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admin 22 Aprile 2020 Aggiornamenti, Curiosità

Due gemelli araldici

Lo “strano caso” degli stemmi di Medesano e di Ossimo

Una recente pubblicazione di Marco Foppoli, noto illustratore araldico bresciano, sugli stemmi civici della provincia di Brescia mostra, tra gli altri, lo stemma del Comune di OSSIMO che risulta, caso abbastanza singolare, pressoché identico a quello del nostro Comune di MEDESANO. 

Abbiamo cercato, come Gruppo Italiano di Araldica Civica di capire come sia possibile che due stemmi possano essere così simili: l’Ufficio del Cerimoniale ed Araldica presso la Presidenza del Consiglio dei  Ministri, che ha il compito di sovrintendere alla concessione degli emblemi civici degli Enti Morali (tra i quali rientrano i Comuni) solitamente è attento a che casi come questo non si verifichino: lo stemma (tecnicamente “arme araldica”) di un Comune è protetto dalla Legge e attribuito all’ente per concessione del Capo dello Stato, attraverso Decreto (al quale è allegato il bozzetto, il disegno ufficiale, dello stesso); il Decreto Regio del 13 aprile 1905 n. 234 stabilisce che“Province, Comuni ed Enti Morali non possono servirsi dello stemma dello Stato, ma di quell’ arme o simbolo del qualeavranno ottenuto la concessione o il riconoscimento”.

Iniziamo col dire che lo stemma attualmente in uso da parte del Comune di Medesano non è stato mai formalmente riconosciuto dallo Stato e risulta liberamente adottato dal Comune (STATUTO del Comune di Medesano, approvato con delibera di Consiglio Comunale N. 109 del 30.11.2004). Di fatto però questa è una possibilità recente: solo con il Decreto Legislativo n. 267del 2000 “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali” (TUEL), all’art. 6 comma 2 stabilisce che: “…Lo Statuto [Comunale e Provinciale] stabiliscelo stemma e il gonfalone”. Anche se l’Ufficio Araldico ha ribadito che, per la concessione di stemmi, bisogna fare riferimento alla legislazione precedente.

Comunque sia il “blasone” (termine tecnico che, precisamente, indica la “descrizione araldica” di uno stemma) è riportato sullo “Stemmario” ufficiale della Regione Emilia-Romagna (AA.VV., STEMMI delle Province e dei Comuni dell’ Emilia Romagna, a cura del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna. Editrice Compositori, Bologna 2003): “Troncato-semipartito: nel 1º d’azzurro, a tre torri poste l’una accanto all’altra in raffigurazione naturalistica, munite di tre merli alla guelfa, chiuse di nero, fondate sul tratto della partizione; nel 2º d’argento, alla ruota di mulino di legno bruno al naturale; nel 3º d’azzurro, all’abete al naturale radicato in un terreno di verde”.

A chi non lo frequenta il linguaggio araldico può sembrare alquanto “curioso”, in realtà si tratta di un gergo tecnico convenzionale che, nel nostro caso, vuol dire che lo stemma di Medesano presenta uno scudo diviso a metà orizzontalmente, con la parte inferiorea sua voltadivisa a metà da una linea verticale; nel primo “riquadro” in alto sono raffigurate tre torri di color pietra (“al naturale”), con tre merli quadrati, con la porta nera e “appoggiate” alla linea di partizione; nel secondo campo a sinistra (di chi guarda, ma in Araldica le direzioni sono invertite rispetto all’osservatore, perché riferite all’ipotetico cavaliere che imbraccia lo scudo) è rappresentata una ruota di mulino di colore naturale (cioè “legno bruno”) in campo bianco/argento; mentre nell’ultimo campo si vede un abete con le radici in vista, sempre in colore naturale, in campo azzurro.

Lo stemma, nelle intenzioni degli amministratori dell’epoca dell’adozione,intorno alla prima metà degli anni 1970, simboleggia la storia della circoscrizione amministrativa: le torri rappresentano i tre castelli di Medesano, Roccalanzona e Varano Marchesi; mentre la ruota allude ai mulini che sorgevano nel territorio e ai guadi del fiume Taro (posti nelle frazioni di Felegara e Ramiola); l’abete infine richiama alla zona collinare e boschiva del comune, tutt’ora caratterizzato da un paesaggio agreste e abbastanza ben conservato. 

Lo stemma attualmente in uso compare, bibliograficamente, nella pubblicazione dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia) del 2001, ma nel 1967 in “Città e Paesi d’Italia” era riportato per il Comune di Medesano uno stemma differente, in bianco e nero, costituito da un semplice torrione fondato sulla campagna.

Lo stemma effettivamente in uso dal Comune bresciano di Ossimo è identico a quello di Medesano, ma è stato concesso con Decreto Regio del 16 novembre 1933, dove si blasona (anche se non proprio correttamente): “D’azzurro sabaudo a tre torri aperte e finestrate di nero; al 2º partito: al 1º d’argento alla ruota a pale di nero; il 2º d’azzurro all’abete fogliato sradicato al naturale”.

L’azzurro “sabaudo” è un preziosismo tecnicamente inutile e il blasone è sbagliato secondo la norma, più correttamente dovrebbe essere: “Troncato-semipartito: al primo d’azzurro a tre torri aperte e finestrate di nero; al secondo d’argento alla ruota di mulino di nero; al terzo d’azzurro all’abete al naturale”.

Le tre torri dello stemma alludono, forse, alle antiche fortificazioni medioevali, e rappresentano i tre principali nuclei del Comune, i citati OSSIMO SUPERIORE (sede municipale) e OSSIMO INFERIORE, e la borgata di COGNO che faceva parte del Comune fino al 1963  (quando verrà distaccata per andare a formare il nuovo Comune di Piancogno); la ruota indica la forza motrice dell’acqua che ha permesso in passato l’insediamento di numerosi opifici (non solo mulini); l’abete richiama invece le vaste estensioni boschive dell’Altipiano del Sole, tra Ossimo e Borno. Nelle figurazioni correnti l’abete però viene rappresentato “nodrito” cioè con le radici affondate nella campo verde (in Araldica denominata “campagna erbosa”).

Certo di “omonimie araldiche” (ma per stemmi graficamente più semplici) ne esistono altre in Italia (e non solo): pensiamo a quanti stemmi “crociati” nelle varie combinazioni di colori (“smalti”) possibili. Gli stessi stemmi di Parma e di Modena si blasonano in modo identico: “D’oro alla croce d’azzurro”, per differenziarli si sono aggiunti diversi elementi “esterni” allo scudo e la croce di Modena viene, solitamente, rappresentata “prismatica” cioè ombreggiata come se fosse tagliata a punta di diamante. Ma Medesano e Ossimo sono proprio uno la replica dell’altro (non sappiamo se per negligenza o per dolo di un qualche sedicente Ufficio Araldico coinvolto nella sua progettazione) e rappresentano una rarità nel panorama delle “armi civiche” del nostro Paese.

Massimo Ghirardi, Giovanni Giovinazzo e Giancarlo Scarpitta

www.araldicacivica.it

Questo articolo è riferito a Ossimo

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