Superbo

specificazione per il leone che ha la criniera arricciata.

Supporti

figure di animali che sostengono lo scudo esteriormente. Cfr. Tenenti e Sostegni.

Svevia (Swabisch)

Regione storica tedesca, suddivisa tra gli attuali Land di Baviera e Baden-Württemberg. 1) Antica “D’oro ai tre leoni illeoparditi di rosso, posti l’uno sull’altro”. 2) Moderna “D’argento all’aquila di nero”. L’aquila nera fu adottata, secondo la tradizione, dopo l’elezione a imperatore dello svevo Federico II di Hoenstaufen in sostituzione dei leoni.

Svezia (Sweden)

1) Regno “D’azzurro alle tre corone d’oro di tre punte fiorite disposte 2.1”. 2) Casa Reale “inquartato dalla croce patente d’oro; nel primo e nel quarto sbarrato ondato d’azzurro e d’argento, al leone d’oro coronato che sono di Bernadotte; nel secondo e nel terzo d’azzurro alle tre corone d’oro poste 2.1 che sono di Svezia;”. La dinastia reale dei Wasa di estinse nel XIX secolo, il Parlamento Svedese chiese di assumere il titolo di Re al generale napoleonico de Bernadotte, discendente dei Wasa.

Svizzera (Switzerland, anche Helvetia)

Stato federale alpino la cui denominazione ufficiale Confoederatio Helvetica (o Helvetia) si riferisce alle popolazione degli antichi Elvetici (o Elvezii). Arma “di rosso alla croce scorciata d’argento”. L’emblema è quello del Cantone di Schwitz (Svitto), uno dei primi a confederarsi nello Stato Elvetico ed è derivato dalla antica insegna (labaro) imperiale. da queste armi, Henry Dunant (cittadino svizzero) testimone della furiosa battaglia di Solferino tra Austriaci e Franco-Piemontesi del 25 giugno1859, derivò l’insegna (invertendo i colori) della sua fondazione di assistenza la Croce Rossa Internazionale.

Svizzero (scudo)

scudo appuntito e rotondato (cioè con i lati incurvati verso l’esterno, come per il gotico) innestato e controritondato in capo vale a dire munito di due anse che, dai lati del capo si alzano in una punta al centro. Cosiddetto perché i primi emblemi cantonali e confederali della Svizzera erano rappresentati con scudi di questa forma. Alcuni stemmi civici della Romagna usano questo scudo perché il 29 giugno 1851, durante la Restaurazione, il Commissario Pontificio Straordinario card. Gaetano Bedini, diramò una circolare (n. 5251) ai comuni delle quattro Legazioni (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì) affinché “fornissero le notizie del rispettivo stemma, giusta le norme ed istruzioni tracciate” che consistevano in un questionario a stampa e uno scudo vuoto entro il quale tracciare un disegno dello stemma, col fine di realizzare insegne e archi trionfali in onore del papa Pio IX durante la sua visita (avvenuta nel 1857).

Svolazzi (o Lambrecchini)

Intorno al XIV secolo gli elmi erano coperti con berretti aderenti per attenuare il riverbero del sole che splendeva sull’acciaio. Questa copertura si modificò allungandosi posteriormente a protezione anche del collo e delle spalle; graficamente dettero origine agli “svolazzi” o “lambrecchini”. È consuetudine che il lato esterno degli “svolazzi” presenti i colori principali dello scudo e l’interno del metallo principale.

Tabarro

abito ufficiale dell’Araldo dal XIII secolo in poi, simile alla dalmatica del Diacono.

Tagliato

1) scudo diviso diagonalmente da una linea che scende dall’angolo superiore sinistro verso l’angolo inferiore destro, nel senso della sbarra. Si blasona per primo il colore del triangolo superiore. Se la linea di partizione si incurva verso l’alto si dice tagliato centrato o tagliato curvo.

Tané (e Tannino)

tinta bruna del saio monastico. Dall’inglese Tawnay.

Targa

dal francone “targa” (scudo), scudo incavato, come un cartoccio.

Targone

grande scudo riportante tutte le armi di alleanza o discendenza che si metteva negli ingressi dei palazzi.

Tau (o Gruccia o Croce di Sant’Antonio)

figura simile alla “T” (tau) greca, è una croce priva del braccio superiore. Emblema dei Cavalieri di Sant’Antonio e dei Cavalieri di San Jacopo (Giacomo) d’Altopascio, questi ultimi portavano la “tau” con il braccio inferiore aguzzato. Secondo la tradizione la T (tau), ultima lettera dell’alfabeto greco è il simbolo degli Eletti, perché ricorda gli stipiti delle porte cosparsi con il sangue dell’agnello durante la prigionia degli Ebrei in Egitto, affinché l’Angelo Sterminatore passasse oltre durante la celebre “Piaga” biblica della “morte dei primogeniti”. Secondo alcuni autori sarebbe invece la prima rappresentazione della croce della passione di Cristo, perché avrebbe avuto quella forma e non quella ormai tradizionale. Fu adottata anche da S. Francesco come emblema. Vedi anche Ordine di Altopascio e Ordine di Sant’Antonio, Uriele.

Tavola d’Aspettazione

scudo pieno di un solo smalto, come in attesa di ricevere figure di complemento. Cfr. scudo pieno.

Tedesca (monte alla)

vedi Monte.

