Cannellato

1) anche Controscanalato; linea di contorno fatta con semicerchi contigui toccantisi e convessi, con le punte verso l’interno,come nei cannelli (o scannelli) delle colonne; nel caso delle partizioni le punte sono rivolte dalla prima verso la seconda area formata dalla partizione stessa.

2) colore secondario, noto agli inglesi come Cinnamon, indicante il colore della cannella, o Terra di Siena Naturale. Cfr. con Lionato. Vedi Scanalato.

Canossa (Da Canossa) arma

famiglia che si ritiene discendente dalla nota contessa Matilde di Toscana (detta “di Canossa”) e presenta un’arma parlante: “di rosso, al cane bracco d’argento, collarinato e affibbiato d’oro, bailonato da un osso al naturale [o d’argento]”.

Cantante

il gallo quando ha il becco aperto come nell’atto di “chicchiriare”..

Canterbury

sede del Primate della Chiesa d’Inghilterra, da quando nel 597 il monaco evangelizzatore S. Agostino fondò la prima chiesa cristiana dell’isola, della quale divenne il primo arcivescovo. Prima della Riforma Anglicana era la sede del Primate cattolico (oggi residente presso la cattedrale cattolica di Westminster). Porta uno stemma partito con le armi della Diocesi (“d’azzurro al bacolo episcopale in palo d’oro, insignito da una croce patente d’argento, sormontato dal pallio dello stesso, frangiato del secondo, caricato da quattro crocette patenti pieficcate di nero”)  e le sue personali.

Canton Franco (anche Quarto Franco, Quartiere Franco, Quartierfranco)

pezza quadrangolare (moduli: 2 x 2e ½) di poco maggiore del Cantone e posta nell’angolo a destra del Capo.

Cantone: angolo

angolo. 1) pezza quadrata posta in uno due angoli dello scudo, può essere destro o sinistro.<br><br>

2) ognuno degli spazi di campo lasciati liberi dalla croce latina o decussata, che si distinguono in cantoni del capo e della punta.

Capelluto

della chioma, non rappresentata al naturale, differente dallo smalto del capo. Cfr. Scapigliato.

Capo

Pezza onorevole di primo ordine, linea che delimita la terza parte superiore dello scudo (2 moduli o ¼ dell’altezza), cosiddetta perché simboleggio la testa del cavaliere.

Capo Abbassato

il Capo se posto sotto ad un altro Capo.

Capo Appuntato

quando il capo è a forma di triangolo col vertice sul terzo dello scudo. Cfr, Appuntato.

Capo Centrato

se la linea di delimitazione è in arco convesso, con la curva verso l’alto. Cfr. Capo Ritondato.

Capo d’Angiò (e Capo d’Anjou o d’Angevin)

“d’azzurro a tre giglio d’oro, posti fra i quattro pendenti di un rastrello di rosso, cucito”. Secondo la tradizione concesso da Carlo d’Angiò alle famiglie alleate, dopo la vittoriosa battaglia di Benevento contro Manfredi del 1266 per il Regno d’Italia. In Araldica indica le famiglie tradizionalmente appartenenti alla fazione Guelfa. In Araldica Civica contraddistingue anche gli stemmi dei Comuni storicamente soggetti o alleati a Bologna. Vedi anche Angiò. Nota: attualmente il “rastrello” viene definito anche “lambello”, che dovrebbe avere però solo tre pendenti.

Capo del Littorio

pezza araldica ispirato dall’uso Napoleonico fu ideato durante il Fascismo (R.D. n. 1440 del 12 ottobre 1933) per contrassegnare tutti gli stemmi civici: “Di porpora al fascio littorio d’oro circondato da una corona composta di un ramo d’alloro e uno di quercia legati da un nastro con i colori nazionali”. Il fascio è un’insegna di origine etrusca costituito da un mazzo di verghe e da una scure, tenute insieme per mezzo di corregge: è il simbolo del potere coercitivo della legge, quindi dell’autorità dello Stato. Era portato da Littori, ufficiali di scorta al servizio degli alti magistrati Romani che, con il loro ufficio comminavano pene corporali e capitali. Mussolini lo rese obbligatorio ma, alla sua caduta, la norma che lo imponeva fu cancellata e la figura abrasa dagli stemmi (D.L. del 26.10.1944); alcuni Comuni però si limitarono ad eliminare il fascio, mantenendo il serto vegetale.

