milano; Firenze, retta da Piero de’ Medici, scese a umilianti accordi con il sovrano d’oltralpe. Venezia preferì rimanere a guardare. Re Alfonso, intravedendo una situazione di pericolo per la sua persona, cedette la corona di Napoli al figlio Ferdinando II e riparò in Sicilia. Lo stesso Papa, oltre alla minaccia esterna, si trovò in enorme difficoltà all’interno del suo Stato a causa della ribellione scatenata dai Colonna e da numerose famiglie nobili romane.

Carlo VIII aveva ormai la strada spianata verso Roma, città in cui entrò il 31 dicembre 1494, non trovandovi alcuna resistenza. Il Papa era asserragliato in Castel Sant’Angelo e, dopo due settimane di difficili trattative, Alessandro VI decise di scendere a patti con il sovrano francese (15 gennaio 1495), offrendo libero passaggio all’esercito transalpino sul suolo pontificio e mettendo a disposizione anche il figlio Cesare come guida fino ai confini con il Regno di Napoli, in cambio del giuramento di obbedienza del re verso il Papa. Dopo di che, il 22 febbraio del 1495, il re francese entrava a Napoli, senza colpo ferire.

Ma la facilità con cui Carlo VIII era riuscito a conquistare Napoli cominciò a spaventare tutti gli altri regnanti d’Europa, cosa di cui Alessandro VI approfittò inviando ambasciatori presso Enrico VII e presso l’Imperatore Massimiliano e incitando i vari Stati Italiani a formare una Lega. I primi a muoversi furono gli spagnoli. Quando sbarcarono in Calabria, Carlo VIII capì subito che il vento cominciava a spirare contro di lui, per cui si affrettò a riprendere la via del ritorno risalendo la penisola. Nel frattempo Alessandro VI aveva riparato a Orvieto e poi a Perugia.

Carlo VIII, dopo la sanguinosissima battaglia di Fornovo, riuscì a tornare in Francia e Ferdinando II d’Aragona poté ritornare sul trono di Napoli.

Alessandro VI si impose nella contesa coloniale tra i regni di Spagna e Portogallo tracciando una linea di demarcazione che fu la base per la stipulazione del Trattato di Tordesillas

Re Luigi XII di Francia (1498-1515). Alleato di Cesare Borgia, gli permise il suo appoggio politico per la conquista della Romagna.

Nel 1498, venne stipulata un’alleanza con la Francia attraverso un duplice matrimonio: Alessandro VI sciolse il legame tra Luigi XII e Giovanna di Valois così il sovrano si potè sposare con Anna di Bretagna, vedova di Carlo VIII e Luigi XII diede in moglie a Cesare Borgia, tornato allo stato laicale, la principessa Charlotte d’Albret, sorella del Re di Navarra, gli assegnò il Ducato di Valentinois e gli promise di sostenerlo nella conquista di parte della Romagna.

Così Luigi XII aprì la campagna d’Italia e conquistò subito Milano con l’aiuto anche dei mercenari svizzeri che, mediante il trattato di Arona del 1503, ottennero Bellinzona e l’intero Canton Ticino.

Alessandro VI non si limitò ad arricchire solamente la sua famiglia, ma tentò di darle una posizione egemonica.

In particolare, a Cesare aveva l’intenzione di creare per lui un dominio personale a discapito dello stesso Stato Pontificio e aveva allestito un’armata. Nel novembre del 1499, il Valentino poté imbarcarsi in questa campagna di conquista prima Pesaro, Cesena e Rimini e poi anche Faenza, Urbino e Senigallia, poi fu la volta di Forlì. Così Alessandro VI investì il figlio del titolo di duca di Romagna. Da quel momento lo Stato della Chiesa perdeva una parte cospicua del suo territorio che passava nelle mani della famiglia Borgia.

Il Papa, inoltre, cercò di indebolire la nobiltà romana per favorire l’ascesa della famiglia: furono confiscati i possedimenti ai Savelli, ai Caetani, ai Colonna e agli Orsini che furono ridistribuiti tra i membri della famiglia Borgia. Solo la morte del Papa, il 18 agosto 1503, poté bloccare quest’ascesa politica.

Tuttora le cause della morte di Alessandro VI non risultano del tutto chiare. Le cause ufficiali affermano che il papa morì per un attacco improvviso di apoplessia.

C’è, però, un’altra versione che vuole che la morte del Papa sia avvenuta per avvelenamento, ma per errore. Secondo questa tesi, sostenuta da intellettuali coevi, nel corso di una riunione conviviale presso la dimora del cardinale Adriano Castellesi di Corneto, fu posto del veleno nel vino destinato al Cardinale, ma per errore il vino venne bevuto dal Papa.

Il cadavere di Alessandro VI subì vicende travagliate. Fu prima deposto, senza alcuna celebrazione funebre, in San Pietro. Fu successivamente traslato nei sotterranei del Vaticano. Nel 1610, le sue spoglie trovarono definitiva sistemazione nella chiesa di Santa Maria di Monserrato, il tempio degli Spagnoli in Roma.

 

Lo stemma pontificio riprende quello della famiglia Borgia e si blasona: “Partito: nel primo d’oro, al bove pascente di rosso su una campagna ristretta di verde, con la bordura d’oro caricata di otto (3, 2, 2, 1) ciuffi d’erba al naturale; nel secondo fasciato d’oro e di nero”.

Il toro di colore rosso ricorda le origini pastorali della famiglia, ma era anche l’immagine della temibile arditezza del loro clan guerriero.

La seconda parte è quella di Gandìa che è il loro primo possedimento: Duchi di Gandía e Grandi de Spagna.

Non a caso queste sono le grandi armi della famiglia che normalmente usa solo la parte destra del partito, ma nelle grandi armi le porta sopra un mantello di armellino e sotto una corona ducale.

 

Note di Bruno Fracasso

Liberamente tratto da wikipedia

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


Logo


Altre immagini


Nessun'altra immagine presente nel database

Profilo araldico


“Partito: nel primo d’oro, al bove pascente di rosso su una campagna ristretta di verde, con la bordura d’oro caricata di otto (3, 2, 2, 1) ciuffi d’erba al naturale; nel secondo fasciato d’oro e di nero”.
Colori dello scudo:
nero, oro, verde
Partizioni:
fasciato, partito
Oggetti dello stemma:
bove, campagna, ciuffo d'erba
Pezze onorevoli dello scudo:
bordura
Attributi araldici:
caricato, pascente, posto 3-2-2-1, ristretto

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,