Tedesco (scudo)

è uno scudo con la parte inferiore perfettamente semicircolare, tipico dell’Araldica delle regione Germaniche. In Italia si usa, senza ornamenti esteriori, nelle armi civiche della Provincia Autonoma di Bolzano/Südtirol. Nota- i “goti” erano una popolazione di origine germanica suddivisi in Visigoti (Westgoten o “goti dell’Ovest”) e Ostrogoti- (Ostgoten o “goti dell’est”), nessuna di queste usava uno scudo di questa forma…

Tegolato

si dice del tetto degli edifici se hanno tegole di smalto differente da quello delle pareti.

Tempio (Ordine del)

vedi Ordine Templare.

Templare (Ordine)

vedi Ordine Templare.

Tenente

1) figura umana o umanoide (tritone, sirena) che può essere singola, in coppia o raramente in numero superiore, che “tiene” lo scudo- ovvero lo regge esteriormente ai alti o sul retro. Cfr. Supporti e Sostegni. 2) figura umana o animale che ne tiene (o sostiene) un’altra con le branche.

Tenierato

Fornito di teniere; è attributo della balestra che ha il teniere o fusto di smalto diverso da quello dell’arco.

Tenière

derivato da tenere, è l’impugnatura della balestra e dell’arcobalestra, costituita da un lungo fusto, normalmente di legno, ad un’estremità del quale è fissato l’arco, fornito di un dispositivo atto a tenere tesa la corda fino al momento del lancio.

Teodoro (santo)

nella tradizione veneta omologo a San Giorgio, fu patrono dei dogi di Venezia e popolarmente è nominato “Sior Todaro” (corruzione del nome ufficiale). Così è chiamata la statua su una delle due colonne della Piazzetta San Marco a Venezia.

Terrazzato

si dice delle torri, dei castelli, degli alberi e altre figure quando sono sostenute dal terrazzo di terreno.

Terrazzo (o Terrazza o Terreno)

parte inferiore dello scudo alta un terzo del campo, rappresentato in forma di campagna con le asperità del terreno naturale, ordinariamente di smalto verde può essere anche diverso o ristretto.

Terreno

striscia di terra al naturale nella punta dello scudo, può essere ristretto.

Terza (in)

tre strisce parallele. Fasce, pali, bande, sbarre, quando sono rappresentate in numero di 3 ma occupanti lo spazio normale della pezza; simile alla gemella. Terza in fascia- una fascia formata da 3 fasce ristrette; terza in banda- una banda formata da 3 bande ristrette; terza in sbarra, in palo, in capriolo, in croce, etc…

Terzifòglia

derivato dal francese tiercefeuille, indica la rosa a tre petali che differisce dal trifoglio per la mancanza del gambo; rara nell’araldica italiana.

Teschio

vedi Massacro.

Teschio di Cervo

si raffigura scarnato e posto di fronte. È uno dei simboli della città di Brindisi (insieme alle colonne terminali della Via Appia).

Testa di Cavallo (scudo)

forma di scudo derivata dal frontale dell’armatura che proteggeva la cavalcatura e sul quale si dipingeva lo stemma del cavaliere, in seguito “evolutosi” nello scudo a cartoccio o accartocciato.

Testa di Moro

vedi Moro.

Testo Unico degli Enti Locali (TUEL)

vedi Norme.

Tetramorfo

Angelo (Matteo), Leone (Marco), Bue (Luca), Aquila (Giovanni). parola di origine greca, col significato di “con quattro forme”. Indica l’insieme dei simboli dei 4 Evangelisti

Teutonica (croce)

vedi Croce Teutonica.

Teutonico (Ordine)

vedi Ordine Teutonico.

Thiene (meno corretto- Tiene)

arma della famiglia “d’azzurro al palo dentellato d’argento”.

Tiara (o Triregno)

copricapo liturgico proprio del Romano Pontefice che ne rappresenta l’autorità, e che per questo non si usa nella liturgia (durante i riti abitualmente il papa indossa la mitra) costituita essenzialmente da un copricapo di forma conica, caricato di tre corone e cimato da un piccolo globo crociato, con due nastri posteriori detti infule che, in origine erano nere. Secondo la tradizione la prima tiara fu donata da Costantino a papa Silvestro I (314-337) come simbolo dell’autorità della Chiesa (come “ricordato” nell’affresco della basilica dei Santi Quattro Coronati a Roma), nel IX secolo era provvista di una sola corona o cerchio gemmato che, in epoca carolingia, si mutò in una vera e propria corona principesca. Bonifacio VIII ne aggiunse una seconda, mentre la terza fu posta durante la cosiddetta Cattività Avignonese probabilmente da Benedetto XI (1303-1304) o dal suo successore Clemente V (1305-1314). Il primo papa però a porla sulle proprie armi fu però Giovanni XXII (1316-1334). Durante la “Sede Vacante” viene sostituita dal parasole basilicale (detto anche padiglione o “ombrellino”), che indica il ruolo di vigilanza del Cardinale Camerlengo. Dato il carattere temporale del copricapo Paolo VI l’ha abolita, mentre Benedetto XVI l’ha sostituita, nelle proprie armi, con una mitra caricata con una croce doppia. All’atto del cosiddetto “insediamento” del papa come vescovo di Roma, Metropolita della Provincia (Ecclesiastica) Romana, Supremo Pastore della Chiesa Cattolica e Capo dello Stato della Città del Vaticano, si usa il pallio. Dal XVIII al XIX secolo i Patriarchi di Lisbona, per particolare concessione pontificia, ponevano anch’essi una tiara papale sulle proprie armi, accollandole però a due rami di palma (anziché alle chiavi pontificie), come indice della precedenza del cardinale portoghese sugli altri porporati (privilegio araldico e cerimoniale oggi decaduto).

Tiger

animale chimerico dell’Araldica Inglese in forma di lupo con il muso munito di un piccolo corno ad uncino.