Capo dell’Impero

“D’oro, all’aquila di nero”, talora bicipite può essere anche coronata; riprende l’arma del Sacro Romano Impero (dalla quale deriva anche quella dell’odierna Germania). Originariamente identificata il Partito Ghibellino, o filo-imperiale, e veniva concesso normalmente dall’imperatore, ma anche altri regnanti, in qualità di Vicari Imperiali, non mancarono di elargirlo (in particolare i Savoia con notevole frequenza). In Italia l’aquila ha quasi sempre una sola testa ed è coronata di nero (in rispetto alla norma araldica che vieta di mettere metallo su metallo). Da non confondere con il Capo di Sicilia-Svevia (che ha il campo d’argento).

Capo di Firenze

“D’argento, caricato del giglio aperto e bottonato di rosso” riferito allo stemma della città di Firenze che, per speciale concessione, porta uno scudo ovato.

Capo di Francia

“D’azzurro caricato di tre gigli d’oro” talora “ordinati in fascia”. In molti stemmi civici francesi ha rimpiazzato il capo dell’Impero Napoleonico. Deriva dallo stemma di Francia Antica dalla semplificazione operata da Carlo V nel XIV secolo.

Capo di Francia Antica

“D’azzurro seminato di gigli d’oro”. I francesi chiamano il “giglio” fleur-de-lys.

Capo di Genova

“D’argento alla croce piana di rosso”. Derivato dall’arme di quella città, è praticamente identico al Capo di Milano, ma a differenza di quello rimanda all’emblema di San Giorgio, protettore della città e della Repubblica Genovese.

Capo di Gerusalemme

“D’argento alla croce potenziata e ripotenziata d’oro, accantonata da quattro crocette dello stesso”. Concessione del Gran Maestro dell’Ordine Militare Cavalleresco di Gerusalemme.

Capo di Leone X (impropriamente detto anche De Medici)

“D’oro, al globo d’azzurro caricato di tre gigli d’oro, fiancheggiato dalle lettere L e X”. Istituito da papa Leone X per meriti verso il papato durante il suo regno.

Capo di Malta (propriamente: Capo della Religione di Malta)

“Di rosso, alla croce di otto punte biforcata e allargata d’argento” in antico si usava anche la croce piana d’argento, ma creava confusione con il Capo di Savoia, indica appartenenza all’Ordine Militare Cavalleresco dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi, di Malta, attualmente avente sede presso l’omonimo palazzo in Roma e godente dell’Extra Territorialità da parte dello Stato Italiano. Vedi Ordine di Malta.

Capo di Milano

“D’argento, alla croce piana di rosso”, riprende le armi di Milano, tra le armi civiche più antiche d’Italia. Anticamente si indicava con il termine di Milano anche il cosiddetto “biscione” visconteo, oggi si preferisce dire “Visconti”.

Capo di Napoli

altra denominazione del Capo d’Angiò-Sicilia.

Capo di Religione

i membri di un Ordine Monastico e gli appartenenti ad un Ordine Religioso Cavalleresco portano il capo della loro religione, ad indicare un legame con quell’ordine, è tipica delle armi ecclesiastiche, in Araldica Civica è poco presente.

Capo di Santo Stefano (propriamente Capo della Religione di Santo Stefano)

“D’argento alla croce di otto punte biforcata e allargata di rosso”. È, in pratica, inverso al Capo di Malta, indica appartenenza all’Ordine Militare Cavalleresco di Santo Stefano, che ha avuto sede in Pisa, e istituito dal Granduca di Toscana Cosimo I nel 1562. Vedi Ordine di Santo Stefano.

Capo di Savoia (raramente di Savoye)

“Di rosso alla croce piana d’argento” alcuni Comuni lo presentano nelle proprie armi quale concessione del Re d’Italia (o, precedentemente, di Sardegna) e indica “dipendenza”. Deriva dall’arma propria dei sovrani sabaudi che, in origine, in quanto signori della Moriana (oggi Maurienne, subregione della Savoye) portavano l’arma di quel feudo: un’aquila nera, poi mantenuta nelle Armi Grandi del Re di Sardegna e d’Italia, accollante uno scudo ovale con le armi di Savoia.

Capo di Sicilia

“Inquartato in croce di Sant’Andrea; nel primo e nel quarto di Svevia, nel secondo e nel terzo d’Aragona”.

Capo di Sicilia-Svevia

“D’argento all’aquila spiegata e coronata di nero”. Tradizionalmente ritenuto istituito dall’Imperatore Federico II Hohenstaufen di Svevia (1194-1250) re di Sicilia. Da non confondere con il Capo dell’Impero.

Capo di Svevia

“D’argento all’aquila spiegata e coronata di nero”.

Capo di Venezia (o di San Marco)

“D’argento al leone alato e nimbato d’oro, tenente con la branca destra il libro d’argento caricato delle parole PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS in lettere maiuscole di nero”. Emblema proprio del Patriarca di Venezia, derivato da quello della Serenissima Repubblica di Venezia, che lo sovrappongono alle armi personali, è presente nelle armi dei pontefici che hanno ricoperta quella carica prima dell’elezione al Soglio di San Pietro. In Araldica Civica è presente nelle armi del Comune di Riese Pio X, paese natale di quel pontefice, nato Giuseppe Sarto, che fu il primo ad adottarle nello scudo patriarcale.

Capo d’Angiò Sicilia (o di Napoli)

“d’azzurro seminato di gigli d’oro, al lambello di quattro pendenti di rosso sul seminato”. È una variante del precedente.

Capo d’Aragona

“d’oro caricato di quattro pali di rosso”. Riprende l’arma del Regno d’Aragona.

Capo Napoleonico (o Capo dell’Impero Napoleonico)

termine generico che indica il capo istituito nel 1809 da Napoleone Bonaparte, con un Editto proclamato dalla residenza di Saint Cloud, che dettava norme per l’Araldica nobiliare e civica di tutti i territori soggetti all’autorità imperiale. Le città e i Comuni (o Municipalità) furono raggruppati in tre classi:
• Alle città di prima classe (“bonne ville” con oltre 10 mila abitanti: rette da un Podestà con un consiglio di 6 savi) era concesso un capo di rosso caricato di tre api d’oro in fascia (oggi nell’araldica civica francese è stato sostituito con un “Capo di Francia”: d’azzurro ai tre fleur-de-lysd’oro oppure, alle città che già lo mostravano prima dell’intervento napoleonico, un “Capo di Francia Antico”: d’azzurro seminato di gigli d’oro). Lo scudo sormontato da una corona muraria d’oro con 12 merli ghibellini (dei quali 7 in vista) dalla quale era nascente un’aquila d’oro dal volo abbassato.
• Lo scudo delle città di seconda classe (con almeno 3 mila abitanti, governate da un Podestà e un consiglio di 4 savi) riceveva un cantone destro (destra araldica) azzurro caricato di una ‘N’ maiuscola d’oro sormontata da una stella pure d’oro, ed era timbrato da una corona muraria d’argento con 8 merli ghibellini (5 in vista).
• Le cittadine di terza classe (con meno di 3 mila abitanti, rette da un Sindaco e da 2 anziani, di nomina Prefettizia) ricevevano invece un cantone sinistro rosso caricato di una ‘N’ d’oro sormontata da una stella d’argento.
• Per tutti gli scudi era previsto un’ornamentazione che comprendeva un “caduceo” (tradizionale attributo di Mercurio e simboleggiante il commercio, l’industria, il buon governo e la concordia) che reggeva lo scudo come un bilico; esso era d’oro per le città importanti e d’argento per le altre. Ad esso era legato un serto in forma di ghirlanda aperta formato da fronde di quercia e d’alloro d’oro intrecciati con nastri rossi per le città di primaria importanza e da fronde d’alloro e di quercia d’argento intrecciati con nastri azzurri per le altre.

Capo Ritondato

il capo se ha la linea di partizione in arco concavo con la curva verso il basso. Cfr. Capo Centrato.

Capo Sostenuto

il Capo se posto sopra una riga o divisa di smalto differente.

Capo-Palo

è la figura in forma di “T” ottenuta dall’unione di un capo e di un palo aventi entrambi lo stesso smalto.

Capo-Sbarra

è la figura ottenuta dall’unione del capo con una sbarra entrambi dello stesso smalto.

Cappa

mantello lungo e pesante, spesso foderato di pelliccia.

Cappato

lo scudo quando dal centro del suo margine superiore si dipartono due linee curve che raggiungono la metà dei fianchi. È la partizione dello stemma di papa Benedetto XVI.